i sognatori

antologia vol.2Hitler era innocenteAltrove da melapsusun sogno dentro un sognoil cimitero dei giocattoli inutilicamp attackl'orologio di cenere

Chi siamo

Utente: Isognatori
Nome: I SOGNATORI
Salve, siamo la casa editrice I sognatori. E credeteci: non c'è nessuno come noi.

PUBBLICATO IL MANIFESTO CONTRO IL CONTRIBUTO EDITORIALE

IMPORTANTE: PROROGA ALLA 3° EDIZIONE DEL CONCORSO "UN SOGNO DENTRO UN SOGNO"

Il 10% sugli incassi ottenuti dal libro "Hitler era innocente", nel periodo giugno 2008/giugno 2009, verrà devoluto all'associazione CTM ONLUS. Maggiori informazioni QUI.

I SOGNATORI SU FACEBOOK!

MANIFESTO

Profilo Facebook di Sognatori Edizioni

concorso "Un sogno dentro un sogno"

il nostro sito:

casa editrice I sognatori

Commenti recenti

gioconda2009 in LA PAROLA AI VINCITO...
utente anonimo in PROROGA AL CONCORSO
utente anonimo in PROROGA AL CONCORSO
dtarlo in PROROGA AL CONCORSO
pitunpi in QUALCOSA NON QUADRA
RenzoMontagnoli in UNA POLEMICA? PRESEN...
RenzoMontagnoli in UNA POLEMICA? PRESEN...
Isognatori in UNA POLEMICA? PRESEN...
Lucab78 in UNA POLEMICA? PRESEN...
Vlad72 in UNA POLEMICA? PRESEN...
 

Archivio

oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---

--- 2007 ---
--- 2006 ---



Categorie


a scuola di letteratura con
aldo moscatelli
altrove da me
ambientazione
antologia 2007
antologia 2008
assurdità
attualità
banner
book trailer
capitani coraggiosi
chi siamo
citazioni
comunicazioni di servizio
concorsi
concorso letterario
contributo editoriale
copertine
copioni puzzoni
editoria
esperienze traumatiche
esperimenti
flavio pagani
forse non tutti sanno che
francesca santamaria
giochini
hitler era innocente
i libri degli altri
i nostri autori
i nostri libri
il brutto e il cattivo
il buono
iniziative
interviste
inutile
la parola ai lettori
lapsus
lettori
librerie
libri
libri a metà
libri da ascoltare
lucilla galanti
manifesto contro il contributo e
news
noi e voi
numi tutelari
opinioni
paypal
piacevoli sorprese
prospettive ribaltate
racconti inediti
recensioni
richiesta contributo
scrittori
scrittura creativa
se sei uno scrittore
segnalazioni
serata presentazione
siti
sognatori
sogni condivisi
spiacevoli sorprese
stronzate
traguardi
truffe editoriali
tutto bene

Links

aquila non vedente
barbara brunelli
biblios
cany randagy
cassiel
caterina armentano
cigale
citoplasma
die sonnenbarke
elys
forumautori
giarre
glauco silvestri
grandi speranze
harion
inchiostro vivo
ipanema
isabelle tostin
isola della poesia
jon vendetta
kinsy
la casa tra i mondi
laura et lory
milvia
morellina
mynona
nano viaggiatore
operazione paura
orda ragia
patty bruce
pordemovie
porderock
pungola
renzo montagnoli
sito casa editrice I sognatori
tarlo
uskaralis
who will save rock and roll
wick
writer's dream
zeruhur
zorrokamikaze



Partecipano

Foto recenti



Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

martedì, 30 giugno 2009

PROROGA AL CONCORSO

In seguito alle tardive richieste d’iscrizione, il termine di scadenza del concorso Un sogno dentro un sogno – terza edizione” è stato spostato dal 30 giugno 2009 al 31 luglio 2009.

I risultati verranno comunque comunicati (nel sito e nel blog della casa editrice) nella data prevista: il 1° settembre 2009.

Non verranno concesse ulteriori proroghe.

 

postato da: Isognatori alle ore 09:45 | link | commenti (3)
categorie: concorso letterario
giovedì, 11 giugno 2009

UNA POLEMICA? PRESENTE!

Giusto per farvi capire come funziona parte dell’editoria a pagamento: ormai messa sottotorchio dalla crescente consapevolezza (ma ce n’è di strada da fare) degli scrittori e dei lettori nei confronti del contributo editoriale, spala letame addosso all’editoria senza richiesta di contributo e su coloro che la sostengono. Da questo punto di vista, voi che visitate e apprezzate questo blog e i suoi ideali, ritenetevi chiamati indirettamente in causa.

C’è una controffensiva dell’editoria a pagamento, evidente nelle minacce di carattere legale che gente come Linda Rando continua a ricevere. Attaccano per non essere attaccati, ricorrono a illazioni per non dover render conto del proprio operato. Laddove, invece, chi critica l’editoria a pagamento si sforza di portare prove o argomenti (dialetticamente intesi) di difficile confutazione.

Ma state tranquilli: capita a volte che il tutto si risolva in una terribile e comica debacle.  

Leggete qui (trovate il mio commento a pagina 3, verso la fine):

 

http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025&postdays=0&postorder=asc&start=0

 

Colgo l’occasione per ringraziare Luca Baccari per la preziosa e doverosa segnalazione.

Ah, commentate anche di là se avete voglia (magari prima presentatevi nel forum però, non è buona cosa entrare in casa di altri in veste di sconosciuti). 

Aldo Moscatelli

martedì, 09 giugno 2009

SEGNALAZIONE 2

Per la serie "nessuno è al riparo", consiglio di dare un'occhiata alla seconda parte dell'articolo sulle cosiddette "pubblicazioni a pagamento", a cura di Alberto Carollo:

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/156-editori-corsari-e-autori-kamikaze-seconda-parte

Vien fuori un bel quadretto, senza dubbio.

 

postato da: Isognatori alle ore 12:01 | link | commenti
categorie: segnalazioni, editoria, contributo editoriale
venerdì, 05 giugno 2009

QUALCOSA NON QUADRA

Nove scrittori su dieci, tra quelli che si rivolgono al sottoscritto, inviano i propri dattiloscritti senza nemmeno aver letto il sito de I Sognatori. Dunque spediscono di tutto, e alla cieca.

Queste persone desiderano la professionalità comportandosi da dilettanti. Spediscono poesie a chi non pubblica poesie, poi fuggono nei forum per lamentarsi dell’editore X che neanche si è degnato di farmi sapere cosa pensa della mia silloge. E un po’ tutti gli credono, perché un po’ tutti ignorano la politica dell’editore X in materia di pubblicazioni. Sanno solamente che pubblica libri.

Qualcosa non quadra.

 

Se inviate una mail con una richiesta d’informazione ad alcune grandi case editrici, ottenete riposta dopo 40 giorni. Non parlo della valutazione di un manoscritto, ma di una banalissima domanda circa la loro politica editoriale.

Io… se una mail resta senza risposta per più di tre giorni, sto male fisicamente. Avverto un senso di colpa latente, la sensazione di mancare di rispetto ai miei interlocutori.

Ma a quanto pare non dovrei, perché di sicuro gli scrittori esordienti sono molto più gentili e pazienti con gli editori grandi e impertinenti che con quelli piccoli ma professionali.

Qualcosa non quadra.

 

In Italia alcune grandi case editrici meritano il massimo rispetto. Basta dare un’occhiata ai loro sterminati cataloghi per rendersi conto che non tutti, per fortuna, pubblicano seguendo esclusivamente le logiche di mercato. Niente divetti televisivi, lolite o tamarri assurti a portavoce della nuova generazione, ma scrittori veri. Però poi in rete leggi cose del tipo: “lasciate perdere quella casa editrice, io ci ho provato ma pubblicano soltanto roba ricercata”.   

Roba ricercata, già: ergo, letteratura vera.

Ma quando l’uva è troppo in alto, si è soliti reputarla acerba. E allora anche una casa editrice serissima, per di più storica e – giustamente – storicizzata, risulta criticabile dai soliti scribacchini che compensano la propria mancanza di talento con grandi dosi di spocchia.

Qualcosa non quadra.

 

Per quanto riguarda il “Manifesto contro il contributo editoriale”, nei giorni passati ho chiesto ad altri dieci editori di sottoscriverlo. Risposte ottenute: zero. Ho inviato una seconda mail. Risposte ottenute: 2. Uno ha detto di non essere interessato, l’altro di dover ancora leggere il Manifesto. Gli altri 8 tacciono stupefatti, come diceva il poeta.

A me viene un dubbio (diciamo così): non è che per caso ‘sta storia della contrarietà al contributo, accennata timidamente nei siti e/o nei blog degli editori, è soltanto un meraviglioso paravento? Non è che sottosotto questa gente mi ignora perché in verità ha qualcosa da nascondere? Perché nelle mail non chiedo di sottoscrivere, ma di rispondere. Di farmi sapere cosa ne pensano e specificare il loro grado di interesse nei confronti dell’iniziativa. Chiudersi in un ostinato mutismo significa assumere una posizione ambigua, oltre a manifestare una certa maleducazione.

Di sicuro, qualcosa non quadra.

 

I nove scrittori su dieci che mi inviano dattiloscritti alla cieca, vengono gentilmente indirizzati nell’appropriata pagina del sito. Lì c’è scritto che per sottoporre un’opera a I Sognatori bisogna acquistare un libro. Otto su nove non si fanno più sentire. Più in là vengo a sapere che hanno pubblicato a pagamento.

Qualcosa non quadra.

 

Capita pure che chi non fugge a gambe levate acquisti un libro de I Sognatori e poi invii una mail come questa:

volevo farti i miei più sinceri complimenti per l’Opera. Grandiosa. Davvero non ho parole. Una storia avvincente, ben costruita. Mi ha fatto commuovere ed esaltare, provare in pochi minuti sentimenti contrastanti. Non ti nascondo che, dopo averlo finito di leggere - come mia abitudine - ho subito attaccato a leggere un altro libro. Nulla. Il vuoto dentro (positivo intendo!). Volevo rileggere quel libro, sperare in pagine nuove, in un secondo volume […].
M'è capitato per pochi libri […] Ho intenzione di riacquistarlo per regalarlo ad un mio amico che ha letto i primi capitoli e per poco non me lo rubava!”

 

Il concorso “Un sogno dentro un sogno” è giunto alla sua terza e ultima edizione. Non avrà sviluppi perché – anche in questo caso – l’interesse nei riguardi del progetto e delle antologie poi pubblicate non è stato all’altezza delle aspettative. Tanto le antologie di racconti sono tutte uguali, no?

No. In due giorni ho ricevuto un paio di valutazioni entusiastiche (ché il problema alla fine è sempre quello: acquistare, leggere e valutare con cognizione di causa). Della prima antologia è stato detto che si tratta di “un’antologia pazzesca, qualità media altissima… sono davvero curioso di sapere se gli autori presenti hanno poi pubblicato qualcos’altro”. Ottimo veicolo promozionale, dunque.

Della seconda antologia è stato detto che “mi ha fatto cambiare idea sulle antologie”.

Non credo possa esserci complimento più lusinghiero, dal momento che un libro che abbatte un preconcetto è cosa rara.

Ma se i lettori snobbano e gli scrittori (che poi in Italia parlare di “lettori” e di “scrittori” ha poco senso, grossomodo ci si riferisce alle stesse persone) preferiscono pubblicare a pagamento piuttosto che ritagliarsi una chance acquistando un libro, non è colpa mia.

Come biasimarli, del resto? Nel caso di “Un sogno dentro un sogno” i primi non-acquirenti delle antologie sono stati i vincitori delle passate edizioni. Alla faccia di chi sostiene che libri come quelli vengono pubblicati solo per poter vendere qualche copia grazie agli autori premiati. Io so che tra i miei premiati ci sono scrittori che non hanno acquistato nemmeno una (dico una) copia. Hanno arraffato quella gratuita e tanti saluti. Non che avessero obblighi al riguardo, ci mancherebbe, però mi chiedo: gli scrittori esordienti ce l’hanno una vita sociale e un minimo di amor proprio?

A me sembra che qualcosa non quadri.

 

“Hitler era innocente” ha compiuto un anno ieri. Ma non avevo nulla da festeggiare. È il libro maggiormente pubblicizzato fra quelli editi da I Sognatori, e non certamente per merito mio, dal momento che sono stati i lettori a segnalarlo un po’ ovunque, booktrailer compreso.

Ma la diffidenza (sfociante a volte nell’ostracismo) nei riguardi del sottoscritto ha impedito al romanzo di raggiungere determinati traguardi. A quanto pare un medesimo libro è da supportare o da osteggiare a seconda di chi l’ha scritto e di chi l’ha pubblicato. Non viene giudicato in sé e per sé. Validissimo motivo per non perseverare in quella direzione. D’altronde l’avevo già detto ad Alberto Carollo, in un’intervista vecchia di diciotto mesi, che “Hitler era innocente” era l’ultimo libro che pubblicavo con I Sognatori.

E allora a distanza di un anno mi sto già guardando attorno, perché qualcuno mi ha fatto presente (sempre via mail) che quel romanzo “merita ben più ampi orizzonti, avendo quelle qualità che dovrebbero fare di un testo un best seller ma che, ahimè, al contrario raramente si incontrano nel ciarpame che troviamo sugli scaffali delle librerie.

È passato un anno e non ha nemmeno coperto le spese di stampa, invece.

Quindi qualcosa non quadra.

 

Tempo fa mi sono detto: reintroduciamo le schede di valutazione (il servizio era stato sospeso per qualche mese), chissà che qualcosa non cambi.

Macchè. Ormai è chiaro che non gliene frega un accidenti a nessuno. Lo scopo è pubblicare, non capire dove è possibile migliorare. E se andate in qualche forum e leggete frasi del tipo “a me importa soltanto che il mio manoscritto venga letto”, dubitate. Perché lo dicono tutti ma lo pensano seriamente in pochissimi.

Per un anno e mezzo ho inviato schede di valutazione gratuite a tutti. Per un anno l’ho inviata a chi si degnava di acquistare un misero libro (10 euro circa).

Chissà come mai inizialmente mi arrivavano più dattiloscritti…

Nel frattempo scopro che le agenzie letterarie vanno alla grande qui da noi, e che per una semplice lettura + compilazione della scheda di valutazione, cioè lo stesso e identico lavoro d’analisi che faccio io, i prezzi richiesti sono questi (giusto qualche esempio indicativo):

- 120 euro (Interrete)

- 140 euro (Murena Letteraria)

- 155 euro (Giro di Parole)

- 260 euro (Bottega Editoriale srl)

- 300 euro (Corte.edi)

- 300 euro (ARR)

 

I prezzi sono questi, anche se (esclusi i primi due) dovete aggiungere l’IVA al 20%.

Non sto qui a pontificare sull’equità dei costi, se sono esagerati oppure no. Fate vobis.

Vi chiedo invece: pensate che la gente si lamenti? Macchè! In più di un sito è possibile leggere che “ci sono agenzie che forniscono servizi a prezzi bassissimi, ma io le sconsiglio perché per pochi euro l’impegno che metteranno sarà certamente inferiore a quello di chi chiede 300  euro per valutare un’opera…”

 

Adesso comincio a capire. Qui non c’è “qualcosa che non va”. Qui è tutto alla rovescia.

 

Urgono cambiamenti immediati e radicali, allora.

Senza fare troppo rumore…

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 12:16 | link | commenti (22)
categorie: libri, lettori, scrittori, assurdità, aldo moscatelli
venerdì, 29 maggio 2009

LO SO, LO SO…

… che questo blog viene aggiornato sempre più di rado. Ma non è che ci siano chissà quali novità all’orizzonte. Progetti in stato embrionale, quelli sì.

Una cosa certa, adesso che ci penso bene, c’è: il naufragio della vecchia iniziativa SOGNI CONDIVISI.

Tante grazie a chi ha permesso questo ennesimo, sfavillante fallimento, impegnandosi a recensire un libro (ricevuto gratuitamente) senza tenere fede alla parola data.

Tante grazie a quelli che “no, non sono interessato a leggere un vostro libro, però ditemi: pubblicate poesie?”.

E un grazie enorme – stavolta sincero – a chi ha valutato e recensito nei tempi richiesti (un mese, per la cronaca) il libro fornito.

Parlo di:

 

LAURA COSTANTINI

GLAUCO SILVESTRI

MILVIA COMASTRI

ZORROKAMIKAZE

HARION

GAETANO GAROFALO

MYNONA

IPANEMA

CRISTINA BOVE

ZERUHUR

AQUILA NON VEDENTE

MORELLINA

 

E questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.

Aldo M.

postato da: Isognatori alle ore 11:01 | link | commenti (7)
categorie: libri, i nostri libri, sogni condivisi
mercoledì, 27 maggio 2009

SEGNALAZIONE

Ero lì lì per citare un post dell'amico Alberto Carollo (sul rapporto tra critica letteraria e lettori comuni), dunque in procinto di ammorbarvi col solito post-fiume, ed ecco che lui mi batte sul tempo e mi segnala qualcos'altro. Questo:

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/154-editori-corsari-e-autori-kamikaze-prima-parte

Trattasi di una "prima parte", quindi i commenti andrebbero elaborati a cose fatte.
Io attendo con ansia di vedere (leggere) come si conclude il tutto, se non altro perchè su quell'argomento lì mi sto giocando la carriera.
Voi però iniziate a darci un'occhiata.

Ciao,
Aldo M.

 

 

 

postato da: Isognatori alle ore 11:04 | link | commenti
categorie: segnalazioni, editoria, contributo editoriale
lunedì, 18 maggio 2009

Sì lo so, non bisogna abbattersi e bla bla bla

Capita sempre più spesso che qualcuno mi chieda: “puoi consigliarmi qualche piccola casa editrice che pubblica poesie?” (o favole, o saggi, o altro materiale non in linea con quanto richiesto da I Sognatori).

Non capita mai, però, che qualcuno mi domandi:

“puoi consigliarmi il libro di qualche piccola casa editrice?”.

Mai, in quaranta mesi di attività. Il che la dice lunga sulla percezione che in Italia abbiamo delle case editrici, specie di quelle indipendenti.

Non ci sono stime precise nei riguardi di certi fenomeni, ma leggevo da qualche parte che nel nostro paese i lettori cosiddetti “forti” – quelli che acquistano un paio di libri al mese – sono all’incirca due milioni, gli scrittori esordienti invece quattro milioni. Il doppio insomma.

Se già una percentuale assai minoritaria di lettori “forti”, alla fin della fiera, acquista libri della piccola editoria, figuriamoci quale supporto possono fornire quei due milioni di scrittori/non lettori il cui unico scopo è saturare le caselle di posta delle case editrici.

Meno di zero, chiaro.

 

Nella pagina MANOSCRITTI di questo sito, il mio collega Çlirim Muça (che spero di poter inserire presto nella pagina dei “Capitani Coraggiosi”) scrive:

 

Gentile signora, gentile signore,
viste le gravi crisi in cui viviamo, crisi economica e cronica crisi della lettura, che in Italia dura da molti decenni, abbiamo deciso di prenderci un momento di pausa.
Una casa editrice come la nostra, che non fa pagare gli autori per pubblicare i loro lavori e riceve tante proposte di pubblicazione, ma pochissime richieste di libri da leggere, per quanto di qualità e interesse i titoli in catalogo, non può continuare ad esistere. Ecco perché ci prendiamo una pausa di riflessione.
Forse ci butteremo a capofitto nella vendita di tappeti, che possono andare molto meglio in una stagione di solitudine come questa.
O forse ci sposteremo verso altre lingue e paesi, dove non necessariamente tutti sono poeti.
Probabilmente sbaglio a scrivere in questo modo a qualcuno che solo chiede di pubblicare il suo libro... La mia disperazione non è certo per un mancato guadagno, ma per la totale mancanza d'interesse del pubblico italiano verso la cultura e la poesia in particolare
[…]

 

Io vado oltre.

Se vi fosse soltanto disinteresse nei confronti dei libri, a me potrebbe anche andar bene. Non è che puoi obbligare gli italiani a spegnere per qualche ora la tivù e aprire un libro. Qui entrano in ballo problematiche socio-culturali che rischiano di portare questo post in lidi lontani, quindi evito.

Dico soltanto che a parer mio stiamo insegnando a un’intera generazione che per riuscire nella vita è meglio scavicchiare dei pacchi piuttosto che rimboccarsi le maniche. Che l’unico “sudore” legittimo è quello di chi canta e balla e piange istericamente (se possibile in contemporanea). E che l’isolamento proprio del lettore è fondamentalmente inutile, perché se bisogna isolarsi allora è meglio farlo con una telecamera puntata in faccia.   

A parte questo, quel che mi fa letteralmente incazzare è il proverbiale “due pesi due misure” che regola l’interesse nei riguardi di una piccola casa editrice. Interesse che è altissimo fin quando l’editore X può pubblicare il TUO libro, ridotto ai minimi termini nel momento in cui invece ti propone – direttamente o indirettamente, il risultato non cambia – l’acquisto di un libro già pubblicato. Perché alla fine (torno al discorso sulla “percezione”) nella logica della stragrande maggioranza degli scrittori esordienti una casa editrice deve pubblicare, mica vendere. No?

A meno che un loro libro – appunto – non finisca in catalogo. Poi sì che l’editore deve darsi da fare: adesso ha un motivo concreto, tutto quello che ha pubblicato in precedenza – evidentemente – non valeva un tubo.

 

Questo discorso vale soprattutto per i “pesci piccoli”, è chiaro che Mondadori, Feltrinelli, Fanucci o Adelphi vengono viste soprattutto come marchi impressi su libri da acquistare, sarà anche per un legittimo timore reverenziale. Noi editori indipendenti invece veniamo visti come robot che devono leggere e pubblicare a tutto spiano, al di là di un bilancio costantemente in rosso e del disinteresse che un po’ tutti dispensano a piene mani.

Ricevo palate di manoscritti alla settimana, e come me Çlirim e molti altri colleghi. Credete che vi sia un minimo equilibrio tra domanda e offerta? Macché! Se riesci a piazzare un libro ogni quaranta, cinquanta scrittori, sei già fortunato.

Ho pubblicato la lista dei “Capitani coraggiosi” (lasciate che la Fiera di Torino abbia termine e appena possibile aggiungerò altri nomi) per dare spazio e visibilità ad alcuni colleghi. E lo so che quella pagina viene visitata, adesso c’ho Woopra e posso monitorare tutto. Mi domando quanta gente, passando dal mio sito, ha poi acquistato i loro libri. Mi chiedo se la gente capirà mai che certe realtà vanno sostenute in concreto. Se c’è un ideale comune, è ovvio. A me Peacereporter, Emergency o la LAV non hanno mai regalato un accidenti, eppure nel mio piccolo le ho sempre supportate.

Continuano ad arrivarmi mail di scrittori che (senza nemmeno aver visitato il mio sito che – posso dirlo – è fra i più completi in circolazione) dicono sempre le stesse cose:

 

Le invio il mio manoscritto. Per evitare spiacevoli incomprensioni le anticipo che non sono disposto ad accettare proposte di pubblicazione che prevedano il versamento di un contributo, ma fin da ora mi rendo disponibile a promuovere e diffondere nel migliore dei modi il mio lavoro ecc.

 

Non si può, davvero non si può pretendere la pubblicazione a costo zero da tutti noi e recalcitrare schifati davanti al sostegno concreto, che in ambito editoriale si traduce nell’acquisto di uno o più libri. Quel “mi rendo disponibile a promuovere e diffondere nel migliore dei modi il mio lavoro” va quindi parafrasato così: “vi sosterrò soltanto nel momento in cui  pubblicherete il mio manoscritto, perché così facendo avrò qualcosa da guadagnarci”.

 

Io so che la mia professione è foriera di contraddizioni, forse come nessun’altra. Tutti lì a fare i radical chic di terz’ordine, gli snobbetti da salotto, quello buono. Il sistema editoriale italiano è marcio nelle sue fondamenta, alla base ci sono una gelosia e un’invidia impressionanti. Ci si dà contro l’un l’altro, o al massimo si creano piccole alleanze per alimentare piccoli circuiti onanistici, nei quali l’amico dell’amico dell’amico parla bene del romanzo di Tizio così poi Caio, che ha quel blog/sito/forum mediamente conosciuto, potrà confermare la bontà di un libro che un lettore al di sopra delle parti definirà inevitabilmente un’immane cagata.

Nella piccola editoria è quasi impossibile emergere perché tutti sono amici o nemici di. E dal momento che i ruoli di scrittore e lettore qui da noi coincidono, difficilmente qualcuno – anche se bravissimo – potrà riscuotere il meritato successo. 

Nel frattempo la grande editoria nemmeno l’abbassa, lo sguardo: non ha nulla da temere. E l’editoria a pagamento gongola, perché alla fine sa di avere ragione lei: se vuoi sopravvivere in Italia devi chiedere il contributo editoriale e auspicabilmente prendere per il culo gli scrittori. Se ci riesci vai avanti, altrimenti niente. Sei un povero imbecille che non ha saputo barattare, scendere a compromessi. Un fallito, a distanza di tempo.

Gli onesti verranno sempre considerati “onesti ma”, i coraggiosi verranno sempre considerati “coraggiosi ma”, e quel che è peggio… i libri davvero belli resteranno a marcire nel mucchio, osteggiati da chi ha interesse a osteggiare o ignorati da chi si lamenta di non averli letti gratuitamente. Tempo fa una cara persona mi ha rivelato che un’eminente psicologa desiderava leggere e recensire “Hitler era innocente” nel suo sito, peraltro molto visitato. Ho chiesto per quale motivo, se davvero sussisteva questo interesse, la signora in questione non muoveva le chiappe e avanzava una richiesta d’acquisto. Ho capito da me che senza l’invio a mie spese di una copia gratuita, la recensione non sarebbe mai arrivata. Perché qui siamo tutti intenditori, coltissimi, intelligentissimi e con le braccine corte.

Ragion per cui uno vale l’altro, tutti meritano le briciole che cadono dall’alto, l’importante è saper sgomitare, saper giocare sporco, saper mentire per compiacere questo e quello.

 

Ma che parlo a fare…

Stupido io, che dopo tre anni continuo a ripetere le stesse cose.

 

Çlirim chiude così il suo intervento:

 

Scusate se ho deluso le vostre attese.

 

Quanta amarezza in quelle parole…

Non provate nemmeno a lavorare d’empatia, tanto non la capirete mai.

Voi vedete un libro e pensate: “è un libro!”.

Non avete idea della passione, dell’amore viscerale, della fatica che ci vuole per consentire a tutti voi di esclamare “è un libro!”.

E non sempre è soltanto libro: a volte (poche volte) è anche anima.

Di chi scrive e di chi pubblica.

Ma che importanza ha? Su, dai, barattiamola quest’anima, anche solo per un’ora o due, e forse andrà via un po’ d’amaro.

 

Canzone del giorno: questa.

postato da: Isognatori alle ore 08:10 | link | commenti (7)
categorie: editoria, tutto bene, contributo editoriale
lunedì, 11 maggio 2009

meno 50...

concorso 2009

Affrettarsi gente: mancano 50 giorni alla scadenza del concorso!

Per info: info@casadeisognatori.com

postato da: Isognatori alle ore 17:09 | link | commenti (5)
categorie: concorsi, scrittori, concorso letterario, racconti inediti
mercoledì, 06 maggio 2009

ANCORA SULL’AMBIENTAZIONE

Sembra che il tema dell’ambientazione stia particolarmente a cuore agli utenti di questo blog, quindi torno sull’argomento tenendo in debita considerazione i vostri ultimi commenti.

Chiarisco subito che le mie osservazioni circa le tendenze attuali dell’editoria sono il frutto di un’analisi ampia e attenta, dovuta alla ricerca di colleghi potenzialmente interessati al “Manifesto contro il contributo editoriale”.

Da queste parti è già stato visionato un numero spropositato di siti (un migliaio, grossomodo), ragion per cui parlo con cognizione di causa.

Agli amanti delle statistiche faccio presente che:

1)      una quantità industriale di case editrici è collocata in zona Napoli (personalmente non l’avrei mai detto);

2)      la stragrande maggioranza delle case editrici italiane chiede il contributo o in proposito tace ambiguamente (su questo invece ci avrei giurato);

3)      se in politica tutti utilizzano nomi di piante e/o alberi, nell’editoria furoreggiano i nomi di animali (c’è persino la pernice);

4)      in Italia ci sono case editrici con oltre due secoli di storia alle spalle;

5)      una casa editrice italiana su cinque o sei pubblica esclusivamente materiale religioso;

6)      moltissimi cataloghi editoriali sono quasi monopolizzati dai libri ambientati in Italia, meglio se nella regione in cui ha sede la casa editrice.

 

Fino a qualche anno fa, è certo, appioppare nomi anglofoni e abbozzare ambientazioni estere era molto trendy. Poi la tendenza si è invertita. La nostra cultura non scimmiotta più quella americana da almeno dieci anni. Provate a scrivere un giallo o un noir (ma non solo) e ad ambientarlo al di fuori dei confini patri: vi assicuro che per quanto possa essere valida la vostra opera, un mucchio di gente vi sbatterà la porta in faccia o avrà comunque qualcosa da ridire.

Perché si è passati all’altro estremo, appunto. Si è perso per strada il senso dell’ambientazione. Che non è una regola grammaticale, intendiamoci.

Soprattutto, ormai si confonde “ambientazione” con “collocazione geografica”, che sono due cose diverse. La seconda fa capo a un luogo – geografico appunto – ben preciso (cito “La morte a Venezia” di Mann), la prima a un luogo nel quale agiscono i personaggi (cito l’inquietante dimora della protagonista di “Altrove da me”) e che può essere reale o inventato di sana pianta, nonché collocato a sua volta in un determinato ma secondario contesto geografico.

Perché c’è anche chi immagina luoghi di pura fantasia (lista lunghissima) o chi pone le vicende di una storia sullo sfondo di una città imprecisata (“Baol” di Benni).

 

Molto dipende dall’inclinazione e dalla creatività dello scrittore, ragion per cui rifiutare a priori la pubblicazione di un’opera non ambientata in Italia significa porre un freno all’essenza stessa della narrativa, che è da sempre creazione di una realtà “altra” o ri-scrittura di una realtà nota. Poi ognuno sceglie il proprio modus, c’è chi si guarda attorno e chi vola con la fantasia, ma in linea generale le ferree leggi che regolano altri aspetti dell’elaborazione di un romanzo qui decadono.

Citavo Salgari non a caso, l’altra volta. Perché lo scrittore veronese non visitò mai i luoghi che descrisse nei suoi lavori. Cosa più importante: dimostrò che reperendo le dovute informazioni è possibile ricostruire in maniera efficace e minuziosa un luogo ignoto. Lo scrittore deve quindi scegliere l’ambientazione che ritiene maggiormente efficace e poi stabilirne il ruolo, che può essere quello del comprimario (certi romanzi si focalizzano principalmente su trama e personaggi) o dell’assoluto protagonista (chi ha letto “Le montagne della follia” di Lovecraft sa cosa intendo).

 

Molteplici opzioni, dunque. E molti paradossi. Per cui:

A)    il signor Rossi (di Bergamo) ambienta il suo noir a New York, in cui magari ha abitato per anni, spedisce la sinossi a un editore italiano che però non lo degna di considerazione a priori;

B)     il signor Rossi (di Bergamo) ambienta il suo noir a Pizzo Calabro, città che ha visto in cartolina dieci anni addietro, spedisce la sinossi a un editore italiano che ovviamente lo prenderà in considerazione a priori.

 

Secondo paradosso:

A)    il signor Rossi ambienta il suo noir a New York dopo aver (come il vecchio Salgari) preso tutte le informazioni possibili e immaginabili sulla Grande Mela. Riesce a ottenere un affresco di rara verosimiglianza, sembra quasi che a New York ci sia stato davvero. Ma gli editori storcono il naso e gli chiedono: scusi, ma non poteva ambientarlo a Bergamo il suo romanzo? E perché l’investigatore l’ha chiamato Clark invece di Rubagotti?
Il signor Rossi, che ha lavorato di ricamo per due anni sull’ambientazione e tutti i suoi particolari, risponde giustamente: saranno anche cazzi miei, no?

B)     Il signor Rossi ambienta il suo romanzo a Pizzo Calabro, ma si limita a descrivere ciò che vede nella sbiadita cartolina che gli inviò una collega d’ufficio dieci anni prima, una di quelle col puntino rosso e la scritta IO SONO QUI. Nessuno obietta nulla, anzi, viene dato risalto alla bizzarra ambientazione.
Perché, badate bene, per alcuni le regole vanno violate seguendo ulteriori regole. E allora un romanzo con un’altra ambientazione bizzarra (che so… Kampala, in Uganda) non potrebbe mai riscuotere il medesimo successo di quello ambientato a Pizzo Calabro.

 

Va beh, io ci scherzo ma so con certezza che cose di questo tipo accadono di frequente.

E riassumo il mio pensiero così: ambientare un manoscritto in una città estera per fare (cito Dabria) il figo internazionale è una gran fesseria. Allo stesso modo, ambientare un manoscritto in una città italiana per fare il figo nazionale non ha maggior senso. Io credo che ognuno debba seguire la propria ispirazione e lavorare sodo.

Quale che sia l’atteggiamento dello scrittore, comunque, ricordiamo che a valutarlo dovrà essere una persona del settore. E il professionista dovrà (dovrebbe) giudicare un romanzo non sulla scorta di preconcetti nei riguardi dell’ambientazione, in un senso e nell’altro, ma nella sua globalità e senza inserire nell’elenco dei difetti la voce “ambientazione non italiana” o “ambientazione italiana”. Al massimo “ambientazione scialba” o “ambientazione inverosimile”.

È preferibile allora che l’editor o chi per lui sia chiaro e ammetta che la casa editrice X è propensa a editare opere con determinati requisiti, anche in fatto di ambientazione, perché Camilleri, Lucarelli e De Cataldo tirano e allora bisogna adeguarsi.

Ma non si spacci per difetto quello che difetto non è.

 

Aldo Moscatelli

  

 

postato da: Isognatori alle ore 18:05 | link | commenti (5)
categorie: libri, scrittori, ambientazione
martedì, 28 aprile 2009

DI RECENTE HO AVUTO CONFERMA CHE…

… l’omertà è sempre vantaggiosa, quando c’è qualcosa da nascondere.

Metto in guardia scrittori e lettori da anni, circa le nefandezze della nostra editoria. Proprio qui, in questo blog. Ma a quanto pare sarebbe preferibile che io non parlassi e voi non ascoltaste. Qualcuno ci vuole muti e sordi. Non faccio nomi, non ne vale la pena: questo piccolo spazio virtuale è visitato da un numero crescente di naviganti, garantirei pubblicità a chi non la merita affatto.

L’importante è dare il giusto peso a eventi e persone. Sette righe, in tal caso, mi sembrano più che sufficienti.

 

… agenzie e case editrici criticano o scartano alcuni romanzi con questa motivazione: l’opera non è ambientata in Italia, e uno scrittore italiano è bene che parli della realtà che meglio conosce. Consiglio a tutti di non seguire le colossali idiozie di questi signori, giacché le cose stanno così: i romanzi collocati in una realtà “altra” tirano poco, quelli collocati in Italia hanno maggiori possibilità di costruirsi un seguito almeno a livello locale. Ecco perché molte case editrici cercano autori del luogo e storie inserite nel loro stesso microcosmo.

Un professionista serio vi dirà invece che (in base al ruolo che riveste all’interno del plot) l’ambientazione è poco curata, o per nulla credibile, ma non la contesterà a priori.

Provate ad ambientare il vostro romanzo in una città italiana, una che non avete mai visto nemmeno in foto, e nessuno obietterà nulla.

Una prece per il povero Salgari. E un applauso a chi, come Flavio Pagani (degno erede del vecchio Emilio), ha ambientato “Lapsus” fra Milano e il Borneo, riuscendo miracolosamente a rendersi credibile. Chapeau.

 

… alcune grandi case editrici non accettano in visione manoscritti inediti però nel sito hanno una pagina apposita (che probabilmente non aggiornano dai tempi dello sbarco sulla luna) nella quale specificano in che modo è possibile inviare un manoscritto. Secondo consiglio: non spedite mai nulla alla cieca. E non attendetevi una scontata proporzione tra “professionalità” e “notorietà”, poiché l’editoria inizia dove termina la logica.

 

… molti scrittori, dopo aver buttato giù in quattro e quattr’otto un romanzo, magari l’opera prima, preferiscono andare alla ricerca della casa editrice in grado di garantire loro vendite, distribuzione e successo (dopo aver appurato la validità del manoscritto facendolo leggere all’amico del cugino del vicino di casa, è ovvio), piuttosto che continuare a fare ciò che dovrebbero: leggere tanto, scrivere tanto e tentare di migliorarsi.

No, meglio intasare gli uffici postali e le caselle di posta elettronica.

Ecco perché i tempi di valutazione dei manoscritti si allungano. Ed ecco perché molte case editrici si limitano a leggere le sinossi: atteggiamento che non condivido affatto, ma quando persino la sinossi risulta sgrammaticata… c’è poco da esplorare.

Chi lo fa ha tanta paura.

Io vivo nel terrore.

 

… non ho tempo per leggere “La promessa” di Dürrenmatt. Sono impegnato su più fronti, alcuni decisamente faticosi. In effetti negli ultimi tempi ho aggiornato il blog con minore frequenza (per lo stesso motivo non riesco mai a rispondere ai vostri commenti), ma credo che il gioco valga la candela. Vi saprò dire più in là.

 

… il “Manifesto contro il contributo editoriale” è stato sottoscritto dalla quinta casa editrice: Bel Ami. Tutte le informazioni necessarie le trovate nella pagina dei Capitani Coraggiosi. L’entusiasmo mostrato da Simona Camplone (direttore editoriale) è davvero incoraggiante. Non hanno ancora pubblicato alcun esordiente, d’altronde sono in giro da pochi mesi, ma ho chiesto informazioni e ricevuto rassicurazioni.

Posso anticiparvi che la lista è destinata ad allungarsi, spero di darvi buon notizie quanto prima.

 

Aldo Moscatelli