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lunedì, 16 novembre 2009

UN SOGNO DENTRO UN SOGNO VOLUME 3

un sogno dentro un sogno vol.3 


La fine dell’anno, per I Sognatori, coincide con l’uscita dell’antologia scaturita dal concorso “Un sogno dentro un sogno”, che alla raccolta fornisce già in partenza il titolo.
“Eponimo”, insegnano sui banchi di scuola.
Siamo al volume tre, e senza temporeggiare vi introduco i dieci racconti vincitori. Con tutti gli onori del caso.
In corsivo trovate gli accenni alla trama (leggeteli tranquillamente, non ci sono anticipazioni in grado di rovinarvi l’eventuale lettura delle novelle), più sotto alcune brevi considerazioni del sottoscritto (anche in questo caso non troverete spoiler).
 
 
1) THE KINGMAKER – Alessio Pracanica
La novella d’apertura illustra le gesta di un bizzarro artigiano, che invece di intagliare ceppi, cesellare sedie o costruire burattini… dà forma e vita a Sovrani. I rappresentanti del popolo accorrono, chiedono dei Re e lui glieli fornisce. A modo suo però, e questo gli causerà qualche problema.
Alessio Pracanica ci offre una favola moderna e concettualmente profonda, gioca coi linguaggi e coi registri, inventa una storia dai risvolti inaspettati e chiude in maniera felicissima questo suo racconto. Breve ma fulminante l’analisi finale sulla correlazione tra popoli, governi popolari e belligeranza, che attenua all’improvviso il tono umoristico e permette al lettore di riflettere su un tema noto attraverso una prospettiva differente. Il sorriso ritorna nel momento in cui si realizza di aver letto un gran racconto.
 
 
2) MI SCUSI SE LA TRATTENGO… – Valeria Zangrandi
Un vecchio bibliotecario trattiene (diciamo così…) una donna per parlarle dei suoi problemi, inerenti le voci che lo tormentano. E che a quanto pare riesce a cogliere solamente lui.
La storia del solito pazzo? Se state pensando questo, siete sulla strada sbagliata.
Valeria Zangrandi ci presenta un dialogo costruito alla stregua di un monologo. E già questa è una grande idea. Ma non solo. Conduce il lettore in un gioco di specchi, nel quale i ruoli dello scrittore e del lettore si riflettono in continuazione. Ne deriva una (ri)considerazione sul senso della letteratura, della scrittura, della lettura, e sul compito (le responsabilità?) che scrittori e lettori hanno nei riguardi dei personaggi chiusi (intrappolati?) nei libri. Una lunga, ironica e autoironica ponderazione sui meccanismi della creatività, che si legge d’un fiato e che (a parer mio) risulterà particolarmente gradito agli estimatori di monsieur Pennac.
  
 
3) IL RICORDO DI UN SOGNO – Roberta La Rocca
Madre e figlia attraversano il corridoio di un ospedale. La donna più giovane viene distratta da un paziente, quella più anziana apre una porta e scompare. Nel momento in cui (a distanza di qualche minuto) anche sua figlia varcherà la soglia, della madre non vi sarà più alcuna traccia. Per anni. Poi un’enigmatica donna le darà modo di comprendere tutto quel che è successo.
“Il ricordo di un sogno” è probabilmente il racconto maggiormente simbolico di questa antologia, assieme a “Il cuore del deserto” di Emanuela Capovilla. La novella utilizza i temi e le speculazioni della “teoria del caos” per parlarci di percorsi e scelte di vita, nuove opportunità, antichi errori e nuove strade. Ci parla soprattutto di abbandono e sofferenza, di rimpianti e desideri inespressi in quanto inaccettabili dalla morale comune. Un racconto scritto – giustamente – con stile asciutto, senza orpelli, sul quale aleggia lo spettro del fatalismo, del “doveva andare così”. Quasi a negare l’assunto di base (nuove strade, nuove opportunità) attorno al quale nasce e si sviluppa la storia.
Da leggere due volte, solo così potrete gustare il senso degli eventi narrati da Roberta.
 

4) MATER PIA – Attilio Facchini
Un uomo si ritrova improvvisamente seduto al bancone di un  bar. Non sa come ci sia finito. Una volta a casa, la segreteria telefonica vomita le minacce di una voce maschile. Nel frattempo, all’interno del suo appartamento la temperatura persiste a diminuire. Ogni volta che tenta di capirci qualcosa, si ritrova seduto al bancone del bar. Il solito bar. Rimane quindi intrappolato in questa spirale, ma piccole variazioni gli permetteranno di comprendere e spezzare il circolo vizioso nel quale è terminato.
Il noir metropolitano, ai limiti del pulp, irrompe nell’antologia attraverso questa novella firmata da Attilio Facchini. Scattante ed estremamente moderno nello stile, ha i suoi punti di forza nella ciclicità delle situazioni narrative (se al bar vi diranno “Il caffè, signore”, non potrete fare a meno di pensare a questo racconto), nei dubbi che solleva, nei dialoghi, nel taglio cinematografico e nel finale ad effetto. Ottima l’idea dell’inesorabile calo termico che accompagna il protagonista verso la verità.
Violento e cattivo, ma con stile.

5) IL CUORE DEL DESERTO – Emanuela Capovilla
Un dromedario. Un guerriero musulmano. Uno scienziato.
Tutti e tre si ritrovano nel deserto. Tutti e tre hanno uno scopo: libertà (per il primo), vendetta (per il secondo), onnipotenza (per il terzo). I loro destini s’incroceranno in maniera stravagante, e da questi incontri estemporanei scaturiranno conseguenze altrettanto stravaganti, fra il tragico e il grottesco.
Racconto allegorico, dicevo in precedenza. Ci aggiungo “pagano”, e non è difficile capire il perché. Il deserto del titolo, qui, si pone come sfondo silenzioso e metaforico di un’umanità alla deriva. La libertà del dromedario, il suo rapporto armonico con le leggi della natura, vengono posti in contrasto con la sete di vendetta del berbero (uomo che, ormai solo, con la propria libertà non sa conviverci, e deve fare ricorso alla vendetta per potersi guadagnare brutalmente il diritto a vivere fra altri uomini) e con le manie del buffo scienziato, convinto di poter condurre l’umanità verso l’elevazione mediante l’assemblaggio di una semplice macchina, quindi attraverso una tecnologia portata all’estremo delle sue possibilità.
Di più non dico, se non che la novella strappa spesso un sorriso (spassosi i “litigi” tra berbero e dromedario) e non rivela tutto e subito sul piano concettuale, ma chiede al lettore lo sforzo dell’esegesi. Credo che “Il cuore del deserto”, questo sforzo, lo meriti.

6) NESSUNO È IN PERICOLO – Marco Vladimiro Sandrini
In un futuro imprecisato, una richiesta d’aiuto giunge all’agenzia investigativa privata Brembo. Xie Ping, l’unico dipendente, spedisce in giro per la città una replicante (Cori), allo scopo di reperire informazioni. Proprio mentre Cori sta svolgendo il compito per il quale è stata programmata, una deflagrazione investe la zona in cui sta operando. Arrivano i militari, e la situazione si complica…
Fantascienza classica macchiata di noir. Con piglio deciso Vlad Sandrini congegna una storia che mette assieme temi, situazioni e personaggi classici (vendetta, assassinio premeditato, investigatori privati) ma in un contesto post-moderno e forse post-apocalittico (la Milano del racconto è strutturata su livelli differenti, più dickiani che danteschi però). Il linguaggio è pregno di neologismi e termini cari alla fantascienza, ma colpiscono le descrizioni brevi ed evocative (“Si gratta i capelli grigi come la divisa e lascia una sigaretta a consumarsi su un blocco di marmo finto (vedo la riga fra le metà dello stampo). Una Lettera 22 vive e respira accanto alla sigaretta”), nonché la ritmica narrativa e la difficoltà di sbrogliare l’intricata vicenda, tanto per Xie Ping che per il lettore.

7) FRAMMENTI DI SOLITUDINE – Francesca Cappelli
Un uomo vive da poco tempo fra le alte e umide mura di una struttura enorme, piena di polvere e di  stanze vuote. La cosa in sé non rappresenterebbe un problema, per una persona libera di cercarsi un’altra casa e un altro lavoro. Ma il protagonista della novella non può fare né una cosa né l’altra.
E a complicargli la vita giungerà un ospite quanto meno inaspettato…
La vendetta è uno dei temi ricorrenti di questa antologia, presente (in un modo o nell’altro) in metà dei racconti. Qui però diviene protagonista, perché la vendetta al centro di “Frammenti di solitudine” non è soltanto quella di colui che ha subito un torto. È anche quella di un uomo che, arrabbiato con Dio e con la vita, trascorre il suo tempo nell’abulia. È quella di chi smette di vivere dopo aver perso una persona cara. E Francesca Cappelli non si limita a suggerire che la non-vita faccia parte della vita, che è un suo riflesso inevitabile e viceversa: c’è molta più vita nella sua negazione, a volte, per quanto assurdo possa sembrare. Ci costruisce una storia, su questo assunto, e lo fa camminando sul filo che separa ironia e tragedia. I due aspetti estremi, se vogliamo, dell’esistenza umana.

8) GERARCHIE – Alessio Pracanica
Resoconto allegorico e semiserio di un problema che affligge la voce narrante. Alla fine tutto viene ricondotto a un problema di “gerarchie”. Non quelle che la narrazione lascerebbe intendere, però.
Racconto brevissimo che, rispetto a “The Kingmaker” (sempre di Alessio Pracanica), inasprisce le simbologie e i rimandi metaforici. Qui tutto si gioca sul terreno dell’equivoco, non c’è una trama vera a sostegno della novella. Occorre arrivare sino in fondo per comprendere il senso delle esternazioni, e ricondurre così l’approccio burocratico (specie sul piano terminologico) a una realtà altra rispetto a quella di facciata, costruita con maestria per mettere fuori gioco il lettore. Alessio Pracanica gestisce perfettamente l’inganno e risolve tutto in poche righe. Non tira il filo, non spazientisce il lettore. Questo denota buonsenso letterario. Piuttosto, irretisce e poi sorprende.
Questo denota capacità letterarie.

9) LA MADRE TUTTOFARE – Frank Spada
Un anziano imprenditore in pensione, ormai vedovo e col pallino dell’entomologia, vive nel suo palazzo assieme a una badante svizzera. Il giorno in cui quest’ultima si assenta per andare a trovare l’anziana madre, l’uomo – all’insaputa della badante pro tempore – s’avventura per il parco e qui s’imbatte in una bizzarra presenza…
Ha l’odore caratteristico dell’arsenico e dei vecchi merletti, questa novella di Frank Spada. La narrazione procede per accumulo di informazioni, e lì per lì può dare l’impressione di cadere nel dettaglio superfluo. Nulla di più sbagliato: non ci sono elementi fuori posto, e al lettore spetta il compito di tenere desta l’attenzione per ricomporre il quadro d’insieme. Soltanto così sarà possibile cogliere e apprezzare l’epilogo della vicenda, risolta con efficace humour nero. Da sottolineare lo stile col quale è scritto il racconto, lontano dall’abusato “periodo breve-punto-periodo breve-punto” che va di moda oggigiorno. C’è ricchezza terminologica in “La madre tuttofare”, e soprattutto una ritmica che rifugge il “tutto e subito” per concentrarsi sul piacere del suono lungo, della musicalità non priva di preziosismi. Un lavoro di rifinitura che, in ultima analisi, non può che lasciarsi apprezzare.

10) SA FILONZANA – Federica Maccioni
Un brigante sardo (Efisio Carta), costretto alla perenne latitanza, torna nei luoghi della sua giovinezza e scopre che la donna amata (divenuta sposa, nel frattempo, dell’uomo più ricco del paese) è morta di parto, e che il marito non ha perso tempo a rimpiazzarla.
Sarà cercando vendetta che l’uomo s’imbatterà in Sa filonzana, parca della tradizione popolare sarda che stringe fra le mani il filo al quale è appeso ogni destino, per spezzarlo quando è giusto che sia. Ogni destino, compreso quello di Efisio.
“Sa filonzana” è qualcosa in più di una tragica storia d’amore: è un viaggio all’interno del folklore sardo, tra pana e mammutones, tra timori popolari e leggende sussurrate. Federica Maccioni illustra in maniera vivida e terribilmente efficace questo microcosmo, forte di una ricostruzione che nulla lascia al caso. E imbastisce una trama che sembra chiamare in causa le storie di sangue e vendetta del Verga, anche lui cantore degli ultimi, dei disperati. E disperata è la chiusura del racconto, velata però da un malinconico romanticismo (letterario e non letterale) che – alla stregua di un sorprendente gotico mediterraneo – unisce in un abbraccio Eros e Thanatos, i vivi e i morti. Fin quando Sa filonzana non decide di spezzare il filo.

 
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Grazie a tutti per l’attenzione,
Aldo Moscatelli
lunedì, 09 novembre 2009

A.M. IN THE SKY WITH DIAMONDS

“Nel mondo dell’editoria, tutto procede per il verso giusto.

Sentite questo soffio incessante e maestoso? È la gonfia vela dell’editoria italiana.

Va tutto bene.

 

Gli scrittori studiano con attenzione i cataloghi editoriali. Non spediscono poesie a chi non valuta poesie, o tomi enciclopedici a chi pubblica esclusivamente romanzi brevi. Inviano i loro lavori con estrema accortezza, e solo dopo aver perfezionato le conoscenze in materia letteraria. Comprendono da sé che un testo di 200 cartelle con 40 errori di grammatica per pagina può rendere un filino farraginosa la lettura del manoscritto. Dagli editori attendono tranquillamente un qualsivoglia responso, senza afflizioni. Una volta giunto, ringraziano per l’attenzione mostrata nei loro riguardi e (nel caso) tornano umilmente sul testo, per migliorarlo. Non c’è acrimonia in chiusura di rapporto, ma un “arrivederci” sincero.

Se vedono un editore anziano che sta per attraversare la strada, porgono il braccio e valicano il marciapiede insieme.

Gli usignoli cinguettano al loro passaggio.

 

Gli editori tengono fede alle promesse, non gettano fumo negli occhi degli scrittori, investono di tasca propria e non fuggono a gambe levate una volta ottenuta la firma sul contratto. Mostrano un atteggiamento franco e aperto nei riguardi degli scrittori, se qualcuno tenta di parlare direttamente con loro sono quasi sempre disponibili. Le loro segretarie sono ugualmente gentili, il personale conosce a menadito la storia della letteratura e curano con diligenza ogni nuova edizione. I manoscritti vengono letti dalla prima all’ultima riga, non ci si affida a sterili sinossi. Vengono pubblicati pochi titoli per non intasare il mercato, ma in compenso si punta sulla qualità. Regna l’armonia, ogni giorno è un nuovo giorno, salutato dall’arcobaleno che si staglia nel cielo. La pioggia è un lontano ricordo, l’ottimismo regna incontrastato.

 

I librai offrono le medesime opportunità a tutti gli scrittori, a tutti gli editori. Le vetrine racchiudono come scrigni libri noti e meno noti. Le pile fronte cassa svelano tesori passati inosservati. Le commesse non conoscono esclusivamente l’ubicazione dei libri, ma anche i loro autori e i loro contenuti. Sono tutte laureate ad Harvard. I lavori delle case editrici più piccole non campeggiano in ghetti parcheggiati accanto ai cessi, ma fanno bella mostra di sé di fianco ai best seller. Ai lettori vengono consigliati gli uni e gli altri. I lettori escono felici dalla libreria, petali di rosa piovono dal cielo in questa perenne primavera dell’editoria italiana.

 

I giornalisti stilano recensioni dopo aver letto sul serio qualsivoglia libro. Lo fanno con attenzione e cognizione di causa, e soprattutto rispetto. Non incensano i soliti noti, non si limitano a pubblicare la lettera d’accompagnamento redatta dall’editore. Rabbrividiscono al solo pensiero. Non prendono accordi sottobanco, ma vengono guidati – nei loro giudizi – dalla pura e semplice passione nei confronti dei libri. C’è odore di etica e pino silvestre nelle redazioni, si fa colazione tutti assieme e il gran capo condivide il suo tozzo di pane raffermo coi sottoposti, durante il pranzo.

 

I premi letterari, specie i più prestigiosi, vengono portati avanti alla luce del sole. È passato il tempo della lotta fratricida tra colossi editoriali, condotta a suon di articoli giornalistici velenosi, di spintarelle e giurie accomodate. Adesso chiunque può vincere il Premio Bancarella. Anche lui. I criteri di scelta dei giurati si basano sulla cultura, sulla conoscenza. Si vocifera che l’anno prossimo il presidente di giuria del Premio Strega sarà un certo Joshua Ben Joseph. Questo atteggiamento paritario è indice di un nuovo clima, e infatti – se tendete l’orecchio – senza problemi riuscirete a cogliere il barrito di un Mammut. Perché sulla scia dell’ottimismo, i Mammut hanno deciso di tornare a camminare fra noi. Sono felici. Siamo tutti felici.

 

Tutti i lettori leggono un libro alla settimana e supportano la grande, la media e la piccola editoria, consci che un ecosistema non può prescindere dagli alberi d’alto fusto, ma che prima di divenire un fusto ogni tronco è soltanto una pianta, e ancor prima un seme. Leggono di tutto, anche gli scontrini fiscali. Nei blog, nei siti, nei forum… ovunque viene concesso spazio e visibilità. Non c’è invidia né gelosia, le recensioni vengono buttate giù sulla scorta del sano equilibrio tra oggettività e soggettività. Non si parla mai a sproposito di un libro, mai una parola fuori posto. Le analisi dei lavori meno celebrati ricevono dozzine di commenti, chi dichiara “mi segno il titolo” poi acquista il libro e lo commenta a sua volta. Pullulano i mecenati, gli emuli di Cosimo e Lorenzo non si contano più. La Filosofia è rinata, Alda Merini sorride da chissà dove e nelle camerette degli adolescenti vengono appesi i poster col faccione di Umberto Eco.

 

È stato bandito l’atteggiamento critico perché poco costruttivo. In fondo non c’è nulla di biasimevole in questo sistema perfetto, i disfattisti è bene che vengano isolati.

Il sistema funziona. Tutto funziona perfettamente.

I monti sorridono.

Le caprette fanno ciao.

Questo è un mondo fantastico!”

 

Aldo Moscatelli

p.s.

così va meglio, no?

Ah: ciao Antonio, e grazie per l’ispirazione.

postato da: Isognatori alle ore 10:32 | link | commenti (24)
categorie: editoria, tutto bene
sabato, 07 novembre 2009

SCRITTORI ESORDIENTI: IL LATO SQUALLIDO

Blog, siti e forum letterari, ormai, scandagliano il mondo dell’editoria alla ricerca dell’impostore, del falso, del turpe. E fanno bene. Anzi, benissimo.

Permettetemi però una riflessione.

A parte rari casi (gente con problemi psichici, mi pare evidente), un qualsivoglia operatore del mondo editoriale si espone con nome e cognome. Tutto quel che fa, diviene o può divenire di pubblico dominio. Io ad esempio, anni fa, ho ricevuto una proposta di pubblicazione dalla casa editrice Il Filo pari a 2400 euro. Nessuno può accusarmi di mentire, visto che ho il contratto – mai firmato – a casa.

Stesso discorso per le politiche editoriali, o per gli atteggiamenti in generale. Alcuni mentono o tacciono stupefatti, come diceva un poeta. Ma grossomodo i nodi possono venire al pettine senza eccessivi problemi. Sicuramente oggi è più semplice rispetto a qualche anno fa.

Prendiamo adesso in considerazione gli scrittori esordienti.

L’errore compiuto dalla maggior parte di coloro che si scagliano contro l’editoria disonesta, è quello di identificare gli editori coi carnefici e gli scrittori con le vittime.

Beh, le cose non stanno esattamente così.

Nei forum, nei siti e nei blog giungono regolarmente testimonianze agghiaccianti circa il comportamento del tale editore. Sacrosanto, ci mancherebbe. Quel che viene sottaciuto è però il comportamento degli scrittori stessi. Che non hanno un’aureola sulla capoccia, come potrebbe sembrare. La grettezza, l’arrivismo, il pressappochismo, sono qualità che non gli mancano. Una miriade di scrittori è sullo stesso livello dei peggiori editori. Però attenzione: gli editori sono migliaia, gli aspiranti scrittori sono milioni. Rifletteteci.

Per creare qualche parallelo:

 

 

- l’editore che chiede il contributo è un farabutto perché si lascia abbagliare dai soldi che ricaverà senza investire;

- ma quanti scrittori accettano di pagare fior di soldi perché accecati dalla pura e semplice vanità, con buona pace di chi alle soglie del 2010 parla ancora di “ingenuità” e “inesperienza”?

 

- l’editore che pubblica un testo così com’è, con refusi e orrori vari, è intellettualmente disonesto, perché non si premura di fornire al lettore un libro valido;

- ma lo scrittore che nemmeno conosce le più elementari regole della grammatica e (nonostante questo) intasa le caselle di posta delle case editrici, non è a sua volta intellettualmente disonesto, dal momento che non si premura di fornire all’editore un manoscritto appena appena decente? Giusto per legittimare lo sforzo e il tempo impiegati da colui che dovrà sorbirselo in sede di valutazione?

 

- l’editore che pubblica solo robaccia di tendenza, senza tenere in minima considerazione la qualità letteraria, è un arrivista, uno squallido business man;

- ma lo scrittore che in una casa editrice ricerca soltanto gli elementi che la contraddistinguono sul piano economico (grosse vendite, best seller in catalogo, distribuzione nazionale e/o internazionale), snobbando alla grande chi non si dimostra all’altezza delle sue incredibili qualità artistiche (tutte da dimostrare)… non è altrettanto arrivista? 

 

 

Facile, ovviamente, andare sul forum Tizio e parlare male di Caio. Se non altro perché l’utente di un forum, o il commentatore di un blog, è quasi sempre un individuo senza nome e senza volto, e soprattutto senza “passato”. È possibile conoscerlo e giudicarlo per quel che scrive in un topic, non per quel che fa. Ecco allora che potete ritrovarvi a lodare il j’accuse di un anonimo scrittore, ignorando che quello stesso individuo ha pubblicato cinque volte a pagamento, o parla male di una casa editrice soltanto perché in passato non gli ha pubblicato un romanzo (e quindi per semplice frustrazione), o consiglia di supportare la piccola editoria per poi acquistare (nel privato) i libri pubblicati dai soliti noti.

A chi segue siti, blog e forum zeppi di scrittori in cerca di editore, consiglio vivamente di dubitare. Di pretendere sempre prove certe e rigettare – di più: combattere – le opinioni e le informazioni vaghe. 

Tornando ai paralleli di cui sopra, io vi garantisco che:

- ci sono scrittori che ammettono senza problemi di pubblicare a pagamento perché… perché per loro è normale pagare, e i soldi ce li hanno;

- più di uno scrittore, in questi anni, mi ha inviato un manoscritto specificando di non conoscere bene la grammatica italiana, e nonostante questo “piccolo” particolare ambiva comunque alla pubblicazione;

- fatevi un giro nella rete, e vedrete quanti scrittori recalcitrano schifati davanti all’idea di rivolgersi a un editore che non è in grado di garantire traguardi prestigiosi. Ed ecco spiegato il motivo per il quale quasi tutti gli editori a pagamento promettono mari e monti: perché sanno di sfondare porte aperte. Ma attenzione: la porta è aperta perché lo scrittore l’ha lasciata così. Lo scrittore, NON l’editore.

 

Ipocrisia e falsità: queste le caratteristiche basilari di una pletora di scrittori esordienti. Sono tantissimi, e non ho problemi a dirlo. D’altro canto non è la prima volta che ne parlo.

Ho ricevuto conferma del mio pensiero in questi giorni.

 

Tempo fa arriva un PVT da un utente: lodi sperticate di routine. Scrive per hobby. Dichiara che nei giorni successivi mi invierà il suo romanzo, e specifica anche quale opzione sceglierà. Nel frattempo – aggiunge – parlerà dei Sognatori nel suo blog, e in più mi linkerà.

Bene.

A distanza di 48/72 ore giunge un romanzo nell’opzione già indicata (qui però si firma con nome e cognome, per ovvi motivi), e quasi in contemporanea, nel blog di cui sopra, compare magicamente un post dedicato per metà ai Sognatori. Lodi a profusione, è ovvio.

Archivio il romanzo e nel frattempo do un’occhiata al blog, per conoscere meglio la persona che mi si è rivolta.

Quando leggo il romanzo mi accorgo che in definitiva rispecchia gli argomenti presenti nel blog, in tutto e per tutto: i contenuti, le influenze letterarie, i riferimenti autobiografici, lo stile… tutto.

Il romanzo però non incontra i miei favori, per una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Ma che alla persona in questione ho sciorinato fin nei minimi dettagli.

Per farla breve, non lo pubblico.

A distanza di giorni ritorno nel suo blog e cosa scopro? Che il post dedicato alla casa editrice è scomparso, e anche il link.

Ora chiedetevi come mai.

Mando a mia volta un PVT per chiedere spiegazioni e questa persona finge di essere qualcun altro.

Io mi chiamo X, non Y, dice.

Sì, certo. E io sono Topo Gigio.

Nota bene: a me non è arrivato alcun manoscritto firmato da X. Mi è arrivato invece un manoscritto firmato da Y, che pare la versione romanzata del blog di X e che (guarda un po’!) è giunto in redazione dopo che X mi aveva mandato un messaggio, con la garanzia di spedirmi prestissimo un suo lavoro. E (guarda un po’!) l’opzione corrisponde. E (guarda un po’!) nell’arco di due settimane non ho ricevuto altri lavori in quella stessa opzione. E (guarda un po’!) i contenuti e tutto il resto coincidono. E (guarda un po’!) tutte le lodi sono scomparse dopo che ho inviato il responso negativo. E (guarda un po’) sia X che Y abitano nella medesima regione.

 

Ho suggerito a questa persona di chiudere qui la farsa, anche perché non è la prima persona che si comporta così col sottoscritto, sebbene l’ipocrisia abbia raggiunto in questo caso specifico vette vergini. Poi non ho voglia di mettermi a cercare gli IP. Sono un editore, non un investigatore. E tempo da perdere non ne ho.

Ho colto l’occasione per parlarne in un contesto più ampio, perché è bene che queste cose vengano alla luce. Non mi interessa fare nomi, qui ciò che conta è l’evento in sé. Per confermare che davanti all’ipocrisia, le categorie non c’entrano nulla. Editori, scrittori, lettori… sono tutte persone, innanzitutto, e in quanto tali agiscono assecondando le proprie inclinazioni. Se sei un ipocrita, lo sei a prescindere dal ruolo che giochi nel gran baraccone dell’editoria.

A me premeva far presente che la sporcizia si annida anche fra i candidi agnellini che piangono lacrime amare nei forum, nei siti e nei blog.

E ricordate, gente: se nello spazio virtuale di una casa editrice vedete spuntare un nuovo utente che inizia a tempestare l’editore di commenti, significa che desidera inviare qualcosa o è già sotto esame.

Se lo vedete sparire, significa che non è stato pubblicato.

Stima e considerazione durano poco, nel mio campo.

Salvo preziosissime eccezioni.

Aldo Mosc

pardon…

Topo Gigio

mercoledì, 04 novembre 2009

IL MIO CAPOLAVORO

Ho ricevuto un dattiloscritto in valutazione, nelle scorse settimane.

L’oggetto della mail era: “il mio capolavoro”.

Non è di sicuro il primo scrittore esordiente a rivolgersi a me in questi toni, ma voglio ribadire il concetto: non è così che ci si presenta a una casa editrice. Quand’anche si voglia fare i simpatici, gli ironici o gli autoironici. Io sono quanto di più distante esista da un editore “medio”, e certi formalismi li detesto. Però attenzione, faccio parte di un’esigua minoranza. Provate a presentarvi così a una casa editrice “normale”, grande o piccola che sia, e l’allegato nemmeno l’apriranno. Perché una delle prime cose che un editore impara è che l’autocelebrazione quasi sempre coincide con l’assenza di talento. O con la pochezza conclamata. Oscar Wilde ha milioni di epigoni a livello caratteriale, qualcuno in meno a livello di capacità. Soprattutto, esprimere un’opinione così netta sul proprio lavoro significa svuotare di significato la lettura e la valutazione del testo. Avrebbe più senso prendere il manoscritto e pubblicarlo così com’è, ma un editore serio non passa le sue giornate a cincischiare, vorrei sottolinearlo. Né indossa una scolapasta sulla testa, urlando ai quattro venti di voler fuggire da Sant’Elena.

 

Lo scrittore che non va in cerca di conferme è uno scrittore destinato a conoscere atroci delusioni. Perché partirà sempre dal presupposto che il suo romanzo è un capolavoro, e non capirà mai che:

1) l’opinione personale non influenza in alcun modo quella di chi verrà chiamato (competente o incompetente che sia) a giudicarlo in sede di lettura, nel contesto di una possibile pubblicazione;

2) anche un buon lavoro può essere scartato, se presenta una serie di elementi che all’editore non convincono (scarsa appetibilità commerciale, ad esempio: non è il mio caso, ma chiedete un po’ in giro…);

3) nell'eventualità che lo scrittore trovi un editore disposto a pubblicargli l’opera, poi ci sarà l’incontro/scontro coi lettori. E lì sono cacchi amari, visto che in trent’anni non ho conosciuto due – dico due – lettori le cui opinioni letterarie coincidessero in tutto e per tutto.

 

Un editore serio, dicevo, non passa le sue giornate aspettando che il nuovo Oscar Wilde bussi alla sua porta. Si attende invece che uno scrittore si rimetta al suo giudizio senza patemi, e senza farne una questione esistenziale. Soprattutto, auspica che lo scrittore abbia una minima idea di chi sia l’editore al quale si è rivolto. Quali lavori pubblica, e in che modo.

Quindi, se lo scrittore che mi ha inviato il “suo capolavoro” sta leggendo queste righe, sappia che il “suo capolavoro” non è stato neanche archiviato tra le opere da valutare, perché troppo lungo rispetto agli standard richiesti dalla casa editrice.

Al massimo 350.000 caratteri spazi inclusi, per la precisione.

E nel sito, per ovvie ragioni, da un po’ di tempo è comparsa questa annotazione:

 

In seguito alla disattenzione mostrata dagli autori nei riguardi delle precise disposizioni contenute in questo sito, facciamo presente che NON verrà fornita alcuna risposta a chi invia materiale non richiesto, e NON verrà rimborsato chi acquista i nostri libri senza aver preventivamente verificato l’adeguatezza del proprio manoscritto ai canoni (genere, lunghezza, modalità d’invio…) richiesti dalla casa editrice.

 

A volte, piuttosto che incensare il proprio lavoro, sarebbe il caso di partire dalle basi. Non limitarsi a scrivere e inviare, ma anche leggere e raccogliere le dovute informazioni.

I siti esistono per questo.

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 15:54 | link | commenti (9)
categorie: editoria, scrittori, assurdità
mercoledì, 28 ottobre 2009

ALL'IMPROVVISO UNO SCONOSCIUTO

Nel mese di settembre, un rappresentante della casa cinematografica MIKADO mi ha comunicato l’inserimento de I Sognatori nel loro database, in merito allo sfruttamento dei diritti letterari.
Questa constatazione ovviamente non implica alcunché, però fa senz’altro piacere appurare come una casa cinematografica di levatura internazionale esibisca oggi un certo grado d’interesse nei riguardi della piccola editoria, andando con lo sguardo al di là della solita Mondadori o della solita Garzanti.
Ignoro in quale modo siano venuti a conoscenza de I Sognatori, che in definitiva rimane una piccolissima realtà editoriale del Mezzogiorno. Ma al di là di questo, fa piacere – dopo quasi quattro anni di durissimo lavoro – constatare l’interesse crescente di persone e/o enti che appartengono a una realtà altra (per notorietà e ambito professionale) rispetto a quella del sottoscritto.
Sia mai che un giorno a qualche pazzoide venga l’idea di trarre un film da “Lapsus” o “Altrove da me”. Se qualcuno di voi ha il numero di Terry Gilliam o David Lynch, metta una buona parola per me.
Grazie.
Aldo Moscatelli
postato da: Isognatori alle ore 19:50 | link | commenti (20)
categorie: sognatori
domenica, 25 ottobre 2009

DA SUPPORTARE (SECONDA PARTE)

Seconda parte dell’articolo dedicato ai siti letterari più interessanti del web.

Oggi parliamo di Writer’s Dream, e in tal senso premetto subito che il seguente articolo è un rimaneggiamento di quello precedente. In questi giorni infatti parte del Writer’s Dream ha cambiato aspetto, politica e persino dominio. C’è un mutamento in corso, insomma, e io mi ci sono adeguato, dando una risistemata al vecchio post. Ho dovuto lasciare alcune citazioni estrapolate dal precedente forum, non più rintracciabili per ovvie ragioni: sono quelle evidenziate in azzurro.

Detto questo, direi che è il momento di cominciare.

 

WRITER’S DREAM

Salito alla ribalta per via delle incredibili pagliacciate di alcuni editori, infastiditi dalla fuga di notizie che li ha coinvolti in prima persona, e che ha svelato le macchinazioni di tanta editoria a pagamento, Writer’s Dream è senza dubbio (assieme a due o tre blog particolarmente combattivi, ma non è questa la sede adatta per parlarne) lo spazio virtuale più agguerrito presente nella vasta cerchia di siti letterari. E già questo gli basta per attirarsi le mie simpatie.

In generale Writer’s Dream propone i medesimi servizi di un comune sito letterario (interviste, recensioni, vetrine promozionali) ma ha dalla sua una peculiarità: la LISTA degli editori italiani, suddivisi in tre categorie, FREE (senza richiesta di contributo, eccezion fatta per le poesie), A PAGAMENTO (dice tutto la denominazione) e a DOPPIO BINARIO (una via di mezzo). Questa terminologia sostituisce quella precedente, dal sapore dantesco (INFERNO, PARADISO E PURGATORIO). La nuova versione è politically correct, ma i contenuti non cambiano.

Anche “Il rifugio degli esordienti” offre ai suoi visitatori un servizio simile, tuttavia va precisato che nel Rifugio sono gli editori stessi a compilare un modulo on line e poi a inviarlo. Naturalmente i tipi del Rifugio vigilano, ma va da sé che ogni editore è libero di scrivere quel che gli pare, in quei prestampati.

Il sito del Writer’s Dream è più che altro una vetrina promozionale (l’impaginazione lascia a desiderare, ma allo stato attuale è in ricostruzione), personalmente ritengo di maggiore interesse il blog. C’è anche un forum, per quel che ne so piuttosto frequentato.

Chi ha fondato il Writer’s Dream? Linda Rando, in arte Ayame, probabilmente la minorenne italiana che può contare il maggior numero di intimidazioni legali (mai sfociate in atti concreti, sempre per quel che ne so). Gli editori a pagamento, come accennavo, non hanno preso molto bene tutto ciò che è venuto a galla sul loro conto, e adesso sbavano rabbia, scagliandosi contro Linda e contro tutti coloro che appoggia e/o stima.

In tal senso Writer’s Dream ha il grandissimo merito di fare nomi – rara avis – e di (non sempre, ma su questo ci torno) argomentare, esporre, dimostrare. Inutile spaventarli, se ne fregano e vanno avanti, nel sacrosanto nome delle libertà di cronaca e d’opinione.

Chapeau!

 

Tutto quello che avete letto sin qui tenetelo bene a mente, perché esprime la mia opinione generale su Linda e il Writer’s Dream tutto.

E premetto che non ho nulla contro le case editrici che da qui in avanti citerò: è mia intenzione porre in risalto determinate discrepanze, e dubbi del tutto personali. Semplici osservazioni, insomma. Perché in definitiva sono un osservatore esterno come tanti altri, e ho già avuto modo (nella prima parte di questo post) di cogliere quelli che per me sono alcuni teoremi “deboli” dei siti – pur meritevolissimi – citati alcuni giorni fa. Mi riferisco nello specifico a “Galassia Arte” e a “Scrittori esordienti - L’isola della poesia”.

Con Writer’s Dream desidero fare altrettanto, d’altronde non c’è ragione d’essere reticenti. Tempo fa una certa Signora mi ha accusato di dire troppe cose in questo blog, consigliando quindi di tenere per me certe impressioni. Non ho imparato la lezione, chiaro, anche perché “lavare i panni in casa” e “omertà” sono due concetti che vanno a braccetto. E io l’omertà sento di doverla combattere, non alimentare. Certa gente invece esalta le libertà di pensiero e di parola seguendo questo ragionamento: “sta zitto se devi mettere nei guai me o i miei amici, in caso contrario spara a zero su chi vuoi”.

Ragionamento che per forza di cose mi fa rabbrividire.

Per fortuna so che coi ragazzi di Writer’s Dream si può discutere tranquillamente.

 

Prima osservazione: Linda appare genuinamente contraria all’editoria a pagamento, in giro per la rete è possibile trovare numerose testimonianze al riguardo. E visto che il Writer’s Dream è (in senso stretto) il suo, sul sito dell’associazione CartaCanta ha dichiarato in un commento: “non mi importa se tra le file degli editori a pagamento ci sono libri stupendi: chi paga da noi non viene recensito. E' una delle poche vie che si hanno per tagliare davvero le gambe all'editoria a pagamento”. La sua condanna è netta, e anche se su Mente Critica fa presente che ci sono editori a pagamento “seri, che lavorano bene, con impegno, che promuovono, che fanno editing, che distribuiscono”, lei sottolinea che “chiedono contributi per una loro scelta – condivisibile o meno, anche se la mia approvazione non ce l’hanno e non l’avranno mai”. Questo perché (a suo modo di vedere) “gli editori non dovrebbero nemmeno chiederli, i contributi, dato che sono imprenditori”. E fa benissimo, Linda, a scagliarsi contro gli editori che piangono lacrime di coccodrillo, sostenendo che il mondo ce l’ha con loro e quindi chiedendo “allo scrittore di contribuire alla realizzazione del progetto. Come? Naturalmente contribuendo alle spese di stampa. Con l’acquisto di un esiguo numero di copie (numero che varia dalle 150 alle 300) l’autore potrà aiutare quel povero diavolo dell’editore a coprire quelle terribili spese […] Il mestiere dell’editore è quello di investire il proprio capitale sull’autore che decide di pubblicare. Ribadisco: investire il proprio capitale, non quello dello scrittore. […] C’è un solo modo per battersi con il Sistema: pubblicare senza contributo.

È sulla scorta di queste idee (peraltro condivise dal sottoscritto) che determinate condotte mi risultano poi controverse. 

 

Leggevo ad esempio (sul blog di Linda e nel forum di Writers Magazine) che il Writer’s Dream collabora con la casa editrice Montag.

Ora… agli autori che le si rivolgono per pubblicare un lavoro, Montag chiede in determinati casi (senza farne mistero e quindi operando con estrema trasparenza) l’acquisto di un certo numero di copie. Uno scrittore che ha pubblicato con Montag ha quantificato l’esborso, nel vecchio forum di Writer’s Dream, in 600 euro, che lui ha regolarmente pagato per la pubblicazione di un’antologia. E proprio oggi (nel nuovo forum) un altro utente parla di una richiesta di 900 euro per l’acquisto di 100 copie.

Linda può collaborare con chi desidera, intendiamoci, non è affar mio. E non ho nulla contro Montag, che qui cito solamente per poter rendere chiaro a tutti voi il motivo della mia perplessità. 

Montag rientra senz’altro fra le case editrici serie, che lavorano bene, con impegno, che promuovono, che fanno editing, che distribuiscono (e che tuttavia Linda non dovrebbe supportare, se è vero che la sua approvazione gli editori a pagamento – e Montag lo è, anche se “a doppio binario” – non ce l’hanno e non l’avranno mai), ma non riesco a capire dove vada a finire così la questione dell’editore che deve investire il proprio capitale, non quello dello scrittore.

Forse che 600 o 900 euro non siano un capitale? Forse che alla Montag non siano imprenditori?

Sul blog la faccenda è stata liquidata nel seguente modo: “si è presentato sul nostro forum un rappresentante [della Montag] che ha contestato brillantemente le nostre idee e si è distinto per professionalità. Vi rimando al topic, dove potete leggere tutto sulla vicenda, che si è conclusa con la collaborazione.”

Precisazione doverosa: il rappresentante Montag non ha smentito in alcun modo la richiesta una tantum del contributo editoriale, al contrario: l’ha confermata per le opere meno appetibili commercialmente (e io non apro bocca, questi sono affari della Montag).

Mi chiedo: è bastato contestare brillantemente per avviare una collaborazione? E la richiesta di contributo? E il presupposto “editore=imprenditore”?

 

Questione “liste”: a me non convincono, e lo dice uno che si trova nell’appetibile (dagli editori rosiconi di cui sopra) lista FREE, ex Lista Paradiso.

Innanzitutto: perché è tollerata la richiesta di contributo nei riguardi delle poesie? Non mi dilungo, ma invito tutti a rileggere il punto numero 9 del “Manifesto contro il contributo editoriale”, e poi a fornirmi una risposta sensata.

Qui voglio solamente citare una frase ed evidenziare un’implicazione.

La frase, estrapolata dal vecchio forum, appartiene a Dabria Tiann, che un tempo collaborava (ora non so) con Writer’s Dream. È questa:

gli autori (Dabria intendeva “gli editori”, n.d.Aldo) che chiedono soldi, nella lista Paradiso non ci vanno, anche se chiedessero solo 10 euro.

Domanda: i soldi forniti per la pubblicazione di poesie non sono soldi a tutti gli effetti?

E adesso l’implicazione: se per finire nella lista FREE basta pubblicare a pagamento solamente le poesie, allora occorrerebbe creare una quarta lista per quegli editori che pubblicano tutto – poesie comprese – senza chiedere denaro. Considerate inoltre che a qualunque editore converrebbe aprire una sezione “poesie” e chiedere fior di soldi con la scusa che il genere tira poco, e risultare comunque pulito. Io farei una fortuna, ma desisto (resisto?).

E chi pubblica racconti? Pensate forse che le antologie abbiano più mercato? E i romanzi umoristici, che non se li fila nessuno in Italia (tranne quelli di Benni o Pennac, ma parliamo di Feltrinelli)?

Il discorso potrebbe essere ampliato fino a coinvolgere i libri degli scrittori esordienti in generale (quanti lettori danno un’opportunità ai lavori di emeriti sconosciuti?) e finanche ai libri in toto (in Italia si legge pochissimo, non dico nulla di nuovo).

Seguendo questa logica sarà possibile fornire attenuanti a quasi tutti gli editori a pagamento: attenzione.

Questione “doppio binario”: viene inserito chi – cito – chiede contributi (e in questa categoria rientrano i contributi per l'editing, la valutazione manoscritti ecc.). Ecco… a rischio di andare contro i miei stessi interessi, faccio presente che I Sognatori, per valutare in tempi rapidi un  manoscritto e/o fornire una scheda di lettura, chiede l’acquisto di libri. Non c’è alcun obbligo, è una libera scelta dello scrittore, chi vuole essere valutato nei tempi mediamente richiesti dalle piccole case editrici può tranquillamente evitare qualsivoglia spesa. Però l’opzione “acquisto libri per valutazione manoscritti” c’è.  

Un esempio migliore è rappresentato da Giulio Perrone Editore, che richiede anch’esso l’acquisto di libri (nel contesto del “leggi e fatti leggere”) per una cifra che si aggira sui 50 euro. L’acquisto è obbligatorio per tutti. Perrone è nella lista FREE, e in base ai dettami sopra riportati non ne capisco il motivo. Certo, Perrone pubblica gratuitamente mediante i concorsi, solo che in questi concorsi vengono premiati racconti di massimo tre cartelle, non romanzi o raccolte. Non mi pare la stessa cosa. C’è un concorso destinato a romanzi e antologie, lo so bene, però lì c’è una quota d’iscrizione pari a 25 euro.

Io noto delle contraddizioni, ma c’è da dire che Linda sta già facendo un ottimo lavoro di revisione. La nuova catalogazione delle case editrici è estremamente professionale, fornisce un mucchio di informazioni in più (nel frattempo ha persino aperto una pagina dedicata alle case editrici DA TESTARE). Però certe contraddizioni restano.

 

A volte ho la sensazione che il Writer’s Dream utilizzi due pesi e due misure, e la cosa non mi piace. Se Montag può ben richiedere l’acquisto di 50 copie e ottenere addirittura supporto, la stessa cosa non può dirsi per altri. Nel vecchio topic dedicato a Historica Web (casa editrice FREE), la segnalazione di un concorso (per il quale è previsto l’obbligo d’acquisto di 2 copie dell’antologia che ne scaturirà, ovviamente la cosa riguarda i soli vincitori) è stata così commentata da Linda: e i proclami contro l'editoria a pagamento? Un utente le risponde: Be', dai... sono due copie del libro. Ma Linda non transige e dichiara: quando c'è un obbligo d'acquisto è sempre editoria a pagamento. E tecnicamente ha pure ragione, ma a me non convincono il tono e la contraddizione in termini: non si può mettere in croce un editore FREE per aver chiesto l’acquisto di due copie nell’ambito di un concorso e poi supportare chi ne richiede 50 e nemmeno appartiene alla lista FREE (e a questo punto chiunque potrebbe chiedere a Linda: e i tuoi proclami contro l'editoria a pagamento?).

Spero che nessuno voglia ribattere che proprio gli editori gratuiti devono mostrarsi coerenti fino in fondo, perché il punto non è quello ma – ribadisco – il tono e la contraddizione in termini. O si critica negativamente entrambi o si supporta entrambi.

 

Questi sono alcuni dei fattori che più mi lasciano perplesso nel Writer’s Dream. Temo in particolare un ammorbidimento nei riguardi della lotta alla richiesta di contributo. Allo stato attuale non è ben chiaro se Writer’s Dream sia contrario al contributo o agli editori che non mettono in chiaro le cose (deprecabili entrambi, ma citando l’art. 6 del “Manifesto”: la trasparenza mostrata nel rapporto con gli utenti non ha nulla a che vedere con la liceità del contributo editoriale. Si tratta di due cose poste su piani completamente differenti. Un’ammissione di colpa non cancella la colpa, la sottolinea.).

Soprattutto, non è chiaro se il contributo – per Linda e soci – è un problema in sé o un problema di carattere meramente economico, quindi “problemone” qualora superi i mille euro e “problemino” qualora sia inferiore a quella cifra. Al di là dei proclami, ovviamente. Perché al cospetto di un utente che segnalava Il Foglio (presente all’epoca nella lista FREE) come casa editrice a pagamento, specificando l’ammontare della cifra che gli era stata richiesta (600 euro), già in passato Linda ha esclamato: “seicento euro? Prezzo onestissimo”.

La qual cosa può far supporre che per lei il contributo sia onesto o meno onesto, lecito o meno lecito, in base al suo ammontare. Equivalenza che non condivido assolutamente, e che – ancora una volta – è in contrasto con altre dichiarazioni (C’è un solo modo per battersi con il Sistema: pubblicare senza contributo) e con quelle di chi scrive o scriveva sul Writer’s Dream (gli editori che chiedono soldi nella lista Paradiso non ci vanno, anche se chiedessero solo 10 euro).

 

Infine, una considerazione: come già ricordato, il Writer’s Dream è ormai da tempo sottoposto ad attacchi scriteriati da parte di sedicenti editori, in verità sciacalli della peggior specie. Distorcono la realtà in maniera palese per pararsi (scusate l’espressione) il culo, insultando Linda in ogni modo e tramite vili nickname, senza mai addurre uno straccio di prova, diffidando, minacciando querele, disinformando. La conseguenza? Una serie di clamorosi autogol. L’attacco personale nei riguardi di Linda non ha mai condotto a una riflessione seria sui problemi della nostra editoria. Forse perché a questa gente piace sviare il discorso per immaginare teorie complottistiche e giochetti occulti: attaccando non sono costretti a difendersi. Inutili i richiami al confronto: messi alle strette, un po’ tutti fuggono a gambe levate nascondendosi dietro i “va bene, voi capite tutto e io invece niente”. O i “crescete, ragazzi”… detto con quell’insopportabile tono paternalistico. Tutto, pur di non ammettere la propria meschinità.

Io ho scritto questo articolo per dire la mia su uno spazio virtuale pubblico, ma anche e soprattutto per agevolare ancora una volta una discussione sui tanti problemi che affliggono il mondo editoriale italiano.

Stimo il Writer’s Dream, l’ho pubblicamente difeso non so quante volte. E come me le ragazze di Studio83, Luca Baccari, Emanuela Capovilla e molta altra gente. Però ho delle riserve. Lo so, farei meglio a fingere accondiscendenza totale, ma non sto lì a fare calcoli quando si tratta di esprimere un’opinione (con buona pace della Signora di cui sopra).

C’è bisogno di gente coraggiosa, e i ragazzi del Writer’s Dream rientrano senz’altro in questa categoria, ma c’è bisogno anche di approfondire le questioni, di non lasciare nulla al caso. La coerenza ha un prezzo, l’ho detto e lo ripeto. E a me sembra che troppe volte venga a mancare nel Writer’s Dream.

È per questa ragione che invito Linda e i suoi compagni d’avventura, qualora lo ritengano opportuno, a commentare questo post. O eventualmente a pubblicare un articolo nel loro blog, se questioni di spazio lo consigliano.

Io ho detto la mia: credo di averlo fatto in maniera onesta sul piano intellettuale, e soprattutto in modo civile.

Lascio la porta aperta, e prendo congedo segnalando gli indirizzi del Writer’s Dream:

SITO: http://www.writersdream.org/

BLOG: http://scrittoriesordienti.wordpress.com/

FORUM: http://writersdream.org/forum/

 

Grazie a tutti per l’attenzione,

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 19:49 | link | commenti (6)
categorie: segnalazioni, opinioni, siti interessanti
giovedì, 22 ottobre 2009

A DATA DA DESTINARSI

Io l’articolo sul Writer’s Dream l’avevo completato, ma Ayame (maledetta!!) ha avuto la felice idea di rinnovare completamente il forum e di lasciare il sito in costruzione.

Morale della favola: le mie osservazioni si rifanno a un Writer’s Dream che – almeno in parte – non c’è più. Quindi dovrò studiarmi la nuova versione e rivedere un po’ di cose.

La pubblicazione dell’articolo slitta a data da destinarsi.

Comunque… il nuovo forum del Writer’s Dream lo trovate qui (anche l’indirizzo è cambiato):

 

http://writersdream.org/forum/

 

Che poi mi chiedo: ma tutte quelle interessanti discussioni… quelle vecchie intendo… non ci sarà modo di rileggerle? Alcune erano fantastiche, nel bene e nel male.

Chi sa qualcosa parli, per piacere.

Aldo Moscatelli
postato da: Isognatori alle ore 08:14 | link | commenti (4)
categorie: segnalazioni, siti interessanti
lunedì, 19 ottobre 2009

DA SUPPORTARE (PRIMA PARTE)

Navigo in internet assai meno rispetto a un tempo. E il problema è proprio quello: il TEMPO.

Fino a un anno fa riuscivo a ritagliarmi qualche ora per gironzolare nei meandri della rete e conoscere nuove realtà sul fronte editoriale e letterario, oggi resto all’oscuro di tutto quello che succede, a meno che qualcuno non m’invii una segnalazione.

Devo essere sincero: forse è meglio così. I miei ultimi incontri/scontri hanno posto in evidenza una realtà – quella dei siti e dei forum tematici – quantomeno deprimente. Certe volte c’è da dare di stomaco, tali e tante sono la faziosità, l’ignoranza e la pure e semplice idiozia di certi soggetti.

Determinati spazi virtuali nascono e prosperano unicamente per sparare fesserie, per offendere, per mettere in cattiva luce chi non lo merita e incensare speculatori d’ogni risma.

In generale (l’avrete capito) ho un’opinione bassissima di questi fenomeni. Vengo colpito ogni volta dalla mancanza di oggettività, dal nulla mascherato con paroloni e giri di parol(in)e, dagli evidentissimi tentativi di leccare prosperosi e già lustri fondoschiena.

Il grande problema è che siti e forum nascono come funghi e vengono gestiti da soggetti che (posso metterlo per iscritto) sono già prevenuti nei riguardi di quello scrittore, di quell’editore e/o di quella casa editrice. Nonché bendisposti verso altri soggetti. Tutto ruota attorno alle simpatie-antipatie dell’amministratore e dei collaboratori, e se l’amministratore o il collaboratore hanno avuto esperienze che giudicano negative con qualcuno (un esempio: inviare un lavoro a una casa editrice e vederselo rifiutato, evento vissuto al pari di un affronto, di un’onta da cancellare col sangue virtuale), s’impegnerà nel migliore dei casi a impedire ogni forma di pubblicità positiva (è accaduto al sottoscritto), nel peggiore dei casi a remarci contro (è accaduto anche questo).

Naturalmente cotanto astio non viene in alcun modo argomentato, se non in maniera blanda e affatto esaustiva. Ci si aggrappa a cazzatine per dare soddisfazione agli utenti, ma c’è da dire che soltanto utenti di un certo genere possono dare credito ad amministratori/moderatori di un certo genere. Le persone ragionevoli fuggono a gambe levate (questo invece è successo ad altri, ma preferisco non fare nomi).

 

Questo il quadro generale. Poi per fortuna esistono le eccezioni.

Io oggi vorrei dare spazio ad alcune di queste eccezioni: in passato ne ho già segnalate parecchie, nella sede attuale mi concentrerò invece su quelle che ho scoperto o riscoperto grossomodo nell’ultimo anno o giù di lì, e delle quali non ho mai parlato seriamente. E in armonia con l’atteggiamento che da sempre mi contraddistingue, rileverò non solo gli elementi forti di queste realtà virtuali, ma anche quelli che ritengo più deboli. 

Faccio presente che i siti che troverete elencati richiedono spesso dei collaboratori: se avete un po’ di tempo e volete mettervi alla prova in una veste per voi inedita, contattateli pure.

Bene, direi di cominciare da…

 

IL RIFUGIO DEGLI ESORDIENTI

Ne ho parlato pochissimo in passato e la cosa mi addolora. Se c’è infatti un sito che merita grande attenzione questo è “Il rifugio degli esordienti”: esauriente, ricco di contenuti e provvisto di servizi che altri siti non hanno, anche in virtù della sua longevità (ha superato ormai i dieci anni, la fondazione del sito – ad opera di Maurizio J. Bruno – risale alla fine del 1998). Gli interventi sui temi di vasta portata sono puntuali ed efficaci, l’impaginazione è ottima e non ostacola la navigazione. Un laboratorio ricco di informazioni, un ottimo punto di partenza per conoscere e farsi conoscere (c’è la Vetrina Esordienti, per inciso).

Inizialmente la distinzione tra case editrici a pagamento e case editrici non a pagamento era un po’ sui generis, ma vedo che hanno messo le cose a posto.

Nessun appunto da muovere.

Questo è l’indirizzo del sito:

http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.htm

 

 

GALASSIA ARTE

Questo sito non si occupa soltanto di editoria e letteratura ma di arte in generale: pittura, poesia, fotografia, scultura, musica e quant’altro. Ovviamente a me preme sottolineare la validità del sito sul fronte letterario, e devo dire che Andrea Mucciolo (mastermind di Galassia Arte) sta svolgendo un ottimo lavoro sul piano promozionale, intervistando frotte di editori, pubblicando racconti e fornendo preziose indicazioni agli aspiranti scrittori (più che condivisibili le dissertazioni sui concorsi e sulle agenzie letterarie). Risale a pochi mesi fa l’apertura di un forum, che vi invito a frequentare ed arricchire con le vostre testimonianze.

Personalmente non condivido alcune prese di posizione di Galassia Arte, per quel che riguarda l’editoria. Alcuni ammonimenti risultano un po’ generici; Andrea invita a prendere le distanze dagli editori che stampano più di 300 copie per la prima edizione di un autore esordiente, cifra che lui ritiene insensata. Io vi garantisco invece che la tiratura dipende da numerosi fattori, quali la lunghezza del contratto, la commerciabilità dell'opera, le risorse che la casa editrice intende investire in quel particolare manoscritto e così via. L’opera prima di uno scrittore esordiente può tranquillamente sfondare il tetto delle 300 copie, quindi non vedo perché giudicare male l’editore che decide di dare fiducia al testo dell’autore sconosciuto.

Potete altresì immaginare quanto possa trovarmi d’accordo una frase come “pagare all’editore le sole spese di stampa ci può anche stare”. Non voglio dilungarmi, sapete già come la penso in proposito, ma lasciatemelo dire: incaricare l’autore di stipendiare il tipografo e la legatoria equivale a recarsi al cinema e pagare (oltre al biglietto) anche il proiezionista e la maschera presente in sala.

Al di là di queste divergenze, “Galassia Arte” è un sito che merita di essere conosciuto e incoraggiato, anche perché Andrea è una persona intelligente e non si sottrae al libero scambio di idee.

Questo è l’indirizzo del sito:

http://www.galassiaarte.it/

 

 

SCRITTORI EMERGENTI (L’ISOLA DELLA POESIA)

Luca Baccari si sta facendo un nome nella rete, e meritatamente direi. Ho potuto apprezzare i suoi interventi un po’ ovunque, sempre misurati e puntuali. Il sito in questione ha il suo punto di forza nel carattere aperto delle discussioni, nell’atteggiamento associazionista che lo anima (non si fa problemi a segnalare i dibattiti più importanti provenienti da fonti esterne) e soprattutto nell’attenzione riservata alle dinamiche editoriali, affrontate una per una e con severo spirito critico.  Da questo punto di vista il merito maggiore di Luca e dei suoi collaboratori è quello di aver diffuso in rete un interessante video-documentario sull'editoria a pagamento, che trovate nella home page del sito. Dal momento che alla Causa servono individui coraggiosi e animati da sincera passione nei riguardi dell’editoria coraggiosa, direi che il lavoro svolto quotidianamente da Luca & C. sia estremamente prezioso.

Anche in questo caso (sono un rompipalle, lo so) devo muovere un appunto. Nel video-documentario viene dichiarato che "l'editoria a pagamento non sarebbe un male, se tutti gli editori dichiarassero con chiarezza di chiedere soldi". Ecco, io non concordo affatto. Vi rimando al punto numero 6 (tranquilli, è il più breve) del MANIFESTO CONTRO IL CONTRIBUTO EDITORIALE. Lì è riassunto il mio pensiero in proposito.

L’ho detto per Andrea Mucciolo, lo ribadisco per Luca Baccari: una semplice divergenza d’opinione non cancella il rispetto e la stima, tanto più che Luca è persona di rara gentilezza. Proprio per questo vi invito a visitare il suo sito e a confrontarvi con lui, nella certezza che il confronto gioverà ad ambo le parti.

Questo è l’indirizzo del sito:

http://scrittoriemergenti.isoladellapoesia.com/

 

 

LO SCRIGNO

Direi che la home del sito in questione chiarisce un po’ tutto. È possibile leggervi: “Il sito è la realizzazione del desiderio di un piccolo gruppo di giovani amanti dei libri e della scrittura. Il suo obiettivo primario è la trasmissione di queste passioni e lo scambio di opinioni con coloro che le condividono”. Non ci sono discussioni particolari sull’editoria, e la cosa non mi dispiace, visto che il sito si concentra sulla prassi letteraria attraverso la pubblicazione di novelle, di “storie a più mani”, di recensioni e di segnalazioni varie. C’è persino un’area dedicata ai sondaggi. “Lo scrigno” si pregia anche di (cito) organizzare alcune serate letterarie grazie alla disponibilità di librerie e bar trasformati, questi ultimi, in insoliti caffè letterari.

Un sito per appassionati che, citando la frase di lancio (“leggere nuoce gravemente all’ignoranza”), restituisce al bibliomane la sua funzione principale, quella di diradare (per sé e per altri) le nebbie dell’ignoranza.

Un plauso meritato a Nadia Zapperi (ho avuto il piacere di stringerle la mano ad Arona), che fa parte della redazione assieme a un altro paio di mie recenti conoscenze (Frank Spada – collaboratore – e Alessio Pracanica).

Questo è l’indirizzo del sito:

http://scrigno.netsons.org/

 

 

ART LITTERAM

Ultima scoperta in ordine temporale, Art Litteram è una (cito) libera rivista telematica aperta alle forme d’arte di autori e artisti esordienti.

Se a qualcuno può interessare, io considero Art Litteram più un portale che non una rivista, forse per via della struttura e dell’aggiornamento aperiodico.

Mi piace la presentazione di Michele Zafferino, nella quale viene tratteggiato un ritratto estremamente veritiero di tutti coloro che in campo artistico vengono ingiustamente considerati per “ultimi”: quel che accomuna gli esordienti, gli sconosciuti, insomma quelli fermi dietro ad una porta, quelli “rimasti al di fuori”, è la logorante attesa di una risposta, perfino negativa, ma che almeno dia l’evanescente conforto che qualcuno, dall’altra parte, si sia preso la briga di scrivere o anche solo fotocopiare una lettera e di inviarla. Questa rivista telematica è rivolta a costoro; si vuole occupare di autori esordienti, poco conosciuti o perfettamente sconosciuti, principalmente in campo letterario, ma con l’obiettivo di estendere l’interesse ad ogni altra forma d’arte.

Art Litteram ha qualcosa in comune con Galassia Arte, dunque. Si distingue tuttavia per alcune rubriche particolarmente eterodosse nel contesto dei siti letterari, cito quella dedicata alle leggende e alle tradizioni popolari, oppure quella incentrata sull’archeologia e su alcuni eventi particolarmente indecifrabili. Ovviamente in Art Litteram trovate pure recensioni, segnalazioni e quant’altro, ma ci tenevo a sottolineare i punti di distacco.

Massimo supporto a Michele Zafferino e Cinzia Baldini, quindi.

Questo è l’indirizzo del sito:

http://www.art-litteram.com/

 

 

LO SPECCHIO MAGICO

Non lasciatevi ingannare dalla nota introduttiva del sito: “portale esoterico–letterario riservato agli scrittori e ai lettori di magia, esoterismo, mistero e spiritualità”.

Non mi riferisco ai contenuti – spero in proposito che nessuno di voi nutra preconcetti di sorta, anche perché il sottoscritto è un noto appassionato di tematiche giudicate “bizzarre”, se non improponibili dalla maggior parte delle persone – quanto al presunto target di riferimento. “Lo specchio magico”, infatti, va ben al di là delle tematiche esoteriche e indaga con cognizione di causa gli aspetti più turpi della nostra editoria. In proposito devo ammettere che questo sito è in assoluto il più divertente in circolazione. Esilaranti alcuni degli articoli (ben dodici) presenti nella rubrica dedicata agli scrittori esordienti (colpisce l’atteggiamento super partes degli articolisti), preziosissime le interviste e le recensioni. “Lo specchio magico” non ha nulla del sito improvvisato, è – al contrario – gestito in maniera professionale, e chi ci scrive dimostra appieno di non essere uno sprovveduto. La conoscenza in materia letteraria è palese, così come quella di determinati meccanismi editoriali. Nella pletora di blogghini scadenti e siti scritti coi piedi, vi assicuro che non è usuale imbattersi in cotanta professionalità.

Questo è l’indirizzo del sito:

http://www.specchiomagico.net/

 

 

WRITER’S DREAM

Per Writer’s Dream il discorso è un po’ più lungo e un po’ più complesso, quindi rimando la discussione alla prossima volta, nella SECONDA PARTE di questo articolo.

Che ovviamente pubblicherò tra pochissimi giorni.

 

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 11:25 | link | commenti (6)
categorie: segnalazioni, opinioni, siti, siti interessanti
mercoledì, 14 ottobre 2009

SONDAGGIO SUL RAPPORTO TRA STUDENTI UNIVERSITARI LECCESI E LETTURA/SCRITTURA: I RISULTATI
 
Nel mese di settembre 2009 la casa editrice I Sognatori ha rivolto alcune domande a 200 studenti universitari leccesi (di sesso maschile per il 35%, di sesso femminile per il 65%).
L’età degli intervistati va da un minimo di 19 anni a un massimo di 30.
Gli studenti che hanno risposto alle domande della casa editrice sono stati contattati nelle seguenti Università salentine:
 
- Ateneo (Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione)
- Campus (Facoltà scientifiche, Giurisprudenza)
- Accademia delle Belle Arti
- Lingue
 
DATO NUMERO 1
I 200 studenti universitari da noi intervistati hanno dichiarato di leggere globalmente, nel corso di un anno solare, 873 libri (esclusi quelli universitari), per una media di 4,36 libri a studente.
 
DATO NUMERO 2
Alla domanda: “quanti libri – di qualsivoglia genere ed escludendo i testi universitari – leggi mediamente in un anno?”, gli intervistati si sono espressi nella seguente maniera:
- il 13,5% ha dichiarato di non leggere alcun libro;
- il 50,0% ha dichiarato di leggere al massimo 3 libri;
- il 19,5% ha dichiarato di leggere al massimo 7 libri;
- l’11,0% ha dichiarato di leggere al massimo 11 libri;
- il 6,0% ha dichiarato di leggere più di 12 libri (quindi almeno un libro al mese).
 
DATO NUMERO 3
Alla domanda: “qual è il tuo genere letterario preferito?”, gli intervistati si sono espressi nella seguente maniera:
1) il genere preferito in assoluto è il thrilling;
2) al secondo posto, il fantasy;
3) al terzo posto, il romanzo rosa.
 
DATO NUMERO 4
Alla domanda: “qual è il tuo scrittore preferito?”, gli intervistati si sono espressi nella seguente maniera:
1) Fabio Volo
2) Paulo Coelho
3) Dan Brown
4) Oscar Wilde
5) Giorgio Faletti
6) Nicholas Sparks
7) altri (Alessandro Baricco, Stephen King, Niccolò Ammaniti, Fedor Dostoevski, Ken Follet, JK Rowling fra i nomi maggiormente citati).
 
DATO NUMERO 5
Alla domanda: “hai mai scritto qualcosa per conto tuo – un romanzo, dei racconti, delle poesie o anche un saggio – a livello amatoriale o per hobby?”, gli intervistati si sono espressi nella seguente maniera:
- il 35% ha risposto di sì;
- il 25% ha risposto “sì, ma in passato”;
- il 40% ha risposto di no.
 
DATO NUMERO 6
Alla domanda: “conosci il nome di una piccola casa editrice (anche senza averne mai letto un libro), ed eventualmente sapresti citarne una?”, gli intervistati si sono espressi nella seguente maniera:
- il 15% ha dichiarato di conoscere almeno una piccola casa editrice italiana;
- l’85% ha dichiarato di conoscere esclusivamente le principali case editrici italiane, e di non poter fare il nome di alcuna casa editrice poco nota.
 
 
Questi i dati principali del sondaggio. A voi eventuali commenti.                      
Personalmente teniamo a sottolineare questi dati: il 63,5% degli intervistati ha ammesso di leggere tra zero e tre libri in un intero anno. Però il 60% scrive o ha scritto qualcosa in passato.
Inoltre: la media globale dei libri letti in un anno è pari a 4,3, eppure il 63,5% degli intervistati non legge più di tre libri. Perché?
Semplice: sono i lettori “forti” (quelli da un libro al mese, per intenderci) a risollevare la media globale, a trascinarla verso l’alto e a tappare le “falle” aperte dai non-lettori. Poniamo il caso di intervistare solamente tre persone: se due di esse dichiarano di non leggere mai e l’altra sostiene di leggere 13 libri in un anno, la media sarà pari – anche in questo caso – a 4,3.
Eppure noi sappiamo che soltanto uno, fra i tre intervistati, legge davvero. Gli altri due non leggono assolutamente nulla, ma statisticamente pure loro risulteranno lettori da 4,3 libri l’anno.
Lo stesso e identico fenomeno si registra a livello nazionale, e la cosa fa riflettere.
I Sognatori
postato da: Isognatori alle ore 20:04 | link | commenti (7)
categorie: libri, sondaggi, attualità, lettori
lunedì, 12 ottobre 2009

SOTTO MENTITE SPOGLIE

Qualcuno di voi, probabilmente, ricorderà QUESTO post, nel quale ironizzavo su un dato ahimé ben poco divertente: nel 2008, nella classifica che ogni anno stabilisce in quali regioni si legge di più e in quali di meno, la Puglia è risultata ultima.

Quel dato mi deprimeva non poco e così ho deciso di indagare per conto mio. Desideravo stabilire se almeno nella mia città (Lecce) e in una fascia di età circoscritta (19-30 anni), fosse possibile cogliere segnali incoraggianti.

Nel mese di settembre, camuffato da comune sondaggista (o uomo-cartellina, com’era solita definirmi Francesca), mi sono recato nelle Università leccesi per fare qualche domanda agli studenti (l’anonimato ha i suoi vantaggi da questo punto di vista) e trovare risposta principalmente ai seguenti quesiti:

 

1) quanti libri leggono mediamente gli studenti universitari leccesi in un anno?

2) quali sono gli autori preferiti degli studenti universitari leccesi?

3) quali generi letterari prediligono gli studenti universitari leccesi?

4) gli studenti universitari leccesi scrivono?

5) gli studenti universitari leccesi conoscono le piccole case editrici?

 

Il quadro generale, posso anticiparvelo, non è dei più rosei, e grossomodo conferma i dati sconfortanti forniti dall’Associazione Italiana Editori.

Ma non aggiungo altro: ne saprete di più mercoledì (sempre che io vi abbia incuriosito a dovere).

Sicuramente c’è molto da fare per cercare di risollevare le sorti della Puglia. Se vi state chiedendo cos’ho fatto di concreto per fornire il mio sostegno, la risposta è semplice: ho regalato la bellezza di 158 libri editi da I Sognatori (in base alle risposte che mi venivano fornite e alla disponibilità sul momento e in loco dei vari libri). Incentivare la lettura significa anche andare incontro alla refrattarietà del lettore medio, comprenderla e poi scardinarla.

Nel mio piccolo sento di aver fatto qualcosa, insomma.

A mercoledì,

Aldo Moscatelli
postato da: Isognatori alle ore 10:55 | link | commenti (11)
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