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lunedì, 30 ottobre 2006

PRIMA RECENSIONE!

Con un po' di sorpresa, abbiamo ricevuto la prima recensione del nuovo libro di Aldo Moscatelli, "Il cimitero dei giocattoli inutili". La trovate qui:

                                                         http://lalberohuang.splinder.com/        

                    

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categorie: aldo moscatelli, noi e voi, i nostri libri
venerdì, 27 ottobre 2006

ORGOGLIO, STANCHEZZA E UN BEL PO' DI FELICITA'

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E così, arrivò il gran giorno…

Ho atteso per anni che questi racconti venissero pubblicati. Li ho spediti in giro per l’Italia, costringendoli a lunghi viaggi all’interno di scomodi plichi, di qua e di là, da casa editrice in casa editrice, mascherati da semplici dattiloscritti. E quel che hanno dovuto subire lo sappiamo soltanto io, loro e la persona che più di chiunque altro li ha amati, quando ancora erano nudi, senza copertina né impaginazione né altro.

Poi ne ho avuto abbastanza. Ho mandato a dire a quei gran signori che il gioco era finito. Basta prese in giro. Basta richieste di contributo, perdite “accidentali” e tutto il resto.

Li ho tenuti per me, i miei racconti, attendendo il momento propizio per farli uscire allo scoperto. E il momento propizio è arrivato.

Adesso sono tutti qui, raccolti in questo libro, protetti da una splendida copertina (grazie Francesca!). Una copertina che protegge non solo le parole, ma anche gli ideali, i sogni e il mio intero universo letterario. Quel che io sono, come individuo e come scrittore, è nascosto lì dentro.

Mi metto in gioco del tutto, stavolta… e un po’ di paura si fa spazio, nei miei pensieri.

Tuttavia, sono felice. Felice ed orgoglioso. Della mia perseveranza, dei miei ideali e della mia coerenza. Tutto questo, nessuno potrà mai portarmelo via. Proprio come i miei racconti “calpestati”. Ognuno di essi ha un nome; questo è l’elenco completo:

 

1)      Il cimitero dei giocattoli inutili;

2)      Lo specchio di fango;

3)      Il custode dei segreti sommersi;

4)      Istantanea;

5)      Storia del melo e della triste piantina;

6)      La nuova morte;

7)      L’onda che tentò di parlare agli uomini;

8)      Dissolvenze;

9)      Il soldato semplice Gordonpim;

10)  Lo scrittore inutile.

 

Io li amo tutti, indistintamente. Ognuno di essi (parrà scontato, ma non lo è affatto) racconta una storia. Se vi va di ascoltarle, sarò lieto di intrattenervi.

E un vostro parere, come sempre, sarà cosa ancor più gradita.

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categorie: aldo moscatelli, i nostri libri
lunedì, 23 ottobre 2006

PROSPETTIVE RIBALTATE 4

In questo quarto appuntamento con le interviste rivolte a voi blogger, annunciamo con immenso piacere che questa volta è il turno di Patrizia del blog http://pattybruce.splinder.com/.

A lei la parola, dunque. E a voi, come sempre, eventuali commenti.

 

1) Domanda di rito: a memoria d'uomo, qual è il primo libro letto in vita tua?
Premetto che nella casa dei miei genitori non c’erano libri, a parte le favole per bambini ed i testi scolastici per le scuole dell’obbligo. Forse anche per reazione, appena ho iniziato a guadagnare qualche soldo (13 anni, più o meno) ho comprato dei libri. Il primo in assoluto dev’essere stato “In asia” di Fosco Maraini (il padre di Dacia ) e subito dopo “Il signore degli anelli “ e gli altri della saga di Tolkien. Già da allora ero fortemente attratta dai viaggi e dai mondi fantastici.


2) Leggere un libro è come visitare un nuovo mondo; quando poi lo concludi, bisogna (seppur a malincuore) tornare a casa. C'è un libro-mondo che ti ha colpito a tal punto da spingerti, di tanto in tanto, a immergerti nuovamente nelle sue pagine?
Sicuramente “Il giuoco delle perle di vetro” di H.Hesse, ma non è il solo. Ultimamente sono stata affascinata da “Il petalo cremisi e il bianco” di Faber, che mi ha letteralmente catapultata nella Londra del 1875. Certamente ci tornerò. Molto spesso mi trovo a visitare di nuovo i “mondi di carta” che mi hanno accolta/avvolta/ospitata più piacevolmente di altri.


3)Qual è il personaggio di un libro che hai incontrato e mai più abbandonato?
Hari Seldon. Forse perché è il protagonista di diversi romanzi di Asimov che io adoro ( perché è fantasociologia e fantapolitica più che fantascienza), o forse perché da ragazzina mi sono sorpresa a sperare che esistesse davvero una persona di questo tipo (e un futuro di questo tipo), fatto sta che è sempre molto vivo nella mia memoria.

 
4) La realtà ci pone quotidianamente di fronte a scene agghiaccianti. Meglio evadere con un libro di fantasia, o cercare di interpretare la realtà attraverso un libro che narri gli orrori del mondo?
La fantascienza ha sempre appagato il mio desiderio di evasione senza perdere di vista i drammi della nostra società. Asimov, Dick, Bradbury, Orwell, etc.etc. riescono ancora a farmi riflettere sulle piaghe del nostro povero mondo proponendo degli scenari futuri possibili, ancorché fantastici. Ma ho imparato a distaccarmi un po’ dalla SF per addentrarmi più a fondo nella letteratura “seria”. Inoltre amo molto leggere libri che parlano di altri Paesi, altre civiltà e culture diverse, nei quali si affrontano dei problemi che altrimenti resterebbero “lontani”, i problemi che sembrano riguardare qualcun altro ma che in realtà sono anche nostri.


5) Hai già rivelato di non amare particolarmente Hemingway. Qual è, invece, l'autore "accademico" che maggiormente hai amato, sui libri di scuola e poi oltre?
Malgrado il mio ciclo di studi ufficialmente si sia concluso con la licenza media inferiore ( o forse proprio grazie a questo fatto), posso dire di aver letto appassionatamente di tutto un po’; classici greci e latini, Dante (non so quante volte ho riletto la Divina Commedia), la letteratura russa (tutta bellissima, per me) ed europea del settecento/ottocento, persino I Promessi Sposi. Non so per quale motivo, ma ho amato molto “Il rosso e il nero” di Stendhal, ancora oggi me lo vado a leggiucchiare, di tanto in tanto. Forse mi ha affascinato il personaggio di Julien Sorel.


6) Alcuni libri, specie i classici, sono corredati da ampie biografie dell'autore. Episodi di vita e idee (soprattutto politiche) professate da uno scrittore possono incidere sulla simpatia/antipatia che il lettore può nutrire nei suoi riguardi. D'Annunzio, Pound e Lovecraft ne sono la testimonianza. A te è mai capitato di amare qualcuno come scrittore pur "disprezzandolo" dal punto di vista umano?
Si, è capitato, ma solo quando gli scritti del suddetto autore non erano intrisi e avvelenati da quelle ideologie che io reputo inaccettabili o quantomeno fortemente criticabili. Sono convinta che molti geni della letteratura siano stati, dal punto di vista umano, tutt’altro che apprezzabili. Devo però ammettere che a volte mi astengo dal leggere alcuni autori proprio per quello che so di loro. Per D’Annunzio il problema non si pone, non mi piace a prescindere; Cèlin, secondo me, era un essere umano orribile, ma apprezzo lo scrittore.

                                                                                                       
7) C'è un libro che, inizialmente apprezzato, hai poi riletto e rivalutato in negativo?
Grazie al cielo no (per ora)! Mi è successo invece di amare tantissimo “Novecento” di Baricco e di non aver mai più letto qualcosa di suo che fosse così bello. Questo mi ha portato a rivalutare in negativo l’autore, non l’opera specifica.


8) Consueta domanda di chiusura: la casa è in fiamme e puoi salvare soltanto cinque libri. Su quali testi cadrebbe la tua scelta?
Questa è una domanda che a una come me non andrebbe mai fatta, se non volete mandarmi in crisi. Cinque?? Su millecinquecento?? Va bene, ma permettetemi di barare un po’, mi sento molto Montag in “Fahrenheit 451”:

1) La “Trilogia della Fondazione” (che poi sarebbe una quadrilogia) di Isaac Asimov e tanti altri dello stesso autore.
2) “Il giuoco delle perle di vetro” di Herman Hesse .
3) “L’uomo senza qualità” di Robert Musil.
4) “Il nome della rosa” di Umberto Eco. (ma anche gli altri, vi prego!!)
5) “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez.

Però mi sento in colpa nei confronti di molti altri titoli. Cosa ne sarà di tutti i libri di Daniel Pennac, di quelli di Stefano Benni, di George Simenon, di Tiziano Terzani (e potrei riempire altre dieci pagine) ? E i classici??? No, davvero, non potete farmi questo!!
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categorie: interviste, noi e voi
sabato, 21 ottobre 2006

BOICOTTATI

E' con grande orgoglio che pubblichiamo questa intervista, realizzata dall'amico Claudio Mundo ad Aldo Moscatelli, e rifiutata (da qui l'orgoglio) da un quotidiano a tiratura nazionale, perchè ritenuta eccessivamente dura, quindi scomoda.

“I Sognatori”, nome emblematico. Chi sono questi sognatori? Quali sono i vostri sogni?

I sognatori sono innanzitutto il sottoscritto e Francesca Santamaria, le due menti celate dietro la nascita, lo sviluppo e le avventure/disavventure affrontate dalla nostra casa editrice. Poi, in senso lato, “sognatori” sono tutti coloro che hanno appoggiato con entusiasmo il nostro progetto, aiutandoci in mille modi. In questa ottica, chi condivide il nostro ideale più alto, che è quello di diffondere dal basso una vera cultura del libro, può rientrare a pieno titolo nella categoria in questione.

Un ragazzo giovane come te deve avere avuto bisogno di una bella riserva di coraggio per fondare una propria casa editrice. Mi riferisco alla condizione attuale del panorama editoriale-culturale italiano e agli atteggiamenti pervasivi delle grandi “industrie del libro”.

Più che di coraggio parlerei di rabbia. Rabbia nei riguardi del sistema editoriale italiano, stracolmo di contraddizioni, gestito da perfetti idioti, gente interessata esclusivamente al tornaconto personale. Tra richieste di contributo, raccomandazioni, incompetenza e maleducazione dilagante, c’è di che impazzire. La mia casa editrice nasce sulla scia di questo stato emotivo: la rabbia sa essere decisamente produttiva, se incanalata nella giusta maniera.

Sei ormai uno scrittore di lungo corso…quale è stato il percorso che ti ha condotto fino al febbraio 2006?

Oddio, di lungo corso non direi. Scrivo da quasi 15 anni, è vero, ma ho ancora tanto da imparare. Soprattutto, ho ancora tanto da scrivere. Dal 1992 ad oggi ho scritto decine di racconti e tre romanzi, spaziando dall’horror al giallo, dal thriller al noir, dal genere favolistico a quello di guerra. “L’orologio di cenere”, che come noir è un po’ sui generis, è il risultato finale di questo percorso artistico.

Cosa ti ha dato la forza spirituale per superare queste traversie? In cosa deve credere un esordiente per proteggere il proprio “sogno” il più a lungo possibile?

È stata la mia forza di volontà, unita allo sconfinato amore nei confronti della letteratura, a tenermi in piedi in tutti questi anni. Uno scrittore esordiente, se di talento, deve credere fermamente in ciò che ha scritto, e affidarsi alle persone giuste, senza avere fretta. Uno scrittore esordiente può cambiare il sistema. Innanzitutto, evitando di rivolgere le proprie attenzioni alle case editrici che chiedono il contributo. Secondariamente, boicottando quelle che pubblicano le fesserie dei vari Melissa P., Moccia, Fabio Volo, le barzellette di Totti, gli pseudo-libri dei personaggi televisivi, e così via. Devono evitare ruoli svilenti come quello del ghost-writer. Devono appoggiare in tutti i modi le case editrici che non richiedono il contributo, che rispondono sempre e comunque alle mail, che non liquidano un esordiente con due righe di commento. Il giorno in cui le case editrici serie verranno tutelate dagli scrittori e dai lettori, il clientelismo avrà fine, e regnerà la meritocrazia; gli incapaci che oggi guadagnano milioni si cercheranno un altro lavoro, e gli scrittori davvero in gamba avranno la soddisfazione di essere finalmente pubblicati. Il punto è che spesso sono proprio gli scrittori e i lettori a compiere le scelte sbagliate, e a fregarsene della piccola editoria.

Da cosa credi sia determinato il timore per la novità, in questo caso editoriale, nel nostro paese? Ci definivano il ventre soffice dell’Europa, siamo storicamente stati permeabili (volente o nolente) e tesi alla commistione culturale. Ora però l’Italia si scopre culturalmente più indolente. Cosa ci impedisce di affermare serenamente le nostre identità più autentiche?

L’ostracismo nei riguardi delle novità editoriali nostrane non deve sorprendere. Qui non esiste una cultura “underground” del libro, così come accade in altri paesi. In Italia l’universo del libro è controllato da pochi colossi editoriali, che fanno il bello e il cattivo tempo. Le piccole case editrici, invece, godono di uno spazio promozionale ridotto all’osso, e si sa che sono proprio queste ultime a scovare i talenti di casa nostra. È la solita storia del cane che si morde la coda: noi promuoviamo gli esordienti ma il mercato non ci dà spazio, e così le grandi case editrici possono permettersi di inzeppare il mercato (fra l’altro già saturo) con schifezze importate dall’estero. La gente, quindi, si ritrova ad acquistare un libro di Dan Brown senza sapere che c’è quello scrittore esordiente di Messina che scrive cento volte meglio di lui, ma che ha avuto la “sfortuna” di pubblicare per una piccola casa editrice senza alcuna spinta promozionale. Certo, se la gente si sforzasse di “cercare” il libro piuttosto che lasciarselo “imporre” più o meno subliminalmente, le cose cambierebbero.

I migranti “sognatori” che arrivano dalle coste dell’Africa verso quelle europee si ritrovano sempre più spesso “accolti” da navi dell’esercito che negano loro un approdo. E’ la stessa condizione di uno scrittore esordiente? E particolarmente in Puglia che tipo di clima sei riuscito a percepire? Esiste il rischio che ci siano ormai più leggenti che lettori?

Senza voler mettere sullo stesso piano chi fugge da un paese in guerra con chi fugge dall’anonimato editoriale, direi che sì, i due fenomeni sono simili, se non altro perché chi fugge sogna di arrivare da qualche parte. Il problema è rappresentato, come spieghi bene tu, dal muro che ci si ritrova davanti. Il muro di chi crede che un territorio, sia esso “geografico” o più banalmente “editoriale”, sia proprietà esclusiva di chi ha la fortuna di viverci dentro. In realtà, così come molti italiani andrebbero cacciati a pedate per fare spazio ad immigrati ben più validi sotto tutti i punti di vista, così molte case editrici dovrebbero essere ripulite per bene: via gli scrittori incapaci e quelli raccomandati, via i personaggi televisivi, via i cosiddetti esperti di marketing e comunicazione, che prediligono la quantità in luogo della qualità. Spazio ai meritevoli, agli appassionati, a chi vive per l’arte e per i libri. Quanto alla Puglia, non ho parole di elogio da spendere in suo favore: qui si legge poco e male, la scuola non agevola certo la diffusione della cultura, gli enti sono interessati soltanto alla promozione di sagre e ricorrenze religiose. Il panorama è decisamente desolante, tant’è che il 95% della mia “clientela” vive da Roma in su.

Cosa chiedi adesso a te stesso, ai tuoi progetti? Dopo la pubblicazione del tuo noir “L’orologio di cenere”, “I Sognatori”  ha da poco pubblicato un altro libro, “Camp Attack” di Larry Lisca. Sei contento?

Cosa mi attendo? Beh, non certo di diventare ricco e famoso! Spero semplicemente di poter dare voce a nuovi talenti (ma se la gente non ci dà una mano, la vedo dura…), come quello già espresso da Larry Lisca. Spero di non dover chiudere i battenti per via dell’indifferenza del pubblico. Spero di poter dare molto, molto fastidio al sistema sclerotizzato dell’editoria italiana. Spero di portare a galla il marcio che regna nel mio campo. E spero di diventare uno scrittore migliore, apprezzato, se non da una moltitudine di persone, almeno da una ristretta cerchia di lettori intelligenti e davvero appassionati. Se il successo di massa deve coincidere forzatamente con lo “sputtanamento” del proprio talento, allora preferisco restare uno scrittore esordiente a vita.

p.s.

ringraziamo pubblicamente Claudio per l'intelligente (cosa non da poco) intervista, e per l'impegno col quale ha tentato e tenta di far conoscere al grande pubblico il nostro nome.

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categorie: interviste, chi siamo
giovedì, 19 ottobre 2006

CI SIAMO QUASI...

Abbiamo or ora saputo che la settimana prossima sarà pronto il nostro terzo libro. Siamo più emozionati del solito perché questo libro rappresenta un po’ il “manifesto” della casa editrice I sognatori. Non vogliamo svelarvi troppo, però, vi diciamo soltanto che si chiama “Il cimitero dei giocattoli inutili ” e che l’autore è Aldo Moscatelli.

In anteprima, a voi la quarta di copertina del libro, nella speranza di poter attirare la curiosità di tutti coloro che ci seguono, o che si imbattono per la prima volta nel nostro blog:

 

“Con questa raccolta di racconti, Aldo Moscatelli spalanca al lettore le porte del suo universo letterario, costellato di personaggi malinconici, poetici e un po’ folli. Mediante una scrittura ricercata e mai banale, l’autore affronta i grandi temi dell’esistenza umana, filtrandoli però attraverso il tono della fiaba. L’assurdità della guerra, il senso della vita e della morte, l’indispensabilità del sogno, il rifiuto del dolore e la necessità di un rapporto umano svincolato dall’esteriorità, sono solo alcuni degli argomenti passati in rassegna. Argomenti difficili, resi accessibili a tutti attraverso dieci storie originali e avvincenti, ideali per i sognatori di ogni epoca, grandi e piccini. Un libro da leggere e far leggere, perché come suggerisce lo stesso autore, il sognatore lascia dietro di sé qualcosa che altri, i più vicini al suo spirito, potranno utilizzare dopo di lui. “.

 

E noi, sognatori per nome e per vocazione, non possiamo che sperare di poter lasciare a voi una testimonianza dei nostri stessi ideali, delle nostre speranze e del nostro modo di interpretare gli eventi. Senza pretese, o scopi occulti. Alcuni libri si lasciano leggere: altri libri ti leggono dentro. “Il cimitero dei giocattoli inutili”, secondo noi, è uno di questi.

Non vediamo l’ora di ottenere i primi pareri. Chi sarà il primo a fornircelo?

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categorie: i nostri libri
martedì, 17 ottobre 2006

PROSPETTIVE RIBALTATE 3

Prima di passare alla nostra terza intervista, vorremmo portare alla vostra attenzione un nuovo blog:  Biblios, gestito da Zeruhur e P1gg1a. E' un blog che si occupa di libri e che necessita, a parer nostro, della giusta "spinta" promozionale. Alla faccia di chi ci vede come vili commercianti, riteniamo invece che occorra sempre e comunque aiutare coloro che, al par nostro, si occupano (preoccupano?) di diffondere il verbo del "libro", indipendentemente dal logo stampato in copertina. Dategli un'occhiata, perchè lo merita.

Detto questo, lasciamo la parola a Stefania del blog http://squilibri.splinder.com/.

1. Partiamo dalla domanda più difficile, almeno a livello mnemonico: primo libro letto in assoluto?
Non è facile dimenticarlo, il primo amore. Il passaggio “ufficiale” dai libri per bambini a quelli dei “grandi” fu sancito da “Marcovaldo”, di Italo Calvino, regalatomi da mia madre alla fine delle scuole elementari. Non tanto per il libro in sé, questo scrittore sarebbe poi diventato uno dei miei più amati.

2. Ridere, sorridere, piangere: potresti associare a queste tre parole tre libri che hai letto?
Ho riso di gusto con “Nudi e crudi” di Alan Bennett.
Ho sorriso con “Afrodita” di Isabel Allende, per la stessa ragione per cui ancor prima avevo sorriso con le “Ricette immorali” di Manuel Vazquez Moltalban.
Non ho invece un libro cui associare il pianto, ma una profonda inquietudine ed una forte tensione emotiva sì. Mi è accaduto leggendo “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman. Accade ogni volta che la fantasia coincide con la (propria) realtà.

3. Che importanza rivestono i libri nel tuo vivere quotidiano?
Occupano decisamente un posto preponderante. Sono il mio lavoro, anche se dall’altra parte della barricata, ovvero nella veste di chi li vede “nascere”, seguendo la loro avventura dal manoscritto allo scaffale di una libreria
E sono il mio agognato tempo libero, da lettrice, almeno quello trascorso in versione casalinga o quotidiana. Vale a dire che se un viaggio, uno spettacolo a teatro o una passeggiata sono il mio relax “fuori” (e con maggior tempo a disposizione), un buon libro riempie sempre lo spazio anche minimo incastrato tra un impegno e l’altro. Basta una sala d’aspetto, una pentola che bolle, uno di quei buchi nella rete dello stress, un minimo di tempo sospeso, d’attesa.

4. Quando entri in libreria, a che settore ti avvicini istintivamente?
Vado di solito verso la narrativa, e verso titoli o autori mirati. Non manco mai di scorrere i dorsi nel settore “Poesia” e mi diverte dare un’occhiata al settore “Novità” o “I più venduti della settimana”: a volte ci sono titoli improponibili che la dicono lunga sulla domanda e su questo pazzo mercato volentieri assecondato dall’editoria. Sono francamente contenta di trovare ristampe o riedizioni di titoli “classici” e di scovare – perdute negli scaffali più reconditi – “chicche” o novità poco pubblicizzate, di cui ho avuto notizia magari per canali rocamboleschi o per passaparola.

5. Ci sono "fermenti" letterari all'interno della città in cui vivi?
Davvero pochi, assai meno di quanto ci si aspetterebbe almeno in relazione all’impegno di quanti lavorano per la cultura e i libri. Vedo la mia città molto pigra e poco reattiva agli stimoli, sempre pronta a mondanità effimera e quasi mai a progetti sulla lunga durata. Mi si potrebbe obiettare che non è vero, non completamente, che nel sottobosco ci sono autori, poeti, lettori, mecenati, magari anche geni incompresi. Solo che – da lettrice esigente, da curiosa, da frequentatrice assidua e attenta di questa realtà – non ne vedo. Se ce ne fossero mai stati, sono andati via. La gente legge pochi libri, ne compra ancor meno e trasforma le occasioni di cultura in eventi mondani destinati ad una cerchia limitata dalla quale restano sempre fuori coloro da cui un minimo fermento potrebbe nascere.

6) C’è un evento della tua vita, un ricordo indelebile, legato al mondo dei libri?
Più che un evento “singolo” esiste un “modo” di mettersi in relazione a qualcun altro ed esprimergli affetto, stima e fiducia totali attraverso un libro. Un libro che ti appartiene, da cui mai avresti pensato di separarti e che invece diventa messaggio, tramite, causa ed effetto. Infine, destinazione ultima, dono non replicabile, in copia unica, passando dalle tue mani ad altre mani, portando con sé un pezzo della tua vita e trasferendola in un’altra. Mi è capitato di darne, di libri che mi appartenevano, e soprattutto di riceverne da altri in dono; sono straordinari perché sopravvivono anche alla fine delle cose, delle amicizie, dei legami, delle storie.

7) Consideri il libro un oggetto "sacro" da trattare con ogni riguardo, evitando accuratamente di sgualcirlo, oppure lo consideri come un oggetto da "vivere" anche fisicamente, quindi personalizzandolo con sottolineature, appunti e commenti?
Ho grande rispetto per i libri e non sopporto di vederli maltrattati, sgualciti, rovinati dall’incuria. Altra cosa – credo – da ciò che sottintende la domanda: un libro sotto una campana di vetro, intonso, intoccato, è un pezzo da museo, non qualcosa che vive e respira con te. Credo che i libri, soprattutto quelli molto amati, debbano recare i segni del nostro passaggio, come le rughe su un viso; debbano accumulare una memoria, quella della nostra vita passata attraverso di essi, perché solo così saranno in grado di restituirla a chi dovesse riaprirne le pagine tra due minuti o due secoli. Mi capita di segnare a margine una parola, di tracciare un segno, di cerchiare una parola chiave o un intero pensiero. Mi capita di dimenticarvi tra le pagine un appunto, una fotografia, un segnalibro. Lì il tempo è fermato per sempre, e non è un tempo qualsiasi, generico, collettivo: è il mio, racconta di me.
Tra parentesi, questo modo di rapportarmi ai libri fa sì ad esempio che – pur condividendo la felice idea così in voga del bookcrossing – io non lo pratichi, e me ne guardi bene. :)

8) Solita domanda. La casa è in fiamme, e puoi salvare soltanto cinque libri tra quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
Se mi calcolate come “libro” singolo l’opera completa di Calvino e quella di Borges, li mettiamo in salvo. Gli altri tre posti disponibili mi mettono in imbarazzo, perché non amo fare “classifiche” né ipotizzare priorità o le famose distinzioni “libri assolutamente da leggere” e “libri da evitare”. Taglio la testa al toro e prendo i tre titoli che sono sempre sul mio comodino: l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, gli Ossi di seppia di Eugenio Montale e i Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese.
[In realtà, in caso d’incendio, ne salverei molti di più… Il rogo di libri è da sempre un segno funesto e insopportabile] :)

postato da: Isognatori alle ore 09:30 | link | commenti (3)
categorie: interviste, noi e voi
sabato, 14 ottobre 2006

SIETE DEI BLOGGERS VENDUTI!!!

Col benestare dell’amico Alberto, copiamo e incolliamo la dichiarazione di un anonimo navigatore, che dopo aver visto sul blog dello stesso Alberto (http://cigale.splinder.com/) una recensione del romanzo noir “L’orologio di cenere” (scritto da Aldo Moscatelli e da noi edito) , ha dichiarato:

 

Ciao, a proposito dei sognatori, di cui in rete circolano un paio di blog e un sito, ho sentito dire che hanno spedito i loro libri a un sacco di blogger perché facessero delle recensioni. Non vi pare un mezzuccio di basso livello? E quei blogger non vi sembrano dei "venduti"?”

 

La “misurata” e sacrosanta reazione di Cigale è stata la seguente:

 

Ciao un paio di p@@@@, caro il mio anonimo. Intanto non hai neanche avuto il coraggio di firmarti. Le cose sono ben diverse. I libri non sono stati spediti a un sacco di blogger, bensì a dei blogger selezionati e interessati a recensire libri, tra i quali il sottoscritto. Non c'era alcun impegno vincolante: se il libro ci era piaciuto e se eravamo interessati potevamo scriverne. Per quanto mi riguarda ho sempre supportato la piccola editoria di qualità e la mia recensione è l'evidenza che non ho compiaciuto nessuno. Non ho preso alcun compenso, pertanto non sono un venduto. In questi casi molte editrici spediscono libri in lettura a scopo promozionale. Non c'è niente di strano.”

 

Ringraziamo Alberto per l’accorata difesa della nostra casa editrice, della sua persona e di quei bloggers che hanno aderito (e sono tanti) alla nostra iniziativa. Per quanto ci riguarda, non abbiamo granchè da aggiungere, se non un: “ci hai provato, caro anonimo, ma ti è andata male. Le persone che, a differenza tua, non sono stupide, sanno fiutare da chilometri le fregature, e noi non vendiamo alla gente fregature. Vendiamo libri, e in alcuni  casi, a costo di rimetterci un bel po’ di soldi, li regaliamo pure. Ma pur di promuovere la cultura del libro, siamo disposti a correre ogni genere di rischio, compreso quello di essere fraintesi. Ad ogni modo, come ben specificato da Cigale, a noi interessa raggiungere un certo tipo di individuo. I vigliacchi che si divertono a criticare una serie non indifferente di persone senza neanche avere la benché minima conoscenza di ciò di cui si parla, non rientrano fra questi. E adesso tornatene nel tuo squallido anonimato. Noi continueremo a dare voce e visibilità ai bloggers che lo meritano: perché per noi non sono semplici “clienti”, ma amici.

Vero Anselmo? Vero Valeria? Vero Patrizia? Vero Barbara? Vero Monica? Vero Marina? E la lista potrebbe continuare per ore (citiamo i primi che ci vengono in mente, non se ne abbiano a male gli altri)…

 

postato da: Isognatori alle ore 17:07 | link | commenti (7)
categorie: noi e voi
sabato, 07 ottobre 2006

PROSPETTIVE RIBALTATE 2

Dopo la bella intervista rilasciata dall’amico Cassiel, è ora il turno di rivolgere qualche domanda ad una delle prime blogger ad averci aiutato e incoraggiato nella nostra attività editoriale: parliamo di Barbara del blog http://ilviziodileggere.splinder.com/

 

 

1) Chiediamo anche a te uno sforzo mnemonico non indifferente: ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Non è affatto uno sforzo. Non potrei mai scordarlo. E’ stato “Il piccolo Lord” ed avevo otto anni. Il primo vero libro di ben 231 pagine che ancora oggi conservo con estrema cura, ingiallito, ma integro e guai a chi me lo tocca. Ne sono molto gelosa.

2) E il primo libro del quale ti sei innamorata perdutamente?
Se facciamo un discorso cronologico, il primo di cui mi sono perdutamente innamorata e che ho riletto circa dieci volte di seguito è stato “Il giornalino di Gian Burrasca”. Avevo sempre otto anni. E sempre intorno ai nove anni ho letto tutti i gialli di Agatha Christie che avevano l’ispettore Poirot come protagonista. Forse è stato lui il mio primo personaggio idolo.
Spostandomi all’età adulta, risponderei L’ultima lettera di Jaime Joaquin Mora Tordera di Antonio Steffenoni. Nella prima edizione, quella originale pubblicata da Interno Giallo che forse ho letto io e altre due o tre persone sulla faccia della terra! Un libro emozionante, bello e commovente. Un’emozione forse legata anche al periodo che stavo vivendo.

3) Sappiamo di una tua viscerale passione nei confronti della filosofia moderna, in particolare nei riguardi dell’idealismo tedesco. Letture di questo tipo spaventano il fruitore medio: dovendo suggerire alla “massa” un libro di filosofia, su quale testo cadrebbe la tua scelta, e perché?
Diciamo che la mia passione più che viscerale è ostinata. La filosofia in generale è in netto contrasto con il mio modo di essere, quindi leggo filosofia da profana perché adoro immergermi in cose che non capisco e sulle quali mi devo concentrare per afferrare il concetto. Mi capita anche spesso di mollare ed arrendermi. Quindi, dovendo consigliare un primo approccio alla filosofia per la “massa”, mai e poi mai l'illuminismo tedesco. Direi invece Platone, forse il Fedro, perché, secondo me, oltre ad essere una delle pietre miliari del pensiero filosofico, è anche piacevole da leggere, cosa che penso sia la base migliore per avvicinarsi ad una materia nuova e della quale si conosce poco. Almeno così è stato per me.

4) Un filosofo a te caro sosteneva che il dilemma tra “essere” e “avere” è stato sostituito da quello che contrappone l’essere all’apparire. Traslando tale concetto in ambito editoriale, c’è da dire che gli scrittori-truffa ormai abbondano; paradossalmente, ormai anche l’aspetto estetico incide sulle vendite di un libro. Tu che idea ti sei fatta del panorama editoriale nostrano, in proposito?
La mia idea , basata sull’ esperienza personale, è che fino a dieci, quindici anni fa il libro era considerato un oggetto per pochi. Pochi erano coloro che si avvicinavano ai libri e pochissimi i lettori forti. Oggi, grazie alla pubblicità, alle numerose manifestazioni letterarie, agli autori più disponibili ad incontrare il pubblico e a confrontarsi con questo, l’interesse nei confronti della lettura è in crescita. Gli scrittori-truffa , se così li vogliamo chiamare, per me non sono un delitto. Io sono dell’idea che l’importante sia iniziare a leggere. Avvicinarsi ad un libro in qualsiasi modo. Entrare in libreria, girare tra gli scaffali, lasciarsi anche catturare dalle copertine. Se si è dotati di curiosità e di intelligenza, si può sicuramente andare oltre e arrivare a scoprire che esiste tanta buona letteratura di qualità.
Detto in parole povere: i grandi bestsellers sono utili. Fanno “cassa” nelle tasche del libraio e gli permettono di tenere sui banchi e a scaffale tutta quella letteratura di qualità che altrimenti non avrebbe la possibilità di sopravvivere e che noi non avremmo l'opportunità di poter apprezzare.

5) Chiediamo anche a te se c’è un episodio della tua vita indissolubilmente legato al mondo dei libri.
Un episodio della mia vita indissolubilmente legato ai libri è senza dubbio il giorno in cui sono stata assunta dall’azienda per la quale lavoro. Ho realizzato un sogno lavorare in mezzo ai libri, con i libri e per i libri.

6) Gli autori studiati sui banchi di scuola, solitamente, vengono poi odiati in seguito. C’è uno scrittore che, conosciuto proprio in quell’ambito, hai poi finito per adorare?
Sui banchi di scuola credo di averne odiati parecchi e forse qualcuno lo odio ancora. In maniera particolare ho odiato Dante, che oggi invece adoro.

7) Quale, invece, lo scrittore “accademico” più sopravvalutato di sempre, secondo te?
Forse molti si stupiranno e penseranno che io sia pazza, ma per me, l’autore più sopravvalutato (non di sempre perchè essendo del 900 è relativamente "recente") è Calvino. Non l’ho mai potuto soffrire. Non l’ho mai detto a nessuno. Non posso dirlo a nessuno, ma qui siamo tra amici e ve lo posso confidare. Trovo Calvino noioso. Salvo solo le Lezioni americane ed Il sentiero dei nidi di ragno. La trilogia è di una pesantezza bestiale e non ho il coraggio di dirlo a mia figlia perché presto, a scuola, lo dovrà leggere!

8) Solita domanda finale infida ed odiosa: la casa è in fiamme, e puoi salvare soltanto cinque libri tra quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
Salverei quelli ai quali sono più affezionata e che mi ricordano periodi belli della mia vita.
Farei quindi una scelta emotiva e non qualitativa.
- "L’amante di Lady Chatterley" perché rappresenta la trasgressione e l’ho letto quando ero molto giovane e molto innamorata della persona sbagliata.
- "Quer pasticciaccio brutto de via merulana" perché è stato uno dei pochi libri letti sui banchi di scuola che ho amato e perché penso che Gadda sia un autore meraviglioso, sottovalutato e poco conosciuto dalla “massa”.
- “Il teatro di Sabbath” di Philip Roth perché me lo ha regalato una persona che ho amato profondamente e perché è un libro umano, crudele, disperato, triste, ma bello.
- “La critica della ragion pura” di Kant, perché è sul mio comodino da sempre e ogni tanto rileggo qualcosa, quindi non saprei farne a meno.
- “Praga magica”, di Angelo Maria Ripellino, perché l’ho letto andando a Praga, in uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto e forse quella città non mi sarebbe piaciuta così tanto se non avessi letto questo libro.
Come ho detto molte volte, per me leggere di luoghi, città, quartieri, posti realmente esistenti o frutto della fantasia di un autore è fondamentale. Devo respirare l’aria del posto in cui mi trovo con la mente, devo assaporare l’atmosfera e vivere a mio agio nelle descrizioni. Questo è uno dei libri in cui mi sono immedesimata maggiormente nei luoghi descritti.

 

postato da: Isognatori alle ore 11:13 | link | commenti (8)
categorie: interviste, noi e voi
lunedì, 02 ottobre 2006

PROSPETTIVE RIBALTATE

Inauguriamo una nuova rubrica nella quale i ruoli tra scrittore e lettore si invertono: proporremo ogni settimana un'intervista ai blogger particolarmente impegnati nella promozione dei libri. Iniziamo con Cassiel del blog   http://cassielheaven.iobloggo.com/. E adesso la parola a voi blogger:

1) Partiamo dalla domanda più difficile, almeno a livello mnemonico:
primo libro letto in assoluto? 
 Infatti, e' veramente difficile rispondere a questa domanda, non tanto
perche' non ricordo con percisione quale sia stata la mia prima
lettura, quanto perche' amo ricordare una serie di libri che hanno
significato molto per me, non solo nella mia infanzia e all'inizio
della mia adolescenza, ma che sono stati formativi dei miei gusti in
senso generale.
Mentirei pero' se non ricordassi innanzitutto quelli che sono stati
veramente i primi, e cioe' una parte di quei romanzi di Salgari
dedicati al ciclo della Malesia. Ricordo ancora la magia, il fascino
causato dalla scoperta di tali opere e ricordo con tenerezza, che
quando ero febbricitante a letto, colto da ricorrente influenza, mio
padre, che condivideva la stessa passione per Salgari, amava
leggermeli lui.
Ho adorato alla follia Sandokan, Yanez, Tremalnaik, la Perla di
Labuan. E oggi continuo ad amare ancora il grandissimo, immenso
Emilio, al quale per fortuna vedo che comincia ad essere concesso il
posto che merita nella nostra letteratura, superando incomprensibili
resistenze. Anche se certi pregiudizi nell'ambiente malsano
dell'"accademia" italiana sono duri a morire.
Ma accanto a Salgari vorrei ricordare anche un altro autore che ancora
amo moltissimo: Charles Dickens, il cui "David Copperfield" e' stato
per me una vera e propria rivelazione.
Il romanzo di formazione perfetto, molto piu' de "Il giovane Holden",
pur ottimo, ma eccessivamente acclamato. Uno di quei libri che sarebbe
meglio inserire in un contesto determinato per apprezzarli veramente e
non snaturarli attraverso un culto esagerato, una moda letteraria che
non rende un servizio utile alla letteratura, e non lo rende neanche
agli stessi libri fatti oggetto di culto.

    2) Cosa hai letto, invece, di recente? 
 Nell'ultimo anno ho cambiato un po' le abitudini di lettura. Prima ero
un lettore molto coscenzionso. Mi autoregolamentavo imponendomi la
lettura di un libro fino alla fine, prima di passare al successivo.
Oggi, invece, sono molto piu' "creativo" ed istintivo, seguo le
sensazioni del momento per cui, leggo contemporaneamente diversi
libri. Alcuni li ho iniziati addirittura all'inizio dell'anno e devo
ancora finirli, ma non perche' non mi piacciono, ma perche' altri nel
frattempo sono subentrati, proprio a fronte di quanto dicevo.
Ma sono anche capace di terminarne alcuni nel giro di qualche giorno,
come l'ultimo letto, che e' anche l'ultimo recensito sul mio blog, la
raccolta di quattro racconti di Giorgio Scerbanenco "Uomini ragno".
In questo momento sono molto preso da tre libri diversi, che presto
recensiro': "Storia illustrata del Terzo Reich" di Wolfgang Benz, la
raccolta di saggi del mio amico Valerio Evangelisti, "Distruggere
Alphaville", e il divertentissimo scherzo letterario della virtuale
autobiografia di Mozart di Pietro Rattalino, dal titolo "Vita di
Wolfgango Amadeo Mozart scritta da lui medesimo". Ma ne sto leggendo
anche altri.

    3) Nel tuo blog dichiari esplicitamente di voler aiutare (non solo con
le parole) la piccola editoria. Intravedi anche tu il pericolo di un
appiattimento culturale dovuto allo strapotere dei "soliti noti"? 
 Lo strapotere della grande editoria e' un dato di fatto inoppugnabile,
nessuno in buona fede, credo, potrebbe affermare il contrario. Poi le
cose per fortuna (forse voi non condividerete del tutto la mia
analisi), sono un pochettino piu' complesse, ci sono luoghi in qualche
modo "liberati" anche all'interno della grande editoria. Rari, ma ci
sono.
Pero' resta il dato di fatto che e' difficile far valere le proprie
qualita' quando gruppi di potere controllano quasi tutti gli spazi e
lo fanno anche con arroganza. E voi, purtroppo ne sapete qualcosa,
sicuramente piu' di me.
D'altra parte, pero', non tutta la piccola editoria e' di qualita',
anzi. Ma in ogni caso la difesa di questo settore e' un dovere di ogni
persona che oggi abbia a cuore la letteratura.

    4) Che idea ti sei fatto del lettore medio italiano? 
 Il lettore medio italiano, a mio parere, non esiste. Esistono delle
categorie di lettori, e anche queste non sono cosi' ben definite.
Quando vado nelle grandi librerie, oltre a guardare gli scaffali, mi
guardo attorno. E' una cosa che mi incuriosisce molto. E devo dire, ad
onor del vero, che i clienti delle librerie sono di varia natura, non
cosi' facilmente catalogabili.
Pero' io orbito attorno ad una grande citta'. Roma, infatti, secondo
una recente indagine, pare sia risultata tra le primissime citta'
italiane per lettori in rapporto alla sua popolazione.
Ma forse voi vi riferite anche a quella categoria, che io definisco di
"non lettori", ma che paradossalmente comprano libri e li leggono
(anche se non sempre). La lettura e' un'arte e come tale va coltivata.
Invece esiste una nutrita schiera di persone che vive la lettura solo
come passatempo e quindi si fa condizionare nelle proprie scelte da
richiami mediatici, analoghi a quelli televisivi.

    5) In base a quali fattori scegli di acquistare un libro? 
 I fattori sono diversi, per il fatto che mi ritengo un lettore
onnivoro, cioe' nel limite del possibile leggo di tutto, tranne forse
i manuali di tecnica, giardinaggio e cucina, non perche' li reputo
inferiori, ma perche' esulano dai miei interessi.
Ho comunque sviluppato un certo fiuto e negli ultimi anni e'
difficile, molto difficile, che acquisti un libro che poi non mi piace
del tutto. Ovviamente i canali prioritari sono le riviste
specializzate, internet, gli amici, ma anche certe mie sensazioni del
momento, a volte mi basta sfogliarlo un libro per capire.

    6) C'è un evento della tua vita, un ricordo indelebile, legato al mondo
dei libri? 
 Ne ho gia' parlato: i libri che mio padre mi leggeva, mentre ero a
letto ammalato, oppure perche' non riuscivo ad addormentarmi. Non solo
Salgari.
Ma resta indelebile in me anche il suo amore per i libri in senso
generale, soprattutto per quelli di storia. Questo e' l'evento
positivo.
Poi ce n'e' anche uno negativo, legato appunto al mondo dei "non
lettori". Un episodio in apparenza banale, ma se ci pensate bene, non
lo e' affatto. Un mio ex vicino di casa, anni fa, osservando la mia
nutrita libreria, mi chiese perche' non avessi buttato, o al massimo
rivenduto, le edizioni economiche dopo averle lette. Secondo lui non
valevano nulla e servivano solo per accumulare polvere. Uno di quelli
che pensa che i libri siano per lo piu' soprammobili da mostrare per
le loro qualita' esteriori. Restai esterrefatto.

    7) Cosa rappresenta per te la lettura? 
 E' essenzialmente un atto creativo. Quando leggo cerco di interagire
con lo scrittore, non mi limito a subire passivamente. A volte mi
arrabbio anche con lui, cerco di entrare nella sua psicologia e di
indagare le sue manie. E' un meccanismo che oramai scatta
automaticamente, senza nessuna difficolta', non riuscirei a fare
altrimenti.
Poi e' un atto di conoscenza e di informazione, legato alla memoria.
La lettura come la scrittura servono a rendere omaggio alla memoria.
Una cosa assolutamente fondamentale.

    8) C'è un libro che ultimamente non hai trovato la forza di terminare? 
 No. Non recentemente. Oddio qualche libro brutto mi e' anche capitato,
ma non cosi' brutto da non poterlo terminare. C'e' invece un libro che
non ho avuto la forza neanche di incominciare e che mi sono pentito di
aver acquistato, l'avevo fatto spinto dalla semplice curiosita'. E' il
primo di Faletti, mi e' bastato sfogliare alcune pagine per capire che
non l'avrei mai letto, Lo stesso errore per fortuna non l'ho commesso
con Dan Brown, che tra l'altro mi sta  pure simpatico. Di lui ogni
tanto mi diverte leggere qualche pagina in libreria, perche' lo trovo
un umorista involontario. E' assurdo che ci possano essere persone che
lo prendano sul serio come scrittore ed e' ancora piu' assurdo che ci
siano persone che prendano sul serio le sue bislacche teorie.
Sul fatto che abbia fatto montagne di soldi, non mi scandalizzo piu'
di tanto. Non e' affatto questo il punto, o meglio, non e' solo
questo. Solo quelli presi da una concezione molto snob si
scandalizzerebbero di questo, quei lettori che partono dall'erronea
considerazione che il mondo dei libri dovrebbe essere esente dal vile
denaro, senza tener conto invece che c'e' chi si arricchise in altri
settori con metodi infinitamente piu' vergognosi.

    9) Qual è, secondo te, il "classico" più sopravvalutato di sempre? 
 Questa domanda mi piace assai, perche' mi permette di parlare di due
libri diversi e molto importanti.
C'e' un luogo comune diffuso tra i lettori italiani, anche tra quelli
piu' acculturati, una parte dei lettori italiani. Un atteggiamento che
ho avuto modo di riscontrare pero' abbastanza di sovente.
La tendenza a stroncare "I Promessi Sposi".
In effetti, se questa domanda me l'aveste rivolta qualche anno fa,
anche io allora avrei detto che il romanzo di Manzoni era un'opera
assolutamente sopravvalutata. Ritengo che qusto sia un effetto
dell'esagerata sovraesposizione che lo stesso autore ha da sempre
nelle scuole italiane, una cosa analoga a quella che accade, su altri
terreni, al gia' citato "Giovane Holden", d'altronde.
Una reazione di rifiuto da parte di lettori che scoprono
successivamente che il modo della lettura e' ben piu' vasto
dall'immagine accademica offerta dall'insegnamento scolastico.
Ed invece io, dopo una piu' attenta analisi e conoscenza, ho maturato
la convinzione che "I promessi sposi" siano un capolavoro assoluto,
con dei personaggi cosi' grandiosi, da restare per sempre
nell'immaginario collettivo. Una cosa che non molte opere letterarie
possono vantare.
Oggi invece, e forse scandalizzero' molti di quelli che leggeranno
quest'intervista, ritengo che il classico veramente piu'
sopravvalutato di tutti i tempi sia "La Recherche" di Proust. Oddio
Proust sapeva scrivere eccome, ma la sua era un'arte sprecata messa al
servizio in quel caso di un'infinita, pedante, mediocre e noiosa
masturbazione mentale. Ho odiato "La Recherche" e ogni volta che sento
nominare Proust provo un profondo fastidio.

    10) Ultima domanda. La casa è in fiamme, e puoi salvare soltanto cinque
libri tra quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali
salveresti? 
 Questo e' uno dei miei giochi preferiti, fatto anche di recente. Una
risposta che potrebbe apparire difficile da dare e che invece per me
e' abbastanza facile, perche' sono sicuro delle mie scelte. L'unico
probema e' che cinque sono veramente pochi.
Quelli che ho scelto sono cinque classici, lo so, ma non ci posso far
nulla. E la cosa assume ancor piu' valore, se si considera che sono
uno che oggi non legge quasi piu' classici.

"La Divina Commedia" di Dante Alighieri.
Questa e' l'opera letteraria che in assoluto ha avuto la
responsabilita' di formare di piu' il mio immaginario. Nell'infanzia
lo ha fatto negativamente. Ero ossessionato dalla "Commedia" di Dante,
ma un'ossessione e un terrore, che, lo dovevo immaginare, presto si
sarebbero trasformati in un amore incondizionato.
Ancora oggi sono stupefatto di fronte a tanta bellezza, a tanta
fantasia, a tanta cultura, che mi chiedo come possa aver fatto un uomo
solo a cerare un'opera cosi' immensa.

"I fratelli Karamazov" di Fedor Dostoevskij
Dostoevskij e' il mio scrittore preferito in senso assoluto. E' il
primo che abbia indagato in maniera profonda l'animo umano. Uno
scrittore di una complessita' incredibile, ma che allo stesso tempo
non abbandona mai il lettore e lo tiene avvinto per migliaia di pagine
con l'ausilio di trame straordinarie. Una sola di esse farebbe la
felicita' di qualsiasi scrittore odierno.
Il libro in questione e' la summa dell'opera dello scrittore russo,
nel quale i suoi ricorrenti temi trovano espressione piu' completa. Il
capitolo sul "Grande Inquisitore" e' qualcosa di cosi' sublime da
costituire un eterno esempio per chi vuole fare letteratura.

"Il processo" di Franz Kafka
Per lunghi anni sono stato quasi convinto che Josef K. ero io. Non e'
facile entrare all'interno della psicologia di Kafka e non e' facile
catturare il senso emotivo delle sue opere. Io credo in parte di
esserci riuscito. Il paradosso delle prigioni, che ci costruiamo e che
ci vengono costruite addosso dalle strutture di potere, e' qualcosa di
talmente attuale dal quale non si puo' assolutamente prescindere.

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini
Pasolini insieme all'Alighieri e' stato secondo me il piu' grande
scrittore italiano di tutti i tempi. Ma non e' stato solo questo, e'
stato anche il maggiore intellettuale italiano del secolo scorso. Un
uomo completo sia come narratore, sia come poeta, sia come cineasta,
che come giornalista.
"Ragazzi di vita" e' un affresco meraviglioso sulla mia citta', e'
un'opera corale dedicata ad una certa generazione, ai diseredati e ai
perdenti, a chi viveva ai margini di Roma stessa.

"Tutti i racconti" di Edgar Allan Poe
Poe e' lo scrittore perfetto di racconti. Un modello per tutti. Le sue
novelle sono qualcosa di cosi' intenso e grandioso da contenere
sensazioni e messaggi atavici. Non solo terrore, ribrezzo e paura, ma
fascinazione e bellezza. Ha avuto il merito per primo di nobilitare un
genere letterario, troppo a lungo ancora, dopo di lui, ritenuto
assurdamente di secondo piano, quello che si osa con ignoranza
definire paraletteratura.

 

postato da: Isognatori alle ore 17:11 | link | commenti (4)
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