“SULLE LIBRERIE”
di Aldo Moscatelli
Sono un lettore come tutti voi. E come tutti voi, conosco la magia delle librerie. Nei lunghi pomeriggi universitari, ero solito trascorrere il mio tempo bighellonando da una scansia all’altra; prediligevo gli orari morti, quando le librerie sono vuote e regna un silenzio confortante ed ossequioso.
Da scrittore, ho spesso sognato di poter vedere un mio libro riposto negli scaffali, od esposto (quanto ero ingenuo!) in vetrina. Mi piaceva l’idea di scorgere qualche ignaro lettore intento a sfogliare le pagine dei miei libri, nella speranza di cogliere un sorriso d’approvazione.
Chi ha avuto modo di leggere “Lo scrittore inutile”, racconto di chiusura del mio ultimo libro, sa bene di cosa parlo.
Divenuto editore, mi sono scontrato con una realtà ben diversa. E ho capito che in libreria non ci sono soltanto i libri, amici e compagni di tutta una vita. Ci sono anche persone, e interessi economici più o meno leciti. Così, quando a febbraio ho cominciato questa avventura nel mondo dell’editoria, dopo aver racimolato le informazioni necessarie, ho deciso di fare a meno delle librerie “classiche”.
Per tre motivi in particolare:
1) La ricerca di un canale di distribuzione, lo sconto librario e compagnia bella, fanno lievitare il prezzo di copertina del 30% e anche più. Ora, in un paese in cui tutti si lamentano del caro prezzi, e in cui i libri arrivano sugli scaffali alla modica cifra di 16-18 euro, mi è parso giusto andare controcorrente. Con tutti i rischi che ne derivano. È chiaro che il lettore preferisce tastare con mano il prodotto. La strada de I sognatori, in tal senso, è decisamente in salita. Abbiamo puntato tutto su qualità e costi contenuti: speriamo che i lettori apprezzino il fatto che ci sia qualcuno, in Italia, desideroso di far risparmiare loro qualche euro.
2) Come già accennato, la logica delle librerie è ormai esclusivamente commerciale. In sé, la cosa non stupisce, né deve stupire. Tuttavia, inserendo la libreria classica all’interno di un contesto più ampio, ci si rende conto che essa è concausa di molti problemi legati al mondo dell’editoria. Ad esempio: che fine fanno i libri delle case editrici emergenti? Buttati in un angolo a prendere polvere, a meno che non ci siano rapporti “di altro tipo” tra libraio e casa editrice. Quanti libri scritti da scrittori emergenti finiscono in vetrina? Nessuno, a meno che lo scrittore non abbia pubblicato per i soliti noti. Terza domanda: se un cliente entra in libreria e, rivolgendosi a un addetto, chiede consiglio su quale libro acquistare, quante possibilità ci sono che l’interrogato suggerisca il titolo edito da una piccola casa editrice, e scritto da un autore esordiente?
Ora, ogni volta in cui mi capita di parlare di questo argomento, c’è sempre qualcuno pronto a citare la libreria “alternativa” che agisce in maniera differente. Che esistano non lo metto in dubbio, però io non ne ho mai trovata una. Qualche giorno fa ho fatto visita ad una libreria che, in base al parere di un’amica, si distinguerebbe per lo spazio promozionale offerto alla piccola editoria. Sarà… ma in vetrina campeggiavano Moccia, Dan Brown, Melissa P. e Fabio Volo. L’unica scrittrice emergente era Licia Troisi. Che pubblica per Mondadori. Ho detto tutto.
3) Il fattore che in maggior modo mi tiene a debita distanza dalle librerie, come editore, è l’opzione dei resi. Per il sottoscritto, un ricatto bello e buono. Una libreria, infatti, può tranquillamente restituire le copie di un libro rimaste invendute, indipendentemente dalla promozione e dalla visibilità concesse all’opera. È pacifico che, relegando i lavori della piccola casa editrice in uno scaffale nascosto nella toilette, le copie resteranno invendute. Ma al libraio tutto questo importa poco: male che vada, potrà restituirle e farsene dare altre di un libro più recente. Certo, la vendita delle copie giova comunque al gestore, che apparentemente ha tutto l’interesse a smerciarle: egli, infatti, guadagna la differenza tra il prezzo di copertina e la somma pagata per l’acquisto delle copie. Ma si tratta di pochi euro, se tenete conto che il numero di copie richieste al piccolo editore si contano sulle dita di una mano.
Riepilogando:
- i servigi (o pseudo tali) delle librerie incidono sul prezzo di copertina;
- il gioco varrebbe pure la candela, se le librerie si impegnassero sul serio nella promozione delle opere pubblicate da piccoli editori. Ma sappiamo che così non è: chi già gode di budget faraonici e campagne pubblicitarie a tappeto, usufruisce della maggiore visibilità. Poco importa se i libri piazzati in vetrina vengano considerati un po’ da tutti come schifezze immonde. Ripeto, il discorso cambierebbe se la medesima opportunità di successo (cioè di vendita) venisse concessa a tutti indiscriminatamente.
- l’opzione dei resi avvantaggia troppo le librerie e sfavorisce eccessivamente le piccole case editrici. In tal senso, occorrerebbe operare dei distinguo, rendere il sistema più elastico, tutelare in qualche modo la piccola editoria di qualità. Se si parla di visibilità, I sognatori e Mondadori sono su pianeti differenti, ma se si parla di resi, vengono poste invece sullo stesso piano. E questo non mi sembra giusto.
Concludendo, non è da escludere che in un prossimo futuro anche I sognatori possa adoperarsi per rendere più capillare la propria distribuzione, rivolgendosi alle librerie. Ma finchè le nostre forze non ci consentiranno di correre simili rischi economici, le librerie continueremo a frequentarle soltanto come clienti.
Continuiamo ad arricchire il nostro spazio dedicato ai lettori con una nuova intervista. Questa volta è il turno di Sergio del blog http://ariesblog.splinder.com/ .
Come al solito, buona lettura!
1) Classica domanda d’apertura: qual è stato il primo libro da te letto?
Domanda tosta, non tanto per problemi di memoria, quanto perché ho imparato a leggere prima di andare a scuola e da allora non mi sono più fermato :)
Il primo libro di cui ricordo chiaramente il momento in cui ne iniziai la lettura è stato "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne.
2) Nel tuo blog parli spesso di gialli, thriller e spy-story. Hai un autore preferito in ognuno di questi generi letterari?
Assolutamente sì, anche se non posso citarne in alcun modo solo uno.
Dal punto di vista del thriller generico sicuramente Jeffrey Deaver rappresenta un punto fisso coi suoi romanzi incentrati sul personaggio di Lincoln Rhyme e della sua assistente Amelia Sachs.
Passando invece al legal thriller, quello che secondo me è il migliore in assoluto è Richard North Patterson, autore non famosissimo in Italia, ma capace di rendere tridimensionali personaggi e vicende, oltre ad aver costruito un proprio universo narrativo ben legato, in cui i personaggi di un romanzo possono essere comprimari di un altro... la cosiddetta continuity, che tanto amo nella narrazione.
3) Una volta hai sostenuto di voler vedere Nessie, il mostro di Lochness. E se ti fosse dato modo di incontrare un personaggio (anche non “umano”) della letteratura, chi ti piacerebbe poter vedere dal vivo?
Non ho dubbi: Aenea, il personaggio creato da Dan Simmons per la seconda parte del suo ciclo di romanzi dedicati ad Hyperion. Aenea è la visione di Simmons di una nuova messia, ma talmente viva, smaliziata, ironica ed appassionata da essere stata il primo personaggio letterario di cui mi sono quasi innamorato...
Poi penso che mi piacerebbe incontrare almeno un personaggio di ogni romanzo che mi sia rimasto impresso, dal Dirk Pitt di Cussler al Trevize di Asimov, dall'Aragorn del Signore degli Anelli al già citato Lincoln Rhyme, dal fortuna-drago Falcor de La Storia Infinita alla draghessa Saphira dei romanzi di Paolini
4) Anche il fantasy rientra tra i generi a te graditi. Che ne pensi di questa improvvisa rivalutazione del genere? È scaturita dal successo ottenuto dalle versioni su pellicola (ci riferiamo ai film di Jackson e Adamson) oppure a un genuino interesse nei riguardi delle opere di Tolkien e Lewis?
Onestamente non credo che se non ci fossero stati i film sarebbe esploso un tale fenomeno; io stesso ho (ri)scoperto le Cronache di Narnia grazie al film Disney.
Purtroppo è molto spesso così, molti generi, molti cicli meritevoli non vengono neanche presi in considerazione dal grande pubblico, almeno finché non vengono portati alla ribalta in qualche altra forma più immediata.
E' un peccato, perché un enorme patrimonio di immagini, emozioni e cultura va perso, senza considerare che non sempre (anzi, a dir la verità, molto raramente) la trasposizione televisiva o cinematografica rende merito all'opera originale: per fare un esempio in tema, Il Signore degli Anelli diventa un gran bel ciclo solo nella versione estesa per DVD, mentre i tagli apportati nella versione cinematografica sono imbarazzanti.
5) Abbiamo sin qui parlato di molti generi letterari. Ma ce n’è uno che non gradisci per niente?
Anzitutto qualunque forma di romanzo rosa: una volta, per disperazione (non avendo sotto mano altro da leggere) me ne sono capitati un paio... li ho rimossi appena possibile dalla mia mente.
E poi, per pura noia, i romanzi storici: non riesco ad appassionarmici, non c'è verso.
Per il resto tendo ad essere aperto un po' a tutto, cercando anche di sperimentare autori o generi nuovi, ma difficilmente dando una seconda possibilità a chi mi delude la prima volta.
6) Sei ricettivo nei confronti delle novità editoriali o preferisci buttarti sui classici? E dovendo consigliare un nuovo autore e uno scrittore già acclamato, su chi cadrebbe la tua scelta?
Come dicevo adoro scoprire nuovi autori e nuovi generi!
Il mio problema è proprio questo, dato che quando un autore mi piace molto inizio a procurarmene la bibliografia quasi integrale... col risultato di trovarmi ad un punto in cui devo scoprirne uno nuovo perché di quello precedente ho ormai esaurito ciò che mi interessava.
Per cui via libera ad autori nuovi e generi nuovi: gran cosa, da questo punto di vista, sono state le iniziative di collane supereconomiche (ricordo con nostalgia il fantastico economico classico di Newton di qualche anno fa, ma anche gli attuali Best Thriller meritano) che mi hanno permesso di scoprire autori che, magari, non avrei conosciuto in altro modo.
Se mi sono divertito col ciclo di John Carter di Marte scritto da Burroughs o se adoro Richard North Patterson è merito loro.
E per rispondere ai consigli: rimanendo sui thriller ho già citato Deaver come scrittore acclamato e Patterson come novità (almeno in Italia).
In altri ambiti, Asimov rimane il genio incontrastato della fantascienza classica, mentre ho negli ultimi anni imparato a conoscere ed apprezzare Harry Turtledove.
7) Spulciando tra i tuoi libri, è possibile che qualcuno esclami: "Hai letto
questo libro? Chi lo avrebbe mai detto?". E se sì, di che testo si tratta?
Senza dubbio l'I-King, libro di saggezza, filosofia e oracolo orientale che pochissimi conoscono e fin troppi sottovalutano... poi, forse, anche vedere il Diario Segreto di Laura Palmer può far effetto, ma giuro che si trattò di peccato di gioventù :))))
8) Domandone finale: è il giorno del giudizio, e puoi salvare soltanto cinque libri tra
quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
Solo cinque? Sono rovinato!
Beh, senza dubbio il suddetto I-King.
Poi, vediamo, almeno uno dei due romanzi in cui compare Aenea...
Aggiungiamoci i due volumi col ciclo completo della fondazione di Asimov.
E, beh, almeno un romanzo di Patterson, tanto per ricordarmi quanto amavo quell'autore :)
Però è una crudeltà farmi lasciare indietro tutti gli altri, voglio ribadirlo! :)
Ottavo appuntamento con la rubrica "prospettive ribaltate" ( per chi ancora non lo sapesse, sezione del nostro blog nella quale diamo voce a blogger e lettori particolarmente impegnati nella promozione dei libri). Oggi è il turno di Riccardo dell'ex blog http://fuocopallido.ilcannocchiale.it/, purtroppo chiuso per i motivi che lo stesso Riccardo ci spiegherà.
Buona lettura!
1) Iniziamo questa intervista con una domanda atipica. Il tuo blog aveva come sottotitolo “Arte e Musica”: è per questo che ha chiuso i battenti? Hai notato un disinteresse nei confronti delle tematiche che ti premeva portare avanti?
I motivi della chiusura stanno sostanzialmente nella mancanza di tempo adeguato e necessario per poter sviluppare temi approfonditi, magnifici dal mio punto di vista, su argomenti che meritano svariate
riflessioni, commenti e scrittura comprensibile ma raffinata. In pratica in maniera modesta e concomitante con le mie possibilità volevo fare del blog un'opera d’arte. Poi per quanto riguarda lo scarso interesse è una costante riscontrata più volte, che dimostra la superficialità con cui vengono affrontate le opere e l’arte in generale, ma è la scintilla che mi ha fatto aprire non chiudere; sostanzialmente volevo sensibilizzare qualche animo.
2) Impossibile, a questo punto, non chiederti cosa rappresenti per te la letteratura. Un passatempo, un rito obbligatorio, un gesto catartico o cos’altro?
La letteratura è per me fondamentale e assolutamente necessaria; un piacere eterno che irradia onde etere e luminose tra sbuffi di vita e pesantezze reali, quindi anche sostanzialmente catartica.
3) I lettori appassionati sono soliti dimostrare questa propensione naturale già in tenera età. A quanti ani hai letto il primo libro? Ricordi di che libro si trattava?
Il primo libro credo sia stato “la linea d’ombra” di Conrad intorno ai 14 anni, per il periodo antecedente mi limitavo a leggere i fumetti.
4) Primo libro a parte, c’è un testo (poesia, racconto o romanzo) che, come si suol dire, ti ha fulminato sulla via di Damasco, entrandoti dentro per non uscirne mai più?
Il libro che mi ha dato qualcosa in più è Fuoco Pallido, sono sempre stato affascinato dalle invenzioni di Nabokov, ma credo che L’idiota e le poesie di Poe insieme al titolo di cui sopra siano da mettere insieme per visualizzare ciò che mi ha dato slancio e interesse per un universo magnifico.
5) L’età adulta ci consente di ritornare criticamente su quanto già letto, modificando spesso e volentieri un giudizio già espresso. C’è un libro che, nel tempo, hai rivalutato, e uno che invece hai “sconfessato”?
Credo che opere così faticose e laboriose vadano lette più e più volte per capirle realmente e poterne uscire arricchiti, e non limitarsi a una singola lettura che inevitabilmente perde per strada molti particolari, invenzioni, temi, sfumature ecc. Poi ora che mi ci fai pensare rileggendo a distanza di tempo Vita di Kodo Sawaki ho avuto un'impressione diametralmente opposta a quella suscitatami dal libro la prima volta.
6) Di recente cosa hai letto di interessante?
Ultimamente la vita nuda di Pirandello e Verso la fine del tempo di Updike
7) C’è chi predilige i classici e chi invece tende a seguire con maggiore interesse la narrativa contemporanea. Tu da che parte ti schieri?
Sono rigorosamente per i classici che sono la mia passione, pur essendo poco conservatore e dedito all’inventiva non riesco ad amare niente come i classici.
8) Domandone finale: l’uragano si avvicina e devi portare in salvo cinque libri tra quelli presenti nella tua personale biblioteca. Quali salveresti?
L’Idiota di Dostoevkij
L’immortalità di Kundera
Tropico del capricorno di Miller
Fuoco Pallido di Naokov
Il maestro e margherita di Bulkagov
Ecco la lista dei blog nei quali potrete leggere le prime recensioni de Il cimitero dei giocattoli inutili:
LO SCRITTORE INUTILE (di Aldo Moscatelli)
JACK BLACK in “School of rock”
Ci sono giornate in cui niente fila per il verso giusto. Già al mattino si percepisce che qualcosa, probabilmente, andrà storto. Poi basta un evento, apparentemente insignificante, per dare conferma al tutto. E per uno strano motivo, ci si ritrova nell’imbarazzante situazione di dover riconsiderare scelte e decisioni che, fino al giorno prima, ci apparivano azzeccate, o quanto meno sensate.
Il dubbio si insinua, e a quel punto sei fregato. Chiuso in un angolo, finisci paradossalmente per dover giustificare te stesso… a te stesso. Senza sapere che, con tutta probabilità, vincere o perdere non condurrà a nulla, dal momento che il “nemico” sei comunque tu, quell’individuo che vedi ogni mattino nello specchio del bagno.
L’equilibrio precario viene reso ancor più instabile dai nemici “di fuori”, quelli pronti a darti il tormento, quelli con la strada spianata davanti a sé, quelli che i problemi c’è sempre qualcun altro che glieli risolve. Però si permettono di parlare ugualmente, di dispensare consigli e ammonimenti.
Il mio mondo, quello editoriale, è pieno di gente simile.
Come scrittore, ho visto di tutto. Come editore, ho visto di più. E se dovessi dare un consiglio a qualche scrittore esordiente, nella disposizione d’animo in cui mi trovo adesso, direi di lasciar perdere l’onestà, causa di troppi mali. Siate meschini, accettate qualunque compromesso, sborsate fior di soldi per ogni richiesta di contributo che vi verrà avanzata, leccate quanti più piedi possibile, prostratevi davanti ai signori della grande editoria, inseguite le mode, adulate “il potente”, meglio se volto noto della tivù, o insigne giornalista, o addetto ai lavori. Soprattutto, lasciate perdere le case editrici come la mia, che vi parlano di etica, di deontologia, di cultura “dal basso”.
Seguite questi consigli, e avrete successo, che abbiate o no talento. Io ne sono la prova provante: io, che faccio esattamente il contrario di quel che ho appena consigliato, mi ritrovo a vivacchiare per l’affetto e la stima di pochi lettori. Io sono la contraddizione dell’intero sistema: editore “coraggioso”, si dice in giro. “Scrittore di talento”, paragonato a geni come Ende, Sepulveda, Tim Burton e De Andrè. Tuttavia, bellamente ignorato, soprattutto da chi sostiene di nutrire i miei stessi ideali (ma per piacere!), di essere questo e quello, di avere a cuore… blah blah blah.
E allora, lasciate perdere il coraggio, lasciate perdere il talento. È questa la strada. Avrete successo, tutto il resto che importanza ha? Se non puoi batterli unisciti a loro. È questa la ricetta giusta.
C’è solo un piccolo problema, ed è (sarà) tutto vostro. Operando in quel modo, non sarete più degli scrittori. Vi convincerete del contrario, o qualcuno vi convincerà al posto vostro, e quando vi guarderete nello specchio del bagno, appena svegli, non avrete dubbi, non dovrete fare i conti con voi stessi, non dovrete ritornare su scelte e decisioni. Beati voi. Tuttavia, ciò che vedrete nello specchio, non sarà uno scrittore. Facile ingannare chi vi osserva con gli occhi chiusi. Chi li tiene ben aperti su questa realtà, però… potrete provarci, ma non ci riuscirete. Fatevene una ragione.
Vedo distrazione, disinteresse e tanta voglia di omologazione. Negli scrittori, ma ancor di più nei lettori. Lettori intesi come categoria, so bene che le eccezioni esistono, e questo blog ne è la prova.
Una volta Luigi Cozzi (regista e sceneggiatore di Dario Argento) mi disse: “la piccola editoria è destinata al fallimento, perché in Italia tutti scrivono e nessuno legge”. Opinabile, ma un fondo di verità c’è. Lì per lì non gli diedi ragione, oggi (solo in parte) sì. Come editore, non posso dargli torto del tutto. Basta vedere quanti scrittori esordienti si rivolgono a me per farsi pubblicare, e quanti (nonostante l’incitamento presente nella homepage del mio sito) si sforzano di aiutarci concretamente a diventare più forti.
Cosa resta, alla fine? A me, e a chi nuota controcorrente, come l’onda ribelle di un mio racconto?
Qualcosa che non so definire. Quel qualcosa che, nonostante tutti i dubbi, lo sconforto, la paura di non farcela, ti permette di guardarti nello specchio del bagno, ogni mattina, e di riconoscere la tua immagine. Quel qualcosa che ti dà (comunque) la forza di cominciare una nuova giornata, pur sapendo che non caverai un ragno dal buco. Quel qualcosa che ti incita a lottare, sebbene consapevole di poter o dover perdere, se non altro per rendere cara la vita, e dare un gran fastidio ai vincitori.
Il senso di alcune esistenze, a volte, è da rintracciare nel valore simbolico della sconfitta.
Per questo mi reputo, a distanza di anni, uno “scrittore inutile”.
Piccolo cambiamento nel titolo per evitare caos con i numeri.
Oggi vi presentiamo l'intervista della lettrice-blogger Giarre. Potete trovare trovare il suo blog a questo indirizzo: http://lepoesie.splinder.com/
1)Ricordi d’infanzia: qual è stato il primo libro capitato (accidentalmente o per tua volontà) fra le tue mani? Che ricordo ne conservi?
Non mi ricordo il primo libro. Mi ricordo che imparai a leggere da sola dalle targhe delle macchine, avevo meno di quattro anni, scorrazzavo su una cinquecento bianca guidata da un amico di mio nonno e mi divertivo a leggere, Fi, Pi, Li... Mi ricordo la prima poesia che scrissi a 9 anni dopo un viaggio in Provenza, era un poesia sulla cittadina di Vance. Mi ricordo che andavo alla libreria, piena dei libri di mia sorella più grande e leggevo. I libri su Nancy Drew, l'investigatrice per esempio. Mi ricordo che ho sempre letto tanto, tanto significa che ho sempre divorato libri. Non ho ricordi di me senza che leggessi qualcosa. Un libro letto da ragazzina (sui tredici anni) di cui ho un ricordo particolare e' Il deserto dei tartari di Buzzati. Libro che indaga sull'animo umano e il senso di inutilità del vivere, e su come molte delle paure siano create dalle nostre aspettative, dal nostro senso di attesa di qualcuno che arrivi e ci cambi la vita. Divorato allora, riletto più volte e consigliato spesso a amici a cui il libro ha poi cambiato la vita. Un'altro, forse precedente, al cui ricordo tremo e ci associo la musica dei Led Zeppelin che ascoltavo allora è il Maestro e Margherita di Bulgakov.
2)Quale, invece, l’ultimo libro letto?
Ieri ho letto Caos Calmo di Veronesi. Due giorni fa, di Camilleri, Le ali della Sfinge. Prima, Slow man di John Coetze.
3)Chi frequenta il tuo blog sa che ti dedichi con passione, oltre che alla lettura, anche alla scrittura. Ti è mai capitato di leggere un libro, magari un passaggio in particolare, e di pensare: “questo potevo scriverlo anch’io, forse meglio”.
In genere, non mi interessa confrontarmi. Leggo molto e sono molto eclettica. Leggo per passione qualsiasi cosa. Se mi emeziona bene, se mi prende bene, altrimenti lo leggo lo stesso, ma mi lascia indifferente.
4)C’è chi sostiene che per diventare un buon scrittore sia necessario leggere molto, e chi, al contrario, esprime l’esigenza di un approccio “puro” alla scrittura, svincolato da ciò che altri hanno detto e fatto. Tu come ti comporti al riguardo?
Una volta sul blog posi la questione: leggere o scrivere? Perche' mi ero accorta che quando scrivo molto, leggo meno. Sono due processi interconnessi, ma forse, almeno per me, che si alternano in controfase. Sono per l'approccio 'puro' allo scrivere (e per quanto possa entrarci anche alla vita), nel senso che non mi interessa cosa fanno gli altri. Ma non credo possa esistere uno scrittore che non legga o che non abbia letto molto. Anche se persone che ascoltano solo sè stesse, ce ne sono tante in giro.
5)Il tuo blog si chiama “Le poesie”. Impossibile, dunque, non chiederti quali siano il poeta e la poesia da te preferiti.
Il mio blog si chiama così perchè quando lo aprii volevo pubblicare le poesie che avevo accumulato nelle cartelle del mio computer, poi ovviamente ora lo chiamerei in altro modo, ma una volta dato un nome non si cambia più, come il nome delle barche. Il poeta preferito? Non so rispondere, non so mai scegliere, sono una che al ristorante davanti al menu, ordina sempre quello che poi non le piace.
Italiani direi Montale, Luzi, Merini, americani Withman. Mi piace molto anche la poesia araba.
La poesia da me preferita... Aiuto, qui si cade nel banale a dire Nazim Hikmet e la sua ``Il più bello dei mari è quello che non navigammo, Il più bello dei nostri figli non è ancora crescito....'', ma chi me la dedicò è ancora uno dei miei migliori amici.
6)Ci sono libri dai quali ci si aspetta molto e che poi deludono profondamente le nostre aspettative. Supponiamo sia capitato anche a te, vero?
Io per carattere mi aspetto sempre poco e le delusioni profonde sono sempre le persone che me le danno, mai i libri. Un libro che non mi ha esaltato, anche se non è che mi aspettassi moltissimo, è Ragionevoli dubbi di G. Carofiglio. Avevo già letto Il passato è una terra straniera di Carofiglio e mi era piaciuto un pò di più.
7)Riprendendo la domanda precedente, ti chiediamo quale libro, invece, si sia rivelato una piacevole sorpresa, nonostante in partenza tu non ti aspettassi nulla di eclatante.
Divine Secrets of the Ya-Ya Sisterhood di Rebecca Wells, regalatomi da una mia amica americana nel 1997 e tenuto nella libreria per 9 lunghi anni. Preso in mano per caso un giorno (senza sapere che ne avevano tratto anche un film) e letto con gioia. Una bella storia di donne, amiche, mamme e figlie. Dopo aver letto il libro sono voluta andare a mangiare in un ristorante cajun (la cucina della luoisiana) e ho ordinato il famoso Gumbo, una specie di minestrone pesantissimo e piccantissimo.
8)La domanda più odiata dagli italiani: la casa è in fiamme e puoi trarre in salvo soltanto cinque libri tra quelli presenti nella tua personale libreria. Quali salveresti?
Avendone una infinità, dico nessuno, è veramente difficile scegliere, anche perchè, in genere, se mi piace un autore, di lui ho tutti i libri.
Ma dovendo proprio rispondere ne prenderei uno di Philip Dick (magari La svastica sul sole), uno di John Fante (forse Aspetta primavera, Bandini), uno di Naguib Mahfouz (La trilogia del Cairo), uno di Carlotto (La verità dell'Alligatore), e infine uno di Buzzati (Un amore).
Prenderei poi anche un fumetto di Diabolik, uno di Mafalda, uno di Charlie Brown, uno di Corto Maltese e uno di Asterix.
E che fare della collezione completa degli Urania?
E tutti i gialli di Agatha Cristie?
Ah, devo prendere anche tutti i miei libri di cucina, Il Codacci, Il Talismano della Felicita'...
Mi devo ricordare anche tutti i Fantozzi.
Aiuto sto bruciando, aiuto non ce la faccio a scappare, con tutti sti libri, e poi devo salvare anche il mio notebook .... aiuuuuuuuuutooooooooooooo
All'interno della rubrica PROSPETTIVE RIBALTATE, è giunta l'ora di intervistare una nostra vecchia conoscenza, Lucretia del blog http://nocturna.iobloggo.com/. Buona lettura!
1) Partiamo dalla solita domanda: primo libro letto in assoluto?
Di questo ho un ricordo molto nitido: ero in sicilia con i miei genitori, d'estate, e davanti ad una bancarella ho deciso che volevo un libro da leggere durante quelle noiose vacanze. Ho comprato "il mago di oz", in una di quelle belle edizioni illustrate e a caratteri grandi. Avrò avuto 6-7 anni, e quello è stato il primo libro scelto coscientemente.
2) Esoterismo e filosofia rientrano certamente tra i tuoi maggiori interessi.
Dovendo consigliare un lavoro di entrambi i generi, quali suggeriresti?
La filosofia è un universo sconfinato e vario, consigliare un solo libro sarebbe come consigliare ad un alieno di visitare un solo posto della Terra rischiando poi che quell'unico posto non rientri neanche tra gli ambienti di suo gradimento.
Un mio caro amico filosofo mi diceva sempre "sei quello che leggi". Usandolo come come stratagemma per effettuare una scelta, se *sono* quello che leggo, io *sono* "O si pensa o si crede" di Schopenhauer perché, in due parole, è una raccolta caustica di scritti sulla religione di cui non può fare a meno chiunque abbia amato l'Anticristo di Nietzsche.
Per quanto riguarda l'esoterismo, non posso non citare una delle pietre miliari, "La storia della magia" di Eliphas Levi. Rappresenta il giusto inizio di un cammino, per chi lo vuole intraprendere.
3) Tanto per restare in tema: hai letto "Il Codice Da Vinci"? Che ne pensi del
polverone sollevato dalla Chiesa?
No, non l'ho letto e non ho intenzione di farlo. è una presa di posizione un po' estrema, visto che per parlare male di qualcosa bisognerebbe almeno conoscerla. Me ne rendo perfettamente conto, ma avendone sentito parlare fino allo sfinimento so praticamente ogni cosa di questo libro pur non avendolo letto. Dan Brown non ha detto nulla di nuovo, ha solo preso teorie e punti di vista piuttosto scomodi per la dottrina ufficiale che, sottopelle, circolavano da secoli. Le ha prese, ci ha messo su una trama appetibile e le ha date in pasto al grande pubblico: questa è stata la causa del polverone. La fortuna della Chiesa è la gente dimentica in fretta, ormai, qualunque cosa.
4) Determinati argomenti (morte, fenomeni sovrannaturali, reincarnazione,
esperienze mistiche) suscitano l'interesse di tutti. Però gli scrittori o i
saggisti di genere vengono poi bollati come imbonitori o mistificatori, e quel
che scrivono come "paraletteratura". Lo stesso E.A . Poe ebbe vita durissima per
via della tematiche affrontate nei suoi racconti. Da cosa deriva, a parer tuo,
questa refrattarietà?
Si tratta di esperienze e fenomeni che non possono essere provati in modo attendibile - nella maggior parte dei casi. La reincarnazione non si vede, la magia e le apparizioni non si fotografano, le intuizioni e le sincronicità non si spiegano razionalmente. E' un terreno troppo fertile per quei personaggi che con la giusta dose di fantasia e savoir-faire mettono su un mucchio di stupidaggini su carta stampata per racimolare un po' di denaro.
5) Molti scrittori, per cavalcare l'onda, fingono di possedere un lato oscuro,
atteggiandosi a reincarnazioni improvvisate di Baudelaire . Quali sono, invece,
gli scrittori che (sia ieri che oggi) a tuo parere hanno conosciuto sul serio il
lato oscuro della vita, per poi narrarlo con cognizione di causa?
Potrei fare decine di nomi. Tutti i grandi scrittori secondo me hanno conosciuto il lato oscuro della vita. Tutti quelli che hanno vissuto intensamente, quelli che hanno perso tutto e toccato il fondo. Quelli che si sono scontrati con le barbarie, con la violenza, con la follia. Con una vita crudele e con le dipendenze. Quelli che hanno vissuto l'abisso dell'anima, la depressione e la disfatta. Tutti quelli che hanno combattuto e non hanno mai vinto. Tutti quelli che hanno avuto la forza di scrivere, dopo aver vissuto tutto questo, hanno visto con i loro occhi il lato oscuro della vita. Mi piace pensare che la loro arte immortale sia la ricompensa simbolica per tutta questa sofferenza.
6) Spulciando tra i tuoi libri, è possibile che qualcuno esclami: "Hai letto
questo libro? Chi lo avrebbe mai detto?". E se sì, di che testo si tratta?
Io non credo. Ho guardato e riguardato la mia libreria, e penso che ogni singolo volume mi rappresenti in qualche modo, o che comunque chi mi conosce non possa sorprendersi di vederlo in camera mia. Fanno eccezione naturalmente i best seller che mi sono ritrovata costretta ad acquistare per non aver fatto per tempo un ordine dal catalogo che vende per corrispondenza e qualche retaggio di letture imposte durante gli studi. Io non butto mai via un libro e non mi piace darli via anche se non mi piacciono, quindi ho tenuto praticamente tutto.
7) Quando devi acquistare un libro, vai a naso o segui consigli e recensioni
varie?
Di solito vado a naso. Mi guardo intorno, vedo se mi colpisce qualcosa, sfoglio e annuso. raramente leggo recensioni di libri, al massimo mi fido alcuni consigli, ma solo da parte di persone fidate.
8) Ultima domanda. La casa è in fiamme, e puoi salvare soltanto cinque libri tra
quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
Lo spleen di parigi, di Baudelaire. meravigliosa prosa poetica per quando l'anima ha bisogno di essere cullata dalle parole.
la Divina Commedia, perché è imprescindibile.
Il libro su Oscar Niemeyer che l'unico rimasto in mio possesso tra le decine di libri consultati per la mia tesi, e ci sono affezionata.
Neve, di Maxence Fermine, perché è la purezza fatta parola.
Un vocabolario di italiano.
Mettiamo da parte le discussioni sul mondo dell'editoria e diamo il doveroso spazio ad una delle voci amiche di questo blog: Monica del blog http://mynona.splinder.com/.
1) Partiamo dalla domanda più difficile, almeno a livello mnemonico: primo libro letto in assoluto?
Contrariamente alle aspettative, per me questa non è per nulla una domanda difficile: avrò tanti difetti, ma la memoria è un mio punto di forza! Il primo libro che ho letto è stato LA CALDA ESTATE DI GIGINO PESTIFERO di Giovanni Guareschi, la prima edizione uscita nel 1967 con molti disegni, che poi sono stati tolti nella riedizione successiva. E’ per me un bellissimo ricordo, perché questo è stato proprio il testo sul quale ho imparato a leggere nell’estate tra l’ultimo anno di scuola materna e la prima elementare, dopo essermi esercitata per tutto l’inverno davanti alla TV seguendo il programma del maestro Alberto Manzi, che insegnava a leggere e a scrivere agli analfabeti (non so se qualcuno lo ricorda), NON E’ MAI TROPPO TARDI. Da lì in avanti è stato un tutt’uno: non avendo la possibilità di acquistare libri per motivi finanziari, in pratica il pomeriggio vivevo in biblioteca. Per fortuna a Imola ne esisteva ed esiste tutt’ora una molto fornita dedicata ai ragazzi.
2) Ci ha colpito molto un commento che hai lasciato sul tuo blog, nel quale dicevi di leggere ogni giorno qualcosa a tuo figlio. Lasciatelo dire, è un gesto bellissimo e senza dubbio costruttivo. Da qui l'aggancio per la nostra domanda: secondo te la scuola fa abbastanza per inculcare nei bambini l'amore per i libri?
Inculcare forse non è proprio il verbo più appropriato, io propenderei più per sviluppare, mi sembra meno invasivo. La scuola come istituzione non si sforza di certo, direi che la cosa è lasciata quasi completamente all’iniziativa dei singoli maestri o insegnanti, nel poco tempo che resta loro nel barcamenarsi tra una sostituzione e l’altra (ringraziamo la Moratti per questo). Molti Istituti Comprensivi non possiedono nemmeno una loro biblioteca cui accedere e spesso , quelli che invece ce l’ hanno , è grazie all’autogestione dei genitori che regalano testi o trovano sponsor per acquistarli, visto che il budget del Ministero della Pubblica Istruzione è proprio scarso. Quindi, quel che ne consegue, è che è una questione di fortuna: a coloro che capitano insegnanti degni di tale nome va di lusso, specialmente nella scuola primaria, dove si formano veramente le attitudini dei bambini.
3) Immagina di avere a disposizione una macchina del tempo che ti permetta di far visita a un tuo scrittore preferito del passato. Chi sarebbe e cosa gli chiederesti?
H. G. WELLS, naturally! Anche solo per dare a lui la soddisfazione di vedere realizzata la sua idea! Scherzi a parte, sono sempre stata molto affascinata dalla sua capacità di far convivere la sua visionaria immaginazione con la sua parte razionale ancorata alle teorie scientifiche e al suo idealismo sociale. Gli chiederei di fare insieme un bel viaggetto nel presente e poi, alla luce di ciò che vedrebbe, quali modifiche apporterebbe al suo romanzo rispetto al percorso descritto a fine 800 sul destino dell’essere umano.
4) Se dovessi immaginare un futuro molto lontano, come vedresti collocato l'oggetto libro? In sostanza, che fine farà la letteratura secondo te?
La letteratura ci sarà sempre (non so se è più una speranza che una mera convinzioneJ), ho qualche dubbio sulla longevità del libro su carta. Arriveremo sicuramente a usare la tecnologia anche in questo campo, libri virtuali o cose del genere, anche se sarà una grossa perdita non poterne più annusare l’odore!
5) Qual è l'ultimo libro che hai comprato perchè colpita dalla copertina o dal titolo (pur non conoscendo l'autore)?
Premetto che di solito sono più attirata dai titoli che dalla grafica esterna, credo che il titolo sia una parte molto importante in un’opera, ci sono scrittori che partono proprio da quello e poi sviluppano il resto (lo stesso Niccolò Ammanniti di recente ha ammesso questo iter). Io stessa dedico molto tempo a decidere i titoli delle mie “poesie”….chiamiamole così. Per rispondere alla domanda, torno in carreggiata, credo di esser stata affascinata da un paio di libri di autori che ancora non conoscevo: L’EDUCAZIONE DI UNA FATA di Didier Van Cauwelaert e BALZAC E LA PICCOLA SARTA CINESE di Dai Sijie. (Quest’ultimo lo consiglio caldamente).
6) Ritornando all'argomento bambini, se una mamma ti chiedesse di consigliarle tre libri per suo figlio, su quali libri cadrebbe la tua scelta?
Escluderei a priori i classici (anche perché chiunque potrebbe arrivarci da solo o farsi consigliare), sarebbe troppo facile dire IL PICCOLO PRINCIPE, per esempio, ammesso che sia un libro per l’infanzia. E poi dipende anche dall’età dei propri figli, il periodo d’attenzione nei piccoli è sempre molto breve, quindi bisogna affidarsi a storie abbastanza corte inizialmente e aumentare un po’ alla volta, in base ai progressi che si notano nell’ascoltatore nel caso in cui sia il genitore a leggere. E’ estremamente appagante leggere a voce alta e sentirsi ascoltati, continuate a farlo anche quando i vostri figli saranno in grado di leggere da soli perché non è la stessa cosa. Ho letto L’HOBBIT di Tolkien e LA STORIA INFINITA di Ende a mio figlio quando ancora non andava a scuola e se li ricorda ancora perfettamente. Comunque, per i più piccini LE FAVOLE AL TELEFONO di Gianni Rodari sono la manna dal cielo, sono brevi e sempre belle; così come CAPPUCCETTO ROSSO VERDE GIALLO BLU E BIANCO a cura di Bruno Munari, la rivisitazione della fiaba di Grimm attraverso l’uso dei colori; poi in generale i libri di Bianca Pitzorno, in particolare L’INCREDIBILE STORIA DI LAVINIA. Per i più grandicelli la serie fantasy dell’australiana Emily Rodda chiamata IL CICLO DI DELTORA.
7) Qual è il libro più noioso e cervellotico che tu abbia mai letto?
In quanto a noia, mi spiace dirlo, ma non reggo Proust e la sua Recherche, anche se di cervellotico non c’è poi granché. Non sempre le due cose vanno di pari passo. Il non plus ultra del cervellotico invece è la mia bestia nera: ULISSE di Joyce. Tento e ritento da quasi trent’anni di leggerlo senza alcun risultato soddisfacente. Probabilmente è una mia carenza, ma così è.
8) Ultima domanda (la più odiata!). La casa è in fiamme, e puoi salvare soltanto cinque libri tra quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
E certo che è la più odiata! Per chi ama i libri è come chiedere a un genitore di scegliere di salvare tre dei suoi cinque figliJ! La scelta è ardua, considerando che la mia personale biblioteca conta più di duemila volumi (senza contare quelli per bambini che sono nella personale di mio figlio Simone). Salviamo quindi titoli rappresentativi delle categorie che più amo:
TUTTO SHAKESPEARE, un mega tomo che comprende tutte le sue opere teatrali. Mi piace molto leggere il teatro, oltre che andarci, anche se è un genere non molto frequentato dai lettori.
UBIK di Philiph Dick, della serie fantascienza mon amour. Se potessi li salverei tutti.
LA SPOSA ERA IN NERO di Cornell Woolrich, non potrebbe mancare un bel giallo.
TUTTI GLI UOMINI SONO MORTALI di Simone De Beauvoir, perché oltre a essere una gran bella storia è pure scritta da una donna.
LA BALLATA DEL VECCHIO MARINAIO di Samuel T.Coleridge per non dimenticare la poesia.
Di meglio non riesco a fare. Mi sento un po’ “l’uomo libro” di Bradbury: potrebbe essere una proposta per una domanda alternativa nelle prossime interviste! Se potessi salvare un solo libro imparandolo a memoria, quale sceglieresti?
Pubblichiamo qui di seguito la seconda parte della “lettera aperta a Barbara”, scritta da Aldo Moscatelli. Nell’augurare a tutti una piacevole lettura, invitiamo gli utenti “anonimi” (per una questione di correttezza) a firmarsi con nome o nickname. Questo blog accoglie le voci e i pareri più disparati, ognuno è libero di dire ciò che pensa, purché in maniera civile: è quindi inutile ricorrere ad un comodo anonimato. Chi non è registrato a Splinder, può comunque terminare il proprio intervento firmandosi col proprio nome, sull’esempio dell’amico Stefano.
Ed ora, cediamo nuovamente la parola ad Aldo Moscatelli.
CONTINUAZIONE DEL POST PRECEDENTE:
“Odio, autostima e purezza eccessivi”? Non credo proprio. Dell’odio ho già detto. L’autostima è necessaria in questo lavoro, altrimenti si finisce per diventare succubi di troppa gente, di troppi pareri contrastanti. Non ho mai negato il diritto di replica a chicchessia, comunque. Mi pare di essere stato sempre cortese e disponibile al dialogo. Altrimenti mi adeguo: se qualcuno fa il furbo o l’arrogante, io faccio altrettanto. Per me, inoltre, l’autostima è un fiore selvatico, cresce rigoglioso senza che io muova un dito. Come faccio a non essere orgoglioso di me stesso, quando i lettori e soprattutto gli scrittori esordienti mi spediscono mail in cui sostengono che finalmente c’è un editore, in Italia, che tiene fede alla parola data, che è disponibile al confronto diretto, che se ne frega (giustamente) del mercato e punta tutto sulla qualità?
La purezza (ri)paga, altrochè. E non è mai abbastanza.
“Il mercato è ampio, ci vuole tempo”. Lo so benissimo, Barbara. Probabilmente hai colto nelle mie affermazioni (quelle dell’intervista) una punta d’invidia che, ti prego di credermi, non sussiste affatto. Di cosa dovrei essere geloso, poi? Se mi reputi una persona sincera, non puoi credere che io invidi ciò che critico aspramente. Il successo e il denaro men che meno. Sono un editore, potrei iniziare anch’io a editare schifezze e a seguire il modus operandi delle altre case editrici. E di soldi ne entrerebbero, non dico a palate, ma sicuramente più di adesso. Mi basterebbe schioccare le dita. Ma le dita le utilizzo per battere al computer i miei lavori, o per rispondere personalmente agli esordienti e ai miei lettori, o per mandare al diavolo chi adesso reclama una parte di me. In questo modo, sto lasciando il segno in più di una persona. E se avrai modo di leggere il mio nuovo libro, capirai quanto tutto questo sia importante per me. Il denaro, la fama, e tutto il resto… se verranno, verranno seguendo le mie regole. Niente sconti. E credimi: il tuo parere (e quello dei blogger che ci seguono e ci appoggiano) non verrà mai considerato di secondaria importanza rispetto a quello espresso dal “grande giornalista”. Si fa presto a parlare di umiltà, se poi non la si mette in pratica nella vita di tutti i giorni. Riprendendo la tua affermazione: sì, il mercato è ampio. Troppo ampio. Perché libri schifosi invadono il mercato ogni santo giorno, con l’avallo di chi ritiene che essi servano a qualcosa. Occorre snellirlo, il mercato, per dare visibilità a chi la merita. Ed è quello che sto cercando di fare.
Mi hai chiesto se chi accetta il contributo possa essere considerato uno sfruttato. La mia risposta è un NO secco, e su questo concordiamo, almeno credo. Mi pare anche di essere stato chiaro al riguardo. Nell’intervista ho vivamente sconsigliato agli esordienti di rivolgersi alle case editrici a pagamento (l’hai letta quella parte, no?). Ho anche detto “spesso sono proprio gli scrittori [esordienti] a compiere le scelte sbagliate”. Come scrittore, non ho mai ceduto al ricatto del contributo, e te lo dice uno che ha atteso quasi 15 anni per vedersi pubblicato. Chi invece cede, eterna il sistema, lo rafforza. Quindi, non può godere della mia simpatia.
Che le case editrici ricevano centinaia di scritti al giorno mi sembra un’iperbole. Ma non è questo che a me interessa, quindi ammettiamo che le cose stiano davvero così. La mia domanda è: e allora? Non capisco perché un esordiente debba spendere tempo, denaro e speranze nello scrivere e spedire un dattiloscritto, e chi lo riceve possa invece concedersi il lusso di ignorarlo o rispondere con la solita letterina prestampata di tre righe. È un’ingiustizia atroce. Gi scrittori, validi o meno, non sono delle macchine. Hanno dei sogni, dei sentimenti. Hanno un nome e un cognome, una vita da vivere. Non possiedono un codice a barre tatuato sul braccio, non sono un numero da catalogare e nulla più. Bisogna dar loro soddisfazione, per quanto scadente possa essere il materiale inviato. Una volta mi è stato recapitato un racconto illeggibile sotto tutti i punti di vista, scritto a mano su un foglio A4 con la penna verde!?! Credi che io lo abbia trattato in maniera differente? Niente affatto. Perché la coerenza richiede fatica. Chi non è disposto a sacrifici di tal genere, farebbe bene a mettersi da parte.
Hai sostenuto che (cito testualmente) “leggere questa tua intervista su un quotidiano non sarebbe stato obiettivo e giusto perchè non puoi fare di tutta l'erba un fascio”. Dichiarazione assai pericolosa, cara Barbara. In questo modo mi si nega il diritto di pensiero e di parola. Tanto più che, come già dimostrato (vedi il punto numero 2: “colossi editoriali”), io non faccio di tutta l’erba un fascio. Faccio anche notare che sui giornali trovano regolarmente spazio le dichiarazioni di persone che, sul piano socio-pedagogico, incitano alla xenofobia, alla violenza, alla chiusura culturale. Però questi gran signori godono di una certa visibilità, di una notorietà che consente al giornale di turno di vendere qualche copia in più, ed è per questo che quelle dichiarazioni finiscono in prima pagina. Io sono il signor nessuno, ma non credo di meritare censure e silenzi forzati. Non ho mai sostenuto di essere il depositario delle verità assolute. Chi non è d’accordo con me può tranquillamente dire la sua (come te, del resto). Può anche darmi dell’idiota, non importa. Io non sono uno di quei pupazzi senza idee che chiamano l’avvocato di mammina non appena qualcuno si permette di esprimere un parere contrario. La dialettica mi piace, e mi stimola. Pubblicare quell’intervista poteva servire ad aprire un dibattito, coinvolgendo molte più persone rispetto a quello sparuto numero di (ADORATI!) blogger che transitano regolarmente da queste parti. Io avrei accolto l’opinione di tutti, critiche comprese, come ho sempre fatto in vita mia. In questo blog stiamo dando la parola (attraverso le ben note interviste) anche ai blogger che hanno criticato aspramente il mio primo libro. Qualcosa dovrà pur significare, no?
Credimi, per me è un peccato sapere che anche tu, se fossi stata in potere di farlo, avresti “censurato” la mia intervista, impedendo così un’occasione di dialogo e confronto.
Sull’argomento “librerie”, infine mi riservo di parlarne nel prossimo futuro, con un post tematico.
Con stima ed affetto immutati,
Aldo Moscatelli