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martedì, 30 gennaio 2007

INTERVISTA A TARLO (prospettive ribaltate 17)

Ridendo e scherzando (soprattutto ridendo! Chi ha orecchi per intendere intenda!) siamo giunti al diciassettesimo appuntamento con "Prospettive ribaltate". Ad essere intervistato, oggi, è Daniele del blog http://vitadatarlo.splinder.com/. Come sempre, buona lettura!

1) Solita domanda per rompere il ghiaccio: qual è il primo libro che ricordi  di aver letto in vita tua?
Devo dire innanzitutto che ce n'è voluta di pazienza per farmi leggere un libro, le uniche cose che in giovane età mi attiravano erano Topolino, Alan Ford, Tex e Geppo. Ero la disperazione dei miei insegnanti insomma. Poi arrivò mia zia con un libro che narrava le avventure di due strani personaggi: Pannocchia e Carestia... Il libro era "Storie dell'anno mille" di Tonino Guerra e Luigi Malerba. Lo divorai e da allora non ho più smesso di leggere.

2) I lavori umoristici rientrano senza alcun dubbio fra le tue passioni. Qual è, a tuo parere, il testo imprescindibile all’interno di questo genere narrativo?
Senza dubbio "Il destino si chiama Clotilde" di Giovannino Guareschi un libro altamente umoristico, altro autore che solletica la mia "passione umoristica" è il compianto Antonio Amurri che ritengo un vero e proprio genio del genere. attualmente credo che pochi possano davvero fregiarsi del titolo di umoristi, forse solo Natalino Balasso e... (giuro non è una "marketta") Larry Lisca.

3) Larry Lisca sostiene che ridere sia “la più bella tra le facoltà umane”, perché se la > felicità è passeggera e l’amore un terreno instabile, la risata  personale, quella che si emette  leggendo un libro divertente o un bel film comico, nessuno può portartela via. Che ne pensi?
Credo che Larry abbia ragione. Non c'è nulla di più bello di uno spontaneo "scoppio di risa". In un mondo dove anche le risate sono controllate I i tempi dei comici televisivi moderni ormai ci hanno abituato a ridere a comando, una risata spontanea e "grossolana" è una vera manna.

4) Adori notoriamente i fumetti, da decenni considerati in Italia roba culturalmente irrilevante. Sappiamo già che non la pensi così, ma vogliamo comunque che tu esprima il tuo parere al riguardo.
E qui mi toccate sul vivo potrei durare giorni a parlare dell'argomento...Mi limito però a dire che i fumetti sono una forma d'arte che considero vera e propria narrativa disegnata!
Nel corso degli anni, più volte, ho sentito l'esigenza di approfondire e studiare meglio argomenti proposti proprio dal mondo dei fumetti.

5) Hai lavorato per i tipi della Bonelli: possiamo chiederti qual è il fumetto che preferisci all’interno della sterminata produzione bonelliana?
No, non ho lavorato per i tipi della Bonelli (perdona la gaffe, Daniele, n.d. I sognatori) ma sono il "fondatore" di una mailing list e di un sito dedicato al mondo Bonelliano. Certo che se mi chiedessero di lavorare per loro beh...ho gia i bagagli pronti... Il personaggio preferito dell'immensa produzione bonelliana è stato senza dubbio Ken Parker. Un fumetto anomalo (recentemente ristampato da Panini Comics), innovativo sia per i canoni di sceneggiatura che per quel che riguarda il segno grafico. Poi come dimenticare o ignorare il mio "amore" per il Tex di Giovanni Luigi Bonelli e Zagor (di Sergio "Guido Nolitta" Bonelli)che tutt'ora continuo a seguire mensilmente.

6) Tempo fa hai scritto sul tuo blog: “la comicità cabarettistica si è sostituita all'umorismo classico usurpandone il posto anche in libreria”. Impossibile non chiederti, a questo punto, cosa ne pensi dei tanti lavori scritti (così dicono…) dai comici che transitano per le reti nazionali, e chi salvi del mucchio. Ci pare che Natalino Balasso ti abbia piacevolmente sorpreso…
Mmmmm bella domanda: salvo sicuramente Natalino Balasso perchè non è solo un comico, ma anche un bravo romanziere. Conosce i tempi comici, conosce i ritmi narrativi e a mio avviso lo ha dimostrato ampiamente con il suo romanzo "L'anno prossimo si sta a casa". Poi credo di poter "salvare" il tipo di comicità del duo Nuzzo/DiBiase (Gialappa's Band) e Aldo Giovanni e Giacomo perchè nonostante le battute "tormentone" hanno la capacità di improvvisare e di inventare qualcosa di nuovo.

7) Andando al di là del genere umoristico, ti chiediamo nell’ordine di citare: il miglior libro letto ultimamente; il libro per il quale ritieni di aver sprecato tempo e denaro; il libro che attendi impazientemente di acquistare; il libro che avresti voluto scrivere tu.
Il miglior libro ultimamente letto fa parte della saga dedicata alla Guida Galattica per autostoppisti ed è "Il ristorante al termine dell'universo" di Douglas Adams .
Nel leggere libri non si spreca mai tempo e denaro però dovessi proprio scegliere parlerei di "Non buttiamoci giu" di Nick Horby, un libro che parte benissimo e che finisce a mio avviso in modo un po' troppo scontato... a volte occorre il "coupe de teatre" (sperando si scriva così) per stupire il lettore.
Attendo con ansia il nuovo romanzo di Camilleri dedicato al suo Montalbano (credo previsto per il prossimo ottobre) e senza dubbio il libro che avrei voluto scrivere è Don Camillo.

8) Domandone di chiusura: Diabolik è entrato in casa tua, e sta svaligiando la tua personalissima biblioteca.  Ti offre però l’opportunità di scegliere cinque libri, che lascerà esattamente al loro posto. Su quali testi cadrebbe la tua scelta?
Beh credo che Diabolik entrato in casa mia esclamerebbe "Eva, devo aver sbagliato indirizzo, qui non c'è nulla da portare via a parte il gatto!"... Ma se davvero il genio del crimine scegliesse di rubare qualcosa dalla mia libreria beh...lotterei contro di lui, divento molto cattivo quando mi toccano i libri...
Scherzi a parte credo terrei stretti a me i libri di Don Camillo di Giovannino Guareschi, sono quelli con cui son cresciuto e in cui continuo a scoprire, ad ogni rilettura, nuove emozioni. Inoltre ho sempre considerato Guareschi un maestro quindi scelgo lui.

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categorie: interviste, iniziative, noi e voi
venerdì, 26 gennaio 2007

MUSERUOLE

Il sempre gentilissimo Renzo Montagnoli ci ha fatto pervenire questa notizia (lo stesso Renzo ha però ricevuto la notizia dalla Tabula Fati). Noi siamo rimasti interdetti, ma attendiamo di sapere cosa ne pensate voi: tutto questo non ha niente a che fare con la nostra attività, ma ci sembrava giusto mettere "sull'attenti" i blogger che ci seguono.
Specifichiamo altresì che l'articolo originario è stato scritto da Alessandro Biancardi, e potete leggerlo per intero qui:
http://www.primadanoi.it/modules/news/article.php?storyid=484

"ROMA - Finire sul lastrico per amore dell'arte e dopo tanto tempo dedicato  al proprio sito culturale-didattico. Tutta colpa di alcune fotografie (74) che rappresentano appunto le opere d'arte di artisti viventi - o morti da  meno di 70 anni - utilizzate per 54 mesi. Già, perché secondo la legge sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) si può essere puniti in maniera molto pesante se si "sfrutta" l'opera d'arte altrui. Anche se si utilizza soltanto una sua riproduzione. Anche se spesso serve per illustrare l'opera e l'ingegno di quell'artista, che poi delega la Siae per riscuotere quasi 5mila euro da un proprietario di un sito amatoriale e non commerciale. Per la precisione: "L'utilizzazione, anche parziale, di un'opera costituisce lesione del diritto morale dell'autore" e "la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli autori".Contro questa utilizzazione non autorizzata l'autore, e i suoi aventi causa, ha il diritto di far valere le proprie ragioni sia in sede penale che civile. E tutto questo vale anche per le foto sparpagliate nel web. Una storia tanto inverosimile quanto eclatante quella accaduta ad Enrico Galavotti titolare del sito www.homolaicus.com, pagine sparse tra arte e cultura, nel quale il malcapitato utilizzava le sue conoscenze per parlare di numerosi artisti (pittori e scultori) contemporanei presentando le loro opere. Oltre, spesso, a parlarne bene, aveva pensato di farle vedere attraverso comuni riproduzioni fotografiche [...]
La raccomandata Siae: totale 4.700 euro.
"Abbiamo rilevato all'interno del vostro interessante sito - scrive un funzionario Siae - la riproduzione di opere dell'arte figurativa protette in base alla legge italiana sul diritto d'autore (Legge 22/4/1941, n. 633) in quanto create da artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni. Alcune di tali opere appartengono al repertorio delle arti visive affidato alla tutela della Siae e non risulta per il loro utilizzo sulla rete Internet essere stata richiesta alla nostra Società alcuna autorizzazione".
La legge è molto antica (prerepubblicana) e naturalmente nulla prevede circa l'utilizzo specifico per il web. E non può valere la scusante che la legge non è nota né tantomeno quella che solo da poco la Siae ha fatto scattare la "linea dura" e dunque richiede l'applicazione tassativa e severa della norma.
La parcella allora ammonta a 4.740 euro. Ma la Siae ci tiene a far sapere di aver applicato lo sconto: "Facciamo presente che, anche se trattasi di utilizzazione posta in essere senza aver richiesto e regolarmente ottenuto la preventiva autorizzazione S.I.A.E." - scrive - "questi uffici eccezionalmente non hanno applicato a titolo di  penale le previste maggiorazioni dei diritti stessi". Chissà poi perché  tanta generosità; non erano le penali previste ugualmente dalla legge?  Tempo per sganciare i liquidi: 30 giorni. Con i puzzle virtuali non si gioca.
Il signor Galavotti però riesce a farsi sorprendere ancora una volta dal funzionario Siae che gli fa notare come nel sito "nella sezione dedicata all'artista Pablo Picasso è stata utilizzata un'opera del medesimo (un autoritratto) scomposta in tessere di un puzzle virtuale, al fine di offrire un gioco per intrattenere i visitatori del sito". Non l'avesse mai fatto; ora Galavotti rischia pure le ire dei pronipoti dell'iberico  artista.
"Indipendentemente da eventuali azioni che gli aventi diritto dell'artista decideranno o meno di intraprendere a tutela del diritto morale - scrive il dipendente Siae - si invita ad eliminare prontamente dal sito il puzzle in questione e si fa riserva di quantificare separatamente l'ammontare dei diritti dovuti a titolo risarcitorio, ove gli eredi Picasso optino per una tale soluzione".
Che guaio il copyright sulla cultura.
"La raccomandata è arrivata senza alcun preavviso - scrive il signor Galavotti su quel che resta del suo sito (che ha messo in vendita) - e si rivolge al sottoscritto come se fossi un editore, facendo leva sul fatto che la legislazione attuale non contempla che un sito non commerciale possa utilizzare liberamente foto di opere di artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni. Ora, a parte il fatto che è davvero singolare che si parli di "danni morali" quando l'utilizzo che ne era stato fatto aveva scopi o didattici o culturali, quel che più stupisce è che non è più sufficiente citare la fonte dell'opera in oggetto, ovvero la sua collocazione museale (pubblica o privata): bisogna preventivamente assicurarsi presso la Siae se su quell'opera non gravino dei diritti d'autore, anche se il sito in oggetto è del tutto libero e di accesso gratuito in ogni sua parte, senza distinzione alcuna [...] Naturalmente pagherò il danno, ma questa iniziativa della Siae può risultare foriera di spiacevoliconseguenze per molta gente che in rete fa soltanto "cultura" senza scopo di lucro", dice il malcapitato.
Alla Siae confermano tutto. "Si possono includere nel web fino a 2 immagini tra quelle fornite nella cartella stampa, per diritto di cronaca" - dicono al telefono dalla Siae dopo un continuo rimpallo - "quindi su siti che appartengono a testate registrate. Qualsiasi altro uso è punibile. Per gli artisti emergenti servono liberatorie firmate con espressa citazione della durata, altrimenti le immagini vanno rimosse dopo l'evento" [...]
Occhio poi a mettere segni o scritte sulla foto: si rischia il vilipendio.
Il caso sembra paradossale e, di fatto, crea una indiscutibile difficoltà alla cultura stessa e alla sua diffusione (il problema di cui si lamentano di più proprio gli artisti). L'applicazione siffatta della norma ostacola la diffusione delle idee, della cultura e della didattica che appaiono beni fondamentali ed irrinunciabili per una società civile. Ma il vero problema sembra un altro: quanti siti rischiano di incappare nelle sanzioni? La risposta è: diverse migliaia, con molta probabilità.
Per esempio sono quasi 6 milioni le pagine che riportano il nome di Kandinsky, certo si riducono a 155mila quelle dei siti italiani. Ma sono davvero tante le immagini delle sue opere. Per non parlare di quelle di Klee o di Braque. O, ancora, di Picasso.
Quanti di questi siti possono dichiararsi realmente a posto con la coscienza... anzi con la Siae?"

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categorie: assurdità
lunedì, 22 gennaio 2007

ESPERIENZE TRAUMATICHE (primo episodio)

ESPERIENZE TRAUMATICHE (primo episodio)

di Aldo Moscatelli

Ho accennato spesso ad esperienze negative accumulate negli anni, quando, come ogni scrittore esordiente, spedivo i miei lavori in giro per l’Italia, nella speranza di ricevere un giudizio positivo o, se non altro, la dovuta attenzione.

L’accumulo di queste esperienze ha generato in me un senso di sfiducia (sfociante spesso e volentieri nel disprezzo più totale) nei riguardi di buona parte del mondo editoriale italiano, che tenterò di tratteggiare narrandovi le mie disavventure, in modo da consentire a tutti di conoscere le ragioni del mio astio.

Comincerò dalle grandi case editrici; in vita mia ne ho contattate poche, e nessuna di loro ha lasciato in me un buon ricordo. Tempestai la Feltrinelli di lettere e mail con le quali chiedevo un cenno di riscontro ad una semplice domanda (“può interessarvi ciò che ho scritto?”), ma ottenni di rimando il silenzio più totale. Mi chiedevo, e mi chiedo ancora oggi: quanto tempo occorre per digitare una semplice risposta? Con la scusa più vecchia del mondo (“le mail sono tante, non si può rispondere a tutti”), qualcuno crede di chiudere qui la questione. Io so che i penalizzati, alla fin della fiera, sono sempre gli stessi, e cioè gli scrittori esordienti. Perché le giornate di una grande  casa editrice durano quanto quelle di una piccola casa editrice. C’è un lasso temporale di 24 ore da gestire per entrambe, e se il lavoro è molto, occorre fissare delle priorità: forse è per questo motivo che io mi ritrovo, differentemente da altri,  a fare le ore piccole per rispondere di persona agli scrittori esordienti…

Per Einaudi vale lo stesso discorso: mail e lettere come se piovesse, risposte zero.

Fanucci mi fece sapere che occorrevano dieci mesi (!) per ottenere un responso: e in verità, io quel responso lo attendo da due anni…

Marsilio, invece, ebbe la compiacenza di rispondermi, e anche in tempi brevi. Tuttavia, continuo a pensare che i miei racconti non li abbiano nemmeno letti. In caso contrario, la loro risposta è stata inadeguata. Dire a uno scrittore esordiente che un lavoro “non è risultato in linea con la politica editoriale della casa editrice” non serve assolutamente a nulla, né significa nulla. In questo modo non si aiuta in nessuna maniera l’autore, che non ha modo di comprendere dove ha sbagliato, dove può migliorare e così via. Tutto questo rivela un atteggiamento riduttivo che ha quasi del penoso: qualunque scrittore esordiente, anche il più promettente, si vedrà recapitare la letterina prestampata di poche righe, e magari (per la superficialità e l’omologazione nei giudizi dell’intelligentone di turno) penserà di dover accantonare sogni e speranze. C’è il rischio, insomma, di tagliare le gambe anche a scrittori immaturi ma con delle potenzialità; qualcuno dirà che esistono le agenzie letterarie per sbrigare certi compiti. Io ritengo che sborsare svariati euro per ricevere un riscontro sia una gran fesseria, dal momento che quello stesso compito può essere assolto dalla casa editrice contattata. Ma si sa, il tempo è poco, non si può fornire un giudizio dettagliato, i dattiloscritti da valutare sono tanti e bla bla bla. Eppure I sognatori (sì, su questo versante ci consideriamo superiori) offre responsi lunghi e particolareggiati, nonostante l’organico risicato e l’enorme mole di lavoro da sbrigare. Qui subentra il rispetto, amici miei. E non è certo un caso se gli scrittori esordienti, anche dopo aver incassato da noi un giudizio negativo su tutta la linea, ci contattano per ringraziarci dell’attenzione con la quale abbiamo valutato i loro lavori. Il rispetto chiama rispetto, a quanto pare.

Tornando a noi… la casa editrice Adelphi non mi chiese nemmeno di spedirle i miei racconti. Pretese invece un riassuntino degli stessi, come a scuola. Ingenuo qual ero, glielo inviai; a distanza di pochi giorni, però, me ne pentii amaramente. E oggi come ieri mi pongo il seguente quesito: siamo certi che un approccio simile possa essere considerato valido e professionale? Sappiamo tutti che una volgare sinossi può dire tutto e niente di un romanzo. Ci sono opere che, ridotte ai minimi termini, possono apparire erroneamente noiose e poco originali. Per non parlare di quei lavori assolutamente impossibili da condensare in poche righe: ve lo immaginate “Il signore degli anelli” sintetizzato in una paginetta? Senza contare che un romanzo non è solo nuda trama, e che per uno scrittore è complicatissimo stilare un sunto del proprio lavoro senza sminuirne il significato; sono certo che anche Bradbury avrebbe avuto difficoltà nel far capire all’Adelphi che il suo Fahrenheit 451 non era una bassa imitazione del 1984 di Orwell!

Concludo con i simpatici colleghi della Mondadori: un mio lavoro, il racconto lungo Il cimitero dei giocattoli inutili, arrivò per vie traverse (non per mia volontà, comunque) fra le mani di un loro redattore. Il suo primo commento fu molto positivo, parlò di “struttura originale e tonalità narrative affascinanti” (cito testualmente, perché ho conservato le lettere che mi inviò). Quando gli chiesi, più per sfida che per altro, se fosse interessato a pubblicarlo, cambiò versione, e il mio racconto divenne nel giro di 40 giorni “privo di struttura, qualcosa di incompiuto”.

Da allora ho smesso di cercare la gloria presso le grandi case editrici, e mi sono rivolto di nuovo a quelle piccole e medie. Ma non è cambiato un tubo.

Di questo, però, avrò modo di parlare in futuro.

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categorie: opinioni, aldo moscatelli, esperienze traumatiche
venerdì, 19 gennaio 2007

INTERVISTA A EMANUELA ZINI (prospettive ribaltate 16)

La serie di interviste rivolte ai blogger particolarmente impegnati nella promozione dei libri si arricchisce oggi con l'intervento della nostra amica Emanuela, del blog http://www.emanuelazini.splinder.com/.
Come sempre, buona lettura a tutti.

1) Solita domanda iniziale: qual è il primo libro di cui hai memoria fra quelli letti in passato? E cosa hai letto di recente?
Ecco, questa è una domanda che mi costringe a ripensare a un libro agghiacciante. Ricordo che me lo regalò mia madre, perché sua madre, quando lei era piccola, aveva fatto altrettanto. Sì, insomma, sto parlando di "Cuore" di De Amicis. Per un bel po' di tempo ho vissuto con accanto a me (mentalmente) Franti, Garrone, la piccola vedetta lombarda... Tristissimo e pieno di buone sentimenti. Forse è da quel libro però che mi è venuto più tardi il gusto per il noir! (Sto scherzando eh?). Mentre ho appena finito di leggere "Cannibal" di Lois Jones, praticamente la vera storia del cannibale di Rotenburg e della sua consapevole vittima. Veramente inquietante.

2) Il tuo blog si occupa spesso di cinema. Qual è il film tratto da un libro (non necessariamente un best-seller) che ti è piaciuto di più? E quello che ti è piaciuto di meno?
Beh, ce n'è più di uno. Dovendo scegliere sono indecisa fra due:"Shining" di Kubrick tratto dal libro di King e "Manhunter" di Mann tratto dal romanzo di Harris. King ha sempre uno strano rapporto con i film tratti dai suoi libri. Non gli piacciono mai, e ogni volta ci tocca subire un film-tv basato su come King avrebbe voluto fosse fatto il film tratto dal suo libro e sono sempre osceni. "Shining" il film è uno dei pochi che mi ha fatto veramente paura e continua a farmela. "Manhunter" è almeno una spanna sopra la trilogia con Hopkins nella parte di Hannibal The Cannibal e ogni tanto riguardo almeno il finale con "In a gadda da vida" nella colonna sonora. Riguardo alla seconda domanda, la risposta per me è facile e immediata: "The Black Dahlia" di De Palma, tratto dal capolavoro di Ellroy! De Palma è riuscito a rovinarlo con un cast improbabile, una fotografia patinata da spot pubblicitario e un finale involontariamente ridicolo.

3) Ultimamente hai definito "Nuovomondo" un film di cui noi italiani possiamo andare fieri. E in ambito letterario, a tuo parere, di chi possiamo andare fieri?
I primi che mi vengono in mente? Lucarelli, Carlotto, Fois, Carofiglio, Evangelisti, Camilleri, Terzani, Di Fulvio, la collana gialla della Todaro, la collana MarsilioBlack... Un tempo ero totalmente esterofila in fatto di gialli, e sono stati alcuni dei nomi che ho citato a farmi cambiare idea.

4) Qual è la prima cosa che noti (sottolineiamo: NOTI, non GUARDI) in un libro? Nome dell'autore, titolo, copertina, prezzo, riassunto in quarta di copertina, o altro?
Cosa noto? Beh, di solito il titolo e la copertina. Se non ne so niente allora leggo la quarta di copertina... Ma non mi faccio abbindolare da un bel titolo o da una bella copertina, se poi il contenuto non mi convince o mi dà l'aria di bufala commerciale.

5) Durante il periodo natalizio, i filmetti per dementi girati dai Vanzina ottengono incassi spaventosi. In libreria, spopolano libricini decisamente affini, sul piano qualitativo, alle pellicole vanziniane. È l'italiano medio a non avere buon gusto o ci sono altri motivi per i quali la bassa qualità primeggia quasi sempre su ciò che la sovrasta?
Beh, secondo me è un circolo chiuso, vengono propinate schifezze perché si pensa che la gente voglia quelle, e la gente va a vedere schifezze perché è quello che passa il convento, se non hai voglia o tempo di fare fatica e cercare qualcosa di più nascosto, ma migliore. Poi però si scopre che "La grande storia in prima serata" fa più ascolti del festival di Sanremo e tutti si stupiscono. "L'ispettore Coliandro" è rimasto in naftalina nei magazzini Rai per almeno due anni perché Coliandro non è proprio un poliziotto politically-correct, l'hanno trasmesso in sordina e invece è piaciuto. Poi ci sono certi potenti critici letterari (non faccio nomi, ma tanto si sa) che creano il caso, spingono libri di amici, sparano titoloni e la gente si fida e compra. Magari è l'unico libro che comprano in un anno, è illeggibile e certo non vengono invogliati a comprarne altri. E' un mistero per me è il successo di alcuni scrittori e registi, e qui dovrei parlare male dell'italiano medio, ma taccio per non sembrare snob.

6) C'è un evento della tua vita, un ricordo indelebile, legato al mondo dei libri?
Non ho una concezione della letteratura tipo "a book saved my life". La vita ce la si salva da soli. E' vero però che i libri mi hanno accompagnato in molti momenti di solitudine, mi hanno fatto scoprire mondi e pensieri diversi, mi hanno aiutato ad andare avanti. Sono convinta che un libro capiti sotto le nostre mani quando è il momento giusto, quando siamo pronti a leggerlo e capirlo.

7) Barbara del blog "Il vizio di leggere" ci ha svelato la noia che le provoca la lettura di Calvino. Qual è, invece, lo scrittore accademico che tu reputi più tedioso?
Beh, il primo che mi viene in mente è Manzoni! La mia prof di lettere al liceo aveva una passione per lui e "I promessi sposi", passava ore a magnificarcene la maestria letteraria. Ricordo che io, basandomi sulla mia capacità di scrittura, riuscivo a fare temi appassionati su quella santa donna di Lucia, che mi facevano prendere ottimi voti, ma sotto sotto l'avrei volentieri strangolata e tifavo per l'Innominato!

8) Tempo fa un blogger di nostra conoscenza sostenne che alla grande editoria non sfuggono mai i bravi scrittori. Noi nutriamo grandi dubbi in proposito. Tu che ne pensi?
Diciamo che all'editoria non sfuggono mai i grandi nomi, i personaggi tv, i parenti di, i titoli simili a... Io ho quella che si chiama "sindrome del capolavoro nascosto" e ogni volta che entro in libreria penso che non riuscirò mai a leggere tutti i libri che ci sono in quel negozio e sicuramente non ne leggerò molti che sicuramente potrei considerare dei capolavori. Già ho questa sindrome pensando ai romanzi pubblicati, figurarsi con quelli mai editi! E' però anche vero che ho avuto modo di leggere un po' di manoscritti per vari motivi e io di capolavori nascosti non ne ho proprio trovati, la maggior parte era illeggibile, alcuni avevano spunti interessanti, ma avrebbero avuto bisogno di molte revisioni, e molti sedicenti scrittori avevano una spocchia immotivata. Continuo a pensare che per scrivere bene bisogna anche leggere bene e tanto.

9) Domandone finale: la casa è in fiamme e puoi salvare soltanto cinque libri tra quelli presenti nella tua personalissima biblioteca. Quali salveresti?
Ecco, queste sono le domande che mi mettono angoscia, perché non sono una alla Hornby e nelle liste spesso dimentico i miei preferiti. Comunque: "I miei luoghi oscuri" di Ellroy - "Bambini nel tempo" di McEwan - "Domani nella battaglia pensa a me" di Marias - "Quando eravamo orfani" di Kazuo Ishiguro - "Casino totale" "Chourmo" e "Solea", la trilogia (vale?) marsigliese di Jean Claude Izzo.

postato da: Isognatori alle ore 11:25 | link | commenti (11)
categorie: interviste, noi e voi
martedì, 16 gennaio 2007

IL CIMITERO DEI GIOCATTOLI INUTILI - 80 GIORNI DOPO

IL CIMITERO DEI GIOCATTOLI INUTILI - 80 GIORNI DOPO

di Aldo Moscatelli

 

Questo post vuole incrociare due temi apparentemente distanti, ovvero la blogosfera e la mia “produzione artistica”.

Negli ultimi tempi, infatti, mi sono trovato spesso a dover difendere i giudizi (positivi e negativi) espressi dai blogger circa i miei libri. Tralasciando le congetture paranoiche di soggettoni che vedono “cospirazioni” ovunque, arrivando addirittura a sospettare che i vari blogger non siano altro che invenzioni partorite dalla mia mente (e sarei io lo schizofrenico?), mi vien chiesto non di rado quanto possa contare l’opinione di un semplice blogger in riferimento a un libro. Io, contravvenendo a una regola non scritta, rispondo a questa domanda con un’altra domanda: “quale giudizio può essere ritenuto affidabile?”. Escludendo quello del lettore comune (sia esso un parente, un conoscente o un perfetto estraneo), rimane necessariamente quello del critico di professione. Anche qui mi vedo costretto a tralasciare un fattore di non poco peso, e cioè l’abitudine di molti critici ad incensare opere che non hanno nemmeno letto. Non è questo, però, il punto. La questione è un’altra. Come si fa, infatti, a stabilire la superiorità di un critico rispetto a un blogger? Semplice: non si può. Quelle di “critico” e “blogger” sono banali definizioni, delle categorie, ed è dai tempi di Aristotele che il concetto di “categoria” mostra i suoi limiti.  Chiunque trascorra il proprio tempo a leggere libri su libri è innanzi tutto un LETTORE, non un critico, o un blogger. Poi, se vogliamo, possiamo parlare di maggiore o minore competenza; e tuttavia, anche in questo caso le variabili sono molteplici.  Per intenderci, un critico può aver letto sì e no cento libri in vita sua, e un blogger migliaia. È possibile anche che un critico abbia letto mille libri ma sia dotato di  pessimo gusto; traslando il discorso sul piano cinematografico, ad esempio, io  non seguirei mai il consiglio di Morandini (noto critico “de cultura”) riguardo un film dell’orrore, perché ritengo che Morandini non capisca un tubo di cinema di tensione. Tornando a noi, quante volte ci è capitato di acquistare un libro magnificato dal tale giornalista, per poi aver voglia di usare quello stesso libro come oggetto contundente nei riguardi del recensore? Il fatto che qualcuno scriva le proprie recensioni su La Repubblica piuttosto che su un normalissimo blog, quindi, a mio parere non indica un bel niente. Certo, ci si aspetterebbe che il giornalista possieda la dovuta cultura; ma è come sperare che tutti i parlamentari italiani sappiano a memoria l’iter per la promulgazione di una legge, o che tutti gli avvocati conoscano a menadito il codice penale. In poche parole, che l’incompetenza e i raccomandati non esistano.

Io, invece, ho la fortuna di poter valutare la preparazione dei blogger ai quali sottopongo i miei libri; alcuni eccellono, altri meno, ma nessuno di questi può essere considerato un ignorante (cosa che non si può dire di molti critici) indipendentemente dal giudizio formulato sul mio libro. A volte si può essere in disaccordo fra noi sul valore di altri scrittori (su Benni con Barbara, su  Ballard con Anselmo, su Suskind con Valeria), ma la stima resta. E la preparazione di cui parlo può essere testata da chiunque, basta dare un’occhiata ai vari blog: chi scuote la testa, chiedendosi perché mai dovrebbe fidarsi del parere del signor nessuno,  farebbe meglio a parlare meno e a informarsi un po’ di più, se non altro perché, come già spiegato, sulla preparazione di un critico qualunque nessuno può mettere la mano sul fuoco .

Questa lunga introduzione mi è servita per fare il punto della situazione su “Il cimitero dei giocattoli inutili”, il mio secondo libro.

Se “L’orologio di cenere” ha riscosso un bel po’ di consensi, la raccolta di racconti ha messo d’accordo praticamente tutti. Critiche non ce ne sono state (a parte l’amico Wick, che proprio non riesce a digerire i miei dialoghi)… ad ogni modo, questo non vuole essere un post di “propaganda”, ma un post di ringraziamento. Un ringraziamento nei riguardi di tutti quei blogger che hanno deciso di offrirmi un’opportunità, leggendo e acquistando ““Il cimitero dei giocattoli inutili”.

Queste parole, in particolar modo, sono rimaste nel mio cuore:

 

“Finora un libro, o meglio, i libri che erano riusciti a trasmettermi emozioni come dolcezza, stupore, riflessione, pace e, soprattutto, il sentire di aver imparato qualcosa di nuovo perché libri capaci di infondere nel lettore dei saggi insegnamenti di vita, erano stati quelli di Cronin e Cassola. Adesso ci sono anche i racconti di Aldo Moscatelli, troppe volte “calpestati” perché finiti nelle mani di chi sognatore non era” (Isabelletostin)

 

“Moscatelli ha capito l’essenza di essere scrittori, quell’essenza che i mestieranti e scrittori di best-seller non potranno mai afferrare: scriviamo della vita, ma al tempo stesso cioè che è scritto diventa parte di essa. Grazie Aldo, per avermi fatto sentire meno solo” (Zeruhur)

 

“Questo è un ottimo libro… e personalmente considero il signor Moscatelli, che è riuscito a farmi appassionare ad una discussione tra un vecchio melo ed un germoglio verde, uno scrittore tutt’altro che “inutile” (il riferimento è all’ultimo racconto della raccolta, intitolato appunto “Lo scrittore inutile”, n.d.A.M.). (Wick)

 

“Un bel gioco di specchi e di scatole cinesi: racconti nei racconti in cui ho incontrato sogni (e sognatori, noti e ignoti), attese tradite, rabbia, resa ma anche possibilità, qualcosa in grado di smussare gli spigoli vivi e di accogliere metafore che rompano gli argini, il mare, l’illusione del volo… l’autore forse non lo immagina, ma potremmo mai giudicare inutili i pennelli di un grande pittore? (il riferimento è sempre a “Lo scrittore inutile”, n.d.A.M.) (Stefania)

 

“Questi racconti di Moscatelli sono lievi e pieni di spleen come, appunto, una fiaba cinematografica del buon vecchio Tim Burton. Malinconici, ma raramente tristi. Fiabe sognanti scritte da un sognatore per i sognatori. Perché se non sapete sognare, se non sapete guardare la luna, il mare, e scorgervi la Poesia, allora non apprezzerete questi racconti” (Marina)

 

“Questa è una raccolta che può benissimo costituire un esempio: quello di essere una sorta di vademecum per aspiranti scrittori, per dimostrare loro quale possa essere un modello di racconto perfetto”   (Cassiel)

 

“Il nuovo libro di Aldo Moscatelli è stato per me una folata di dolcezza in mezzo ad un mare di nulla… Ogni storia è piena di sentimento, la scrittura è fluida e semplice, ma al tempo stesso profonda… “  (Barbara)

 

“Devo dire che leggendoli ho riflettuto sulle parole di Aldo, ed i suoi racconti mi hanno piacevolmente stupita, ed anche commossa, in alcuni punti…”  (Morellina)

 

“Questa raccolta di sogni, di favole e riflessioni profonde espresse in un linguaggio semplice ma non banale, allegorico, profondo ma mai pomposo, toccano i temi più importanti della nostra esistenza con una poesia che solo i veri "sognatori" conoscono…”   (Pattybruce)

 

“Dieci racconti, tutti bellissimi (naturalmente ho i miei preferiti, ma non li dirò neanche sotto tortura), originali, poetici, ora allegri, ora malinconici, ora disperati. Ci sono tutte le sfumature dell’animo umano, in quei racconti”  (LarryLisca)

 

Fin qui i pareri dei blogger, che ringrazio di vero cuore.

Poi ci sono i pareri dei “normali” lettori, quelli, cioè, che hanno comunicato direttamente al sottoscritto le proprie impressioni. Chi sostiene che i blogger di cui sopra non esistano, avrà ancor più difficoltà a credere che i commenti qui sotto siano autentici. Personalmente me ne frego alla grande, e vado a ringraziare in particolare tre lettori, che hanno ripagato tutte le mie speranze e le mie aspettative con queste altisonanti ma sincere parole:

 

“E' bellissimo... l'ho letto tutto d'un fiato...e mi  è davvero piaciuto. Mi sono ritrovata in quasi tutti i racconti… e ognuno mi  ha insegnato qualcosa o rafforzato le mie convinzioni! Sono contenta d'averlo letto...credo davvero che Aldo Moscatelli sia un autore geniale… lo  ammiro molto” (Antonella R.)

 

“I racconti che mi sono piaciuti di più sono stati  quelli più crudi… Quindi mi riferisco a “Lo specchio di fango” e a “Istantanea”, due racconti le cui ultime righe fanno raggelare… E ultimamente se qualcuno mi chiede un parere su qualcosa da leggere rispondo sempre: Moscatelli” (Claudio M.)


"Il libro è stupendo. Mi è piaciuto davvero tanto... e ho sottolineato tante
di quelle frasi sulle quali tornare a meditare..." (Annamaria S.)

Chiudo dicendo che  questi 13 commenti (ne mancano alcuni, che
purtroppo non
riesco a rintracciare in questo guazzabuglio di cartelle:
chiedo scusa a Stefano
e agli altri) mi inorgogliscono (aggiungete un
pizzico di sincero
imbarazzo), e mi danno forza e speranza per il
proseguo della mia carriera di scrittore.
Ho voluto condividere con voi i giudizi delle persone comuni, quelle
bistrattate da alcuni ma apprezzate e rispettate dal sottoscritto.
Con buona pace di chi avanza basse insinuazioni, per non
ammettere
di nutrire la presunzione di essere l’unico a poter
giudicare il valore di un libro…
postato da: Isognatori alle ore 19:34 | link | commenti (8)
categorie: opinioni, aldo moscatelli, i nostri libri
sabato, 13 gennaio 2007

INTERVISTA A SONNENBARKE (prospettive ribaltate 15)

Dopo aver concesso il dovuto spazio al concorso da noi indetto (ne approfittiamo per ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno partecipato attivamente alla promozione del concorso), proseguiamo la serie "Prospettive ribaltate" con un'intervista a Marina del blog http://sonnenbarke.splinder.com/ .
Come sempre, buona lettura!

1) Domanda di rito: qual è il primo libro che ricordi di aver letto?
Il primo in assoluto non lo ricordo, ma deve essere stato uno di quei libri per bambine tipo Heidi, Piccole donne o I pattini d'argento. A un certo punto ho cominciato a tenere un elenco di tutti i libri letti e in questa lista il primo è Michele Strogoff di Jules Verne.

2) Cita tre libri che ultimamente hanno destato in te un senso di meraviglia (per la loro bellezza, ma anche per la loro bruttezza o altre qualità particolari).
Parlare di "senso di meraviglia" probabilmente è eccessivo, non è qualcosa che accade spesso, nel bene e nel male.
Negli ultimi mesi ho provato qualcosa di simile (potrei dire un piacevole stupore) con La voce a te dovuta di Pedro Salinas e con Teresa in mille pezzi di Lyonel Trouillot. Il primo, una raccolta di settanta poesie d'amore, mi ha colpito in quanto mi è sembrato spesso la trasposizione poetica di cose che avevo sentito allo stesso identico modo: un canzoniere manieristico, forse, ma secondo me non banale, per quanto la tematica amorosa sia estremamente abusata. Il secondo libro che ho citato, invece, mi ha colpito per la capacità dell'autore di illustrare, in modo preciso ma sempre estremamente fluido e "letterario", senza mai scadere nel genere "descrizione di caso clinico", il dualismo esistente nella protagonista, che è insieme sé e altra da sé. E' un romanzo veramente poetico, come se ne trovano pochi oggi, e delicato, lieve nonostante la tematica affrontata.
Non saprei citare un terzo libro, almeno fra quelli letti di recente, perché la meraviglia è sentimento raro.
Peraltro, fortunatamente è da molto tempo che non sono costretta a meravigliarmi della bruttezza di un libro... a volte mi è capitato di incontrare la banalità, ma la bruttezza vera è molto meno frequente, e non sono sicura che questa sia una cosa positiva, perché in fondo l'effetto peggiore che un libro possa fare è lasciare indifferente il lettore...

3) Leggendo il tuo blog sembra di cogliere una certa avversione nei riguardi di quei libri particolarmente “deprimenti” sul piano delle tematiche affrontate (citiamo “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa e “Altra gente” di Martin Amis). Da cosa deriva questa difficoltà? Avverti la necessità, forse, di esplorare da lettrice il lato più “solare” dell’esistenza umana, almeno in questo periodo della tua vita?
I libri che leggo non sono quasi mai solari. Tuttavia, se il disincanto non mi turba, il cinismo mi dispiace.
Il libro dell'inquietudine è pieno di bei passaggi che ho sentito molto vicini a me e alla mia esperienza, ma va preso a piccole dosi. Non è un libro deprimente: è un libro depresso. Inquieto, angosciato, senza speranza.
Sto leggendo Un apolide metafisico, una raccolta di interviste a Emil Cioran, un autore che non conoscevo ancora ma che ha fama di essere "deprimente". Un intervistatore si dichiara sorpreso: "i suoi scritti sono profondamente pessimisti, ma lo stile è gaio, vivace, di un umorismo caustico. E anche nella conversazione le sue idee fanno paura, ma il tono è spiritoso, corroborante". Nella risposta di Cioran, una frase è emblematica: "Fra l'orrore e l'estasi, io pratico una tristezza attiva".
Quello che mi sgomenta in certi libri è proprio la tristezza passiva. Non m'interessa e mi mette di cattivo umore.
La verità è che, in questo periodo della mia vita, avvero la necessità di esplorare il lato solare dell'esistenza umana in generale, non solo come lettrice. Non rinnego la mia predilezione per le tematiche tristi o pessimiste che dir si voglia; semplicemente, mi interessano solo se espresse in maniera costruttiva. La mia è un'avversione nei confronti della distruzione.

4) Sei una neolaureata: impossibile, a questo punto, non chiederti quale autore studiato sui banchi universitari abbia goduto, più degli altri, della tua ostilità…
Ne ho detestati diversi, ma dico senza ombra di dubbio Salomon Gessner, uno scrittore svizzero del Settecento. Almeno in ambito universitario, credo di non aver mai letto niente di più insulso del suo La morte di Abele, un testo pieno zeppo di tutti gli stereotipi della letteratura preromantica settecentesca, apartire dai melensi idilli pittoreschi.

5) Hai sostenuto tempo fa di aver “scaraventato dalla finestra con tanto di reset mentale” un testo di Proust (“La recherche”, per l’esattezza). Ti è capitato con altri libri, per caso?
Beh, ovviamente l'ho "scaraventato dalla finestra" in senso metaforico, sia chiaro! E comunque sto maturando l'idea di concedergli una seconda possibilità.
E' rarissimo che io chiuda un libro senza terminarne a lettura. Mi è capitato, molti anni fa, con I sensi incantati di Alberto Bevilacqua: onestamente mi chiedo ancora perché mai avessi deciso di leggerlo.
Un'avversione analoga a quella proustiana (ovvero: noia, senza giri di parole) l'ho provata con Joyce e il suo Ritratto dell'artista da giovane (tradotto in Italia col titolo Dedalus), che però sono riuscita a portare a termine. Mi ha fatto venire l'orticaria anche il Robinson Crusoe di Defoe, altro autore che ho molto odiato all'università: una travagliatissima lettura durata due lunghi mesi...

6) Abbiamo trovato molto interessante un tuo vecchio post, nel quale chiedevi a un ipotetico interlocutore  quale tipo di libro possa essere considerato “un capolavoro”. In un mondo in cui pare che la parola OBIETTIVITA’ sia sparita dal vocabolario di molti, lasciando spazio al regno incontrastato del facile “de gustibus”, ritieni ancora possibile circostanziare in qualche modo il concetto di “capolavoro”, o quanto meno di “bel libro”?
Molte volte il "de gustibus" è un concetto legittimo. Eppure io credo che un minimo di obiettività sia ancora possibile.
Definire il "bel libro" è difficile perché è una categoria intermedia. Ritengo che il "brutto libro" sia oggettivamente meglio definibile: è brutto un libro scritto male E con una trama debole o banalmente già sentita. Se invece possiede una sola di queste due caratteristiche, è possibile che non sia un libro oggettivamente brutto.
Io credo che in certo modo anche il concetto di "capolavoro" possa essere circostanziato. Il capolavoro è un libro che lascia il segno. E' un libro che non dimentichiamo nemmeno dopo anni. E' un libro che ci prende e ci scuote con violenza, fino a farci girare la testa. Che non ci lascia dormire una volta chiuso. E' un pungo sul cranio, come diceva Kafka e come riportavo nel post che citate. Per tornare a Cioran, deve essere una ferita, sconvolgere tutto, rimettere tutto in discussione. E, aggiungo, perché sia un capolavoro e non solo un libro che ci parla, deve essere originale, per contenuti o per stile.

7) In un’ottica “culturale”, dacci un parere sulle seguenti categorie umane: a) professori universitari; b) studenti universitari c) scrittori italiani; d) editori italiani
Premettendo che non amo generalizzare, provo comunque a rispondere.
Trovo molto difficile dare un parere "generale" sui professori universitari, perché fra tutti quelli che ho conosciuto ho trovato diverse categorie: dall'accidioso che scalda la poltrona e vuole solo portare a casa lo stipendio a fine mese, al borioso professorone troppo conscio della sua pseudo-fama che pensa solo ai convegni e ai (suoi) libri e ritiene gli studenti universitari degli esseri inferiori, all'appasionato che trasmette con fervore il suo sapere agli studenti senza per questo sminuirli. Ce n'è davvero per tutti i gusti.
Per quanto riguarda gli studenti universitari, mi dispiace dover dire che molto (troppo) spesso si tratta di gente del tutto disinteressata al proprio oggetto di studio, iscritta all'università solo per far piacere ai genitori e/o per "parcheggiarsi". Ovviamente conosco anche persone culturalmente appassionate, ma in proporzione direi che sono poche...
Quanto agli scrittori italiani, devo innanzi tutto dire che non sono particolarmente attenta alle novità. In generale, mi pare che gli autori (italiani e non) proposti negli ultimi anni seguano più che altro una logica commerciale, lasciando poca visibilità agli scrittori meno "vendbili". Se vogliamo invece parlare di letteratura da una prospettiva più ampia, storica, direi che gli italiani non hanno niente da invidiare agli scrittori stranieri: il nostro paese ha una tradizione letteraria di tutto rispetto.
Per finire, gli editori italiani. Si tratta di una realtà multiforme; se non vdo errata, secondo l'ultimo annuario dell'editrice Bibliografica (che ha valore di "censimento" editoriale ufficiale) sul territorio di lingua italiana sono presenti più di 6000 case editrici. Sappiamo tutti che i grandi gruppi editoriali la fanno da padroni, ma esistono piccole realtà agguerrite e di grande valore. Generalizzare è difficile: si va dalla casa di enogastronomia a quella di letteratura classica. E' ovvio che l'estrema frammentazione non facilita la visibilità, ma con un po' di pazienza e molta passione ci si può rendere conto che esistono delle realtà editoriali molto interessanti.

8) Domandone di chiusura: Proust sta per scaraventare te fuori dalla finestra, ma ti concede di portare in salvo cinque libri. Quali sceglieresti di primo acchito?
La domanda è meno perfida di quelle poste agli altri intervistati, perché se Proust mi scaraventa dalla mia finestra al piano terra posso sempre rientrare in casa e prendere tutti i libri che voglio... eh eh (sì, ma noi non abbiamo specificato a che distanza ti scaraventa, n.d. I sognatori)!
In ogni caso, i libri che salverei non coincidono del tutto con i miei preferiti: sono piuttosto libri a cui sono legata per vari motivi. I libri si possono ricomprare, ma non tutti.
Innanzi tutto salverei La commedia della vanità di Elias Canetti nella mia piccola edizione gialla Reclam, perché è il libro più vissuto e meditato che possiedo, perché l'ho portato con me ovunque per due anni e ormai è una specie di prolungamento di me stessa. Il secondo ad essere salvato sarebbe Le poesie di Ricardo Reis di Fernando Pessoa: perché ho accarezzato ogni pagina, e non ce n'è al mondo un'altra copia uguale. Il terzo, uno dei miei due albi di Mafalda, perché mi mette di buon umore. Per quarto metterei in salvo Linguaggio collaterale a cura di John Collins e Ross Glover, per ricordarmi che ho fatto qualcosa di buono nella vita (visto che qualcuno me lo chiederà: ho partecipato alla traduzione). Mi trovo un po' in difficoltà con l'ultima scelta, perché molti libri mi supplicano di essere l'ultimo volume salvato: farò torto a molti ma, dopo attenta riflessione, scelgo Le città invisibili di Calvino, perché ogni volta che lo rileggo ci trovo nuovi spunti di riflessione, e in un certo senso è il mio personale trattato di filosofia.

postato da: Isognatori alle ore 08:57 | link | commenti (8)
categorie: opinioni, interviste, iniziative, noi e voi
lunedì, 08 gennaio 2007

UDITE UDITE!

La casa editrice I sognatori ha il piacere di presentarvi la… 

PRIMA EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO

Un sogno dentro un sogno

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 Per leggere il bando di concorso, cliccare QUI.

 

PRESENTAZIONE DEL CONCORSO
di Aldo Moscatelli 

In vita mia ho partecipato a svariati concorsi letterari, e molte volte ho annusato nell’aria odor di fregature. Non per voler sembrare paranoico, ma quando il vincitore di un concorso ha lo stesso cognome del presidente della giuria, e abita nella stessa città, qualche dubbio (sottolineo: dubbio) ti viene.
Personalmente non ne ho mai vinto uno, ad ogni modo. Nel 2001 mi classificai terzo in un concorso organizzato da una piccola (e squallida, per tutta una serie di motivi: ma quello l’ho scoperto in seguito) casa editrice pugliese, col racconto “Dissolvenze”. Ricordo che nel bando di concorso era specificato che i primi tre classificati avrebbero ricevuto un buono per l’acquisto di svariati libri presso una determinata libreria. A me toccava un buono da 200 mila lire. Mi ritrovai invece con un buono che valeva la metà, e mi appiopparono una serie di libri in “omaggio”, quasi tutti romanzi di scrittori esordienti, di una bruttezza inenarrabile. Oggi li denuncerei, all’epoca ero felice così. C’è stato un tempo in cui sapevo accontentarmi, a quanto pare. E non ne vado granché fiero.
Le ho tentate tutte, insomma; e quando “Lo specchio di fango”, che trovate nella mia ultima raccolta di racconti, non riuscì nemmeno a posizionarsi tra i primi 18 classificati in un concorso piemontese, decisi di gettare la spugna.
Ci ho ritentato ultimamente, in un altro contesto e per motivi differenti. Ma questa è un’altra storia…
Comunque, oggi mi trovo dall’altra parte della barricata; il concorso lo ha indetto la casa editrice che gestisco, e sarà mia premura evitare gli errori e le pecche riscontrati nei concorsi cui ho partecipato in passato.
In particolare, ci siamo concentrati su alcuni fattori, che vado brevemente ad elencare.

La lunghezza delle cartelle
Molti concorsi accettano lavori lunghi non più di 5 cartelle, a volte anche meno. Noi abbiamo deciso di offrire uno spazio maggiore: 15 cartelle. 

La spedizione dei racconti
Solitamente è richiesta la spedizione tradizionale, cioè cartacea. Di rado qualcuno consente l’inoltro a costo zero, quello per via telematica. Noi, per non fare torto a nessuno, consentiamo a tutti di usufruire indifferentemente di entrambe le modalità. 

La quota d’iscrizione
C’è, ma è decisamente relativa. Per poter partecipare al concorso, infatti, basterà acquistare un libro presente nel catalogo della casa editrice I sognatori.
Un concorso letterario medio “esige” tra i 15 e i 25 euro di quota partecipativa. Se tenete conto che i libri del nostro catalogo non superano, a livello di prezzo di copertina, i 10 euro, comprenderete facilmente la differenza. Che, ovviamente, sta soprattutto nel libro che ogni partecipante riceverà comodamente a casa: c’è un dare e un avere, insomma, e la cosa mi pare piuttosto equa. 

Il premio
Le piccole case editrici come la nostra, spesso, al primo concorso organizzato tendono a regalare medaglie, coppe e targhe. Si tratta di quei concorsi che, da scrittore, ho sempre evitato come la peste. Quei premi paiono gratificazioni da sagra paesana. Altri mettono in palio una sommetta di denaro, “piccole” cifre destinate ad una sola persona (il vincitore), o proporzionatamente ai primi tre. Il montepremi complessivo, comunque, non supera quasi mai i 500 euro. Paradossalmente, una scelta del genere avrebbe fatto comodo anche a noi. Un piccolo assegno e tanti saluti. Ma in fin dei conti, se uno scrittore (lo sono anch’io, quindi spero di poter parlare a nome della categoria) scrive un lavoro valido… cosa gliene frega dei soldi se nessuno potrà mai leggerlo ed apprezzarlo?
Abbiamo deciso, dunque, di optare per la pubblicazione dei lavori migliori. In questo caso, i vincitori non guadagneranno nulla sul piano economico, ma potranno fregiarsi della pubblicazione, giacché il libro non verrà stampato e lasciato a marcire, ma regolarmente editato e distribuito sul territorio nazionale; diffonderemo nuove voci, insomma, forse agevolando la carriera di chi, in futuro, potrà scrivere nel proprio curriculum letterario di essere già stato pubblicato. Creerà un prezioso precedente, dunque, anche e soprattutto con noi. Terremo d’occhio i vincitori, in tal senso, nella speranza di poter giungere ad altro, e compiere insieme “un passo più in là”. Inoltre, i vincitori conosceranno (magari per la prima volta) l’ebbrezza di vedere raccolte in un libro le parole precedentemente stampate soltanto su qualche foglio A4, o sul monitor di un computer.
Noi ci impegniamo a fornire al libro “che verrà” una bella copertina, un editing professionale, una valida impaginazione e tutto ciò che occorre per definire un libro “un bel libro”, con la serietà e l’impegno di sempre.
E questo, converrete con me, è ben più impegnativo che firmare e staccare un semplice assegno.
 

Il numero di vincitori
Non uno, né tre, ma DIECI. Nutriamo grande fiducia nel talento delle nuove leve, e siamo certi che di racconti validi ne giungeranno ben più di una manciata. Non sarà semplice (almeno questo ci auguriamo) optare per un racconto piuttosto che per un altro. E chiediamo perdono sin da adesso se procureremo un gran dispiacere a qualcuno. Le nostre scelte finali si baseranno ovviamente su gusti e pareri strettamente personali, ma garantiamo a tutti imparzialità e obiettività: niente fregature, raccomandazioni e abomini simili. 

Le copie gratuite
Se una casa editrice offre in premio la pubblicazione, dovrebbe avere almeno la compiacenza di regalare ad ogni vincitore una copia dell’opera. Con mio sommo orrore, ho scoperto che questa cosa non accade quasi mai. Ultimamente un’amica (vincitrice di un concorso) mi ha rivelato che la casa editrice che ha pubblicato il suo lavoro non fornisce copie omaggio: i primi classificati devono acquistare sette copie del lavoro per poter godere, dall’ottava in poi, di uno sconto “speciale” (capirai…) del 35%, sconti più bassi per un numero inferiore. Una cavolata immane, alla quale reagiamo regalando DUE copie a ciascun vincitore. 

Quel qualcosa in più
Ogni vincitore verrà intervistato sul nostro blog, per spiegare i retroscena nascosti dietro la genesi del proprio lavoro, gli eventuali significati nascosti, ed altro ancora. Un modo come un altro per conoscere i nostri autori, per non liquidarli con una stretta di mano e un “vi abbiamo pubblicato, adesso toglietevi dalle scatole”.
Inoltre, qualora dovessero giungere racconti validi in quantità superiore ai dieci, ci riserviamo l’opportunità di pubblicare sul blog  qualche racconto di per sé interessante, ma rimasto escluso dalla lista dei vincitori.
Il nostro blog è piuttosto visitato e molto commentato, può fungere quindi da vetrina, e offrire l’opportunità di essere letti e (speriamo) apprezzati da molte persone.

Bene, mi sono dilungato anche troppo. Tutto quello che c’era da dire, mi pare di averlo detto. A questo punto, non resta che aspettare i primi racconti.
E in tutta onestà, non vedo l’ora di riceverli.

Chi volesse segnalare questa nostra iniziativa sul proprio blog o sul proprio sito, può prelevare il banner del concorso qui sotto:

<a target="_blank" href="http://www.casadeisognatori.com/concorso.htm">
<img src="
http://i94.photobucket.com/albums/l103/Isognatori/cornice.jpg" border="0" alt="Photobucket - Video and Image Hosting" width="217" height="224"></a>
<br>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <font size="4">
concorso letterario</font><br>
&nbsp; <font size="4">&quot;Un sogno dentro un sogno&quot;</font>

venerdì, 05 gennaio 2007

INTERVISTA A DIDA (Prospettive ribaltate 14)

Tanto per fare torto a chi insinua certe bassezze, continuiamo la nostra opera di "pubblicizzazione" postando l'intervista che Dida del blog http://dida.splinder.com/ ci ha gentilmente concesso.
Come sempre, buona lettura a tutti.

1) Domanda di rito: qual è il primo libro che ricordi di aver letto?
Fra gli anni '70 e '80 mio zio (laureando in inglese e russo) si ostinava a regalare libri a me e mia sorella. Ed erano sempre regali non tanto amati e per noi incomprensibili –allora- , poi siamo diventate grandi e quelli sono gli unici regali che ci ricordiamo di aver ricevuto! Li si metteva nell'armadio della mamma, per poi andarli a prendere: in piedi su una sedia. Il primo di quei libri che mi ricordo di aver letto è "favole al telefono" di gianni rodari, una vecchia edizione einaudi che gira ancora per casa. Libro che ha segnato anche il mio futuro... lavoro in un call center!

2) In un vecchio post hai scritto: "un libro è un fatto anche fisico". Cosa intendevi esattamente?
Mi capita spessissimo di entrare in libreria e poi portarmi a casa dei libri solo perché sono belli, hanno una bella carta, hanno un bel titolo, azzeccato, curioso. Lo tocco, lo guardo, lo accarezzo, lo ANNUSO e poi lo prendo senza saper niente in più. Poi vive con me, lo tengo in una parte della mia libreria in attesa di esser scelto, una sorta di limbo dove i libri stanno un'ora, un giorno o qualche anno... non si sa. Quello scelto mi segue finché non mi ha dato tutto quello che può. Me lo porto in ufficio per la pausa, in borsa (così se devo aspettare qualcuno mi fa compagnia), a letto spesso rimane aperto mentre crollo addormentata e in cucina si macchia di marmellata mentre faccio colazione. lo sento che pesa, che intriga, mi capita sempre in mano quando cerco altro.. più fisico di così!

3) P. D. James è la scrittrice di gialli che preferisci. Cosa ti attira particolarmente nei suoi romanzi? Preferisci i lavori con protagonista Cordelia Gray o quelli con l'ispettore Dalgliesh?
Vero. Mi piace molto P. D. James e prediligo l'ispettore Dalgliesh a Cordelia. P. D. James mi incolla letteralmente alle sue pagine. Amo la scrittura descrittiva e la puntigliosa curiosità nell'entrare dentro alla menti dei suoi personaggi. Personaggi che son sempre tormentati, tristi assetati di vendette. La James è magistrale nell'architettare le trame e le ambientazioni sono reali, fin troppo, i suoi romanzi lasciano l'amaro in bocca alla fine dell'ultima pagina: la miseria umana è quasi sempre il movente degli omicidi. Consiglio anche Elizabeth George, un'americana molto inglese, anche lei con un investigatore "seriale", un po' più fighetto e affascinante quasi come Dalgliesh.

4) Ti sei riservata il diritto di NON LEGGERE il romanzo di Muccino. La lista di libri non letti per questioni quasi etiche si è allungata, nel frattempo?
In quel post mi sono allargata troppo? Ho fatto troppo la snob "letteraria"? Mah! Leggo tutto e di tutto anche tante cose leggere leggere e inutili che alla fine non mi piacciono granchè ma per me leggere è un assoluto divertimento, è il mio svago favorito, è un luogo dove scappare quando non ne posso più di questo. Ma Muccino no (anche se con Carla Vangelista che non conosco per niente) non lo leggo. Ho solo sentito un'intervista dalla Palombelli.. e mi ha sconvolta. riassunto della trama facile e prevedibile. Non vi viene il dubbio che un libro scritto a 4 mani (due delle quali del signor Muccino) venga pubblicato solo per il nome degli autori (dell'autore)? Chissà quanti romanzi splendidi scritti da illustri sconosciuti sono rimasti nel cassetto del "signor Mondadori" per lasciar precedenza a questo... per rispondere alla domanda comunque no, la lista non si è allungata.

5) A volte capita di chiudere un libro e di avvertire l'impellente esigenza di materializzare avanti a sé l'autore dell'opera, per subissarlo di domande. A te è mai capitata un'esperienza del genere? Se sì, con quale libro e autore?
Di solito non mi succede questo, mi capita spesso invece di voler incontrare il mio personaggio! Arrivo all'ultima pagina del libro e mi dico "e adesso? Dove lo trovo per andare a bere un caffè?". Per questo amo tantissimo i romanzi che hanno lo stesso protagonista. seguo la loro vita romanzo dopo romanzo (P. D. James e Dalgliesh, Elizabeth George e Thomas Lynley , il gorilla di Dazieri, Camilleri e l'adorato Montalbano..)

6) L'amico Linoge, nella precedente intervista, ha sostenuto di vivere così intensamente i libri da sciogliersi spesso in lacrime. A te accade mai?
Ci sono stati libri che mi hanno emozionata molto, uno dei più intensi è stato "Molto forte incredibilmente vicino" di J. Safran Foer (anche ogni cosa è illuminata, è una meraviglia) mi ha coinvolta moltissimo. È un libro intenso, duro e vero che offre una dimensione diversa dell'11 settembre, quella si un bambino che perde il papà in una delle due torri.

7) Il nome della casa editrice che ha pubblicato un determinato libro ti interessa? Che rapporto hai con quelle meno note (case editrici, intendiamo), e con gli autori poco conosciuti al grande pubblico?
M'importa pochissimo dell'editore, se un libro mi attira per un motivo qualsiasi, lo leggo indipendentemente da tutto. Le case editrici meno note sono quasi sempre sorprendenti. Se non conosco l'autore tanto meglio, son pronta a sorprese ed entusiasmi nuovi! le case editrici sconosciute pubblicano geni che magari la Mondadori.. troppo impegnata con Muccino dimentica in un cassetto! (ok ok adesso la smetto e non faccio più polemica ):

8) Solita, infida domanda di chiusura: Muccino sta per irrompere in casa tua armato di bazooka, e tu puoi salvare solo cinque libri fra quelli riposti nella tua personalissima biblioteca. Quali porteresti
in salvo?
1. "La versione di Barney" di Morderai Richler
2. "Molto forte incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer
3. "Hypnerotomachian poliphili" di Francesco Colonna che mi ha regalato Eva a natale scorso (2005) e che non ho avuto coraggio ancora di affrontare
4. tutto Harry Potter
5. il gioiello che ho ricevuto a natale quest'anno da Eva ("sorella e bibliotecaria illuminata"): "Buongiorno Picasso" di Sebartes prima edizione del 1953!

postato da: Isognatori alle ore 12:39 | link | commenti (3)
categorie: interviste, noi e voi
mercoledì, 03 gennaio 2007

SIETE DEI BLOGGER INESISTENTI!

Non sappiamo quanti di voi abbiano mai dato un’occhiata al catalogo del nostro sito.

Per chi non lo sapesse, per ogni libro edito c’è una finestrella che consente di conoscere il parere di chi quel libro ha già avuto modo di leggerlo. Si tratta per lo più di blogger, ai quali abbiamo regolarmente chiesto il consenso per pubblicare uno stralcio della loro recensione.

A tale riguardo, nel pieno delle festività natalizie abbiamo ricevuto un paio di mail da parte di un lettore “di passaggio”; riportiamo, qui sotto, un estratto delle due mail, particolarmente interessante per voi blogger, dal momento che vi chiama direttamente in causa. Non vi diremo cosa gli abbiamo risposto noi: attendiamo, piuttosto, di conoscere il vostro parere.

Buona lettura.

 

“… Ci sono invece una sfilza di commenti positivi ed estratti di recensioni da parte di signori nessuno. Senza malizia, ma il “peso” dei commenti è proporzionale a quanto uno considera la persona. Se uno dei commenti fosse stato, che so, “L’ho letto. Ora posso morire felice” Saddam Hussein, io avrei pensato “Urca! Saddam Hussein con tutti i problemi che si ritrova ha impiegato i suoi ultimi giorni per leggere questo romanzo, dev’essere davvero appassionante!”. Invece se lo dice “Aislinn” non mi fa né caldo, né freddo. A meno che non conosca di persona “Aislinn”, il che però è in generale circostanza alquanto improbabile… chi mi garantisce che Aislinn addirittura esista? Ormai ci sono società specializzate che hanno il solo scopo di creare blog, utenti di forum e pagine web per promuovere quel tal libro, disco o film…”

postato da: Isognatori alle ore 10:25 | link | commenti (21)
categorie: opinioni, noi e voi