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mercoledì, 29 agosto 2007

NON LA SOLITA INTERVISTA

Davvero interessanti le domande rivolte da Matteo Scandolin ad Aldo Moscatelli,  raccolte in un’intervista pubblicata ieri nell’opuscolo letterario “Inutile online”.

Non i soliti quesiti, ma interrogativi comuni a tutti coloro che, con approccio critico, osservano dall’esterno il nostro operato. Consigliamo a tutti di leggerla, anche perché dalle risposte di Moscatelli emerge – per quel che riguarda la nostra avventura editoriale – il quadro della situazione, tra aneddoti tragicomici e speranze per il futuro.

Il link è questo:

 

http://www.rivistainutile.it/2007/08/28/i-sognatori/

 

A tutti voi, auguriamo una buona lettura.

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categorie: aldo moscatelli
lunedì, 27 agosto 2007

NOTA A MARGINE DEL CONCORSO LETTERARIO “UN SOGNO DENTRO UN SOGNO”

di Aldo Moscatelli

 

Il primo settembre renderemo nota (qui e sul sito) la lista dei vincitori del concorso “Un sogno dentro un sogno”, da noi indetto per la prima volta nel febbraio di quest’anno.

Dieci scrittori, dunque, conosceranno una gioia che personalmente non ho mai sperimentato; quella di poter affermare, con tutta la soddisfazione e l’orgoglio che ovviamente ne derivano:

“io ho vinto un concorso letterario”

Non so se per sfortuna o per demerito (o per altri motivi ancora), ma nel mio carnet figura unicamente il terzo posto nel concorso-truffa di cui vi parlavo qualche giorno fa. Ne consegue che, forse paradossalmente, nell’atto di pubblicare la rosa dei dieci vincitori, il mio pensiero correrà immediatamente a tutti coloro che non vedranno comparire il proprio nome nell’elenco.

Quella delusione, ch’essi certamente proveranno, io la conosco bene. Chissà quante volte, al cospetto di una comunicazione ufficiale, mi è capitato di controllare e ricontrollare la lista dei vincitori, cercando febbrilmente il mio nome e (accanto) il titolo del mio racconto. Non vedendolo, speravo ogni volta in una mia svista: macchè! Non avevo vinto e basta. Altro che svista. E delusione, incredulità e rabbia si presentavano tutti assieme per chiedere il conto. Fortunatamente la seconda fase, quella della rassegnazione, non impiegava molto tempo a subentrare; però in me restava sempre quella strana sensazione di “ingiustizia”, come se qualcuno avesse voluto farmi un torto personale ed escludere il mio lavoro dall’elenco dei premiati.

Rimango dell’idea che alcuni dei concorsi ai quali ho preso parte nel corso degli anni, fossero in qualche modo pilotati. Ma in linea generale, oggi sono consapevole del fatto che un mio lavoro, per quanto valido, possa essere ritenuto comunque inferiore ad altri; nulla di male in tutto questo, se alla base del concorso vi sono tre elementi cardine: onestà, competenza e meritocrazia.

Nel caso di “Un sono dentro un sogno”, posso dichiarare senza timore di smentita che ogni elaborato è stato letto con la massima attenzione, più e più volte, e valutato con serietà e oculatezza. La risultante di questi sforzi verrà rappresentata da una lista di dieci vincitori: ad essi porgo sin da ora i miei più sinceri complimenti.

Agli esclusi, che per forza di cose saranno in numero maggiore, auguro altrettanto sinceramente un pronto riscatto, nella speranza che il loro lavoro possa risultare maggiormente gradito ad altri. Come detto in apertura, sul piano “empatico” potrò ben comprendere i sentimenti di coloro che cercheranno invano il proprio nome nella lista che pubblicheremo. Ci sono passato svariate volte, ma posso garantirvi che nel nostro concorso nulla è stato lasciato al caso; andavano scelti dieci racconti da premiare, e lo abbiamo fatto, con tutta la professionalità e l’oggettività possibili, senza tenere in minima considerazione quei fattori (slegati dalla qualità intrinseca dell’opera) che in certi contesti – ahimé! – troppo spesso decretano l’esclusione di un racconto meritevole e l’inclusione di uno scadente.

Con stima ed affetto nei confronti di tutti i partecipanti,

Aldo Moscatelli

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categorie: concorso letterario
venerdì, 24 agosto 2007

SEGNALAZIONI E AMENITA'

Segnaliamo innanzitutto il nuovo sito letterario dell’associazione [CaRtaCaNta©], della quale fa parte (tra gli altri, o forse soprattutto) il nostro amico Alberto Carollo. L’indirizzo del sito è questo:

http://www.cartacantalab.com

 

Sito ed associazione si propongono (per dirla con le parole dello stesso Alberto) di divulgare la narrativa di ogni tempo e paese – e i suoi dintorni: poesia, musica, cinema, teatro, fumetto & Co. – e promuovere la pratica della scrittura per mezzo di laboratori in cui proporre esercizi, elaborati, dibattiti e organizzare incontri e serate evento.

Una gran bella iniziativa, della quale speriamo di poter usufruire in futuro anche noi Sognatori, soprattutto per ciò che concerne le serate evento in quel di Villa Lattes a Vicenza.

 

Il percorso inverso rispetto a quello compiuto da Cigale (che dal blog è approdato al sito) l’ha compiuto un altro nostro amico, Renzo Montagnoli, già noto per l’ottimo lavoro svolto attraverso  Arte insieme. A distanza di un anno e mezzo dall’inaugurazione di quel sito, infatti, Renzo ha deciso di affiancargli il blog L’armonia delle parole, nel quale porterà avanti l’opera di promozione culturale già (ottimamente) avviata con Arte insieme.

 

E le amenità?

Beh, di tanto in tanto ci divertiamo a leggere le “chiavi di ricerca” (per quei tre o quattro che non lo sapessero, si tratta di frasi attraverso le quali è possibile accedere direttamente a un blog o a un sito mediante un qualsiasi motore di ricerca) che hanno condotto dei perfetti estranei sul nostro blog. Ora, possiamo anche capire che qualcuno capiti da queste parti digitando frasi come “C. Dickens e le sue opere per ragazzi” o “farsi pubblicare” o ancora “cosa c’è di personale di Mann in Morte a Venezia”. Ci sfugge, invece, il motivo per il quale quel qualcuno dovrebbe giungere nella Casa dei Sognatori attraverso le seguenti chiavi di ricerca:

- Agatha Christie è divenuta famosa con il cognome?

- Caspita, dispensare musica era un mio passatempo

- Come posso fare per ritrovare una tartaruga

- Inizio di parola che fa esclamare “che bello!”

- Metter una croce davanti alla propria firma

- Avventure lesbiche

- In una nave che sta affondando ci sono vari oggetti quali scegli domanda logica

- Sei il solito neanche ad un messaggio sai rispondere blog

- Tatuaggi dr Jekyll e mr Hide

- Video d'amore anonimi

- Il contatore elettronico non riesco a leggere la lettura

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categorie: segnalazioni
martedì, 21 agosto 2007

ESPERIENZE TRAUMATICHE (Quarto episodio)

di Aldo Moscatelli

 

A proposito di concorsi letterari: nel 2001 partecipai ad un concorso indetto da una casa editrice pugliese. Nonostante la sfilza di delusioni già vergate nel mio curriculum di scrittore esordiente, anche in quella occasione decisi di mettermi in gioco. Il premio in sé non era eclatante: un piccolo buono da spendere in libreria, di importo variabile a seconda della posizione raggiunta in classifica (venivano premiati soltanto i primi tre). La cosa puzzava già un tantino, dal momento che i soldi vinti andavano spesi obbligatoriamente nella libreria gestita dalla stessa casa editrice; tutto questo ad esclusivo vantaggio degli organizzatori, ovviamente.

Ma tant’è: a me interessava, come già detto, mettermi in gioco, misurare le mie forze, verificare la qualità dei miei scritti. Ed occorreva il parere professionale di perfetti sconosciuti.

Pagai quindi la tassa di iscrizione (a differenza di molti scrittori dalle braccine corte, io non ho mai giudicato “fuori dal mondo” richieste di tale natura, se tra il dare e l’avere è presente un minimo equilibrio),  inviai il mio racconto in busta chiusa e restai ad attendere.

A distanza di tre mesi, giunse la buona novella: mi ero classificato terzo, non dovevo far altro che presentarmi alla serata di presentazione, tenere un discorso e incassare il mio buono da 200.000 lire. La gioia per il piccolo traguardo raggiunto, però, venne ridimensionata durante la serata di presentazione di cui sopra, che si svolse nella libreria della casa editrice.

Per intenderci:

 

1) Il titolare della casa editrice, intervenuto per l’occasione, sostenne di aver letto i racconti classificati nelle prime tre posizioni, e di averli giudicati “derivativi”, sintomo delle lacune in materia letteraria di noi gggiovani e dello scarso interesse nutrito nei riguardi della lettura. Tutto questo, beninteso, davanti ai vincitori del concorso (incluso il sottoscritto) e a un pubblico piuttosto numeroso. Non saprei dire se i racconti premiati fossero davvero “derivativi”: certamente non fu gentile, da parte sua, farlo presente in quel modo e in quel contesto. Ciarlò a ruota libera per quasi mezz’ora, ringraziando servilmente le importanti autorità convenute (il giornalista di una rete privata, un rappresentante dell’Università, un tizio a capo di una struttura parauniversitaria). Poi mollò il microfono e andò via. Non si degnò neanche di stringerci la mano, o di rivolgerci la parola. Quando la parola venne concessa ai vincitori del concorso, lui si allontanò in compagnia delle amiche autorità. Probabilmente pensava che, oltre ad essere mediocri scribacchini, noi vincitori fossimo anche dei pessimi oratori.

 

2) Se il titolare della casa editrice blaterò davanti al microfono per una buona mezz’ora, ai vincitori fu concessa una presentazione-farsa del proprio lavoro: un paio i minuti a disposizione, durante i quali fu la presentatrice dell’evento a monopolizzare la scena (io avrò parlato sì e no per trenta secondi).

 

3) Secondo quanto stabilito nel bando di concorso, al terzo classificato spettava un buono da 200.000 lire. Magicamente, però, mi rifilarono un buono da 100.000 lire; in alternativa alla cifra mancante, mi appiopparono una decina di libri scelti arbitrariamente (chissà perché, tutti col logo della loro casa editrice), che rinvenni in uno squallido pacchetto confezionato alla meglio con fogli A4. Lo scopo, sostennero in una stringata lettera d’accompagnamento, era quello di incentivare la lettura in noi gggiovani (e da quel particolare capii che il discorso dell’editore mirava proprio a giustificare il furto da loro compiuto, un modo, cioè, per introdurre l’argomento, addolcire la pillola e pararsi il sedere). Peccato che i dieci libri - a parte un paio di titoli - appartenessero ad emeriti sconosciuti, scrittori esordienti pubblicati dalla stessa casa editrice che aveva organizzato il concorso. Li ho letti: roba di infimo livello, romanzetti con trame e dialoghi che a volte rasentano il trash; in seguito ho scoperto che quella casa editrice chiede il contributo editoriale, fattore che (com’è noto) accresce esponenzialmente la possibilità di imbattersi in lavori scadenti o acerbi.

Oggi come allora, mi chiedo che cosa avrei dovuto imparare da quei libri; il modo in cui NON andrebbe scritto un romanzo, forse. Ma è evidente che gli organizzatori desideravano soltanto sbolognare alle tre “vittime sacrificali” libri che marcivano sugli scaffali della loro libreria da tempo immemore. Meritavano una denuncia, ma per una cifra del genere (gli attuali 50 euro) non credo ne valesse la pena. Mi limitai, così, ad evitare negli anni a venire quella casa editrice e quella libreria, memore della lezione ricevuta.

 

Me ne tornai a casa, alla fine della serata, con la consapevolezza di essere stato frodato. In fin dei conti, è come se noi Sognatori, in occasione del concorso letterario “Un sogno dentro un sogno”, premiassimo soltanto cinque autori invece dei dieci pattuiti nel bando. Quel che più mi infastidì, comunque, fu l’atteggiamento altezzoso dell’editore che (ribadisco) preferì evitare la plebaglia e svignarsela alla chetichella.

Ventilò anche la possibilità di pubblicare in un’antologia i racconti vincitori (per quale motivo non è dato sapere, dal momento che li considerava poco validi). Antologia che, neanche a dirlo, non ha mai visto la luce. E forse è meglio così.

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categorie: esperienze traumatiche
sabato, 18 agosto 2007

LIBRI IN VALIGIA

L’estate, ormai, sta lentamente (e fortunatamente, dal nostro punto di vista) volgendo al termine. Superata la settimana di Ferragosto, la maggior parte dei vacanzieri torna mestamente a lavoro o comunque abbandona le località in cui ha trovato riparo dal caldo estivo . Ed ogni bibliofilo che si rispetti, anche nei luoghi preposti al relax vacanziero è solito portare con sé un buon libro. Siamo curiosi di conoscere, dunque, i romanzi (saggi? Racconti?) da voi letti in questi ultimi tempi, e che magari vi hanno tenuto buona compagnia sotto l’ombrellone o in qualche chalet di montagna.

postato da: Isognatori alle ore 21:24 | link | commenti (19)
categorie:
giovedì, 16 agosto 2007

G. GIANNINI RECITA POE

Si parlava recentemente del rapporto tra cinema e letteratura. Godetevi, allora, questa splendida interpretazione de "Il cuore rivelatore", offerta un Giancarlo Giannini in forma strepitosa.
Per una volta, buona visione!

 

postato da: Isognatori alle ore 11:29 | link | commenti (2)
categorie: libri da ascoltare
mercoledì, 08 agosto 2007

TRA CINEMA E LETTERATURA

Probabilmente, tenuto conto della morìa di visite tipicamente agostana, e dei cartelli (“CHIUSO PER FERIE”) affissi in numerosi blog, non ha granché senso postare articoli inerenti la nostra attività editoriale, o disquisire di argomenti oltremodo impegnativi.

Meglio “rubacchiare” l’idea a qualche blogger (nel nostro caso Isabelle Tostin, che tanto è in vacanza e non verrà mai a saperlo!) e chiedervi di esprimere un parere. In base alla lista presente qui sotto, la nostra domanda è: preferite il libro citato o il film che da esso è stato tratto?

Attendiamo di conoscere le vostre preferenze, anche su pochi titoli va bene; d’altronde, se da un lato è possibile che qualcuno abbia letto i 15 libri in elenco, ci sembra un po’ difficile che qualcuno abbia potuto vedere anche tutte le riduzioni cinematografiche enumerate. Ma siamo pronti a farci stupire!

Ecco la lista:

 

1

LIBRO: Dracula (Stoker)

FILM: Bram Stocker’s Dracula (Coppola)

2

LIBRO: La lettera scarlatta (Hawthorne)

FILM: La lettera scarlatta (Joffè, con Demi Moore e Gary Oldman)

3

LIBRO: Romeo e Giulietta (Shakespeare)

FILM: Romeo e Giulietta (Zeffirelli)

4

LIBRO: The shining (King)

FILM: Shining (Kubrick)

5

LIBRO: Ragione e sentimento (Austen)

FILM:  Ragione e sentimento (Ang Lee, con Emma Thompson)

6

LIBRO: L’insostenibile leggerezza dell’essere (Kundera)

FILM: L’insostenibile leggerezza dell’essere (di Kaufman, con D. Day-Lewis e J. Binoche)

7

LIBRO: Il codice Da Vinci (Brown)

FILM: Il codice Da Vinci (Ron Howard, con Tom Hanks)

8

LIBRO: Le avventure di Pinocchio (Collodi)

FILM: Le avventure di Pinocchio (Comencini, con Nino Manfredi)

9

LIBRO: Il fantasma dell’opera (Leroux)

FILM: Il fantasma dell’opera (Dario Argento)

10

LIBRO: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Sepulveda)

FILM: La gabbianella e il gatto (D’Alò)

11

LIBRO: Il profumo (Suskind)

FILM: Profumo – Storia di un assassino (Tywker)

12

LIBRO: Il falcone maltese (Hammett)

FILM: Il falcone maltese (John Huston)

13

LIBRO: Dieci piccoli indiani (Agata Christie)

FILM: … e poi, non ne rimase nessuno (Collinson, con Aznavour, Celi e Oliver Reed)

14

LIBRO: 1984 (Orwell)

FILM: Orwell 1984 (Michael Radford)

15

LIBRO: Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Dick)

FILM: Blade Runner (Ridley Scott)

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categorie: opinioni, giochini
venerdì, 03 agosto 2007

IN RISPOSTA A UN COMMENTO DEL POST PRECEDENTE

Rispondo con piacere alle obiezioni sollevate, in fase di commento dello scorso post, da un utente anonimo. Pensavo di rispondere a mia volta con un commento, ma come già accaduto in passato la lunghezza della replica ha trasformato il tutto in un post apposito.

 

Quello che volevo dire è che, se qualcuno ha diritto di criticare, e' proprio il lettore, chi ha pagato per il libro che ha letto (i critici, a quanto ho capito, ricevono copie omaggio..). Le critiche potranno anche essere stupide, infondate, esagerate, ingenue, anche arroganti, ma vanno sempre accettate. Poi sta all'intelligenza dell'autore distinguere tra quelle che potrebbero essere utili e quelle che sono invece fine a sé stesse. Sul fatto che gli esordienti siano + criticati rispetto a scrittori affermati, mi sembra più che normale: è ovvio che abbiano tutto da dimostrare. Succede, più o meno in tutti i campi. Del resto, non fanno lo stesso le case editrici?

 

Per utente anonimo: l’obiettivo del mio post non era quello di annullare la critica, ma quello di porre l’accento sulla sperequazione operata da alcuni lettori. Sostenere quindi che “se qualcuno ha diritto di criticare, e' proprio il lettore, chi ha pagato per il libro che ha letto” non contrasta in alcun modo col post, dal momento che io non ho mai sostenuto il contrario. E comunque il fatto che si sia  pagato il libro non implica che il giudizio dell’acquirente debba essere considerato per forza di cose utile e intelligente, o magari superiore a quello di chi, quello stesso libro, l’ha ricevuto in prestito o in copia-omaggio.

Non metto in discussione l’atto del criticare (ci mancherebbe pure: scrivere un libro espone di per sé al parere altrui), ma il MODO in cui si critica, e soprattutto l’atteggiamento col quale ci si pone nei riguardi del libro “ignoto”; tu sostieni che tutte le critiche vadano accettate: anche qui, non mi sembra di aver dichiarato il contrario, anche perché sarebbe da folli voler impedire a qualcuno di esprimere un’opinione negativa circa un libro, o riempirlo di insulti per questo. Va da sé che “poi sta all'intelligenza dell'autore distinguere tra critiche che potrebbero essere utili e quelle che sono invece fine a se stesse”. Giusto, ma non fermiamoci qui: una volta distinte le critiche, che farsene di quelle fini a se stesse? Devo rispettare anche coloro che hanno dimostrato superficialità di giudizio o arroganza nell’approccio? Perché non ci vuole granché a cogliere certi atteggiamenti, specie se una recensione termina con “io avrei saputo scrivere di meglio”. Un certo buonismo generalizzato tende a dare per scontato che tutti i pareri siano degni di considerazione. Io non la penso in questo modo.

Per riallacciarmi a quanto detto da Renzo Montagnoli nel suo commento: personalmente amo alcuni poeti e alcune poesie, e nel mio piccolo mi diletto anch’io con quest’arte (raramente, però), ma la mia cultura in proposito è ancora deficitaria. Ora, a me capita spesso di leggere in giro per la rete poesie di scrittori esordienti. Altrettanto spesso, le trovo scadenti: ma non per questo vado a lasciare commenti di sorta, proprio perché mi ritengo incapace di fornire un giudizio serio e davvero competente. Mi faccio un’idea, è chiaro, ma preferisco tenerla per me. Troppi lettori, invece, peccano nell’altro senso quando leggono l’opera di uno scrittore esordiente, e non mi sembra corretto.

Sul fatto che “gli scrittori esordienti abbiano tutto da dimostrare”, l’avevo già detto nel post. Però intendiamoci: questo non giustifica affatto atteggiamenti paternalistici o saccenti. Ed è questo il focus attorno al quale ruotava il mio discorso.

Infine, sul fatto che anche le case editrici siano particolarmente esigenti nella valutazione di un lavoro, lascia che ti dica una cosa: chi, per questioni professionali, è chiamato (dagli stessi autori, è bene sottolinearlo) a scandagliare ogni pregio e ogni difetto di un lavoro non ancora pubblicato, agisce chiaramente per il bene dell’opera. E un’analisi minuziosa ci può e ci deve stare. Poi, come nel caso dei lettori, occorre distinguere fra coloro che hanno letto l’opera (cosa che già di per sé accade di rado) con attenzione e competenza, e chi invece ha dato giusto una sbirciata al lavoro.

Aldo M.

p.s.

quanto alle tue impressioni su “Il cimitero dei giocattoli inutili”, nelle prime pagine del libro è presente l’indirizzo al quale far pervenire eventuali commenti.

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categorie: opinioni, aldo moscatelli
mercoledì, 01 agosto 2007

CHE FAREBBERO I CRITICI SE NON POTESSERO CRITICARE?

di Aldo Moscatelli

Si parlava, nell’intervista alle ragazze di Studio83, del modo in cui andrebbe valutato il libro di uno scrittore esordiente.

Di mio, posso affermare per esperienza che (a parte le solite eccezioni) il lettore medio italiano, chiunque esso sia, legge l’opera di un esordiente con altri occhi.

Se da un certo punto di vista la cosa può anche apparire normale, dal momento che lo scrittore “di primo pelo” ha un mucchio di cose da dover dimostrare, dall’altro posso garantire che alcuni lettori si pongono con un odioso atteggiamento di sufficienza nei confronti degli esordienti. Qualcosa del tipo:

“Vediamo un po’ che vuole questo”

Il lavoro del perfetto sconosciuto viene così passato al setaccio, e ogni difetto ingigantito, ogni pregio sminuito. Ci si mette a contare i suffissi, a fare paragoni improbabili per il semplice gusto di dimostrare al mondo intero che si è letto quel tale classico, e lentamente il lettore (a volte senza accorgersene) smette i panni del lettore per indossare quelli, assai più eleganti, del critico.

Per citare Schnitzler:

A pochi uomini è concesso di porsi di fronte ad un’opera d’arte come tranquilli osservatori; ma quasi nessuno è capace o ha voglia, di restare semplicemente un osservatore. Improvvisamente egli diventa un critico mentre cerca di provare la sua capacità di giudizio, di esercitare la sua arguzia. L’ingenuo si comporta così dapprima senza alcuna malevola intenzione; ma anche in lui si affermano presto le innate qualità umane: vanità e saccenteria, l’esigenza di apparire migliore con se stesso e con gli altri, sicché egli sarà più disposto a trovare gli aspetti deboli di un’opera che ad ammetterne quelli positivi”.

È questo il punto. Spesso, pur di aprire bocca, ci si fossilizza su dettagli che nei libri di altri autori, quelli affermati, sfuggono. Le critiche di queste persone non vertono quasi mai sui contenuti, ma su altro, perché a molti piace improvvisarsi editor: questo non va, quella frase andrebbe tolta, io lì ci metterei una virgola, e roba del genere. Però, chissà perché, nessuno conta le virgole nei libri di Baricco, o i suffissi nei romanzi di Ammaniti; i personaggi di qualunque polpettone ottocentesco sono perfetti, e le incongruenze logiche del Robinson Crusoe sono ancora lì.

A contare è soprattutto l’atteggiamento col quale viene sollevata una determinata critica: troppo spesso, infatti, il particolare diventa generale, e “quel che a me non piace” diventa “quel che a nessuno piace”. Per fare un esempio: qualcuno mi ha rimproverato il fatto che River Crane, protagonista de L’orologio di cenere, ironizzi spesso e volentieri sulla religione. “Quelle parti andrebbero tolte per non urtare la sensibilità dei credenti”: ecco il consiglio.

Mi chiedo che senso abbia una critica del genere, mi chiedo perché si voglia spacciare per difetto qualcosa che difetto non è. Perché il fatto che a te quell’ironia non risulti gradita, non significa affatto che sia sbagliata in sé, o che vada addirittura censurata, con buona pace della libertà di pensiero e di parola.

Al di là di questo è l’approccio alla lettura, come spiegavo in apertura, a fare la differenza tra lettore-osservatore e lettore-critico. Perché il primo segue la trama del libro, e tira le conclusioni alla fine; il secondo cerca difetti anche nello spazio bianco tra una riga e l’altra. In un buon giallo l’osservatore si lascia conquistare dalla storia; il critico ha già intuito il nome dell’assassino dalla copertina del libro. Il primo valuta il lavoro in sé, operando con oculatezza eventuali paragoni; il secondo costruisce paralleli con miliardi di libri, pur di sminuirne l’originalità ed esaltare al contempo la propria sapienza.

Ormai in molti non si accontentano più dello status di semplice lettore. Siti e blog tematici nascono come funghi; il che è certamente un bene, da un certo punto di vista, ma va tenuto conto anche delle capacità di chi recensisce. Perché non serve a nulla aver letto diecimila libri, se poi ci si pone in maniera arrogante nei confronti di un nuovo autore. L’approccio di base è importantissimo, e l’umiltà o ce l’hai o non ce l’hai. L’approccio, dunque, e poi la capacità d’analisi, la forza delle proprie argomentazioni; sminuzzare ogni pagina di un libro è inutile se poi non viene preso in considerazione il senso del tutto. O magari ci si impegna a morte per criticare una posizione espressa nel tal romanzo, ignorando invece gli errori grammaticali di cui è zeppo.

Troppi esperti e pochi lettori, insomma, quando si parla di uno scrittore esordiente o comunque poco conosciuto.

Possibile che l’unica consolazione debba essere rappresentata dalla rivalutazione postuma?

 

L’autore possiede l’infallibile sensazione che il critico, nel momento in cui ha sminuito il valore del suo libro, abbia al contempo tentato di innalzarsi al di sopra di lui e ciò non solo per quanto riguarda l’opera, che il critico ha appena giudicato, ma anche in senso più ampio e generale, artistico e persino umano”.

postato da: Isognatori alle ore 09:43 | link | commenti (5)
categorie: opinioni, aldo moscatelli