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mercoledì, 31 ottobre 2007

RECENSIONI, INTERVISTE E DDL LEVI-PRODI

Comunichiamo innanzitutto la recensione dell’antologia “Un sogno dentro un sogno” stilata da Alessandra Lauro (alias Esteliel, alla quale ovviamente rivolgiamo i nostri ringraziamenti più sinceri) sul suo blog. Il link è questo:

 

http://esteliel.splinder.com/post/14476282

 

In seconda battuta, segnaliamo con estremo piacere una nuova intervista ad Aldo Moscatelli, realizzata questa volta dalle ragazze di STUDIO83.

Come già rilevato in occasione dell’intervista pubblicata sul sito INUTILE ONLINE, la cosa positiva di queste chiacchierate è la profonda diversità d’approccio, per cui le domande non risultano mai uguali a quelle già poste da altri. Sempre che dall’altra parte vi sia qualcuno in grado di andare al di là dei soliti quesiti. Capacità che alle ragazze di Studio83 non manca affatto, quindi consigliamo a tutti di leggere con attenzione domande e risposte presenti a questo link:

 

http://www.studio83.info/interviste-moscatelli.html

 

Infine, nell’interesse generale, torniamo su un problema che (dopo aver scatenato mille polemiche) sembra già essere stato dimenticato: il DDL LEVI-PRODI, di cui avevamo avuto modo di parlare qui.

Al riguardo, ci eravamo congedati promettendo a tutti di consultare qualche esperto del settore, in modo da gettare un po’ di luce sulla vicenda. Abbiamo quindi contattato Guido Marcelli (autore che figura nell’antologia Un sogno dentro un sogno col racconto “L’altro volto della luna”), che quando non è impegnato a scrivere ottimi racconti, si diletta con… la magistratura.

Scherzi a parte, Guido è stato così gentile da fornirci, in qualità di magistrato,  un suo parere sul disegno di legge sunnominato, sebbene abbia voluto mettere in chiaro che, citando testualmente la sua postilla:

“ho cercato di riassumere la questione allo stato degli atti. Ovviamente non è vangelo, si tratta - come specificato - di mie valutazioni. Occorre anche  considerare che il progetto di legge potrà  subire delle modifiche in  sede di discussione e approvazione […] quella che esprimo è solo una valutazione a caldo e a titolo strettamente personale, peraltro senza alcuna pretesa di completezza”.

Precisazione doverosa, alla quale fa seguito ora la sua interpretazione del ddl Levi-Prodi:

 

“Il disegno di legge 3 agosto 2007 delinea una nuova disciplina del settore dell’editoria.

Il timore espresso da molti è che i blogger, in base alla emananda normativa, dovranno iscriversi al ROC (registro degli operatori della comunicazione, curato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)  e pagare una tassa.

Ebbene, al riguardo occorre sottolineare che in precedenza chi gestiva un blog in rete non era certamente tenuto a tale iscrizione (lo erano, in questo campo, solo “i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale”, ovvero coloro che pubblicano con regolare periodicità una o più testate giornalistiche in formato elettronico o digitale).

Ora invece, almeno stando al tenore letterale del progetto di legge, sembrerebbe che l’obbligo di iscrizione si estenda anche ai blogger.

Infatti, ai sensi dell’art. 6 del DDL, “tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione”. Per soggetti che esercitano attività editoriale la normativa intende coloro che svolgono “ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali”, anche per finalità non lucrative. Infine, il prodotto editoriale viene definito dall’art. 2 del DDL come “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, “quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”.

Ne consegue che, considerata l’accezione estremamente ampia della nozione di “soggetti che esercitano attività editoriale”, in essa dovrebbe rientrare anche chi gestisce il blog in rete.

Ad ogni modo il DDL precisa che L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dovrà adottare un regolamento per l'organizzazione e la tenuta del ROC e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all'iscrizione (art. 6). In altri termini, sarà l’Autorità predetta, con un suo regolamento, ad individuare nel dettaglio se anche i blogger possano considerarsi tenuti all’iscrizione.

Non ho invece rinvenuto nel DDL alcun cenno all’applicazione di eventuali tasse, bolli e via discorrendo.

Al momento attuale, a quanto mi risulta, l’iscrizione al ROC non comporta il pagamento di tasse ma solo l’invio all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di una modulistica che varia a seconda della tipologia di soggetto tenuto all’iscrizione.

Questo è quanto.

Un saluto affettuoso.

Guido Marcelli”.

 

Nella speranza di aver fatto qualcosa di utile per la blogosfera, ringraziamo sentitamente Guido e (per i motivi già segnalati) Esteliel e le ragazze di Studio83.

Attendiamo commenti un po’ su tutto.

A presto,

I sognatori

lunedì, 29 ottobre 2007

POST SEMISERIO SULL’EDITORIA

“Semiserio”, appunto, perché di certe cose si continua a parlare da secoli un po’ ovunque, ma ogni volta – con puntualità e costanza – non si viene a capo di niente. Io, da parte mia, mi limiterò a citare alcune frasi estrapolate da vari blog (per esattezza quello dei Sognatori, quello di Laura e Lory, quello di Mynona e quello di Pattybruce), aggiungendo poi un commento del tutto personale. Faccio presente che questo post non ha scopi didattici, né vuole in alcun modo chiudere l’interessante discussione, avviata fra l’altro da un post pubblicato qui.

Tra il serio e il faceto, piuttosto, tenterò di dire la mia su determinati argomenti. Senza pretese, e nel pieno rispetto delle opinioni altrui. Ah, le citazioni estrapolate dai blog succitati sono evidenziate in rosso. Il post è lunghissimo, però mi piace pensare che valga la pena leggerlo tutto; e poi ho impiegato un sacco di tempo per scriverlo, quindi non lamentatevi! Buona lettura a tutti,

Aldo Moscatelli

 

“Lo so che rischio di inimicarmi qualcuno che potrebbe riconoscersi nella categoria, ma ragazzi non prendiamoci in giro! Di gente che sa veramente scrivere non ce n'è moltissima” (Laura, sul suo blog)

Credo sia vero, ma (da buon socratico) ritengo che prima bisognerebbe specificare quel che si intende per “saper scrivere”. È qui che nascono i guai, perché (parlo in linea generale, non voglio mettere in dubbio le capacità di qualcuno in particolare) un po’ tutti, compreso il sottoscritto, ritengono di “saper scrivere”. Ma è davvero così?

 

“T'assicuro che fa specie vedere certe opere (se così si possono chiamare) diffuse e pubblicate, mentre la mia chissà quando verrà letta seriamente” (Elys, sul blog di Laura e Lory)

Come già detto, lungi da me mettere in dubbio le capacità di chicchessia, però vorrei sottolineare ancora una volta quanto detto prima: un po’ tutti gli scrittori esordienti (compreso me), anche i più negati (compreso me?), pensano la stessa cosa. Davanti a un Moccia, in tanti si ritengono superiori, ma per quella che è la mia esperienza di editore, non tutti ne hanno motivo.

 

“La domanda che mi faccio è la seguente: perchè la gente compra spazzatura, libri spazzatura? E' il riflesso della cultura italiana?” (Rino, sul blog di Laura e lory).

Forse sì. E forse la prossima citazione servirà a chiarirci le idee.

 

“Ogni tanto seguo Chi vuol essere milionario su Canale 5, così, tanto per fare. Stasera c'è una nuova concorrente… Jerry Scotti le chiede quale sia il capolavoro, secondo lei, della letteratura erotica e qui ho come un mancamento quando sento la risposta: 100 COLPI DI SPAZZOLA????? Ma che dice??? Un'insegnante di letteratura inglese, tra l'altro! E dove mettiamo Anais Nin, Miller...e decine di altri autori? Melissa P. neanche merita il titolo di scrittrice!” (Mynona, sul suo blog)

Forse, allora, il problema è a monte, come suggerito da Rino. Ma la domanda resta: perché imperversano libri scadenti? La gente ne è attratta in maniera morbosa? È quel che la gente vuole? Per molti la risposta è sì (e di conseguenza, il sistema editoriale si adeguerebbe alla richiesta del pubblico), ma io non ne sono sicuro. Ne ho già parlato qui, comunque.

 

“Avete idea di quanto è stato scritto e pubblicato nel mondo dall'invenzione della stampa? Perciò il 99% di ciò che arriva nelle case editrici è già stato scritto ed edito. Magari ormai un centinaio di volte. Perché ristamparlo allora?” (Ms, sul blog di Laura e lory)

Uh, e questo dato da dove esce? Possiamo dire addio ai sogni di gloria, a quanto pare! Scherzi a parte, ritengo che già la creatività di un Lansdale, da sola,  possa smentire un’affermazione del genere, figuriamoci la creatività di milioni di individui. L’antologia che noi Sognatori abbiamo appena pubblicato, nel suo piccolo, è un’altra bella conferma. Se l’obiettivo era far intendere che è difficile scrivere qualcosa di originale, allora sono d’accordo. Ma dare speranza soltanto a l’un per cento degli scrittori… no, mi sembra un po’ esagerato.

 

“T'assicuro che in giro ci sono scrittori di grande talento che faticano ad emergere perchè non hanno gli agganci giusti!... E spesso ragazzi con voglia di pubblicare ed un buon libro si lasciano abbindolare da venditori di fumo bruciandosi prima ancora d'iniziare la carriera.” (Elys, sul blog di Laura e Lory)

Concordo con la prima parte del commento, poco con la seconda: tantissimi esordienti non si lasciano “abbindolare”, ma avallano più o meno consapevolmente le proposte dei “venditori di fumo”. Altrimenti non si spiegherebbe perché le case editrici a pagamento continuano a far soldi, e quelle non a pagamento rischiano di chiudere i battenti ogni santo giorno.

 

“Su Costantino (Vitagliano, n.d.A) e certi programmi della De Filippi penso tutto il male possibile. Però penso anche che chi quei programmi guarda non entrerà mai in libreria... se non per comprare Costantino. E non possiamo spocchiosamente ignorarli, perché almeno dai dati di ascolto sono la maggioranza” (MS, sul blog di Laura e Lory)

Al di là del dato statistico (che non riguarda per nulla la qualità di un libro): che vuol dire “non possiamo spocchiosamente ignorarli”? Che come scrittore devo prendere ad esempio Costantino, per poter risultare appetibile? Che come editore devo pubblicare libri come quelli di Costantino, per poter sopravvivere nel campo editoriale? Che come lettore non posso prescindere dalla lettura dei libri di Costantino o Moccia? Per carità: meglio la tumulazione immediata! Tre metri sotto terra, magari. Sono la maggioranza: dunque? La “maggioranza” guarda i film dei Vanzina, non per questo devo sentirmi in dovere di sperperare tempo e denaro dietro quella roba; né consiglierei a un regista di prendere lezione dai figli di Steno, piuttosto che dai lavori di Mario Bava o Hitchcock.

Il tempo andrebbe utilizzato per cercare le alternative, se il modello di riferimento fa schifo, non per seguire la corrente. A meno che non si voglia scrivere qualcosa di simile alla Fenomenologia di Mike Bongiorno, per ragioni di “studio”.

 

Passiamo ora al commento (di Laura, sul suo blog) che ha dirottato altrove la discussione:

 

“Io il famigerato Moccia l'ho letto e l'ho trovato gradevole (il primo romanzo, gli altri non so). Non appartengo (o mi sforzo di non appartenere) alla categoria degli spocchiosi senza rimedio e credo fermamente che se un libro piace a qualche milione di persone, ci sia una ragione”

Io l’opera prima di Moccia l’ho trovata ributtante (50 pagine lette, poi ho mollato), ma la mia opinione vale quanto la tua. Il punto non è questo. Hai ragione quando sostieni che devono pur esserci dei motivi dietro il successo di Moccia . Però una cosa va detta: rifiutarsi di leggere un libro come “Tre metri sopra il cielo” (et similia) non rende un lettore “uno spocchioso senza rimedio”. Guardare con sospetto i fenomeni di massa non è da spocchiosi, ma da persone avvedute, considerando quel che sale alla ribalta di questi tempi. Ben venga una sana dose di diffidenza nei riguardi di certi “fenomeni”. D’altronde, se un lettore ama leggere soltanto libri come “Guerra e pace” o “I demoni”, e rifiuta per partito preso di leggere Moccia, possiamo fargliene una colpa? Altra domanda: è così grave rinunciare alla lettura di un romanzo di Moccia? O forse di “Tre metri sopra il cielo” possiamo farne benissimo a meno, indipendentemente dall’atteggiamento col quale lo si rifiuta? Vorrei far notare, infine, che i veri spocchiosi sono quei lettori che, avendo letto certi libercoli d’infima qualità, e credendo di aver assaporato la Grande Letteratura, snobbano Kafka o Steinbeck, ritenendoli “noiosi”. Atteggiamento deprecabile in entrambi i casi? Sarà, però io credo che perdersi “La metamorfosi” sia ben più grave che perdersi “100 colpi di spazzola”.

 

“Non mi voglio mettere a sindacare o a sputare sentenze su Moccia, ma non potete paragonarlo a King, a Follett o addirittura a Verne! … I miei insegnamenti mi hanno portato a distinguere nettamente cosa si può ritenere opera letteraria e cosa invece semplice narrativa” (Elys, sul blog di Laura e Lory)

Concordo con la prima parte, non con la seconda. Simili catalogazioni lasciano il tempo che trovano. La letteratura (secondo me, ogni forma d’arte) non è tutta “nera” o tutta “bianca”: ci sono svariate gradazioni, che sarebbe bene imparare a cogliere. Anche perché un romanzo di contenuto può essere MENO valido di un romanzo d’evasione: di esempi ne potrei fare a bizzeffe.

 

“Gentile Salvador parlare di autori che non si sono mai letti e ritenere che il loro successo sia da prendere da esempio solo perchè piacciono ad un certo tipo di pubblico (sa indovinare a chi?) mi fa sorridere. Ed è esattamente per persone dell'ambiente che la pensano in questa maniera che opere di notevole fattura rimangono a lungo nei cassetti dei rispettivi autori.” (Ribelle, sul blog di Laura e Lory)

D’accordissimo. Ecco la domanda: a chi piacciono certi libri? O meglio: chi li acquista e li idolatra?

Prendiamo un libro a caso: “Tre metri sopra il cielo”. Dati certi non ne ho, però io immagino che le cose stiano così: allora, chi sono i supporters di questo romanzo? Per motivi che mi sfuggono, uno sparuto gruppo di lettori preparati. Poi i curiosi, i lettori occasionali, quelli che devono fare un regalo e nell’indecisione prendono il libro che “ne parlava l’altro giorno la televisione”. La fetta maggiore è però composta da adolescenti. Basta farsi un giro per la rete, per ricevere conferma. I commenti dei lettori sono spassosissimi, e assai simili fra loro. Ne cito uno che – secondo me – esprime bene la tipologia di idolatra “moccianofilo” (copio e incollo, errori compresi):

“io trovo ke illibro di federico moccia sia stupendo…insomma…3msc nn parla di 1 stotia banale neanke 1 po’…si frs di 1 storia di cui abbiamo già sentito parlare ma qst è tt altra cs…lui Step e lei Babi 2 xsn ke nn avrebbero mai pensato di innamorarsi ma poi si sentono 3msc…cazzo qst libro ci ha ftt sognare raga!!!!!insomma…step è il ragazzo ke tt noi vorremmo…1 tempistello ke fa tt x dimostrarti qnt ti ama…cazzo…io cmq ho letto anke ho vohlia di te…e ke cazzo è tt altra cs…step è destinato a stare cn babi anke se lei è stata 1 po’ 1 stronza ma alla fine si sa…si amano ankora e ankora di + di prima… io spero ke fede moccia legga il mio commento e capisca ke io (e credo anke gli altri) ke step e babi tornino insieme…ti prego moccia fai 1 altro libro”

 

“Moccia ha dato voce ad una generazione che non si riconosce in Melissa P. (e meno male) e che vuole sentir espressi i propri sentimenti ingenui ma prepotenti, come qualsiasi adolescente che si rispetti.” (Laura, sul suo blog)

E questo dovrebbe innalzare la qualità del libro di Moccia? Attenzione, poi, a parlare di “generazione”, perché non tutti (e menomale) si riconoscono nei lavori di Moccia. Forse ci si rispecchiano quelle/i che vorrebbero “1 tempistello ke fa tt x dimostrarti qnt ti ama”, ma da qui a parlare di “generazione” ce ne vuole. Ad ogni modo, io sono dell’idea che molti ragazzi leggano sia Moccia che Melissa P., senza operare chissà quali distinzioni.

 

“Ben venga Moccia, se può avvicinare i giovani alla lettura” (Anna, sul blog di Patty)

Una leggenda metropolitana che desidero sfatare. Dice bene Anna: può. Potrebbe. Ma è davvero così? A me sembra che qui si confondano due concetti ben diversi: “avvicinare i giovani alla lettura” e “avvicinare i giovani a un libro/autore in particolare”. Due milioni di persone, se non erro, hanno acquistato “Tre metri sopra il cielo”. Si sono avvicinate alla lettura? O si sono avvicinate a Moccia e basta? A me non risulta che dal 2004 ci siano due milioni di bibliomani in più, in Italia. Se ogni lettore di Moccia, o Melissa P. o chi per loro, avesse poi acquistato altri quattro-cinque libri nel corso di quello stesso anno, i dati lo avrebbero segnalato. Avrebbero parlato di “boom”. Invece no. Perché? Le eccezioni ci sono sicuramente, io parlo in linea generale. Secondo me, quindi, Moccia avvicina i giovani… a Moccia. Non alla lettura, intesa come fruizione costante (pur se  irregolare), appassionata e duratura. Moccia è diventato ricco con l’avallo di chi lo considera un buon punto di partenza per i ragazzi, come se altri autori – questa stessa potenzialità – non l’avessero. Moccia avvicina alla lettura quanto una sigaretta avvicina alla tossicodipendenza, o il primo giorno di scuola elementare avvicina alla laurea.

 

“La mia condizione privilegiata di persona che ha preso già la sua buona dose di fregature editoriali (in 34 anni di "carriera" da lettrice accanita e curiosa) mi porta a mettere un filtro , non molto restrittivo, ma quanto basta per escludere alcuni cosiddetti best seller e orientarmi verso altre letture” (Pattybruce, sul suo blog)

Perfetto! Io la penso esattamente come Patty. Moccia vende milioni di libri? Benissimo, buon per lui; e se la massa lo apprezza, dov’è il problema? Allo stesso modo, nessuno può criticare una lettrice ormai scafata che, in piena autonomia, si dichiara del tutto indifferente alla storiella d’amore tra due ragazzetti degli anni Ottanta.

Suvvia, non ingigantite le colpe di noi “spocchiosi”: il conto in banca del signor Moccia non ha nulla da temere se io, Patty e pochi altri rivolgiamo le nostre attenzioni ad autori che ci ispirano maggiore fiducia. In tal senso, pongo a tutti una domanda provocatoria: i libri di Moccia possono piacere o non piacere, a quanto pare. Ma quanti di voi sono pronti ad affermare che vi è un equilibrio tra la qualità dell’opera e il numero di copie vendute? Tra le capacità artistiche dell’autore e le gratificazioni (non solo economiche, ovviamente) che riceve?

E in tal senso, non vi sembra che i lettori come Patty operino un’importantissima funzione “diversificatrice” e (oserei dire) “giustizialista”?

 

“Non credo che uno scrittore, a partire da Alessandro Baricco scriva mai per lanciare un messaggio… L'esegesi la facciamo noi lettori e spesso troviamo in ciò che leggiamo molto più di quanto lo stesso autore pensasse di avervi riversato” (Elena, sul suo blog)

Le due cose sono slegate. Secondo me tantissimi scrittori partono con l’obiettivo di comunicare qualcosa; poi quel “qualcosa” può essere colto tramite l’esegesi. Esegesi che, a volte, eccede in un senso o nell’altro, cogliendo anche quel che non c’è o ignorando quel che lo scrittore ha voluto esprimere. Ma questo non toglie che alcuni autori (per me la maggior parte) scrivano i propri romanzi con l’obiettivo di comunicare le proprie idee, e lanciare così un messaggio a chi legge. 

 

“La cosa che ci stupisce sempre e' scoprire come questa netta distinzione (tra letteratura impegnata e romanzi d’appendice, n.d.A) sia più radicata tra i giovani, quelli che più di altri dovrebbero avere apertura mentale e approccio facile a nuove forme espressive” (Laura e Lory, su questo blog)

Ma non erano (soprattutto) i “giovani” a leggere Moccia? A me viene il dubbio, piuttosto, che alcuni giovani (gli “universitari” citati nel blog, per intenderci) sappiano fiutare con maggiore acume la banalità insita in certi libercoli, e che altri “giovani” (quelli in piena tempesta ormonale) accolgano acriticamente qualunque portavoce della cosiddetta “nuova generazione”.

 

“Pensate ai libri di scrittori affermati che escono adesso. Pensate a Benni, De Carlo, Baricco, Ammaniti, Camilleri, ecc… tra cinquanta anni chi li ricorderà? (LudwigW, su questo blog)

Benni lo ricorderò io, se vivrò abbastanza. “Elianto” è uno dei capolavori del Novecento italiano.

 

“E' vero che rimane il tempo il giudice migliore della grandezza di uno scrittore e delle sue opere, ma è vero anche che spesso il tempo ci sorprende, cancellando autori famosi e acclamati nel loro periodo e scolpendo nella pietra altri meno osannati dalla critica” (Davide, su questo blog)

Concordo pienamente. Però bisogna vedere per cosa verranno ricordati. Susanna Tamaro viene già citata nei manuali universitari, ma non per la qualità eccelsa dei suoi libri…

 

“Io non intendo dire che uno debba per FORZA lanciare significati universali con la propria opera, si può anche scrivere solo per il gusto di raccontare una bella storia. Ma per quanto mi riguarda è questa la differenza che distingue la letteratura dalla narrativa…” (Elys, sul blog di Laura e Lory)

Non credo. Se dobbiamo farne un discorso qualitativo, la presenza di messaggi “universali” non implica niente. “L’immortalità” di Kundera ne è pieno, ma per me resta un romanzo mediocre.

Poi ci sono lavori che, pur non essendo ambiziosi su quel fronte, si segnalano per l’alta qualità: “Il profumo” di Suskind, pur non lanciando in maniera limpida chissà quali messaggi (nonostante i sottesi psicanalitici) è – a mio modo di vedere – un capolavoro. Se ti stai chiedendo: “ma allora in quale categoria collochi 100 colpi di spazzola, nella letteratura alta o nella semplice narrativa?”, la mia risposta è: in nessuna delle due.

Ah, maledetta invidia di uno scrittore frustrato!

postato da: Isognatori alle ore 08:52 | link | commenti (25)
categorie: opinioni, editoria, scrittori, noi e voi
sabato, 27 ottobre 2007

AL VOLO!

Segnaliamo la nuova, bellissima recensione di Pietro Sansò (per gli amici CITOPLASMA), riguardante l'antologia "Un sogno dentro un sogno".
Ecco il link:

http://citoplasma.splinder.com/post/14462308/recensione

Auguriamo un buon fine settimana a tutti.
I sognatori

giovedì, 25 ottobre 2007

LA PAROLA AI VINCITORI (Intervista a Luigi Costa)

Iniziamo quest’oggi la serie di interviste dedicate ai vincitori del concorso letterario “Un sogno dentro un sogno”. Come già specificato ai dieci scrittori premiati, le  interviste seguiranno un ordine ben preciso, che ricalca quello dell’antologia stessa. Il racconto che apre il libro, come già sanno coloro che hanno avuto modo di leggerlo, è “La stanza dei sogni” di Luigi Costa.
E proprio Luigi sarà il primo autore a rispondere alle nostre domande, alcune delle quali (soprattutto le ultime tre: lo anticipiamo a beneficio degli altri vincitori) torneranno regolarmente anche nelle successive interviste. All’interno di esse (compresa quella che vi apprestate a leggere) qualche piccolo spoiler sarà inevitabile, ma noi provvederemo ogni volta a segnalarne la presenza. Per evitare che veniate a conoscenza di particolari che non volete conoscere, gli spoilers sono stati scritti con lo stesso colore del fondo della pagina (arancione), ed è per questo che sembrano spazi vuoti: vi basterà evidenziare il testo nella riga che vi interessa e spunterà la frase nascosta.

E se l’intervista a Luigi dovesse stuzzicare la curiosità di qualche lettore, ricordiamo che l’antologia “Un sogno dentro un sogno” è acquistabile inviando una mail a questo indirizzo:

acquisti@casadeisognatori.com

Ed ora lasciamo volentieri la parola a Luigi.

A tutti voi, buona lettura.



1) Il tema del tuo racconto è – in maniera quasi impressionante – molto attinente al titolo del nostro concorso (“Un sogno dentro un sogno”). La grande domanda è: hai scritto “La stanza dei sogni” per l’occasione o hai avuto la “fortuna” di scovare nel proverbiale cassetto un lavoro che si prestava
perfettamente a gareggiare per la vittoria finale?
Una via di mezzo. Ci stavo già pensando quando è apparso il concorso. Paradossalmente, per un altro concorso. In due notti ho scritto due racconti diversi, il tema in comune era in realtà la stanza di un albergo. Uno mi è venuto bene, l'altro no. Ho deciso di inviare a "Un sogno dentro un sogno" quello che mi era venuto bene, l'altro l'ho abbandonato all'altro concorso.
Evidentemente, ho scelto bene.

 

2) Com’è nata l’idea de “La stanza dei sogni”? In maniera del tutto casuale o qualcosa ti ha fornito un piccolo spunto?
Come detto, l'idea è nata dalla stanza d'albergo. Poi però il tema del sogno ha preso decisamente il sopravvento. E' venuto in mio aiuto H.P. Lovecraft (avevo appena finito La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath), che mi ha mostrato come, nei sogni, possono non esserci limiti.

 

3) Nel tuo racconto è presente una riflessione sul potere illusorio del “comando”, sull’uomo che decide di ergersi a livelli di posticcia onnipotenza. Vuoi parlarcene?
Mi piaceva l'idea di un uomo [INIZIO SPOILER] in grado di sostituirsi a Dio, che potesse creare un proprio universo e andare oltre tutti i limiti.[FINE SPOILER] Mi piace pensare a lui (scusate il paragone che, mi rendo conto, è per me imbarazzante) come un moderno Ulisse che si spinge al di là delle Colonne d’Ercole. Ma, come per Ulisse, ci sono dei limiti che non possono essere superati.

 

4) Altro tema di una certa rilevanza è la pericolosità di ogni atteggiamento volto ad annullare il proprio essere sociale, in favore della più totale indipendenza dall’ambiente esterno. Un modo, forse, per dire che anche l’atto del “sognare” va in qualche modo condiviso?
Non direi, anzi. Il sogno è quanto di più intimo possa esserci, va raccontato solo (e non necessariamente) a persone con le quali si ha un rapporto speciale. Quando subentra l’ “altro” in una sfera così intima, iniziano i problemi.

 

5) Il finale, nella sua ciclicità, è decisamente sorprendente. Senza voler svelare troppo, ci è parso di capire che per te il confine tra incubo e sogno (nella sua accezione positiva) sia alquanto labile: si tratta di una visione pessimistica, per la quale i sogni troppo “sentiti” finiscono male per forza di cose?
In realtà, la fine è quasi casuale. [INIZIO SPOILER] Si, è vero, l’uomo andava punito per aver forzato troppo la mano e per aver superato quei limiti di cui avevo parlato prima [FINE SPOILER]. Ma, all’inizio, neanch’io sapevo che sarebbe finita in quel modo. Non sapevo neanche dove sarebbe stato in grado di arrivare. Alcune mie storie nascono con un finale, questa invece era diversa. Si è sviluppata da sola, [INIZIO SPOILER]  il protagonista è scivolato pian piano nella sua follia che ha condotto alla svolta finale. [FINE SPOILER] E’ successo, punto. 
Devo ammettere che il finale ha colpito, e sorpreso, anche me.

6) Hai già avuto modo di leggere gli altri racconti della raccolta? Ce n’è uno che ha colpito in particolar modo la tua attenzione?
Si, li ho letti e devo dire di essere in ottima compagnia. Quello che mi ha colpito di più è “I Cacciatori di Mostri”, per diversi  motivi. Prima di tutto per l’ambientazione e i personaggi, che richiamano King, nonostante poi, come dite voi, gli esiti siano “antikinghiani”. Poi ho notato un filo sottile che lo lega al mio racconto, come il riferimento a Lovecraft, ad esempio, oppure la volontà che c’è nei ragazzi di “voler sognare”.  E poi, non credete che il mio protagonista debba entrare di diritto nel Club dei Sognatori?

 

7) Da quale scrittore (del presente o del passato) ti piacerebbe ricevere i complimenti per la vittoria conseguita nel concorso?
Fin troppo facile. Stephen King.

 

8) Per concludere: al di là della vittoria finale, sei soddisfatto del modo in cui il concorso “Un sogno dentro un sogno” è stato concepito e portato avanti, anche alla luce delle esperienze negative che molti scrittori esordienti dichiarano di aver vissuto in alcune competizioni letterarie? A te è mai capitato di partecipare ad un concorso palesemente “fraudolento”?
Ho apprezzato molto (vittoria a parte, ovvio) la continua comunicazione che c’è stata tra il promotore e i partecipanti. I racconti non sono “spariti” nel nulla, ma li abbiamo potuti seguire nelle loro varie fasi, seppur dall’esterno.  Ma questo da solo non sarebbe bastato per dare un giudizio positivo, se anche il resto (tempi di valutazione, tempi di realizzazione del libro, qualità dell’antologia stessa, velocità nell’invio, promesse mantenute, ecc.) non fosse stato condotto con estrema professionalità. Infine, una nota di merito per il dettaglio della motivazione della scelta, quasi una piccola recensione, ricevuta in seguito alla selezione.
Per quanto riguarda le precedenti esperienze negative, mi preme segnalarne una, che, ai tempi, mi fece molto male. Fui selezionato tra i 10 finalisti con il mio primo romanzo “La Falce della Morte” (avevo 18 anni) ad un concorso letterario. Per ”premio” ricevetti una proposta di pubblicazione, previo pagamento di un contributo di due milioni, forse qualcosa di più.
Questa e altre esperienze simili mi fecero smettere di scrivere all’età di venti anni. Ho ripreso solo dieci anni dopo (due anni fa).  Ora spero di recuperare il tempo perduto.
Vorrei fare una piccola dedica, se me lo consentite:

Ad Anna, che dormiva con la luce accesa mentre io scrivevo il racconto accanto a lei.
Lei ha reso la mia vita un sogno.
E a Samuele, che dormiva anche lui accanto a me, ancora nella sua pancia.
E lui è il mio Sogno dentro un Sogno.

 

lunedì, 22 ottobre 2007

A PROPOSITO DI CONCORSI LETTERARI (seconda parte)

Ritorno con piacere sul tema dei concorsi letterari per continuare la discussione avviata venerdì, in seguito alla pubblicazione della mail (questa) di uno scrittore esordiente.

Numerosi gli interventi (qualche strascico – 44 commenti! – lo trovate qui), e sicuramente tornerò sull’argomento, visto che sul blog di “Laura et Lory” si è andato oltre, affrontando temi di più ampio respiro.

Per il momento, spero possiate trovare interessante la mail da me inviata allo scrittore esordiente di cui sopra.

Buona lettura,

Aldo Moscatelli

 

 

Caro […]

ho letto con attenzione la tua mail, e che dire? Parlando di certi argomenti… con me si sfonda una porta aperta; sul sito e soprattutto sul mio blog, ho già affrontato diverse volte le problematiche di cui parli. Ho messo in risalto la maleducazione di quelle case editrici che non si degnano neanche di spendere qualche minuto per motivare l’esclusione di un lavoro, e in tutta risposta c’è chi ha giustificato un tale comportamento, parlando di “poco tempo a disposizione” (perché a noi, invece, il tempo viene regalato, no? Noi i romanzi li scriviamo in mezz’ora!) e “impossibilità di rispondere a tutti”. A me sembra piuttosto che certe case editrici rispondano alle mail solo quando ne hanno interesse, ovvero, quando appare all’orizzonte il miraggio del tornaconto: prova a mandar loro una mail per l’acquisto di un libro, e vedrai come  rispondono in fretta!

Quanto al concorso […] c’è poco da aggiungere; non è la prima volta che sento parlare di concorsi in cui, alla fin della fiera, pubblicano tutto e tutti. Ma questo, in fondo, non è un problema generale all’interno dell’editoria italiana? Non è forse vero che un mucchio di case editrici a pagamento e non (ma anche le tipografie del print on demand), pubblicano già tutto e tutti? Senza il benché minimo filtro, senza alcun criterio.  E qui non parliamo di un’antologia, ma di pubblicazioni vere e proprie.

Quantità in luogo della qualità: è l’assunto di questi signori. Lo dico da sempre, ed è esattamente il contrario di ciò che la mia casa editrice si propone di fare. Anche a rischio di apparire poco “dinamica”… ché in Italia sembra davvero che per poter risultare credibile devi impegnarti ad inzeppare di opere un mercato già saturo. Figuriamoci! Migliaia di libri pubblicati ogni anno per una fetta di popolazione, quella dei lettori “veri”, che non raggiunge neanche il 6%.

Tornando a noi: non concordo con la seconda parte della tua mail. Tu parli di essere duri, anzi durissimi, con certi scrittori esordienti. Io invece ritengo che educazione e professionalità non consentano certi atteggiamenti astiosi; se si deve offendere la sensibilità di uno scrittore, allora è meglio tacere. È vero, a volte (diciamo spesso) giungono in redazione lavori sgrammaticati, o pedissequi, ma questo non autorizza una casa editrice a  mancare di tatto. C’è chi è più dotato, e chi meno. Ma l’impegno, in un modo o nell’altro, c’è, e va rispettato. Anche quello del più negato. Essere uno scrittore inesperto o poco capace non è una colpa. L’importante è che un esordiente non pretenda che una casa editrice seria si genufletta ai suoi piedi, anche se quel che ha scritto è stato ritenuto di scarso valore e/o interesse.

Questione di umiltà, da una parte e dall’altra.

Ben venga, invece, un’attenta e precisa autocritica di ciò che si scrive. È altrettanto scontato, però, che chi invia un lavoro ritenga di aver  elaborato un’opera potenzialmente pubblicabile. Altrimenti non sarebbe così sciocco da spedirla, non credi? C’è da aggiungere che troppo spesso gli esordienti si affidano al parere di amici, conoscenti o parenti. Magari preparati, non lo metto in dubbio, ma pur sempre meno attendibili rispetto a un professionista (di fatto, non di “nome”), se non altro per il distacco “emotivo” col quale valuta l’opera. Mi sembra chiaro, quindi, che un po’ tutti partono da un presupposto errato, o in qualche modo “distorto”. Leggere molto, in questi casi, può senza dubbio aiutare. Informarsi per bene su quanto fatto da altri, può evitare scivoloni nel pedissequo. Non sono un fautore dell’originalità a tutti i costi (d’altronde è piuttosto improbabile che qualcuno abbia letto TUTTI i libri esistenti, quindi c’è anche chi difetta in originalità senza voler copiare qualcuno, in totale buona fede), ma le basi sono necessarie. E quelle mancano a molti, inutile negarlo.

Lo scenario da te descritto in chiusura di mail è auspicabile; ma finché esisteranno case editrici […] disposte a pubblicare qualunque lavoro – anche se sgrammaticato o scritto col copia e incolla – […] beh… la gente continuerà a pensare che “tentar non nuoce”, e che sborsare qualche soldino per compensare (in certi casi) la propria incapacità, non è poi il peggiore dei mali. In alternativa, c’è sempre il print on demand: l’ultima spiaggia…

Infine, per quanto riguarda la tua osservazione conclusiva, hai ragione: I sognatori non riceve ancora 400 lavori l’anno (ma con i dati attualmente a disposizione, per il 2008 prevedo l’arrivo di 500 opere, n.d.A.) ma il punto non è questo. Già adesso, facciamo qualcosa in più rispetto ad altri, a parità di manoscritti ricevuti (centinaia, comunque). Tempo fa su un forum mi posero la stessa domanda, quindi risponderò con le medesime parole: la possibilità di rispondere a tutti e in tempi brevi, anche in futuro, dipende dal credito che riusciremo a riscuotere presso lettori e scrittori esordienti. Gran parte del lavoro, su questo fronte, spetta a noi; ma per ricollegarci a quanto detto in precedenza riguardo al fattore “lettura”, speriamo altresì che gli esordienti non si limitino ad inviarci dei lavori, ma anche ad acquistarne, se non altro per testare la nostra professionalità. Per capire, in ultima analisi, se la casa editrice I sognatori lavora bene oppure no. In determinati casi (vedi la spedizione in allegato mail) l’acquisto di un nostro libro conviene tanto a noi quanto a loro; eppure, in tanti rinunciano all’opportunità di risparmiare qualche euro per l’invio di un manoscritto. Un fattore, quello economico, comunque secondario: per dirla con le parole dell’amico e collega Fabio Giallombardo, spesso gli scrittori esordienti…

“vengono come catturati da una sorta di raptus autolesionista e spediscono i propri capolavori a tutti gli indirizzi che trovano casualmente in rete. Io, consapevole di tale patologia, non ho mai, dico mai inviato una solo sillaba di una mia opera senza prima avere […] stabilito se la casa editrice fosse "degna" di pubblicare il mio lavoro; per appurate tale "dignità" anche Gian Battista Vico avrebbe proposto uno ed un solo metodo: leggere almeno un'opera edita dalla casa editrice in questione... ecco perchè sono d'accordo con l'iniziativa di acquistare un libro per essere valutati; per garanzia dell'autore stesso prima di tutto […]  Ma purtroppo in Italia, spesso tutti vogliono "scrivere", nessuno invece vuol leggere. Ed è chiaro che così la letteratura e il pensiero non hanno molto futuro...”

Peccato che a pensarla così siano in pochi.

Bene, la mia mail ha termine qui. Ti ringrazio per avermi reso partecipe delle tue esperienze, e senza dubbio pubblicherò stralci della tua mail (senza decontestualizzare alcunché, ovviamente) sul blog dei Sognatori, in modo da coinvolgere altri lettori e altri scrittori nella discussione, e conoscere così il loro parere in merito.

sabato, 20 ottobre 2007

BAVAGLI

È di ieri questa notizia: Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha elaborato un disegno di legge (approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 ottobre, nel plauso  generale) che prevede questo: tutti coloro che gestiscono un blog o un sito dovranno registrarlo obbligatoriamente al ROC (Registro Operatori Comunicazione), pagando ovviamente il bollo e fornendosi della necessaria documentazione. E, in base alle informazioni fornite dal blog di Beppe Grillo, “dotarsi di una società editrice e avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile”.

Ora il disegno di legge attende di giungere in Parlamento: in caso di approvazione non si parlerebbe più di “disegno di legge” ma di “legge” e basta.

 

Si tratta con ogni probabilità della prima, grande offensiva “anti-rete” (e di tutto ciò che questa rappresenta) mai avanzata in Italia. È noto che in altri paesi il controllo sul mondo internettiano è già una tristissima realtà, e in tal senso pare davvero (lo diciamo con ironia, ma tra un po’ forse ci toglieranno anche il diritto di scherzare) che i frequenti contatti – a livello economico – tra Italia e governi dittatoriali abbiano offerto anche al nostro, di governo, svariate, brillantissime idee.

Resta da capire se l’obiettivo di chi ci controlla sia quello di zittire le voci della rete, oppure burocratizzarle per ricavarci un introito, o ambo le cose.

Da parte nostra, cercheremo di ottenere maggiori informazioni (per questioni professionali abbiamo a che fare con esperti del settore), in modo da capire quali sono i reali pericoli che corre la blogosfera, sul piano civile, penale, economico e (soprattutto) sul piano della libertà di parola e di opinione.

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categorie: segnalazioni, attualità, assurdità
venerdì, 19 ottobre 2007

A PROPOSITO DI CONCORSI LETTERARI

Ho ricevuto qualche giorno fa la mail di un collega esordiente che, in seguito alla lettura di certi articoli presenti nella sezione L’URLO del nostro sito, ha deciso di narrarmi le sue disavventure in ambito editoriale.

Per evitare di allungare il chilometraggio di questo post, pubblicherò tra qualche giorno la replica che gli ho inviato.

 

“Caro Aldo […],

ho seguito la tua vicenda sul sito del Rifugio, fino alla creazione della tua casa editrice. Che dire, complimenti per il tuo coraggio.

Mi piace molto la sezione del tuo sito: "l'urlo". Racconti cose interessanti sul mondo dell'editoria.

Ti scrivo per raccontarti qualcosa a riguardo. […]

Esperienze nella narrativa: un manoscritto inviato un anno fa a una casa editrice che sul sito promette risposta a tutti, anche per comunicare rifiuti. Ovviamente nessuna risposta. Un secondo manoscritto inviato a gennaio. Stessa promessa, stavolta via e-mail. Ovviamente nessuna risposta neanche da loro. […]

Qualche mese fa, leggo sul sito di una casa editrice di un concorso che seleziona racconti per una raccolta. Invio il mio. Dopo circa un mese mi arriva una mail: sono stato selezionato. Il libro è già in fase di pubblicazione (non mi è stata chiesta alcuna autorizzazione, né un accordo sui diritti d'autore), mi si invita alla presentazione del volume nella sede della casa editrice e mi si spiegano le condizioni economiche per acquistarne delle copie (costa 15 euro, ma per gli autori c'è uno sconto). Fin qui, tutto sommato mi va anche bene. Leggo frequentemente della necessità per un esordiente di pubblicare qualcosa come “spot”, in modo da crearsi un curriculum letterario; e pubblicare un racconto per una casa editrice che, a quanto ne so, non pubblica a pagamento, è comunque una buona cosa. Fa niente che io debba acquistare le mie copie.

Non posso andare alla presentazione, la città della casa editrice dista più di cinquecento chilometri dalla mia, per cui ordino le mie tre copie in contrassegno. Dopo dieci giorni vado in posta a ritirare il plico. Per l'emozione apro il pacco in mezzo alla strada. Arrivato a casa apro subito il libro e vedo che effetto fa leggere il proprio racconto in formato libro. Sicuramente fa un bell'effetto. Inizio a leggere gli altri racconti. Che sono 55 oltre al mio. E qua comincia il punto dolente […] Hanno pubblicato tutti. Ma proprio tutti. […] Racconti quasi tutti scritti rigorosamente male. […]  E allora mi chiedo: ma perché questa casa editrice si sputtana con questi racconti scritti così male? La risposta l'ho trovata nella matematica. Supponiamo che tutti gli autori abbiano comprato in media 5 copie. […] Con lo sconto, 5 copie costano 50 euro. Quindi 56x5=280 copie e 56x50=2800 euro. Direi non male (confermami tu che sei editore) per un libro pubblicato da perfetti sconosciuti.

Indubbiamente meglio questo che la richiesta di un contributo, anche perché qui di copie potevo anche non acquistarne, però...

Quindi, i due punti su cui sono rimasto profondamente deluso sono i seguenti.

Innanzitutto sono rimasto deluso dall'editore. In Italia per un esordiente è difficilissimo pubblicare. Gli editori non mancano ma chiaramente (e fortunatamente) fanno una selezione accurata prima di pubblicare un libro. Se gli autori di questa raccolta (probabilmente me compreso) proponessero un

libro scritto solo da loro, col cavolo che lo pubblicherebbero. Ma tutti insieme sì. Così, per fare cassa. Forse l'editore poteva estrapolare solo i cinque migliori. Oppure escluderli, per non confonderli col marasma. Ma non avrebbe avuto lo stesso risultato economico.

In secondo luogo sono molto deluso dei miei colleghi esordienti […] La sensazione che ho avuto leggendo gli altri racconti della raccolta è che nessuno abbia riletto seriamente quello che ha scritto

[…]. Insomma la maggior parte sembra scritta da autori che si sono improvvisati. Che ci hanno provato. E che si sentono gratificati di esserci riusciti. E sono questi gli autori a cui gli editori

in genere neanche rispondono (come dargli torto). Io se fossi un editore probabilmente gli risponderei con una lettera prestampata: "Abbiamo letto i suoi scritti... ha mai pensato alla pittura?

Ma se proprio vuole continuare a scrivere le consiglio vivamente di dedicarsi a un diario personale e a tenerlo nel cassetto senza farlo leggere a nessuno. Ma proprio a nessuno!". Forse un po' forte. Ma almeno servirebbe a dare una scossa, così solo gli autori veramente motivati continuerebbero [...] Mi chiedo sinceramente: tutti questi autori, quanti libri possono aver letto nella loro vita?

Perché il punto di partenza è proprio questo: leggere! Leggere tantissimo, prima ancora di mettersi a scrivere. E leggere racconti se si vogliono scrivere racconti […]

Ma il succo è "leggere"! Per acquisire la capacità di autocritica. Per essere capaci di autocensurarsi senza ingombrare gli uffici postali. Ed ecco, siamo arrivati al punto nodale. Tutti gli editori lamentano di essere sommersi da montagne di manoscritti da leggere. Ma pensa se non gli arrivassero più montagne ma dolci colline. Pensa se gli autori già da soli cominciassero a capire cosa funziona e cosa no. Forse gli editori avrebbero più tempo e voglia di dedicarsi ai manoscritti. Forse riuscirebbero a leggere più accuratamente chi merita attenzione. Forse risponderebbero a tutti. Forse incoraggerebbero e aiuterebbero gli autori più promettenti. Magari attualmente non è il caso tuo e dei Sognatori, la tua casa editrice è nata da poco e riesci a stare dietro a tutti. Ma pensa come sarà quando riceverai 400 manoscritti (romanzi o raccolte di racconti) all'anno, che poi è la media delle piccole case editrici ben avviate. Ce la farai a stare dietro a tutti? A leggere più di un libro al giorno?

Detto questo, credo sia tutto […]”

 

Per una questione di correttezza, aggiungo qui sotto parte della seconda mail che l’autore, dopo aver letto la mia replica (ribadisco: potrete leggerla fra qualche giorno), ha voluto scrivermi per puntualizzare alcune cose:

 

“Nella mail in cui ordino le tre copie in contrassegno del libro, chiedo gentilmente alla persona della casa editrice in quali librerie della mia città verrà distribuito il libro, perché voglio consigliarne l'acquisto ad amici e conoscenti. Vivo a … dove le librerie che vendono testi di piccole case editrici sono almeno una decina. Quindi, quale migliore occasione per la casa editrice di vendere qualche copia in più? Ebbene, su questo punto la persona che mi ha risposto non mi ha fatto sapere niente. Questo rafforza ancora di più l'idea che la pubblicazione sia stata fatta unicamente per vendere la copie agli autori.

Per il resto, sulle risposte astiose agli esordienti hai ragione. Ho scritto la mail in preda a un'incazzatura. Non tanto contro gli altri autori, quanto contro la casa editrice. Non sarebbe un atteggiamento professionale rispondere come ti ho detto, né sono abituato, con il lavoro che faccio, a trattare male chi sbaglia, anzi. Né voglio affermare che alcuni non hanno diritto di scrivere. Anzi sono convinto che di scrittori e di artisti in genere ce ne sia sempre più bisogno, e che non bastino mai. La ricchezza che un testo o un quadro può portare a chi lo fruisce non ha prezzo.

L'unica cosa che esigerei dai miei "colleghi" è quella autocritica di cui ti parlavo. Perché è assolutamente vero che non si può conoscere tutto lo scibile della narrativa per scrivere qualcosa di originale. Però è altrettanto vero che non si può credere che storie la cui trama è: "lei incontra lui, è un incontro magico, si baciano e si mettono insieme" oppure "lui è innamorato di lei, che non lo considera, alla fine si accorge che è una stronza", possano avere una minima valenza letteraria. Non credi?”

postato da: Isognatori alle ore 08:01 | link | commenti (12)
categorie: noi e voi, truffe editoriali
mercoledì, 17 ottobre 2007

SIAMO FELICI PER PATTY, QUINDI...

...segnaliamo la recensione che la nostra supporter "nottambula" ha pubblicato ieri sul suo blog. Il link è questo:

http://pattybruce.splinder.com/post/14317365/Un+sogno+dentro+un+sogno

Approfittiamo dell'occasione per ringraziarla pubblicamente, e per ringraziare in anticipo tutti coloro che vorranno spendere qualche parola (positiva o negativa, non importa) nei confronti della nostra antologia, giacchè siamo ben consapevoli che ogni lettore - nella vita di tutti i giorni -  spesso deve conciliare impegni di varia natura. Destreggiarsi tra un lavoro, lo studio, la famiglia, tasse, bollette e quant'altro, e riuscire in tutto questo a dedicare un po' di tempo anche ai nostri libri, ci lusinga enormemente.

Nei prosssimi giorni non mancheremo di segnalarvi ulteriori pareri sull'antologia, carpiti in giro per la rete o ricevuti in via privata.

postato da: Isognatori alle ore 07:39 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, i nostri libri, i nostri autori
martedì, 16 ottobre 2007

CI SPIACE PER PATTY, MA...

... la prima recensione dell'antologia "Un sogno dentro un sogno" è stata postata ieri da Fabio Giallombardo che, come già anticipato nel suo ultimo intervento sul nostro blog, ha voluto dire la propria sui nove racconti premiati. Nove, e non dieci, perchè correttamente ha escluso dai commenti il proprio lavoro, demandando ad altri il compito di esprimervi un giudizio.
La recensione in questione potete leggerla qui:

 http://ordaragia.splinder.com/post/14292619/Al+di+l%C3%A0+dei+sogni

Segnaleremo in futuro, ovviamente, altri post inerenti l'antologia, nella speranza che possano rivelarsi lusinghieri come quello di Fabio.

postato da: Isognatori alle ore 09:25 | link | commenti (2)
categorie: concorso letterario, i nostri libri, i nostri autori
venerdì, 12 ottobre 2007

31.000… E NON VEDERLI!

Anche se il counter del blog ha subìto una battuta d’arresto lunga dieci giorni (un migliaio di visite non figurano e mai figureranno nel conteggio totale), finalmente siamo riusciti a raggiungere e superare le 30.000 visite.

Anche questa volta, dunque, approfittiamo dell’occasione per ringraziare tutti coloro che ci seguono con affetto e magari assiduità; sappiamo che non tutti i visitatori rendono manifesta la propria presenza tramite commenti, quindi esprimiamo la nostra più sincera gratitudine anche a chi legge i nostri post senza intervenire direttamente nelle varie discussioni.

Dando un’occhiata alle chiavi di ricerca (ne avevamo parlato già qui), prendiamo consapevolezza che non tutti capitano su questo blog per interesse diretto. A volte cercano altro, ad esempio (estrapoliamo qualche chiave di ricerca direttamente da ShinyStat):

 

- “commenti sul mostro di nessie”

- “esseri alieni ci governano”

- “inserendo la targa di un’auto posso sapere di chi è”

- “frase per iscrizione su targa 15 anni di lavoro”

- “frasi per cartelli chiusura”

- “le foto dei primi 10 uomini più belli della terra”

- “le frasi più belle per il cimitero”

 

Tuttavia, tenendo da parte alieni,  mostri acquatici e fascinosi casanova, ci piace pensare che per qualche individuo sia divenuta una piacevole abitudine entrare frequentemente nella casa dei Sognatori.

Senza pretese di gloria mediatica , qui si continua a parlare di editoria, di libri, di scrittori e quant’altro. Un argomento, quello del “libro”, che a molti risulterà noioso e poco trendy.

Tuttavia, a noi piace pensare che un libro sveli le proprie meraviglie unicamente a chi è disposto a coglierle, e a capirle.

 

Un enorme GRAZIE a tutti voi,

I sognatori

postato da: Isognatori alle ore 09:37 | link | commenti (8)
categorie: traguardi