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domenica, 30 novembre 2008

ALTROVE DA ME - BOOKTRAILER

lunedì, 17 novembre 2008

antologia


Introdotta da una copertina che agli esperti, forse, riporterà alla mente i disegni (grotteschi e surreali) di quel piccolo capolavoro intitolato “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie”, ecco a voi l’antologia scaturita dall’edizione 2008 del concorso “Un sogno dentro un sogno”.

Le differenze con quella del 2007? Una maggiore varietà stilistica e tematica, un vincitore in più, e le note autobiografiche poste in chiusura di libro, su suggerimento di una nostra lettrice.

Il primo volume è stato un successo (le recensioni e i commenti, non ultimi quelli su Anobii, parlano chiaro). Se questo sequel è all’altezza o meno del suo stimato predecessore… lo lascio dire ai lettori.

Personalmente preferisco non aggiungere altro: questa antologia va letta e basta.

Aldo Moscatelli

 

QUARTA DI COPERTINA

 

Torna il tema immortale del sogno, in questa raccolta di racconti che intende offrire spazio e visibilità a undici nuove voci del panorama letterario italiano.

L’antologia propone molteplici prospettive, differenti modi di intendere e interpretare la materia onirica; la narrazione divertente e divertita di Barbara Guzzo e Stefano Mascella si fonde, nei racconti di Francesca Tibo, Mauro D’Arcangelo, Ilaria Vajngerl e Maddalena Selis, con la malinconia del ricordo, della follia, dello spleen esistenziale. Elisabetta Rossi e Caterina Armentano piegano la drammaticità della Storia all’esigenza poetica del sogno come via di fuga, attraverso cui costruire le basi per una salvezza che è del corpo e della mente insieme. Federica Maccioni e Giuseppe Perciabosco utilizzano invece scenari tipici (rispettivamente della letteratura mitologica e fantascientifica) per narrare eventi passati e futuri, voli pindarici dell’immaginazione senza freni. Sergio Cortesi, infine, nello spazio di poche righe fonde poesia e prosa per restituire un senso al possibile, mediante la dicotomia fra “destro” e “sinistro”, fra visione statica e visione dinamica della realtà.

Undici novelle, un solo tema, differenti approcci: in questa varietà di storie, linguaggi e stili, risiede senza dubbio il merito principale dell’antologia. Consigliata soprattutto a chi, come il Poeta, ama soffermarsi sulla dorata soglia della porta dei sogni.

 

 

FRASI-CHIAVE

 

Solo che la fiducia che i nostri genitori ripongono in noi è paragonabile a quella che si può offrire a una leonessa affamata che si trovi a tu per tu con una capra. Certo, nella vita molto dipende anche da quello che uno può aspettarsi dalla capra.

Francesca Tibo, “Novembre”

 

Para, il quattrozamputo, venne a salutare. Strisciò come una lince e fregò al maresciallo belga una pinta di birra. Era un gatto solitario, però sapeva riconoscere le grandi occasioni e non mancava mai quando c’era da dare affetto. E soprattutto quando c’era da bere. Non si ubriacava mai completamente perché il peso di una così grande mente lo soverchiava, tenendolo lucido e rassegnato.

Mauro D’Arcangelo, “L’estro disarmonico”

 

Gli amici l’hanno abbandonato, affossati da una guerra incapace di risparmiare chiunque, persino i figli. I suoi figli. Se la ricorda bene la paura aggrappata ai corpi innocenti, le voci coperte dai singhiozzi delle bombe, il timore di voltarsi indietro alla ricerca di compagni fatti a pezzi dai proiettili.

Eppure, nonostante tutto, ha proseguito. S’è infilato la mitraglietta sotto il braccio, consentendo al sangue di sporcargli le scarpe, d’annientargli il respiro. Di trascinarlo ancora e sempre, e comunque, all’inferno. Assassino. Assassino. Assassino.

Elisabetta Rossi, “Il colonnello se n’è andato via”

 

Mia madre era piuttosto brutta, ma quando iniziava a parlare la sua voce — sposata al gesto —rapiva ogni sguardo, perché la sua voce si poteva guardare, ed era come un nastro di velluto rosso legato intorno a una bolla di sapone. Le parole sembravano esistere solo perché mia madre potesse pronunciarle, rendendole in questo modo vive. E allora diventava la più bella di tutte e io ne ero fiera.

Ilaria Vajngerl, “Per sua divina provvidenza”

 

Quindi a quel punto c’erano ben tre Luigi nella mia casa: quello della realtà che dormiva, quello del sogno che pensava di essersi svegliato e che poi si era riaddormentato, e un terzo Luigi, in piedi, che altro non era che il sogno di quello del sogno!

Stefano Mascella, “Il vero Luigi”

 

Puoi sognare come e quanto vuoi, mi dico, l'importante è che anche nei  sogni c'hai dei sogni.

Sergio Cortesi, “Sogno e son destro”

 

Mi chiamo Ezechiele come il profeta e mio padre è Giacobbe, il figlio di Beniamino. Io prego, conosco la Torah a memoria e conosco le nostre sante feste meglio dei miei soldatini di piombo. Fino a ieri andavo a scuola e mio padre era un direttore di banca. Poi qualcosa è cambiato e l’ho capito dalla stella gialla che mia madre ha cucito su ogni nostro vestito.

Caterina Armentano, “Angelus”

 

Il MRIS era nato nel 2043, cinque anni prima, sfruttando i poteri psichici dei telek, persone dotate della capacità di viaggiare con la mente fuori dal corpo, praticamente ovunque nello spazio. Viaggio Astrale veniva chiamato, o Sogno Lucido. I telek avevano ricevuto grande notorietà grazie alle straordinarie scoperte prodotte dalle loro facoltà mentali…

Giuseppe Perciabosco, “Mente cosmica”

 

Sognava l’Aula del Consiglio all’inizio di una delle innumerevoli sedute per le quali era richiesta la verbalizzazione [...]

Il Direttore in persona dava avvio alla seduta e nel  proferire parola la sua bocca produceva una lunga bava luminescente, con ogni evidenza il filo del discorso, che la dott.ssa Mariagrazia Crivelli provvedeva diligentemente ad arrotolare, facendone una matassa dall’appropriato color antracite.

Seguivano le repliche da parte dei consiglieri, i quali producevano discorsi dai corrispondenti filati, che venivano raggomitolati con cura, finché il tavolo si copriva  di una varietà di matasse distinguibili per spessore e tonalità.

Barbara Guzzo, “Il verbale della seduta”

 

Si racconta che oltre l'arcobaleno esiste una terra in cui passato, futuro e presente scivolano l'uno nell'altro senza fine, lo spazio e il tempo si fondono e mutano volto, e i confini fra possibile e impossibile si fanno blandi e incerti.

Molti dicono che sia la terra da cui i sogni giungono agli uomini sulle ali leggere del Sonno, e che soltanto in sogno ci si possa recare.

Qualcuno afferma però di esservi stato da sveglio, quand'era bambino. Altri sostengono che solo ai pazzi e ai dissennati è concesso varcare le soglie dell'Iride; altri ancora, che chi vi si reca da adulto non faccia ritorno, e rimanga intrappolato fra le maglie di strani incantesimi.

Federica Maccioni, “Oltre l’arcobaleno”

 

… Sono morta. Mi hanno messo in una bara. Mia madre si è intestardita e ha comprato quella più costosa. Ma non ce n’era bisogno, accidenti, tanto non la posso mica arredare. Anche se è quasi più spaziosa dell’appartamento che non mi sarei mai potuta permettere, a Roma, con il lavoro che faccio.

Facevo.

E ora sono tutti qui a piangermi. Li sento singhiozzare, con le loro voci flebili e smorzate da veglia funebre. Zia Maria non è riuscita a mettersi un vestito decente nemmeno oggi.

Maddalena Selis, “Siamo tutti morti”

 

prezzo di copertina: 10 euro

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