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venerdì, 30 gennaio 2009

CONCORSO 2008 - INTERVISTE (Parte terza)

Terza intervista doppia rivolta ai vincitori dell’edizione 2008 del concorso “Un sogno dentro un sogno”. Libero spazio oggi alle voci di Barbara Guzzo e Stefano Mascella, autori – rispettivamente – dei racconti “Il verbale della seduta” e “Il vero Luigi”.

Intervista spassosissima, quindi non fatevi intimorire dalla sua lunghezza.

Buona lettura,

Aldo Moscatelli

 

 

1) Solita domanda d’apertura: i vostri lavori hanno avuto origine da qualcosa in particolare? Una lettura, un evento, una riflessione specifica…

 

BARBARA: Il racconto è fortemente collegato alla mia professione, in cui devo eseguire spesso lavori delicati, ma ripetitivi. Per far passare meglio il tempo mi sono costruita la fantasia della dott.ssa Crivelli, una collega modello che riuscirebbe ad assolvere in modo perfetto questo tipo di lavoro senza annoiarsi e senza fare errori. Per caso l'ho fatta andare in crisi e paf... eccola ingarbugliata nei fili dei discorsi degli altri.

STEFANO: Il mio racconto è nato immediatamente dopo aver appreso del tuo interessante concorso. Dal titolo, “Un Sogno Dentro Un Sogno”, mi è venuta su subdola, crescente, una paura disarmante. Mi dicevo: e se mi svegliassi? Temevo di trovarmi in una vita improvvisamente diversa (a me in fondo la mia non dispiace mica), magari al fianco di una donna diversa (chissà quanti pagherebbero per questo, io no) o senza i miei bambini. Questa domanda mi è ronzata in testa per diversi giorni e mi dicevo: e se poi dopo essermi svegliato mi dovessi svegliare una seconda volta, e poi una terza? E se poi alla fine risvegliandomi dopo n volte (diciamo n=10 per semplicità…) mi ritrovassi di nuovo nella mia vita attuale? Avevo letto tempo fa un interessante libro di un professore americano, Douglas Hofstadter, dal titolo “Godel, Escher, Bach: Un’Eterna Ghirlanda Brillante” nel quale si dissertava sulle opere “cicliche” (come le ghirlande, che dopo un po’ si ripetono) di artisti sommi in campi diversi - rispettivamente matematica, grafica, musica - accostandole e confrontandole tra loro. Gli isomorfismi di Godel, le scale infinite di Escher, le fughe di Bach. Siccome però lo spazio concesso dal concorso era ridotto ho dovuto semplificare (anche perché non sono né Godel, né Escher, né Bach) e mi sono detto, farò solo una ghirlandina a tre livelli, ma con sorpresa ed elemento di riflessione finale. Direi che alla fine probabilmente non ci sono riuscito (d’altra parte voglio svelare che non sono né Godel, né Escher, né Bach…), ma almeno mi sono divertito.

 

2) Probabilmente i vostri racconti, all’interno della raccolta,  sono quelli in cui è presente in misura maggiore l’elemento comico. Se – tanto per citare un altro paio di novelle dell’antologia – “L’estro
disarmonico” ha un che di benniano (con tocchi di nonsense alla Groucho Marx), e “Siamo tutti morti” appare figlio della commedia nera, va anche detto che da un certo punto in poi questi due lavori toccano lidi letterari ben diversi; invece sia “Il vero Luigi” che “Il verbale della seduta”, pur ostentando un tocco maggiormente equilibrato, un’eleganza quasi british, sono gli unici racconti a fregiarsi di una struttura che sappia condurre il lettore a sorridere e divertirsi dall’inizio alla
fine. Vi domando: questa commistione fra sobrietà stilistica e plot farsesco è stata stabilita a priori, oppure è venuta fuori in maniera del tutto naturale?

 

BARBARA: Sono rimasta sorpresa quando hai individuato un elemento comico nel racconto, ma in effetti è anche così. L'idea era di costruire, attraverso il personaggio di Mariagrazia Crivelli, un paradosso che potesse suscitare un po' di inquietudine (mi piace provocare), ma anche far sorridere. Come dire: trasformare i discorsi in verbali è tanto una realtà folle quanto una reale follia. Un lavoro da pazzi, insomma, che ai pazzi riesce particolarmente bene.

STEFANO: Diciamo che nella vita conta molto la fortuna… (fortuna è un chiaro eufemismo per non dire culo, ooops ormai mi è sfuggito), e quindi nel mio racconto diciamo che ho avuto molta molta fortuna…
No dai, fammi rispondere seriamente: è che mi piace divertirmi. Scrivere per me è puro divertimento. Lo è anche leggere, almeno quando mi avvicino alla narrativa, tanto è vero che prediligo opere che contengano degli elementi divertenti. Intendiamoci, non è che io legga Woody Allen, ma in generale apprezzo molto quei testi (romanzi, racconti) dove ci sono dei colpi improvvisi che mi fanno sorridere o addirittura ridere. Le opere uniformemente troppo tristi o troppo drammatiche dopo un po’ mi annoiano (non tutte ovviamente, quelle belle mi piacciono, tipo “Le Affinità Elettive”o “Delitto e Castigo”, tanto per citarne due appena appena conosciute). Venendo dunque alla tua ultima domanda, ne “Il Vero Luigi” ho cercato di usare uno stile farsesco e un plot sobrio. Come rilevi tu invece mi è venuto tutto il contrario…

 

3) Nella domanda precedente ho parlato di “comico” e non di “umoristico”, attendendomi alla distinzione che Bergson e soprattutto Pirandello hanno compiuto nel corso del Novecento. Difatti, laddove il comico esclude empatia tra personaggio e lettore, l’umoristico spinge chi “osserva” a identificarsi con “l’osservato”, compatendolo. Ora, sebbene Luigi (quello vero) del racconto di Stefano reclami più volte indulgenza, ritengo che tanto lui quanto la dott.ssa Mariagrazia
Crivelli (protagonista de “Il verbale della seduta”) risultino vincenti proprio perché si pongono al di là dell’agire ordinario, confondendo – a rischio e pericolo di chi li attornia – sogno e realtà in maniera così radicale da spingere il lettore alla risata. Vi va di commentare questa mia osservazione?

 

BARBARA: Mi ha colpito un'amica che leggendo il racconto ha detto di provare un senso di tenerezza per il personaggio, un sentimento che mi sembra in linea con quest'idea di compassione. Un'altra invece ha provato angoscia per quel mondo chiuso e autoreferenziale e qualcuno solo fastidio perché non si distingue nettamente il piano della realtà con quello della fantasia. Come dicevo sopra, credo che in certi posti di lavoro a esser folli ci si guadagna e costruirsi una personale follia possa rendere più forti. Però non bisogna crederci troppo, perché chi non sa di essere pazzo come te finisce che ti fa rinchiudere.... 

STEFANO: No, sei troppo bravo per me…;-)

 

4) Pur utilizzando registri faceti, i vostri racconti sembrano narrare una forma di disagio domestico (“Il vero Luigi”) e professionale (“Il verbale della seduta”), sconfinante a tratti nella pura alienazione. Una sorta di insoddisfazione esistenziale che conduce al travisamento della realtà, e alla concretizzazione di fantasie morbose e latenti. Dico bene?

 

BARBARA: È proprio così. Puoi anche essere perseguitato da incubi terribili, ma non possono farti granché se rimangono confinati nei muri del sonno. Il dramma è annunciato quando  le barriere s'allentano e inizi a perderti in un'intricata foresta di parole...

Però ho previsto il lieto fine: Mariagrazia perde la ragione, ma non perde certo il filo ...

STEFANO: Dici bene, sì: sei tu l’editore! No dai, basta scherzare… Posso svelarti un aneddoto sul mio racconto? Quando mia madre l’ha letto per la prima volta, eravamo a fine luglio sulla spiaggia, mi ha detto tutta preoccupata: “Carino, però non lo far leggere a tua suocera altrimenti quella si preoccupa…” Allora io le ho risposto: “Mamma, stai tranquilla, quando lo rileggerò cercherò di farlo con spirito comico e non ironico.” Lei voleva capire bene e mi ha chiesto: “In senso pirandelliano?” Ma io ho subito precisato: “Più in senso bergsoniano…” Lei mi ha guardato con l’occhio sbarrato e per tagliare corto ha concluso: “Allora spalmami la crema solare sulle spalle.”

 

5) I vostri lavori hanno un elemento comune piuttosto bizzarro: la presenza di un tessuto, di un oggetto che sta particolarmente a cuore al protagonista della vicenda. Luigi si preoccupa in maniera ossessiva delle lenzuola di lino, la dott.ssa Mariagrazia Crivelli non può vivere senza i suoi gomitoli. È possibile affermare che questi oggetti svolgono per entrambi la funzione che per Linus ha la sua coperta di sicurezza?

 

BARBARA: Assolutamente sì. Il raggomitolare della dr.ssa Crivelli dà senso e concretezza alla verbalizzazione. Se il burocratese costringe ad appiattire l'intervento in un'assemblea pubblica, spersonalizzandolo, l'illusione del filato conserva la memoria dello spessore, del calore, della tonalità... Che comodità e che sicurezza...

STEFANO: No. Stavolta no deciso, anche se tu sei l’editore. La preoccupazione che le lenzuola di sangue si imbrattino a fronte della malaugurata fine che fa la suocera, evento ben più tragico, è
solo un elemento comico. Niente di più. Se però ci ripenso bene, ma solo perché ho deciso di voler provare a pubblicare qualche altra cosa con I Sognatori, allora diciamo di sì, che sono pienamente d’accordo con te. Aggiungo persino che quando scrivevo il racconto mi dicevo: saranno
lenzuola di lino, di Lino o di Linus?

 

6) Domanda multipla di chiusura: cosa vi ha spinto a partecipare al concorso? Indipendentemente dal risultato ottenuto, ritenete che l’esperienza compiuta sia stata valida? E dell’antologia cosa potete dire? L’avete già letta?

 

BARBARA: Ho partecipato al concorso per caso: avevo un racconto sul sogno e mi è sembrato carino verificare se potesse piacere a qualcun altro. 

Per me i veri scrittori sono figure mitiche e il libro resta un oggetto/progetto di tutto rispetto: l'idea di farne parte mi ha stuzzicato. 

Certo, il rischio di un'antologia è di vedersi circondata da autori molto più originali e da racconti più godibili e di sentirsi come Calimero, perché quando si scrive non conta quel che si vuol dire e gli sforzi fatti, ma la capacità di far vivere un'emozione ad un altro, di creare un mondo e condividerlo.

Del racconto mi riconosco nel tratto della dott.ssa Mariagrazia Crivelli che si trova nonostante gli sforzi in un irriconoscente ritardo. Quando si lavora con le parole capita che il risultato sia del tutto irriconoscente rispetto alle fatiche,ma è giusto rischiare ed esporsi un po' perchè altrimenti si passerebbe una vita a gattonare...

STEFANO: Aldo, volevo solo vincere i 300 Euro del premio speciale… Purtroppo Francesca Tibo non è un mio pseudonimo e dunque, dopo gli esiti, ho seriamente pensato di farla finita. Poi ci ho ripensato su, ma solo perché intendo resistere fino al prossimo anno e partecipare a “Un Sogno Dentro Un Sogno” numero 3. Dunque stai attento al vincitore che sceglierete nell’edizione futura: non vorrai mica avere questo peso sulla coscienza? Dai, adesso basta con le facezie e d’ora in poi parlo seriamente, senza né comicità né ironia. Esperienza positiva, anzi straordinaria. Ho praticamente iniziato a scrivere racconti con “Il Vero Luigi” (che era solo il mio terzo). Negli ultimi cinque mesi ne ho composti circa settanta (vincendo qualche altra cosetta qua e là in altri concorsi). E faccio un mestiere che nulla ha a che fare con la scrittura. Quindi grazie al tuo concorso e alla tua casa Editrice I Sognatori. L’antologia è bella. Alcuni racconti sono davvero notevoli. Quelli
che mi sono piaciuti di più sono quelli di Barbara Guzzo, Francesca Tibo e Federica Maccioni. Ce ne sono altri di validi, e la qualità media è proprio alta. Secondo me la seconda edizione dell’antologia è ancora più bella della prima, e normalmente non è facile migliorarsi quando ci si muove da un buon punto di partenza. Chiudo con un ringraziamento speciale a te e a tutti i lettori che avranno il piacere, ne sono certo, di leggere l’antologia.

giovedì, 29 gennaio 2009

ODIAMO PAYPAL…

… ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Da ieri è possibile acquistare i nostri libri direttamente dal catalogo della casa editrice.

Ci pensavamo da un sacco di tempo, poi per un motivo o per l’altro il buon proposito veniva accantonato.

La cosa che urta i nervi è il fatto che – leggendo il sito di PayPal – tutto sembra facile e veloce.

Palle. Sarà così per chi vuole acquistare, o per un privato. Ma comprendere a fondo i vari meccanismi delle opzioni più avanzate è un gran casino.

Abbiamo anche testato la simpatia del servizio informazioni, che davanti a un problema tecnico (poi risolto per conto nostro) ha farneticato rari e deliranti suggerimenti in burocratese.

Comunque, chi la dura la vince.

 

Per il resto, a distanza di anni è forse il caso di sottolineare una cosa: la nostra casa editrice si chiama I sognatori. Vi chiederete il perché di questa specifica.

Forse perché di recente, ogni volta che solleviamo il telefono o apriamo una mail dobbiamo fare i conti con queste varianti:

 

1) “Pronto, casa editrice Casa dei sognatori?” (no, quello è il nome del sito)

2) “Pronto, casa del sogno?”

3) “Gentile casa editrice Il sogno di Moscatelli Cataldo…” (editore camomillomane?)

4) “Pronto, casa editrice Il sognatore?” (no, siamo in tanti)

5) “Pronto, casa dei sogni?”

 

E a farne le spese a volte è qualcun altro:

 

“Gentile editore Carlo Moscatelli…” (fingerò di non sapere quel che diceva Freud – in “Psicopatologia della vita quotidiana” – sugli scambi di nome, n.d.Aldo).

A proposito, chi l'avrebbe mai detto che "PayPal" non si pronuncia peipol ma peipal?

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martedì, 27 gennaio 2009

OLTRE SCHINDLER

Ho scritto e pubblicato (a giugno, per una precisa ragione) “Hitler era innocente”, ponendomi un determinato obiettivo.

Oggi so di non poterlo raggiungere.

Allora pubblico questo articolo nel giorno in cui orecchie e occhi sono spalancati, fregandomene della retorica e dell’ipocrisia che da anni vedo manifestarsi dal nulla col sopraggiungere del 27 gennaio.

Orecchie e occhi sono aperti, dicevo, e bisogna approfittarne. Ché già domani in troppi li chiuderanno.

Soprattutto, non so dove sarò il 27 gennaio 2010, quindi preferisco fare qualcosa adesso.

Forse questo breve articolo si rivelerà più utile rispetto al libro, e raggiungerà un maggior numero di persone.

Chiunque può copiarlo e pubblicarlo sul suo blog o altrove.

Anche senza specificare la fonte: non ha nessuna importanza.

Aldo Moscatelli

 

 

OLTRE SCHINDLER

 

Di Schindler, grazie al notissimo e straordinario film di Spielberg, si sa molto.

Di Perlasca anche, grazie a una recente fiction di successo e all’operato della Fondazione omonima.

Ma c’è gente di cui si sa poco o nulla, almeno nel nostro Paese.

Questa è la mia piccola e parziale lista (il tempo per affrontare le mie solitarie ricerche storiche è stato poco, ahimé), in rigoroso ordine alfabetico:

 

Don Francesco Antonioli e don Armando Alessandrini, offrirono riparo e cure ai giovani

ebrei che frequentavano la scuola della quale erano responsabili.

Bill Barazetti, cittadino svizzero, la cui storia è davvero incredibile: consentì a 663 bambini ebrei di fuggire dalla Cecoslovacchia, mettendoli in salvo nell’Inghilterra di Churchill. Tutto questo grazie ai “soliti” documenti falsi. Barazetti non rivelò a nessuno, neanche ai suoi figli, quel che fece. Soltanto pochi anni fa, ormai povero e malato, ha chiesto aiuto a uno dei bimbi salvati, il quale a sua volta si è messo in contatto con gli altri. Oggi quei bambini ormai cresciuti, col loro sostegno, consentono a Barazetti di vivere una vecchiaia dignitosa.

Berthold Beitz, la cui storia è identica a quella di Schindler: dirigeva una fabbrica e reclutava in massa gli ebrei per garantire loro la sopravvivenza. Ne salvò tantissimi.

Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, organizzò una rete clandestina a favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venivano aiutati a fuggire dalla Germania hitleriana.

Hans Georg Calmeyer, a capo di un ufficio olandese (l’Olanda allora era già occupata dai nazisti), salvò la vita (dato ufficiale) a quasi 3.000 ebrei, ma c’è chi parla addirittura di 5.000 israeliti scampati alla morte grazie alla sua attività di sabotaggio. Come Schindler, per anni sostenne di non aver fatto abbastanza.

Karl De Bavier, svizzero, console a Milano, concesse il visto d'ingresso a 1.600 ebrei, prima che (come Grueninger, vedi sotto) venisse pizzicato e sospeso dall’incarico.

Georges Ferdinand Duckwitz, ambasciatore tedesco in Danimarca. Saputo del progetto di cattura degli ebrei danesi, informò segretamente i dirigenti della Resistenza antinazista locale, salvando così numerosi ebrei.

Paul Grueninger, svizzero, gendarme alla frontiera con l'Austria, lasciò varcare illegalmente il confine a 3.000 ebrei. Scoperto, perse il lavoro e il diritto alla pensione.

Donata e Eberhard Helmrich, aiutarono gli ebrei fin dalla "notte dei cristalli" e mediante vari sotterfugi ne salvarono almeno 100.

Wilm Hosenfeld, garantì la sopravvivenza a numerose persone, specie bambini. È passato alla storia per aver aiutato un pianista sfuggito alla barbarie nazista (ne è stato tratto il celebre film di Polanski). Il pianista in questione, Szpilman, definì Hosenfeld “l'unico essere umano con indosso l'uniforme tedesca che io abbia mai conosciuto”.

Imhof, svizzero, console a Venezia, concesse il visto d'ingresso ad almeno 500 ebrei.

Massimiliano Kolbe, nascose centinaia di ebrei destinati ai Lager. Scoperto ed internato, si offrì volontario per morire al posto di altre persone, nel campo di sterminio di Auschwitz.

Gino Martinoli, dirigente della Olivetti di Ivrea, salvò dal carcere e dalla deportazione 800 antifascisti, tra cui molti ebrei, spacciandoli per impiegati della Olivetti (azienda che lavorava per i tedeschi e che quindi garantiva una certa sicurezza a chi vi prestava servizio).

Aristide Sousa Mendes, console portoghese nella Francia collaborazionista, cacciato con disonore (e senza pensione) per avere stampato migliaia di visti illegali.

Marian Molenda, deportato polacco, si rifiutò di eseguire un ordine imposto dalle SS (sprangare il block 31 per immettervi il gas e sterminare così i 600 occupanti). Per questo diniego fu ucciso a percosse.

Giovanni Palatucci, poliziotto, salvò (assieme ai suoi tre collaboratori Americo Cucciniello, Alberino Palombo e Feliciano Ricicardelli) da 3.000 a 5.000 ebrei, falsificandone i documenti. Scoperto, venne arrestato e deportato nel lager di Dachau, ove perì.

Dimitar Peshev, ministro e poi vice-presidente del Parlamento bulgaro, aderì inizialmente al nazismo. Poi comprese l’assurdità del regime hitleriano e si adoperò per impedire la deportazione di 50.000 ebrei bulgari. Con l’aiuto della popolazione, riuscì nel suo intento. Per questo motivo perse la sua carica istituzionale, morendo in condizioni d’estrema povertà.

Chiune Sugihara, il “Perlasca giapponese”, agì in territorio lituano e salvò un numero di ebrei compreso fra 6.000 e 10.000. Nonostante i continui divieti imposti dal governo nipponico (che era a conoscenza dell’attività antinazista di Sugihara), rilasciò visti di transito a profusione. Con la fine della guerra rientrò in Giappone, e ovviamente dimesso con disonore dal servizio diplomatico, per aver disobbedito ai diktat imposti dal suo governo. Non so quanti fra voi conoscono la cultura giapponese, ma azioni del genere – nell’ottica nipponica – sono quanto di più umiliante possa esistere. Figuriamoci per un uomo che in un quinquennio aveva salvato (in media) 150 persone al mese. Nel 1968 però venne riconosciuto da uno degli ebrei che aveva aiutato, e così la sua incredibile storia fu nota a tutti. Il Giappone riabiliterà Sugihara senza clamori e senza una sola parola di scuse.

Raimondo Viale, prete, si prese cura di circa 350 ebrei (di varia nazionalità), per lo più individui che avevano oltrepassato il confine italiano passando dalla Francia, e cercando riparo nelle montagne cuneesi.

Maria Helena Francoise Isabel Von Maltzan, contessa tedesco-svedese, nascose in casa propria e accudì personalmente oltre 60 ebrei.

Raoul Wallenberg, colui che numericamente ha salvato il maggior numero di ebrei: 100.000. Come ci riuscì? Nei modi più assurdi e – davvero – romanzeschi. Principalmente fornendo migliaia e migliaia di passaporti svedesi (Wallenberg era svedese e agì per conto del suo coraggioso governo) a qualunque ebreo. Il paradosso, nell’epopea di Wallenberg, è questo: per difendere gli ebrei, dimenticò di crearsi una documentazione tale da porlo al di sopra di ogni sospetto, cosicché quando i russi liberarono Budapest (la città nella quale agì), egli si ritrovò nell’assurda situazione di doversi difendere dall’accusa di collaborazionismo. Sparì nella vecchia URSS, e di lui non si seppe più nulla.

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sabato, 24 gennaio 2009

SOGNI CONDIVISI – PRIME ADESIONI

Prima di passare all’argomento principale del post, vorrei segnalare un po’ di cose.

La prima (continuavo a dimenticarlo, rimedio oggi) è che il blog della Sonnenbarke ha cambiato indirizzo. Adesso lo trovate qui:

 

http://sonnenbarke.wordpress.com/

 

Fra parentesi, la blogger in questione cerca libri da scambiare coi suoi. Quelli che è disposta a cedere li trovate qui, mentre quelli che desidera (miliardi!) li trovate qui.

 

La seconda riguarda l’antologia 2007 “Un sogno dentro un sogno”, recensita pochissimi giorni fa da Emanuela. Questo è il link:

 

http://blog.emanuelacapovilla.it/?p=77

 

Si tratta di una recensione molto particolare, nella quale l’autrice non si è limitata a dire la sua sul libro in sé, ma ha avuto modo di sviscerare temi importanti come la diffidenza cronica nei confronti delle antologie scaturite dai concorsi, l’importanza della lettura (anche di opere sconosciute ma meritevoli) per tutti coloro che desiderano pubblicare  i propri scritti, nonché l’odiosa e ingiustificata refrattarietà degli scrittori esordienti nei riguardi delle piccole pubblicazioni.

Date un’occhiata, insomma: c’è di che riflettere.

 

Altre brevi notizie, che fanno bene all’ego: alcuni libri editi da I Sognatori hanno fatto capolino nelle classifiche di fine anno di alcuni blogger (quelle del tipo “I migliori libri letti nel 2008”). Per fortuna non mi sono imbattuto in quelle di segno contrario. Bene così.

Le librerie invece continuano a corteggiare “Hitler era innocente”, proponendo ogni volta termini contrattuali dell’era mesozoica e fuggendo a gambe levate davanti alla possibilità di vedersi imporre (per una volta!) condizioni di vendita nuove ed eque dalla casa editrice. Ci ritorno appena posso.

 

Veniamo ora all’argomento principale.

L’iniziativa “Sogni condivisi” è stata accolta con piacere – e a volte stupore – un po’ da tutti coloro che si sono visti recapitare la richiesta di partecipazione. Ho dovuto incassare un paio di defezioni, motivate da questioni di tempo, ma in casi come questi i nominativi vengono spostati un po’ più in giù nella lista, in attesa di tempi migliori.

Per il momento, ecco a voi le prime dieci adesioni:

 

 

Harion leggerà “Un sogno dentro un sogno” (primo volume)

Luigi Milani leggerà “Lapsus”

Laura Costantini leggerà “Hitler era innocente”

Mynona leggerà “Altrove da me”

ZorroKamikaze leggerà “Un sogno dentro un sogno – vol. 2”

Zeruhur leggerà “Hitler era innocente”

Ipanema leggerà “Altrove da me”

Gaetano Garofalo (scrittore esordiente) leggerà “Un sogno dentro un sogno” (primo volume)

Linda Rando leggerà “Lapsus”

Glauco Silvestri leggerà “Hitler era innocente”

 

Non so ancora se posterò le varie recensioni in blocco o per gruppi di tre/quattro, ma per usare un anglicismo… stay tuned.

postato da: Isognatori alle ore 09:52 | link | commenti (4)
categorie: segnalazioni, news, sogni condivisi
giovedì, 22 gennaio 2009

I libri che ho letto (o riletto) nell’ultimo periodo sono i seguenti:

 

 

F. SECULIN/O. FABRI – Frammenti

Sì, è il libro di un amico. No, non ne parlo per dovere o per ingraziarmi chicchessia. Per citare lo stesso Franco: non a caso e non per soldi o per fama io scrivo (prologo, pag. 21).

Ne parlo perché ho letto l’opera e mi è piaciuta. Un libro di poesie, per una volta.

Io che amo la poesia (sebbene meno della narrativa), e proprio per questo motivo la lascio ad altri.

“Frammenti” è un libro particolarissimo, nato in circostanze ugualmente particolari. Una storia che ha quasi dell’incredibile, sostiene l’Autore.

Patty non si arrabbierà se cito la sua recensione, postando l’incipit:

 

“Nel 1984 Otello Fabri e Franco Seculin, amici di lunga data, progettano di realizzare quest'opera: le poesie di Franco illustrate dai disegni di Otello. Il progetto prosegue (immagino) rallentato dagli impegni lavorativi dei due amici e dalla difficoltà nel trovare degli sponsor, senza essere mai dimenticato o tralasciato. Nel 2001 Otello Fabri muore, e da allora l'amico poeta lavora in collaborazione col figlio del pittore scomparso per portare a termine quest'opera così fortemente voluta”

 

Questi i retroscena. Che abbondano nel libro, soprattutto attraverso i ricordi dell’Autore. In proposito vorrei citare la stoccata di Franco nei riguardi dell’editoria a pagamento (a chi anni fa gli chiese tre milioni di lire per pubblicare queste poesie, oggi Franco risponde: scrivo per un intimo bisogno, soddisfatto il quale gli editori possono pensare quello che vogliono), che ovviamente non posso far altro che sottoscrivere. Dopotutto qui abbiamo la dimostrazione che un poeta può tenere duro anche dieci anni e poi pubblicare ugualmente, senza dover sborsare un solo centesimo di contributo. Questione di coraggio e coerenza.

E allora parliamo un po’ di queste poesie. Sono tante (più di quaranta) e tutte illustrate da un disegno di Otello Fabri. Impossibile parlare di tutte, quindi ne scelgo quattro fra quelle che mi hanno colpito di più: innanzitutto “È andato giù”, che in quattro righe impatta contro la sensibilità del lettore, rimanendo a lungo impressa; brechtiana, a mio modo di vedere, sebbene la lapidarietà della forma rimandi a certe poesie orientali lette in piena adolescenza. Poi c’è “Se vedi un uomo”, pregna di significati (… Se vedi un uomo con gli occhi del tempo, digli com’è dura la tua morte, digli com’è lenta, digli.) e con un retrogusto che mi ricorda il grande Whitman. In “Notte che vieni silenziosa” l’Autore descrive le ultime sensazioni di un moribondo (… nel vuoto di tanta rovina, stanco, il capo rovescia di lato), abbracciando toni crepuscolaristici. E in “A volte, è certo”, si fa spazio l’empatia che è propria del poeta, quella capacità di indagare e sentire – in senso filosofico – i sentimenti umani, cogliendone la semplicissima complessità.

Nelle altre liriche vengono affrontati temi diversi o “di confine”, e sebbene non possa ritenermi un esperto del settore, mi pare di aver scorto qua e là anche l’influenza di Ungaretti e Neruda. Mai in modo pedissequo, ma sempre e soltanto attraverso il filtro operato da una sensibilità fuori dal comune.

Un bravo a Franco, e a chi ha creduto in questo progetto editoriale.

p.s.

Attualmente, oltre alla libreria Alterocca di Corso Tacito a Terni, la distribuzione è affidata a Franco Seculin.
Per informazioni: blueriver@hotmail.it

 

G. KANAFANI – Se tu fossi un cavallo (Jouvence, Roma, 1993)

Raccolta di racconti di un bravissimo scrittore palestinese che in Italia non conosce praticamente nessuno, e che io ho omaggiato nel mio “Hitler era innocente”, citandolo nel finale. Kanafani può essere accostato per certi versi al realismo magico di Marquez, ma il differente retroterra culturale li distingue non poco. Nei suoi racconti, l’autore palestinese (morto in un vile attentato ordito – pare – dai servizi segreti israeliani) descrive situazioni apparentemente quotidiane, in verità segnate da elementi irrazionali che irrompono nella scena con forza straordinaria. Le metafore socio-politiche sono a volte evidenti, altre volte assai criptiche, ma io non sono uno di quei lettori che cerca a tutti i costi la metafora politica all’interno di opere scritte da autori “impegnati”. Insomma, queste novelle fanno storia a sé, e possono essere apprezzate indipendentemente da qualsivoglia sotteso. Svetta su tutto la capacità di Kanafani di lasciarti a bocca aperta con una frase di chiusura, o con un evento inatteso che capovolge regolarmente l’assunto di base. Ho amato in particolare Il suo braccio, la sua mano e le sue dita, Pareti di ferro, Il falcone e il calviniano Metà del mondo. In Situazione difficile ho scorto invece quell’amore e quel rispetto nei riguardi della creatività infantile che in Italia ha reso celebre un grande autore come Rodari. Alcuni racconti non mi sono sembrati all’altezza di quelli già citati, ma in generale ho trovato in Kanafani uno scrittore di rara inventiva, che consiglio caldamente a tutti.

 

 

F. DURRENMATT – Racconti (edizione Feltrinelli)

Che Durrenmatt fosse scrittore geniale, è risaputo. Se volete una conferma leggete i suoi racconti.

In questa bella raccolta edita dalla Feltrinelli, lo scrittore svizzero esplora svariate tematiche e vari generi. Si va dalle reinterpretazioni mitologiche di Minotauro e Il segreto della Pizia all’umorismo surreale di Notizie sullo stato dell'informazione nell'età della pietra (fantastica la teoria secondo la quale in principio gli uomini delle caverne abbattessero gli alberi cominciando dall’alto, pezzo per pezzo), dalla novella allegorica di taglio socio-politico (Abu Chanifa e Anan Ben David) a quella d’introspezione (Pilato). Fulminante il primo brevissimo racconto (una decine di righe o giù di lì) intitolato Natale, talmente grottesco da cancellare qualunque accusa di blasfemia. Angosciante come pochi Il tunnel. Durissimi anche Il torturatore e La Salsiccia, sebbene scritti con uno stile che personalmente non apprezzo affatto, quello con periodi brevissimi e totale assenza di virgole. Alcuni racconti si rincorrono, nel senso che presentano sezioni simili se non identiche (Dalle annotazioni d'un guardiano, il lunghissimo La guerra invernale del Tibet e anche La città se ricordo bene, purtroppo non ho il libro con me e vado a memoria). Devo ammettere che a volte la narrazione annoia, poiché Durrenmatt opta per lunghissime parti di prosa senza uno straccio di dialogo, e la ritmica ne risente. È l’unico difetto che posso attribuire al libro. Difetto cancellato dalla grandezza di alcune novelle in particolare, come il già citato Abu Chanifa e Anan Ben David (splendida allegoria sull’insensatezza del conflitto israelo-palestinese), e soprattutto La panne. Una storia ancora possibile: un racconto geniale, profondo, divertente e malinconico, che scava nella psicologia del personaggio con una maestria per me rarissima anche fra i grandi scrittori. E che dimostra inequivocabilmente l’influenza di Kafka su Durrenmatt.

 

 

T. MANN – La morte a Venezia (edizione Feltrinelli)

Mi pare quasi superfluo parlare di questo romanzo breve, talmente noto e universalmente apprezzato da non necessitare di chissà quali interpretazioni.

Una cosa è certa: di questi tempi creerebbe maggiore scandalo, dal momento che i libri si bruciano ancora (chiedete a un certo parroco che fine ha fatto la sua copia di “Harry Potter”) e che sulla scia di giuste battaglie spesso si finisce per vedere il Male ovunque, allontanandosi dagli obiettivi concreti e limitandosi a una censura confusa e sterile. Portata avanti magari da uomini che sbavano davanti alla diciassettenne  Britney Spears che implora Baby, colpiscimi un’altra volta. O che di nascosto leggono le imprese erotiche dell’allora coetanea Melissa P.

Va beh.

Detto questo, vi dirò cosa mi è piaciuto in particolare del libro. Innanzitutto lo stile di Mann, elegante senza mai cadere nel pomposo. Poi il fascino ambiguo che è in grado di conferire a personaggi ed eventi. Di sicuro il tema del romanzo non ha risvolti meramente pruriginosi, ma filosofici: Aschenbach (il protagonista) cerca la Bellezza Ideale, e i continui riferimenti al “Fedro” di Platone lo confermano appieno. Ritengo assolutamente ingegnosa l’idea di lasciare che il protagonista osservi e compatisca, nelle prime pagine, un uomo anziano e totalmente ubriaco, che scherza con dei ragazzini atteggiandosi a ragazzino (capelli tinti, gel, vestiti da adolescente), anticipando così quel che il protagonista stesso diverrà almeno in parte nel prosieguo dell’opera. Nonostante il tema di fondo possa risultare scabroso, “La morte a Venezia” è romanzo di rara eleganza, anche formale. E la chiusura è di una tristezza altrettanto rara; viene battuta (ai punti) soltanto da quella del film di Visconti, col volto di Dirk Bogarde rigato dalla tintura per capelli.

Uno dei rarissimi casi in cui a un grande libro fa seguito una grande trasposizione cinematografica.   

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categorie: recensioni, libri, opinioni, i libri degli altri
lunedì, 19 gennaio 2009

RUOLI

Vi dicevo di aver conosciuto le ragazze di Writer’s Dream, nell’ultimo post.

E abbiamo già cominciato a confrontarci.

Bene.

Onde evitare però di postare un commento lunghissimo sul loro blog, ho deciso – come faccio sempre – di lasciare qui alcune mie riflessioni, per la gioia di Emanuela, Pungola e pochi altri, che ultimamente mi hanno chiesto a gran voce di tornare a parlare di Editoria.

Lo spunto me lo offre proprio Ayame, con questo suo post. Un commento l’ho già lasciato (è l’ottavo, se vi interessa), quindi mi perdonerete se evito di tornare su quanto già detto.

C’è un altro punto però, non dibattuto, presente all’interno del post di Ayame, sul quale vorrei dire la mia. Ayame sostiene che gli editori non dovrebbero nemmeno chiederli, i contributi, dato che sono imprenditori.

Io credo che questa teoria regga poco. Un tempo la pensavo anch’io così, poi – riflettendoci e conoscendo meglio l’ambiente nel quale comunque sono chiamato ad operare da anni – ho capito di avere avuto a lungo una visione ingenua della realtà imprenditoriale.

 

L’errore sta nel considerare imprenditore colui che investe denaro, e nulla più. Che è un’interpretazione assai riduttiva del ruolo. In verità, imprenditore è colui che investe se e quando lo desidera. Non è nemmeno tenuto al profitto, può infatti limitarsi al pareggio di bilancio (le associazioni non profit, ad esempio: anche quelle fanno parte dell’ambito imprenditoriale).

Ma ovviamente tenderà a massimizzare gli utili e a ridurre le perdite, se gestisce un’attività con fini di lucro, come può esserlo quella editoriale.

Ergo: imprenditore è chi decide di investire quando ritiene giusto investire, e non investire quando ritiene errato investire. Se non investe rimane imprenditore a pieno titolo. Il semplice avvio di un’attività commerciale, e la produzione di beni e/o servizi (ci torno dopo) fa di una “persona comune” un “imprenditore”.

È liberissimo di reperire fondi presso terzi (nel nostro caso, gli scrittori esordienti). Non investe, specula: ma solo sul piano etico e in maniera del tutto lecita, dal momento che non esistono norme vigenti in materia. Per assurdo che sia: un imprenditore può essere chiamato a rispondere delle sue azioni quando reperisce fondi presso una persona giuridica sospetta, ma può passarla liscia quando reperisce fondi presso un quindicenne che deve avvalersi della patria potestà per poter firmare un contratto.

Perché nel nostro Paese un quindicenne non può sborsare 4 euro per acquistare un pacchetto di sigarette nemmeno col consenso scritto dei suoi genitori (e non dico certo che sia sbagliato, è solo per rendere l’idea). Però col medesimo consenso può sborsare 4.000 euro per alimentare i propri sogni di gloria (andati in frantumi: faccio riferimento a un’esperienza concreta raccontata via mail da una giovanissima scrittrice, che si è rivolta a me mesi fa) e alimentare di conseguenza il circolo vizioso dell’editoria a pagamento.

L’editore che avanza la richiesta di contributo non è, da un punto di vista tecnico, meno imprenditore di altri. Perché attraverso questa strategia tende comunque a massimizzare gli introiti e a evitare le perdite. Soprattutto, il suo compito precipuo è produrre beni o servizi destinati al mercato dei consumatori: il modo in cui lo fa (tranne nel caso di violazione della Legge, beninteso) non ha rilevanza. E se considerate che l’Editore a pagamento utilizza il denaro dello scrittore per produrre un bene (il libro) destinato al mercato dei consumatori (i lettori), capirete anche che l’Editore a pagamento è un imprenditore a pieno titolo.

 

Detto questo, ritengo – per le ragioni appena esposte – che assimilare il ruolo di Editore a quello di Imprenditore equivalga a svilire il primo. È proprio la logica imprenditoriale, sempre meno mediata da quella editoriale, ad aver trasformato la realtà italiana in un’accozzaglia di stamperie gestite da esseri abbietti.

Il sano compendio tra ricerca del ricavo e ricerca della qualità, tra ambizioni economiche e ambizioni artistiche, tra utilitarismo e passione, preconizzata e portata avanti dal genio di Aldo Manuzio, ormai è stata seppellita sotto cumuli di scartoffie, grafici, diagrammi e tabelle.

La cosa agghiacciante è che c’è gente pronta ad avallare tale svilimento, e a pretendere che un editore ragioni e operi esclusivamente in termini imprenditoriali.

Che una casa editrice non possa campare di sola aria, lo so benissimo. Ogni volta in cui il mio sguardo incrocia il Registro dei Corrispettivi, tremo. Ma da qui a cancellare (non porre in secondo piano: cancellare) tutto quel che un Editore dovrebbe essere, in nome della massimizzazione dei profitti, ce ne passa. Ecco allora spiegate le richieste di contributo, gli instant book, la sempre più scadente qualità tecnica dei libri (la stampa off-set è stata affossata dal digitale per ovvie ragioni), refusi a iosa (bisogna massimizzare no? Quindi perché pagare un correttore di bozze?) e così via.

 

Io ritengo che un Editore debba essere molto più di un Imprenditore.

Lasciando invece che i ruoli coincidano perfettamente, allora l’Editore sarà più che libero di chiedere il contributo. Perché un imprenditore – mi pare di averlo dimostrato – in quanto imprenditore, agisce sulla scorta di due fondamentali concetti: ricavi e perdite. E si comporta di conseguenza, laddove la legislazione glielo consente. Quindi, se Imprenditore = Editore, e il primo ragiona in termini strettamente economici… beh,  applicate la proprietà transitiva e il gioco è fatto.

 

Vi anticipo che presto dirò la mia anche sul commento di Alessandra Di Gregorio (è il decimo), che mi ha fornito ulteriori spunti di riflessione.

Tutto questo per un sano confronto. Qui o altrove, non importa.

Già in passato ho tentato di avviare un civile contraddittorio con persone che, forse perché ridicolizzate sul piano dialettico, mi hanno tacciato di autocelebrazione ombelicale (gli individui afflitti dalla patologia della disconferma ormai pullulano, non c’è che dire) senza rispondere a una sola delle mie domande, laddove io avevo impiegato un giorno intero per rispondere alle loro. Fra l’altro tenendo in pieno conto – e quindi rispettando – la loro Netiquette.

Ma evidentemente costava troppa fatica lasciare il loro comodo talamo dorato e replicare in questo blog, che da sempre accoglie le opinioni di tutti, purché espresse civilmente (memorabili i miei "battibecchi" con Barbara Brunelli).

Forse con Linda, Alessandra e gli altri le cose andranno diversamente.

Me lo auguro di cuore.

Aldo Moscatelli

 

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categorie: editoria, richiesta contributo, contributo editoriale
sabato, 17 gennaio 2009

Or dunque,

in questo fine settimana segnalo tre recensioni e un paio di blog.

La precedenza va alla gentilissima Emanuela, che nel suo blog ha parlato recentemente dell’antologia “Un sogno dentro un sogno vol. 2” e di quel residuato bellico che risponde al nome de “L’orologio di cenere”.

Le due recensioni le trovate qui:

 

http://blog.emanuelacapovilla.it/?p=73  (l’antologia)

 

e qui:

 

http://blog.emanuelacapovilla.it/?p=76 (L’orologio di cenere)

 

L’antologia è stata recensita anche da una delle vincitrici del concorso, Caterina Armentano, per esattezza qui:

 

http://caterinaarmentano.splinder.com/post/19604026/Un+sogno+dentro+un+sogno+v.2

 

Caterina ha aperto il suo blog su Splinder da pochissimo, e occupandosi fra le altre cose anche di letteratura, ritengo che meriti una doverosa occhiata. Io grazie a lei ho già avuto modo di leggere una delle poche recensioni positive (scovate per la rete, intendo) del libro “La solitudine dei numeri primi”, che mi manca. Fateci un giro, insomma.

 

L’altro blog che devo assolutamente segnalare (via Glauco) è “Scrittori esordienti – il blog di Writer’s Dream”, meritevolissimo spazio virtuale in cui si parla dei temi coi quali vi ho ammorbato negli ultimi tre anni: truffe editoriali, richieste di contributo, raggiri vari.

C’è anche un’interessantissima LISTA DEGLI EDITORI A PAGAMENTO, in cui – per la verità – le varie case editrici vengono suddivise in tre categorie: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Titoli programmatici, che spiego tanto per: nell’Inferno ci sono i nomi delle case editrici che pubblicano esclusivamente a pagamento, nel Purgatorio quelle che pubblicano solo in alcuni casi a pagamento, e nel Paradiso quelle che non chiedono alcun contributo.

Io e I Sognatori non siamo presenti, forse perché sconosciuti ai ragazzi di Writer’s Dream. O forse perché, con tutte le battaglie che ho portato avanti negli ultimi anni, sono diventato un’entità al di sopra del bene e del male.

Comunque, mi fa un enorme piacere vedere nell’elenco del Purgatorio il nome di una casa editrice che da tempo va sbandierando la sua avversità al contributo editoriale, e che invece – a quanto pare – ad alcuni dei suoi autori un po’ di dindini li sgraffigna. O cerca di sgraffignarli.

Dimostrazione lampante che gli slogan non sempre sono efficaci.

E meno male, direi.

Aldo Moscatelli

p.s.

esilarante e un po’ deprimente (tragicomica, direi) un’esperienza in particolare raccontata in un loro post. Trovate il collegamento in bella evidenza nella colonna di destra.  

lunedì, 12 gennaio 2009

SOGNI CONDIVISI

Nuovo anno, nuova iniziativa.

I supporters della prima ora ricorderanno senza dubbio che la mia casa editrice, fin dall’inizio, ha sempre regalato copie dei libri pubblicati, in modo da allargare il bacino d’utenza. Questa attitudine è venuta meno in seguito, anche e soprattutto per la palese scorrettezza di alcune persone alle quali ci eravamo rivolti.

Mai fatta distinzione tra critici, giornalisti, blogstar e lettori comuni; anzi, nel tempo ci siamo concentrati sempre più sugli appartenenti all’ultima categoria, vero punto di riferimento dei Sognatori, con buona pace di tutti gli altri.

Ultimamente sto riscoprendo il piacere di fare le cose a modo mio, quindi inauguro oggi una nuova iniziativa, dal titolo eloquente: “Sogni condivisi”.

In cosa consiste? È semplice: ogni mese sceglierò un campione di lettori, fra vecchie conoscenze e perfetti sconosciuti, ai quali invierò – ovviamente su esplicita richiesta – a mie spese un libro edito da I Sognatori (anch’esso scelto da me). Tutto questo gratuitamente.   

Tutto quel che chiedo in cambio è una recensione (poche righe o tante righe, non importa), che poi pubblicherò su questo blog. Niente anonimato: occorreranno nome e cognome, o al massimo un nick riconducibile a un blog o a un sito (per fare un esempio: Tarlo).

Lo scopo è quello di diffondere ulteriormente il nome della casa editrice, e quello dei suoi autori, nonché rafforzare il filo diretto coi blogger che si interessano di letteratura e coi bibliomani particolarmente attivi in altri contesti.

Renderò pubblica la prima lista non appena avrò raccattato un numero ragionevole di adesioni.

Ovviamente non saranno accettate auto-candidature.

L’iniziativa riguarderà anche i libri che pubblicherò in futuro; lo dico a beneficio di chi già possiede l’intera produzione letteraria dei Sognatori, e che per ovvie ragioni verrà escluso dalle liste in questa prima fase.

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 08:09 | link | commenti (12)
categorie: libri, iniziative, lettori, i nostri libri
sabato, 10 gennaio 2009

Bizzarro ritrovarsi fra le pagine di un mensile...

 

Ed è proprio questo senso di mortale fatalità che Moscatelli, tra le altre sensazioni, riesce a trasmettere perfettamente attraverso una scrittura fluida ma allo stesso tempo densa, in alcuni punti così serrata che chi legge non si accorge di essere immobile, quasi a non voler attirare l'attenzione di una SS. Intense e da assaporare con calma, le conversazioni tra i deportati, a volte pregne di teologia, filosofia o semplicemente opinioni radicatesi nel tempo ma, sempre, aperte al dialogo e al confronto, un piccolo seme di libertà, il barlume di un'umanità, in quella sterminata landa di oppressione, in un luogo e in un tempo in cui l'uomo stesso, dell'umanità intesa come virtù, aveva fatto brandelli.
CINZIA DI LAURO, "Nero come l'orrore", pag. 36. 
 


p.s.
Un grazie speciale a Cinzia per le belle parole spese nei riguardi del mio libro.
Aldo Moscatelli

quiSalento

quiSalento, mensile di eventi, cultura, tradizioni e attualità.
postato da: Isognatori alle ore 10:15 | link | commenti (5)
categorie: recensioni, aldo moscatelli, hitler era innocente
mercoledì, 07 gennaio 2009

TOH…

A distanza di due mesi, torna la valutazione dei testi inediti.

Con qualche modifica nell’iter.

Soprattutto, a distanza di 5 mesi tornano le schede di valutazione.

Con qualche modifica nell’iter.

 

La differenza tra il gennaio 2009 e l’agosto 2008? Una soltanto: un tempo m’illudevo che il servizio delle schede di lettura potesse arrecare un vantaggio a me e agli scrittori esordienti. Il ragionamento era talmente semplice da sfiorare il lapalissiano: loro ottengono una scheda di lettura coi controcosi, risparmiando fra l’altro le spese per la spedizione cartacea, ed io (pur dovendo lavorare il triplo) vendo un libro.

Oggi non mi attendo più niente.

Non lo faccio – come reclamato da qualcuno tempo fa – per le minoranze.

Non c’è niente di altruistico in tutto questo.

Lo faccio per me. Per tornare a svolgere il mio lavoro nel modo che mi pare.

E soprattutto perché io a questo lavoro ci tengo: in quanto a passione, so farlo meglio di chiunque altro.

Non mollo. Tutto il resto non ha importanza.

 

Altre segnalazioni

Doveroso citare il racconto di Ilaria Vajngerl (già presente nell’antologia “Un sogno dentro un sogno – vol. 2”) pubblicato sul sito di Carta Canta, per esattezza QUI.

Chi ha letto ed apprezzato il notevole “Per sua divina provvidenza” (io so chi siete), farebbe bene a leggere anche questo suo racconto inedito.

 

Poi vorrei – orgogliosamente – segnalare la nascita del blog Inchiostro Vivo, che trovate QUI.

Un blog nato, a quanto pare, sulla scia dell’ultimo post pubblicato dal sottoscritto. Ecco spiegato il perché di quel orgogliosamente. Blog che si occupa (per il momento, più in là non so) di recensioni libresche, quindi i bibliomani che passano da queste parti facciano un giro anche dalle parti di  Inchiostro Vivo, che come tutti i blog di recente apertura necessita di una “spinta promozionale”. Poi un blog che parte con la recensione di “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie” non può che conquistarsi immediatamente la mia simpatia.

 

È tutto, per ora.

Aldo Moscatelli

 

postato da: Isognatori alle ore 19:40 | link | commenti (3)
categorie: segnalazioni, news, tutto bene