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martedì, 31 marzo 2009

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

Vi raccontavo qualche giorno fa di aver contattato quattro case editrici, negli ultimi giorni, per chiedere ai rispettivi direttori editoriali di sottoscrivere il “Manifesto contro il contributo editoriale”.

Una di queste – proprio oggi – mi ha informato di non essere interessata all’iniziativa.

Non farò nomi, no. A suo tempo lasciai nell’anonimato le associazioni che boicottarono “Hitler era innocente”, perché mi sembrava scorretto fornire pubblicità negativa a chi portava avanti un impegno sociale che apprezzavo al di là di qualsivoglia tornaconto personale.

Allo stesso modo, mi sembra scorretto fornire pubblicità negativa a chi pubblica scrittori sconosciuti senza chiedere alcun contributo editoriale.

Questione di coerenza, ancora una volta.

Tutto ciò non implica che io debba accettare a testa bassa ragionamenti contraddittori e critiche infondate. Né posso mascherare una delusione che monta col passare dei giorni.

Il rifiuto di sottoscrivere il “Manifesto” è stato argomentato così:

 

Ciao Aldo.
Salto i convenevoli e vado dritto a rispondere.
All'interno della redazione di […] le intenzioni della tua iniziativa hanno ricevuto unanime apprezzamento, e allo stesso modo c'è stato accordo sul rimarcare l'aspetto poco operativo del Manifesto da te così analiticamente composto. Sia ben chiaro, non è una critica, ma una semplice constatazione: ne capiamo bene le intenzioni e siamo lungi dal non ritenerlo utile. Tuttavia, per quanto ci muoviamo secondo i principi che tu hai evidenziato nelle antitesi, e siamo contrari a qualsiasi forma di editoria a pagamento, per una questione di principio e rigore deontologico - siamo estremamente fermi su queste cose, e se c'è qualcuno che può capire il valore di queste cose obsolete sei senz'altro tu - noi non aderiamo a iniziative che non comprendano una parte decisamente fattiva.

Questo è il motivo per il quale decliniamo il tuo cortese invito, pur sostenendone, come già detto, il pregio: non ne condividiamo il metodo. Saremo infatti disposti, qualora il Manifesto porti a qualche azione pratica o trovi (come speriamo) sviluppo operativo, a dare spazio sul blog e tra le news di […], ma in questa fase dell'iniziativa sentiamo di non portare alcun contributo particolare solo aderendo con la nostra firma, più di quanto già non facciamo rimanendo fedeli alle caratteristiche di trasparenza che portiamo avanti da sempre. Insomma: troviamo lodevole il tuo lavoro, ma non lo sentiamo parte del nostro percorso.
Ti auguriamo comunque di trovare risonanza e giusti riconoscimenti, e che il tuo impegno abbia efficacia.
A presto, e ancora grazie per aver pensato a noi.

 

La mia replica è stata questa:

 

Caro [...],

salto i convenevoli anch’io e ti dico che francamente fatico a comprendere le ragioni del diniego.

Sei il secondo a lamentare la mancanza di una parte operativa: sei il secondo al quale faccio presente che, per la prima volta nella storia dell’editoria italiana, un editore mette a disposizione dei suoi colleghi uno spazio promozionale gratuito all’interno del proprio sito, senza nulla pretendere in cambio (a parte – ovviamente – la sottoscrizione del “Manifesto”). Tutto ciò non denota un’assenza di risvolti pratici. Al contrario: rende palese la volontà di avviare un cambiamento concreto nei rapporti tra case editrici indipendenti, sfumando il concetto di “concorrenza” in vista di un fine comune.

Davvero, non capisco dove sia il problema.

Parli di carenza di aspetti operativi, affermazione che per me è inammissibile, considerando tutto il lavoro che ho svolto fin qui e la possibilità che sto offrendo (a voi e ad altri) sul piano pubblicitario. Forse intendi “mancanza di evoluzioni certe”.

Io dico che preoccuparsi di tutto questo non ha senso. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Qui si vuole correre ancor prima di aver allacciato le scarpe. Chi lamenta la carenza di evoluzioni farebbe meglio, dal mio punto di vista, a firmare il “Manifesto” (d’altronde è già lì, e a quanto pare racchiude ideali comuni), a godersi la meritata pubblicità gratuita e, se non desidera restare con le mani in mano, arrotolare le maniche della camicia come ho fatto io e muoversi nella mia stessa direzione, offrendo visibilità agli altri editori firmatari senza esigere alcunché in cambio.

La mia sensazione è che qui chi resta immobile critichi senza motivo colui che, a piccoli passi, ha già percorso un pezzetto di strada nella realizzazione di un fronte unitario. E che a perdere inutilmente tempo, a non mostrare la volontà di (co)operare… siano altri, certamente non il sottoscritto.

Preoccuparsi del futuro senza agire nel presente è una contraddizione in termini.

Io non capisco questa refrattarietà, e francamente ritengo che anche i lettori e gli scrittori esordienti, desiderosi di conoscere attraverso me ulteriori case editrici, non capiranno.

Voi vedete pochi margini d’evoluzione.

Io vedo un’opportunità che non viene colta.

Nessun problema, comunque: mi rivolgerò altrove.

Saluti, e un buon lavoro anche a voi.

Aldo Moscatelli

 

 

Credo che lo scambio di mail dica già tutto, ma permettetemi qualche considerazione:

 

1) un editore che, senza alzare un dito, si ritrova nella vantaggiosa situazione di poter sottoscrivere un “Manifesto” già bello e pronto, non risulta granché gentile nel momento in cui dichiara (per giunta al motore dell’iniziativa) che il progetto appare “statico”. Se non altro perché fin qui il lavoro “sporco” l’ho fatto io, passando mesi a elaborare un “Manifesto” (capace di andare al di là degli slogan e dell’ordinario “noi siamo contrari all’editoria iniqua”) in cui potessero riconoscersi tutti gli editori NON a pagamento, e contattando personalmente i colleghi ai quali concedere l’opportunità di ottenere uno spazio promozionale che le logiche di mercato (basate appunto sulla concorrenza, a volte spietata, fra case editrici) di norma precludono;

2) conferire maggiore importanza a quel che non c’è (i fantomatici “risvolti operativi”) piuttosto che a quello che già c’è significa sminuire la portata e i contenuti stessi del “Manifesto”. Porre in secondo piano gli ideali che racchiude e la vivacità dialettica che lo anima. Adesso che un documento comune c’è, sembra quasi che non abbia importanza. Che conti esclusivamente il “dopo”. Poco importa se il mio unico obiettivo è quello di dare una mano agli editori che reputo meritevoli d’attenzione.

Si è mai visto un naufrago che rifiuta il soccorso disinteressato di un pescatore nell’attesa che una lussuosa nave da crociera giunga a salvarlo?

3) domanda: e se l’iniziativa fosse partita da Feltrinelli, ci si sarebbe lamentati ugualmente della supposta mancanza di risvolti operativi? Credo di no. La palla sarebbe stata colta al balzo, risvolti o meno. Una partnership con un colosso editoriale fa decisamente gola, mi pare innegabile. Coi “Sognatori”, a quanto pare, un po’ meno.

Niente di nuovo sotto il sole.

 

Aldo Moscatelli

p.s.

di recente Patty mi chiedeva su questo blog se alcuni miei colleghi si vergognano di essere editori corretti ed encomiabili per la loro etica, in un paese (minuscola intenzionale) dove vincono sempre i furbi e gli approfittatori??

Risposta: boh, chiedilo a loro…

lunedì, 30 marzo 2009

DEI VIAGGIATORI, NAVIGANTI E SOGNATORI

L’impareggiabile Patty, qualche tempo fa, ci ha spedito una cartolina curiosa e una foto (scattata chissà dove) altrettanto bizzarra, ma attinente ai sottoscritti. Ve le mostriamo.

La cartolina è questa:

 


Qui la battuta viene spontanea: considerando la domanda, è chiaro che la cartolina è stata spedita all’indirizzo sbagliato…

La foto invece è questa:

 

Noi viaggiamo poco (con la mente però fuggiamo spesso, specie adesso che il clima mite predispone a certi voli pindarici), ma navighiamo molto (in rete, è chiaro) e ci siamo proclamati “sognatori” fin dal primo giorno.

Se le cose dovessero mettersi male, sappiamo già chi potrà fornirci conforto e forse un tetto.

Tutto sta nel rintracciare la Compagnia Generale: qualcuno sa dove si trova?

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categorie: sognatori, noi e voi, piacevoli sorprese
giovedì, 26 marzo 2009

MAI FERMI

Innanzitutto un paio di segnalazioni.

La prima riguarda una recensione di “Hitler era innocente” che trovate qui:

 

http://liblog.blogdo.net/narrativa/hitler-era-innocente-moscatelli/

 

La seconda riguarda invece “Altrove da me”, recensito da Zorrokamikaze nel suo blog:

 

http://www.tracheaa.splinder.com/post/20175856/Altrove+da+me+-+Lucilla+Galant

 

Ovviamente ringrazio di cuore Livia e Zorrokamikaze per lo spazio offerto ai libri citati, che – quantitativamente e qualitativamente – ormai possono contare su un gran numero di riscontri.

Bene così.

 

Passando oltre: avrete notato che in questo periodo la casa editrice è particolarmente attiva, ed ha intrapreso una serie di iniziative molto ravvicinate, tese a migliorarne l’assetto sul piano pubblicitario e promozionale, nonché a velocizzare certe dinamiche e a instaurare un dialogo diretto con lettori e scrittori. Si va da SOGNI CONDIVISI all’iscrizione a Facebook, dal booktrailer di “Hitler era innocente” al “Manifesto contro il contributo editoriale”.

Da qualche giorno si è aggiunto un ulteriore elemento di distinzione: una pagina del sito interamente dedicata ai files scaricabili (in formato PDF) dei nostri libri.

Chi lo desidera, quindi, può recarsi qui:

 

http://www.casadeisognatori.com/2pdf.htm

 

e scaricare grossomodo metà dell’opera selezionata. Ovviamente a costo zero. Per ogni libro è indicato esattamente il numero di pagine scaricabili in proporzione al totale.

Solitamente le case editrici (e anche I Sognatori fino a qualche settimana fa) lasciano che i possibili acquirenti scarichino uno o due capitoli. Per scaricare totalmente un’opera di norma occorre pagare una piccola cifra. Per tagliare la testa al toro, da queste parti si è presa la decisione di fornire in visione gratuita metà libro (il logo recita infatti: “libri a metà”), in modo da permettere agli interessati di formarsi un’idea ben precisa circa la trama, lo stile, i contenuti e gli ulteriori elementi che concorrono a plasmare un’opera letteraria.

Mi pare un’iniziativa meritevole, nel suo piccolo.

 

Infine, il già citato “Manifesto”: fin qui ho chiesto a 4 editori di sottoscriverlo. Due mi hanno risposto, ma a quanto pare hanno bisogno di rifletterci. Gli altri due non mi hanno ancora risposto.

Tutto questo fa molto “scrittore esordiente alle prime armi”. Sapeste quanti ricordi, all’improvviso!

Spero soltanto che la storia non si ripeta (alla faccia di Vico) e che in qualità di editore le mie lotte possano ottenere riscontri maggiormente positivi.

Vi terrò informati.

Aldo Moscatelli

mercoledì, 25 marzo 2009

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Gli ultimi commenti sono stati pubblicati con un certo ritardo a causa di seri problemi tecnici, che fra l'altro (nelle ultime 24 ore) ci hanno impedito qualunque attività connessa alla casa editrice.
La situazione adesso sembra essersi normalizzata.
Cogliamo quindi l'occasione per scusarci con gli ultimi commentatori (Jomps, Benito e Zorrokamikaze).
A domani,
I Sognatori

postato da: Isognatori alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: comunicazioni di servizio
lunedì, 23 marzo 2009

SOGNI CONDIVISI – La parola ai lettori (parte quinta)

Per quelle che sono le regole dell’alternanza, oggi avrei dovuto (e voluto) postare la doppia recensione di “Lapsus”. Ma i lettori incaricati di fornirmi il loro parere sul romanzo di Flavio Pagani sono rimasti indietro nella lettura, quindi si torna a parlare di “Hitler era innocente” attraverso le recensioni di Zeruhur e Cristina Bove. Che ovviamente ringrazio di cuore.

Pubblico prima quella di Zeruhur e poi quella di Cristina, ritenendole in qualche modo complementari. Sembra quasi che siano state scritte a quattro mani, poiché il caso ha voluto che lì dove termina la disamina di Zeruhur, idealmente abbia inizio quella di Cristina. O almeno questa è l’impressione che personalmente ne ho ricavato.

Sia quel che sia, io auguro una buona lettura a tutti voi.

Ciao,

Aldo

 

RECENSIONE DI ZERUHUR

 

Seguo la storia editoriale di Aldo Moscatelli da quasi tre anni ormai e durante questi lunghi mesi abbiamo costruito un rapporto di stima reciproca e scambi intellettuali. Non è un mistero che Biblios sia nato in parte come conseguenza di questo scambio.

Non tradirò pertanto la stima, mantenendomi coerente nella mia linea di condotta e onestà intellettuale, rimanendo assolutamente obiettivo nell’affrontare questa recensione.

Prima, tuttavia, non posso fare a meno di menzionare la gamma ambigua di impressioni che emergono all’idea di scrivere di Aldo. Se da un lato infatti c’è Moscatelli scrittore, dall’altro c’è Moscatelli blogger, editorialista ed editore. La mia stima è nata innanzitutto nei confronti della seconda figura, anche perché l’esordio de “L’orologio di cenere” non mi ha mai colpito particolarmente, anzi l’ho sempre considerato come un passo falso. Impressione che è aumentata a dismisura con la lettura dell’inarrivabile “Il cimitero dei giocattoli inutili”.

Ho affrontato la lettura di Hitler era innocente con una buona dose di scetticismo e ambiguità, non solo per i motivi già illustrati, ma anche perché l’argomento trattato non è uno dei miei favoriti. Certo, Schindler’s List resta uno dei miei film preferiti in assoluto, ma non tanto perché tratti dell’Olocausto, ma per le vicende umane, di profonda drammaticità, presentate da Spielberg. E’ la stessa sensazione che ho provato leggendo Hitler era innocente.

Il mio plauso va, innanzitutto, ancora una volta al coraggio dei Sognatori  nel presentare un’opera del genere. Per primo, nel sacrificare l’inquietante e bellissimo dipinto di Francesca Santamaria, che sarebbe stata una degnissima copertina e che invece orna la prima pagina per lasciare spazio a un uniforme e insondabile cartoncino nero. Secondo, quel titolo, aperto a fraintendimenti e che ovviamente ha un preciso significato ben più profondo di quello che potrebbe apparire all’occhio superficiale.

Parlavo dell’umanità che traspare da quest’opera, paragonabile al film capolavoro di Spielberg. Quello che rende il libro di Aldo un capolavoro indiscusso (tanto per essere chiari), è che non tratta di eroi, giusti o come dir si voglia, ma di persone, di esseri umani con luci e ombre, calate in un contesto tristemente noto a tutti, benché ci sia ancora qualcuno che lo voglia negare. La capacità di mostrare plausibilmente come una persona possa affrontare l’inferno, senza retorica o facilonerie, non è davvero da tutti. E in questo Aldo si è dimostrato pienamente maturo, perfetto architetto di verosimile umanità, molto più della maggior parte dei sedicenti scrittori italici.

Sarebbe impossibile scendere nel dettaglio, che sconfinerebbe nell’analisi piuttosto che rimanere una recensione. Pertanto lascio soltanto un passaggio, che illumini almeno il significato del titolo, veramente azzeccato:

 

Adolf Hitler è innocente, amici miei. Ve lo dico io. Ci ho messo un po’  a capirlo, ma alla fine mi è parso chiaro: Hitler è arrivato, un bel giorno, e ha iniziato a raccontare stronzate. Il popolo gli ha creduto, e lo ha eletto. Non ha spianato i fucili per ottenere la fiducia dei tedeschi. Li ha convinti con le premesse, con le belle parole. Che gran fregatura!

 

Per tutti quelli che vedono inquietanti similitudini con il mondo di oggi e che conoscono il caro prezzo della dimenticanza.

 

 

RECENSIONE DI CRISTINA BOVE

 

Che non si tratti di un libro qualunque lo si capisce già dalla copertina, rigorosamente nera, senza frontespizio, come a non dare adito a qualità alcuna che non sia quella dell'assoluta oscurità.

L'argomento, del resto, non lascia spazio ad escursioni fantasiose, tanto meno ai colori di un normale vissuto o di una qualche speranza.

È un libro, questo, che dovrebbe essere letto da tutti, acquisito come testo scolastico, perché è una documentazione straordinaria del pericolo cui le società tutte sono esposte se una ideologia attecchisce prevaricando le menti, in maniera apparentemente epidemica, in realtà come un morbo subdolamente endemico.

Ed è questo che, più di ogni altra considerazione, inquieta.

L'Autore narra in prima persona, attraverso il protagonista: un lettore onnivoro, diventato, ancora giovanissimo, appassionato libraio. “Lettore della peggiore specie, quello da sbornia, avevo già divorato centinaia di libri...

Questi viene denunciato da un ragazzino che si insospettisce quando lui gli consiglia di leggere Thoreau e lasciar perdere il Mein Kampf.

Arrestato sarà deportato nel famigerato Lager Libertà.

Subirà ogni genere di privazione e umiliazione, con “... un'atroce consapevolezza: mai più avrei letto, o anche semplicemente sfogliato, un libro.

C'erano colori, nel lager: rosa quello degli omosessuali, verde quello dei criminali comuni, rosso i contestatori politici, nero gli asociali, stella gialla gli ebrei.

Al protagonista, Felicien, viene assegnato il nero. La sua attività era considerata estremamente pericolosa: offrire la lettura, il sapere, la conoscenza che illumina la mente, pessime cose, tutte, sotto ogni dittatura.

Da qui si snoda il resoconto di una prigionia così prossima alla morte da esserne tallonati giorno dopo giorno, in un incredulo susseguirsi di eventi tragici e terribili, di ferocia talmente disumana che è impossibile rapportarla a una qualunque parvenza di vita.

Eppure di vita si tratta, di vita ridotta all'osso (e non è una metafora), di vita che solo un filo sottilissimo di casualità separa dalla morte, e nella quale si finisce per “... porsi delle domande cui un singolo uomo non può offrire risposta...

Continua, questa pseudo-vita, nella disperazione che a volte appare quiescenza, al limite tra ragione e follia.

Pochi uomini riescono a mantenere il senso di un sé deprivato comunque dei connotati umani naturali, ridotto a un mero sussistere di funzioni essenziali, quali ingurgitare fetidi e irrisori alimenti, quel tanto da poter sopravvivere, in condizioni talmente obbrobriose che sarebbe auspicabile morire.

Deprivati di sentimenti, emozioni, pulsioni naturali e fisiologiche.

Ridotti a nulla, scheletri anche nell'anima.

Di vivo c'è soltanto un residuo di pensiero.

È quello che salverà Felicien e pochi altri dallo sterminio programmato.

L'Autore si avverte dietro ogni parola, lo si sente appassionato nel tentativo di comunicarci l'orrore di una storia che purtroppo è anche Storia.

Amaramente deve constatare, sempre immedesimandosi nel protagonista, che non basta sopravvivere a una sorte disumana per sentirsi di nuovo “simile tra simili”, né basta far conoscere le atrocità di un evento, che mai avrebbe dovuto verificarsi, perché perfino la memoria si inceppa e il narrarne potrebbe diventare addirittura “vuota retorica...ottuso pessimismo...forse”.

Occorre allora essere realisti per “... impedire così che la barbarie nazista torni a manifestarsi fra noi senza che almeno un essere umano urli: io non ho dimenticato!

Se si uccide il passato, si può uccidere anche il futuro.

Ci mette sotto gli occhi la verità: “... Un uomo senza memoria è destinato a commettere vecchi errori, a cancellare tutto quello che ha imparato. Un uomo che non ricorda non ha nulla da insegnare, perché nulla sa. Un uomo che non ricorda è un uomo inutile.”

Nell'oscurità dell'oblio può annidarsi il germe di quell'idea che può portare ancora a un nuovo Hitler, paradossalmente innocente per essere quello che è, ma possibile trasmettitore di tare ideologiche ai suoi discendenti, qualunque sia il paese che li partorisce, figli di ignoranza tenebrosa, essi i veri colpevoli, per averne sostenuto, attivamente o con l'ignavia, la disumana follia,

Loro i veri colpevoli, sì.

Hitler era innocente.

 

Cristina Bove

sabato, 21 marzo 2009

LA MAIL DELL’ANNO

Auguro a tutti voi un buon fine settimana, postando la mail dell’anno.

Giuro che è vera.

Ho scritto tre libri, ne ho letti a bizzeffe, ma nemmeno io sarei capace di forzare a tal punto i limiti della mia fantasia.

Ciao,

Aldo Moscatelli

 

Egregio editore,

mi piacerebbe vincere il Concorso Nazionale XXXXXX, che però prende in considerazione soltanto romanzi già EDITI.

Il mio romanzo, invece, non è mai stato pubblicato da nessuna casa editrice.

Dal momento che il Concorso scade fra breve, mi chiedevo se vi era possibile pubblicare il mio romanzo, in modo da garantirmi appositamente la partecipazione al Concorso…

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categorie: editoria, assurdità
giovedì, 19 marzo 2009

UNA MODESTA PROPOSTA EDITORIALE

Rivolgo questo mio discorso a tutti gli editori italiani, nella certezza di poter offrire una soluzione sensata a un problema annoso e francamente inconcepibile, nell’anno del Signore 2009.

Tutti noi editori conosciamo lo stato pietoso in cui versa quella massa cenciosa di individui, operanti nei forum, nei blog, nei siti specializzati… che un po’ tutti definiscono “scrittori esordienti”.
Girare per le stradine virtuali del web è divenuto gesto penoso, poiché risulta quasi impossibile non rivolgere un’occhiata compassionevole a questi individui, perennemente in cerca di un contratto editoriale.
Le politiche sociali dei Governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni, purtroppo, non si sono minimamente impegnate a indagare il fenomeno e stabilire misure atte a contenerne la proliferazione. La sofferenza degli scrittori esordienti, da questo punto di vista, non è né di destra né di sinistra. Né tanto meno di centro. Lo scrittore esordiente è di sinistra quando si parla in generale di contributo (scrittori esordienti di tutto il mondo, unitevi!), di destra quando nascostamente firma il contratto a pagamento (me ne frego!), di centro quando deve giustificare questa incoerenza (il potere logora chi non ce l’ha).
Tuttavia, così come il padre caritatevole riempie di schiaffi il figlio disubbidiente, così noi editori ci siamo impegnati in questi anni a cercare la guancia dello scrittore esordiente per porgergli il nostro benvenuto nel dorato mondo dell’editoria italiana…

 

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO QUI.

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categorie: editoria, stronzate, aldo moscatelli, richiesta contributo
lunedì, 16 marzo 2009

E VENNE IL GIORNO

manifesto contro il contributo editoriale

Come promesso, pubblico oggi il “Manifesto contro il contributo editoriale”.

Il Manifesto si compone di 10 punti nodali, con TESI, ANTITESI e SINTESI. Il movimento triadico non corrisponde però al modello hegeliano (ciao Friedrich).

La TESI esporrà le ragioni dell’editoria a pagamento e di chi l’appoggia/giustifica.

L’ANTITESI negherà le ragioni dell’editoria a pagamento e di chi l’appoggia/giustifica.

La SINTESI  andrà al di là della negazione operata dall’ANTITESI, e si occuperà di analizzare dettagliatamente l’affermazione contenuta nella TESI, allo scopo di porre in evidenza elementi e risvolti nascosti e/o sottaciuti.

Detta così sembra tutto piuttosto complicato, ma vi assicuro che la lettura del Manifesto risulterà più che scorrevole.

Veniamo ora alle conseguenze sul piano concreto.

Come già detto, chiederò ad alcuni editori di sottoscrivere in toto il Manifesto. Chi si assumerà tale responsabilità otterrà uno spazio promozionale gratuito sul sito della mia casa editrice e ovviamente qui sul blog. Con relativa intervista a cura dei lettori.

Sceglierò personalmente i vari colleghi da sostenere, dopo attento studio. Darò spazio a case editrici nuove e – com’è ovvio – già configurate come case editrici contrarie alla richiesta di contributo. L’idea è quella di creare un fronte comune nei riguardi dell’editoria a pagamento, tentativo che fin qui – almeno da quel che mi risulta – non è mai stato avanzato da alcun editore.

Una vera e propria controffensiva, insomma, che sappia annullare la concorrenza tra gli editori coraggiosi e incentivare una forma di mutuo soccorso tra persone animate dai medesimi ideali.

E adesso un paio di specifiche.

La prima: non darò mai spazio a editori che hanno finto in passato, e/o fingono ancora oggi, una fasulla contrarietà al contributo. Sono nel giro da quindici anni, e ho vividi ricordi delle ingiustizie subite in qualità di scrittore esordiente. Con me gli slogan non attaccano, e nemmeno le garanzie di facciata che si trovano in determinati siti. Appartengo alla generazione che ha visto l’ascesa e il consolidarsi delle case editrici a pagamento: spero di evitare ad altri di vederne anche la vittoria definitiva (se non altro perché la loro vittoria coinciderebbe con la sconfitta della mia casa editrice, e di quelle che intendo sostenere). Non darò mai spazio, inoltre, a editori collegati in maniera inoppugnabile a uno o più editori a pagamento. Ma in generale, proprio perché iniziativa libera e svincolata da interessi, non mi sentirò in dovere di fornire giustificazioni a chicchessia.

La seconda specifica: una pagina del mio sito segnalerà gli editori che sottoscriveranno il Manifesto. Tuttavia, voglio mettere in chiaro una cosa: la loro presenza non implicherà in alcun modo una collaborazione di altro tipo, con fini reconditi (magari economici) o roba del genere.

Ogni casa editrice resterà totalmente indipendente dall’altra, dal momento che nella prassi lo scopo di questa iniziativa è offrire una visione d’insieme delle nuove case editrici gratuite che ci sono in Italia (ognuna con le sue peculiarità e le sue caratteristiche), e non annullare le sane differenze che ci distinguono. Anche perché io sarei il primo a oppormi a una mera operazione di centrifuga.

 

Per ora è tutto.

La teoria è nel Manifesto, la prassi si manifesterà a breve.

Il Manifesto lo trovate qui:

 

 http://www.casadeisognatori.com/2manifesto.htm

 

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che offriranno spazio al Manifesto e all’iniziativa in generale. Mi concedo la libertà di non chiedere nulla a nessuno: agisca soltanto chi ritiene che nei 10 punti del Manifesto vi sia qualcosa degno di essere conosciuto da altri individui.

E così come io non chiedo nulla, nessuno chieda nulla a me.

È infatti l’azione di principio a dover fungere da base in questa lotta comune. Guai a inquinarla coi quid pro quo.

Un caro saluto a tutti,

Aldo Moscatelli

p.s.

Qui il codice per il banner del manifesto:

<a href="http://www.casadeisognatori.com/2manifesto.htm" target="_blank">
<img src="http://i94.photobucket.com/albums/l103/Isognatori/manifesto3.jpg" border="0" alt="manifesto contro il contributo editoriale" width="182" height="188"></a>

venerdì, 13 marzo 2009

NON S’ERA MAI VISTO!

Quando si parla di contributo editoriale, c’è chi blatera e chi tenta di fare qualcosa.

Il sottoscritto ha già fatto la sua parte, come scrittore esordiente (rifiutando tutte le proposte di pubblicazione a pagamento ricevute, anche quelle meno onerose) e come editore (fondando una casa editrice senza richiesta di contributo).

Ma non basta.

In passato ho preso un po’ in giro chi proponeva di organizzare una raccolta-firme (dalle finalità mai chiarite) contro il dilagare dell’editoria a pagamento, sottolineando che il fenomeno è ormai troppo vasto, perfettamente legale nonché storicizzato, per sperare anche soltanto di scalfirlo con un gesto simbolico.

Serve altro.

Io da anni urlo ai quattro venti determinati concetti, con risultati scoraggianti. Mi sono reso conto che paradossalmente la questione sta molto più a cuore a me, che in qualche modo sono passato dall’altra “parte”, che agli scrittori esordienti tout court.

Chi, dimostrando di non aver capito nulla dello scrivente, ha sostenuto che certe mie esternazioni sono frutto di una logica di parte (sei un editore gratuito quindi è normale che ti scagli contro l’editoria a pagamento), non considera che certi discorsi li porto avanti da oltre dieci anni. E dieci anni fa ero un normalissimo universitario con l’hobby della scrittura, non un editore. Soprattutto, sono sempre stato contrario al contributo editoriale per principio, rifiutando fermamente pure le richieste che sul piano economico potevo tranquillamente permettermi.

Ho già spiegato che non ci sono medaglie da assegnare, trattandosi di un gesto che reputo io stesso normalissimo.

In qualità di editore, allo stesso tempo, farei meglio a tenere la bocca chiusa. Altro che logica di parte. Ché la Legge non vieta a un editore di cambiare idea e mettersi a chiedere il contributo da un giorno all’altro, senza dare spiegazioni a nessuno. Ma quando un tale urla la sua contrarietà per due lustri, non può cambiare idea. No. Verrebbe fatto a pezzi, pioverebbero – com’è giusto – accuse di ogni genere. Ma come, proprio tu che dicevi di detestare certe speculazioni! 

La Legge non potrebbe certo perseguirmi, chi mi dà retta e magari mi apprezza… invece sì. Certamente in molti cambierebbe idea su di me, in parte o del tutto.

Ho le mani legate, insomma, e in tutta onestà ne sono lieto. Preferisco sentirmi così, con le mani legate, piuttosto che cadere in atroci contraddizioni come certi miei colleghi.

E adesso bisogna andare oltre. Nella teoria e nella prassi.

 

La teoria

Ho scritto una cosetta, che ho intitolato con scarsa fantasia “Manifesto contro il contributo editoriale”. Giusto per stringere un po’ di più i legacci attorno ai miei polsi.

Ho impiegato mesi, ma alla fine l’ho completato. Per poterlo redigere ho letto tutto quel che era possibile leggere sull’argomento: interviste a editori, a librai e a scrittori, ricerche demoscopiche, tesi di laurea, siti, blog, forum e quant’altro. Poi ho rammentato quelle tre cose che so di dialettica, e mi sono dato da fare. Sforzo titanico. Il risultato mi pare apprezzabile.

È il primo Manifesto nel suo genere? No, però è il primo – che io sappia – ad essere stato scritto da un Editore. Qualcosa del genere era già stata tentata, ma da scrittori esordienti. Inoltre di libri che grossomodo trattano l’argomento ce ne sono parecchi, scritti persino da editori a pagamento (anche se fingono di non esserlo…). Ma si tratta di libri et similia, appunto. In effetti avrei potuto ricavarci anch’io un opuscolo, come lunghezza siamo sulle trenta/trentacinque pagine di un tascabile. Ma ho optato per un Manifesto consultabile gratuitamente e di facile lettura.

In tal senso, si tratta di una novità assoluta.

Lo pubblicherò sul sito della casa editrice lunedì 16 marzo.

 

La prassi

A chi si rivolgerà questo Manifesto?

Agli scrittori esordienti, è chiaro, ma non solo.

Agli scrittori potrà senza dubbio tornare utile, e io mi auguro davvero che almeno uno di essi un giorno, davanti a una richiesta di contributo, possa citare uno dei 10 articoli presenti nel Manifesto e mettere in difficoltà il suo interlocutore. Sicuramente spero di favorire una profonda riflessione, e magari far cambiare idea a qualche scrittore esordiente tentato dal contributo editoriale. Da questo punto di vista un aiuto promozionale sarà graditissimo, io stesso mi mobiliterò in quella direzione, chiedendo che il Manifesto venga segnalato un po’ ovunque.

Tuttavia, questo mio lavoro nella prassi si rivolgerà soprattutto agli Editori non a pagamento.

Proprio così.

Sarà a un gruppo di case editrici gratuite che chiederò di sottoscrivere i contenuti del Manifesto.

Perché una raccolta-firme destinata agli scrittori rischia seriamente di lasciare tutto com’è. Da questo punto di vista gli scrittori sono inaffidabili, quel che dicono oggi possono negarlo domani. Senza conseguenze. Rivolgendomi ad altri editori, invece, c’è la possibilità di creare un fronte unitario.

Vi spiego come.

A chi – sottoscrivendo il Manifesto – dichiarerà di sposare in toto la causa della lotta al contributo editoriale, riserverò sul sito dei Sognatori uno spazio pubblicitario, attraverso un insieme di banner collocati in una apposita pagina, segnalata però in tutte le altre, homepage compresa. Anche su questo blog la dovuta visibilità non verrà negata.  Lo scopo è quello di dare voce a chi ha davvero qualcosa di nuovo da dire (e proporre) in ambito editoriale, mettendo da parte il concetto di “concorrenza” per lasciare spazio a un fine comune, che è esattamente la lotta alla richiesta di contributo.

Naturalmente un editore che sottoscrive un Manifesto di questo genere si fa carico di impegni ben precisi, e davanti a un successivo comportamento di tipo ambiguo o apertamente contraddittorio, il rischio di perdere pubblicamente gran parte della propria credibilità sarà maggiore.

Se uno scrittore può rinnegare oggi il contributo per trovarlo utile e corretto domani, senza per questo correre alcun rischio, per un editore la questione è più complessa. E delicata. 

Sottoscriverà soltanto chi è pronto a correre un rischio, insomma.

 

La novità

Ci sono già editori che inseriscono nei propri siti link promozionali di vario genere. Ma quando lo fanno hanno qualcosa da guadagnarci almeno in termini di visibilità. Io no. Non chiederò nemmeno uno scambio banner (se poi un collega lo propone di sua iniziativa l’accetterò, ma nessuno avrà obblighi in proposito).

Contatterò personalmente i vari editori, o i loro portavoce, con una particolare attenzione nei riguardi di quelle case editrici sorte da poco e animate da sincera passione e ideali comuni. In quest’ottica non contatterò le case editrici che in passato hanno dimostrato al sottoscritto di essere (per citare un film) soltanto chiacchiere e contributo. Né quelle ad esse collegate.

È la mia personale rivincita nei loro confronti.

Ho già pronta una piccola lista, presto inizierò a spedire mails.

Non solo: darò la possibilità, ai firmatari del Manifesto, di essere intervistati su questo blog per presentarsi ai lettori assidui della Casa dei Sognatori (e siete in tanti) e dire la loro su un mucchio di temi. La cosa interessante è che le domande non le farò io, ma voi: dialogo diretto fra editori e scrittori esordienti/lettori, com’è giusto che sia.  

 

Il senso di tutto questo

È semplice: non so cosa mi riserverà il futuro. Le cose potrebbero mettersi male un giorno, non ho la sfera di cristallo. E allora chissà…

Ma se le cose andranno male al sottoscritto, qualcuno disposto a portare avanti un certo tipo di lotta dovrà pur restare. Così è meglio fare qualcosa adesso e qui. Fornire un sostegno, per quanto piccolo possa essere.

Altro che logica di parte.

Ma come dicevo in apertura di post, quando si parla di contributo editoriale c’è chi blatera e chi tenta di fare qualcosa

Io ho scelto da tempo la seconda strada.

 

Aldo Moscatelli

mercoledì, 11 marzo 2009

HITLER ERA INNOCENTE - BOOKTRAILER

Lasciate pure spente le casse del computer: non c'è musica.

 

 

postato da: Isognatori alle ore 18:25 | link | commenti (9)
categorie: aldo moscatelli, book trailer, hitler era innocente