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martedì, 28 aprile 2009

DI RECENTE HO AVUTO CONFERMA CHE…

… l’omertà è sempre vantaggiosa, quando c’è qualcosa da nascondere.

Metto in guardia scrittori e lettori da anni, circa le nefandezze della nostra editoria. Proprio qui, in questo blog. Ma a quanto pare sarebbe preferibile che io non parlassi e voi non ascoltaste. Qualcuno ci vuole muti e sordi. Non faccio nomi, non ne vale la pena: questo piccolo spazio virtuale è visitato da un numero crescente di naviganti, garantirei pubblicità a chi non la merita affatto.

L’importante è dare il giusto peso a eventi e persone. Sette righe, in tal caso, mi sembrano più che sufficienti.

 

… agenzie e case editrici criticano o scartano alcuni romanzi con questa motivazione: l’opera non è ambientata in Italia, e uno scrittore italiano è bene che parli della realtà che meglio conosce. Consiglio a tutti di non seguire le colossali idiozie di questi signori, giacché le cose stanno così: i romanzi collocati in una realtà “altra” tirano poco, quelli collocati in Italia hanno maggiori possibilità di costruirsi un seguito almeno a livello locale. Ecco perché molte case editrici cercano autori del luogo e storie inserite nel loro stesso microcosmo.

Un professionista serio vi dirà invece che (in base al ruolo che riveste all’interno del plot) l’ambientazione è poco curata, o per nulla credibile, ma non la contesterà a priori.

Provate ad ambientare il vostro romanzo in una città italiana, una che non avete mai visto nemmeno in foto, e nessuno obietterà nulla.

Una prece per il povero Salgari. E un applauso a chi, come Flavio Pagani (degno erede del vecchio Emilio), ha ambientato “Lapsus” fra Milano e il Borneo, riuscendo miracolosamente a rendersi credibile. Chapeau.

 

… alcune grandi case editrici non accettano in visione manoscritti inediti però nel sito hanno una pagina apposita (che probabilmente non aggiornano dai tempi dello sbarco sulla luna) nella quale specificano in che modo è possibile inviare un manoscritto. Secondo consiglio: non spedite mai nulla alla cieca. E non attendetevi una scontata proporzione tra “professionalità” e “notorietà”, poiché l’editoria inizia dove termina la logica.

 

… molti scrittori, dopo aver buttato giù in quattro e quattr’otto un romanzo, magari l’opera prima, preferiscono andare alla ricerca della casa editrice in grado di garantire loro vendite, distribuzione e successo (dopo aver appurato la validità del manoscritto facendolo leggere all’amico del cugino del vicino di casa, è ovvio), piuttosto che continuare a fare ciò che dovrebbero: leggere tanto, scrivere tanto e tentare di migliorarsi.

No, meglio intasare gli uffici postali e le caselle di posta elettronica.

Ecco perché i tempi di valutazione dei manoscritti si allungano. Ed ecco perché molte case editrici si limitano a leggere le sinossi: atteggiamento che non condivido affatto, ma quando persino la sinossi risulta sgrammaticata… c’è poco da esplorare.

Chi lo fa ha tanta paura.

Io vivo nel terrore.

 

… non ho tempo per leggere “La promessa” di Dürrenmatt. Sono impegnato su più fronti, alcuni decisamente faticosi. In effetti negli ultimi tempi ho aggiornato il blog con minore frequenza (per lo stesso motivo non riesco mai a rispondere ai vostri commenti), ma credo che il gioco valga la candela. Vi saprò dire più in là.

 

… il “Manifesto contro il contributo editoriale” è stato sottoscritto dalla quinta casa editrice: Bel Ami. Tutte le informazioni necessarie le trovate nella pagina dei Capitani Coraggiosi. L’entusiasmo mostrato da Simona Camplone (direttore editoriale) è davvero incoraggiante. Non hanno ancora pubblicato alcun esordiente, d’altronde sono in giro da pochi mesi, ma ho chiesto informazioni e ricevuto rassicurazioni.

Posso anticiparvi che la lista è destinata ad allungarsi, spero di darvi buon notizie quanto prima.

 

Aldo Moscatelli

martedì, 21 aprile 2009

A PROPOSITO DI CONCORSI

Ricordo che durante la mia trasferta vicentina ebbi modo di raccontare a Patty (e gentile consorte) una bizzarra esperienza da me vissuta grossomodo due anni fa, nel contesto di un concorso letterario per testi editi.

Mi ero ripromesso di riparlarne anche in questo blog, ma tra una cosa e l’altra non ne ho mai avuto modo, quindi recupero ora.

Premessa: più vado avanti e meno fiducia nutro nei concorsi letterari. Il ruolo che ricopro mi permette di venire a conoscenza di svariati, (dis)gustosi retroscena che rafforzano viepiù questa idea. Che i concorsi di alto spessore siano un gioco riservato ai soliti noti è tristemente risaputo. Nelle finali dei Premi letterari rinomati alla fin fine trovi sempre gli stessi nomi, le stesse facce, e un motivo ci sarà. Certi traguardi sono appannaggio dell’elite, insomma, i piccoli editori devono ripiegare su obiettivi di minore prestigio. Ma anche volando basso non c’è garanzia di imbattersi in presupposti quali serietà e trasparenza. Anzi.

Ora, nel contesto di un concorso letterario l’errore che molti commettono è quello di sentirsi frodati in seguito a un insuccesso; piuttosto che accettare la vittoria altrui si preferisce vedere imbrogli ovunque, ma fortunatamente atteggiamenti del genere non mi appartengono, dubito soltanto quando vi sono gli estremi per dubitare. Perché a volte non è possibile accusare qualcuno di aver giocato sporco, non ne hai le prove, ma intravedi talmente tanti di quegli elementi ambigui che alla fine il sospetto resta. Un sospetto enorme.

 

Allora, siamo sul finire del  2006 e mi viene recapitata una lettera con la quale gli organizzatori del concorso in questione mi pregano di prendervi parte. In palio c’è un solo premio (in denaro), il concorso è aperto esclusivamente alle opere edite ma il genere non ha importanza: può vincere un romanzo così come un saggio o una raccolta di racconti. Non c’è tassa di iscrizione, in compenso alle case editrici vien chiesto di fornire un numero piuttosto alto di copie. Va beh, proviamoci mi dico. E ci provo. Alla scadenza dei termini d’iscrizione viene pubblicato (sul sito del concorso) l’elenco delle opere in gara e degli editori che – inconsapevolmente – si sono prestati a quella che per me resta una pagliacciata, e presto vi spiegherò perché. Molti gli editori sconosciuti (fra i quali il sottoscritto), ma nella lista fa capolino anche qualche nome decisamente più noto, e inizio a pensare che spuntarla sarà durissimo. Mi consola il fatto che il vincitore verrà scelto dagli studenti di una scuola media locale, per una volta i critici prezzolati possono andare a quel paese. In teoria.

Passano i mesi e alla fine viene proclamato il vincitore. Ovviamente a me è andata male, ma a quanto pare sono in buona compagnia. A restare col cerino in mano sono tutti gli editori, grandi e piccoli. Perché a vincere è stato un giornalista del luogo, la cui opera (un saggio) non è stata nemmeno editata, bensì semplicemente stampata da una specie di tipografia (anch’essa locale, guarda un po’). Ne deduco che gli organizzatori del concorso misconoscano la differenza tra editare e stampare. Già per questo ci sarebbero i presupposti per gridare allo scandalo, ma quel che davvero mi lascia basito è il tema del libro trionfatore: storia dell’immigrazione locale durante il Novecento.

Parliamoci chiaro: con tutta la buona volontà, e senza voler sminuire un tema di alto valore storico e culturale come quello accennato, non riesco davvero a credere che dei ragazzini abbiano premiato un libro (che nemmeno doveva partecipare al concorso) incentrato su un tema così ostico. Già in campo universitario l’interesse per lavori di questo tipo è piuttosto basso, figuriamoci quale interesse può destare in un adolescente.

Sono io ad avere dei pregiudizi? Non lo so. Però intendiamoci: a beccarsi i mille euro del premio finale è stato uno scrittore del luogo (l’unico in gara), che ha stampato con una tipografia del luogo, giudicato e premiato da una scuola del luogo, nonostante la sua opera non presentasse i requisiti adatti per poter concorrere e nonostante il tema di fondo risultasse oggettivamente poco interessante per una pletora di ragazzini che già devono “sorbirsi” certi argomenti di studio per via della scuola.

Immaginate questi adolescenti che, liberi dagli obblighi imposti con registri e programmi, possono finalmente premiare un libro di racconti tagliati su misura, o un romanzo, o un saggio di altro tipo, magari vicino ai loro interessi.

E invece cosa fanno? Premiano un libro incentrato sulla storia dell’immigrazione locale durante il Novecento. Mah.

Io nutro fortissimi dubbi sulla serietà di quel concorso e (nonostante i successivi inviti) ho deciso di non prendervi mai più parte, almeno finché qualcuno non mi dimostrerà che:

1)      le adolescenti italiane leggono in prevalenza saggi storici, e non Moccia, la Rowling o la Meyer;

2)      gli adolescenti italiani divorano tomi di astrofisica nucleare nella pausa tra primo e secondo tempo di un incontro di calcetto;

3)      le tredicenni italiane appendono nelle loro camerette, accanto al poster di High School Musical, quello col faccione di Umberto Eco;

4)      i tredicenni italiani attendono spasmodicamente l’uscita per Playstation 3 di un gioco intitolato “Immigrant adventure”, ambientato nel nord Italia. Scopo del gioco è cantare melodie partenopee muovendosi da un punto all’altro della città, e raccattare quanti più spiccioli possibile, evitando ronde, multe e bastonate. Colonna sonora a cura di Mario Merola. Il boss finale è un dentista leghista che sfoggia una maglietta con la scritta “non sono io ad essere razzista, sono loro ad essere meridionali”.  

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categorie: libri, concorsi
martedì, 14 aprile 2009

ALLARME LETTORI

I dati sono chiari: la Puglia, nel 2008, è risultata la regione nella quale le persone leggono di meno.

Per me che ci vivo, capirete, non è un dato confortante.

Giuseppe Laterza s’è incazzato e ha detto che non è vero. Convinto lui.

Ad ogni modo, la cosa più interessante è il sondaggio che è partito subito dopo.

È stato chiesto ad alcuni pugliesi qual è il loro rapporto coi libri. Ecco le testimonianze più significative.

 

EUSTACHIO, 48 ANNI

“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende professionali e familiari. Io ho un lavoro, una moglie e due figli, e conciliare i vari impegni non è semplice. A fine giornata arrivo distrutto, per rilassarmi guardo la tivù. Ho letto tanto negli anni Settanta, quand’ero ragazzo, ma i tempi sono cambiati.

Oggigiorno per i libri non c’è mai tempo”.

 

MARIA, 42 ANNI, SPOSATA CON EUSTACHIO

“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende professionali, familiari ed extra-familiari. Io ho un lavoro, un marito, due figli e un amante, e conciliare i vari impegni non è semplice. Poi c’è la crisi. Eh, la crisi: di questi tempi non ci si può permettere spese ingiustificate. Anche se, a pensarci bene, è dall’83 che non compro un libro…

A fine giornata arrivo distrutta, per rilassarmi guardo la tivù oppure mi reco nel centro città e mi rifaccio il guardaroba.

Per i libri non c’è mai tempo, né soldi a sufficienza”.

 

DEBORAH, 16 ANNI, FIGLIA DI MARIA E (FORSE) EUSTACHIO

“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende scolastiche, familiari ed extra-familiari. Io vado al Liceo, ho un fidanzato e tanti amici (su FaceBook, nella vita reale non mi caga nessuno).

Nel primo pomeriggio guardo le trasmissioni in cui c’è gente che balla. Il tardo pomeriggio è tutto per i telefilm che hanno a che fare con musical e scuole di danza. La sera esco e vado a ballare col mio boy.

Comunque credo molto nel valore della cultura, infatti una volta all’anno faccio qualcosa di concreto e mi reco a Melpignano per guardare La notte della Taranta. Tanto l’ingresso è gratuito.

A fine giornata arrivo distrutta, per rilassarmi dormo o faccio una lista dei passi di danza che dovrei perfezionare e mi esercito mentalmente. La mattina mi sveglio distrutta lo stesso, com’è ‘sta cosa?  

Di libri ne ho già troppi per via della scuola, ma qualche volta uso i vecchi testi di papà: li metto sulla testa e imparo a sfilare, perché nella vita non si sa mai e se fallisco come ballerina voglio tentare la carta dell’alta moda. Purtroppo ho problemi di forfora e i tomi restano in bilico sulla nuca  per pochi secondi, poi slittano. Quindi nel mio caso servono davvero a poco.

Forse dovrei cercare un utilizzo alternativo dei libri, ma non mi viene in mente nulla…”.

 

UGO, 25 ANNI, FIGLIO DI MARIA E (FORSE) EUSTACHIO, FRATELLO DI DEBORAH

“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo.

Io ho un lavoro di spicco in una multinazionale, ma soprattutto il Mercedes, un Rolex d’oro e un cellulare della madonna. Leggere non ti rende famoso, non gonfia i muscoli ed è economicamente insignificante. Non incrementa il vantaggio competitivo, è un gesto vecchio che farebbe rabbrividire qualunque cool hunter con un po’ di cervello. I lettori puzzano di naftalina, e se devo dirla tutta sono pure omosessuali e  probabilmente comunisti.

Mi consenta una metafora spiritosa: per me i libri sono una specie di opt-out.

Ho fatto un tentativo con quella fesseria di Tre metri sopra il cielo, ma l’ho mollato dopo venti pagine. Troppo complicato, non c’ho capito niente”.

 

FAUSTO, AMANTE DI MARIA E (SI VOCIFERA) PADRE DI EUSTACHIO E DEBORAH

“Io non ho un lavoro.

Faccio una vita da mantenuto.

La tivù m’interessa poco e niente.

Sport non ne pratico.

Ho un mucchio di tempo libero.

Spesso mi annoio.

Ma non leggo lo stesso”.

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categorie: libri, stronzate, attualità, lettori
giovedì, 09 aprile 2009

ALTRO GIRO ALTRA CORSA

Avrei dovuto ammorbarvi anche oggi col resoconto dell’ennesima, inutile polemica nei riguardi del sottoscritto, ma non ho tempo da perdere e lascio certi trastulli a chi può permetterseli.

Andando al sodo, invece, annuncio con estremo orgoglio che una quarta casa editrice ha sottoscritto il “Manifesto contro il contributo editoriale”: si tratta di SCRITTURA & SCRITTURE, casa editrice attivissima e che fra l’altro ha un blog su splinder come noi.

Il mio referente è stato il direttore editoriale Chantal Corrado, gentile e professionale (c’è addirittura chi mi dà rispettosamente del “lei”, ditemi voi se poi uno non deve montarsi la testa…).

Maggiori informazioni su SCRITTURA & SCRITTURE sono presenti QUI.

Un paio di ulteriori conferme dovrebbero giungermi nel periodo post-pasquale, quindi l’elenco dei CAPITANI CORAGGIOSI  conoscerà molto presto nuovi aggiornamenti.

 

Adesso però facciamo un passo indietro e torniamo ai primi firmatari del “Manifesto”, i tipi della casa editrice AD EST DELL’EQUATORE.

Come annunciato a suo tempo vorrei sottoporre il loro direttore editoriale, Ciro Marino, a tutta una serie di domande, per un’intervista da pubblicare qui nel blog (ma da segnalare anche sul sito dei Sognatori, nella solita pagina).

Vorrei però che le domande fossero poste da scrittori e lettori, e so che da queste parti ne girano parecchi. Io vi rammento il sito e il blog di AD EST DELL’EQUATORE, così eventualmente date un’occhiata e formulate i vostri quesiti.

 

SITO:  http://www.adestdellequatore.com/

 

BLOG:  http://adestdellequatore.blogspot.com/

 

Chiedete quel che vi pare (ma niente fake, grazie), il senso dell’intervista è conoscere meglio Ciro, il suo pensiero e quindi la sua casa editrice, nonché tutto quel che vi ruota attorno. Potete utilizzare la funzione commenti (la vostra domanda comparirà in calce a questo post, dunque) oppure potete inviare un PVT al sottoscritto mediante Splinder. Non c’è bisogno di firmarsi, l’importante è che i quesiti risultino pertinenti. Io poi girerò tutte le domande direttamente al mio collega.

Tutto chiaro?

Bene, spero di poter contare sulla vostra collaborazione. E chiaramente questo esperimento dell’intervista basata sul colloquio diretto tra casa editrice e lettori/scrittori coinvolgerà tutti gli altri firmatari del “Manifesto”.

Grazie a tutti anticipatamente,

Aldo Moscatelli

 

martedì, 07 aprile 2009

MI CONSENTA

Avevo già segnalato nell’ultimo post QUESTA intervista. Ci torno per rispondere alle osservazioni e ai consigli che mi sono stati forniti in sede di commento (fin qui ne sono arrivati 6).

Bizzarro come in un’intervista lunga su per giù un centinaio di righe, critiche e attacchi si concentrino su una decina di esse (quelle in blu, riportate più sotto). Quelle in cui, guarda caso, non si parla del libro in sé, ma di altro. Evidentemente il discorso sulla necessità di preservare la memoria degli eventi storici – lampante nella prima risposta – interessa molto meno della mia opposizione agli scrittori esordienti frustrati. Come se “Hitler era innocente” parlasse di editoria e non di temi un po’ più importanti. La cosa si commenti da sola, credo.

Comunque.

Da mesi tento di portare a termine un articolo sul doppio ruolo del sottoscritto, ma il tempo scarseggia e fin qui non ci sono riuscito. Le critiche ricevute mi sproneranno senza dubbio a completarlo, ma nell’attività di un editore ci sono delle priorità (valutare i manoscritti ad esempio), quindi… non garantisco tempi brevi.

Tuttavia, un post su quanto già detto da altri ci può stare. Giusto qualche osservazione sugli highlights dei vari commenti. Non li posto per intero ma potete leggerli in versione estesa QUI.

Faccio presente che la frase incriminata è questa:

 

In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati due o tre scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.

Quanto alle difficoltà, ne ho già incontrate troppe durante la stesura del testo per preoccuparmi di ciò che avrebbero pensato i “dubbiosi” (sono un editore e uno scrittore, non una balia). […]

Soprattutto, nei sei anni passati a scrivere “Hitler era innocente”, il mio pensiero correva alle vittime dimenticate dell’Olocausto, non certo a chi – senza nemmeno sfogliare l’opera – l’avrebbe giudicata sulla base di congetture.

 

 E adesso vado col botta e risposta:

 

 

COMMENTO 1 (di Elfo)

 

Per avere questa alta stima della tua opera devi avere avuto un forte riscontro di pubblico…

 

Domanda: da dove emerge l’alta stima nei riguardi del mio ultimo romanzo, all’interno della seconda risposta? Ho detto soltanto che chi giudica un lavoro senza averlo letto, per me non è degno di considerazione. Questo significa vantarsi puerilmente?

Tuttavia, mi chiedi se l’opera ha avuto un forte riscontro e ti rispondo: 4 delle 5 recensioni che ho ricevuto recentemente parlano di “un libro che si tiene dentro” (Glauco Silvestri), “un romanzo che è più di un romanzo” (Laura Costantini), “un libro che andrebbe insegnato nelle scuole” (Cristina Bove) e “un capolavoro indiscusso” (Roberto/Zeruhur). L’hanno detto alcuni lettori, non io. Se non concordi confrontati con loro.

Io invece nell’intervista ho scritto: “Indurre i lettori a interrogarsi sul perché delle cose, lasciando al contempo ch’essi s’affezionassero ai miei personaggi e alle loro storie, era il risultato principale che desideravo raggiungere attraverso Hitler era innocente. Spero di esserci riuscito”.

Questa frase secondo te denota auspicio o certezza?

 

leggo il blog di Neil Gaiman e lui non ha quest’aria da “perchè io sono io e gli altri nullità”. Ah ah, lo so non l’hai detto, sto esagerando…

 

Infatti. Hai detto tutto tu.

 

Da uno che pubblica il Manifesto contro l’Editoria a pagamento mi sarei aspettata un diverso atteggiamento […] A questo punto ci vorrebbe la postilla “E se proprio non trovate nessuno che vi pubblica…fate come me , apritevi una casa editrice!”

Non a pagamento? Magari! E secondo te per quale motivo non lo fanno?

In effetti, altrove e in altri contesti (appropriati), l’ho avanzata davvero questa proposta. Repliche  zero (ma si trattava di una provocazione, non attendevo sul serio le risposte), perché è chiaro che davanti al carico di impegni che la creazione di una casa editrice comporta… uno scrittore esordiente preferisce fare altro. Un “Manifesto” serio, che intenda offrire agli scrittori alternative sensate al pagamento del contributo, non può prospettare un impegno mille volte maggiore e un esborso economico più elevato di qualunque contributo editoriale. Altrimenti l’autore esordiente fugge a gambe levate e si rifugia nell’editoria a pagamento.

 

Visto che hai questo mare di cultura storica…

 

Io non mi sono espresso così, ma vedo che ti sollazzi un mondo a gonfiare le mie dichiarazioni, e non voglio rovinarti il divertimento.

 

… e che le tue possibilità erano così elevate…

 

Come sopra.

 

… posso sapere come mai non hai corso il rischio di far pubblicare “Hitler era innocente” a qualcun altro?

 

Perché agendo in quel modo portavo dei benefici alla mia casa editrice e al contempo non danneggiavo nessuno. Dopotutto I Sognatori è nata allo scopo di pubblicare anche i miei libri. È una cosa nota, lo dico persino nella home page del sito della casa editrice. Chi si rivolge a I Sognatori sa benissimo che nel catalogo ci sono pure alcuni miei lavori. “Hitler era innocente” è l’ultimo, non ce ne saranno altri. L’ho dichiarato un anno fa, lo ribadisco oggi.

 

COMMENTO 2 (di Ayame)

 

Mi sembra piuttosto una sottile accusa all’intervistatrice, che però non scrive, quindi scrittrice frustrata non può esserlo.

 

Ti sei risposta da sola.

 

COMMENTO 3 (di Noe)

 

Io penso che Moscatelli non volesse dire nessuna delle cose che voi avete letto…

Tranne quello che ho detto chiaramente. Chi lavora d’interpretazione certe cose non le coglie.

 

Il pezzo evidenziato da voi, è evidentemente (scusate il gioco di parole) uno sfogo contro qualcuno che ha criticato il suo operato, come “risposta” alla non pubblicazione.

 

Esattamente. E ti dico anche a chi mi riferivo, Noe. Mi riferivo a scrittori esordienti che, dopo aver ricevuto una scheda di lettura nella quale motivavo pienamente il rifiuto di pubblicare il loro lavoro, mi mandavano mail come questa (già pubblicata su questo blog mesi fa, ma la rispolvero perché calza a pennello):

 

Gentile redazione de "I Sognatori". Il vostro responso mi ha disilluso, inutile negarlo, ma non è che m'aspettassi una risposta granché diversa: d'altronde è quasi paradossale che dalla capitale italiana dell'editoria (l’autore della mail si riferisce a Milano, nota di Aldo) si debba riporre le speranze in un editore (di se stesso) leccese.

 

Su, dai, difendiamo anche questo imbecille razzista!

 

Non ha detto che ha scritto un’opera bellissima e incriticabile, sta dicendo semplicemente di non criticarla a priori.

 

Menomale che qualcuno se n’è accorto… grazie Noe.

 

COMMENTO 4 (di Elfo)

 

non credo sia un pregiudizio così grosso il pensare che un editore che diventa scrittore quantomeno dovrebbe provare a far leggere il suo testo a qualcun altro.

 

Chi dice che non l’abbia fatto? Se un mio libro non è stato pubblicato da altri non significa che nessuno l’abbia valutato e per giunta positivamente. In ambito professionale, è chiaro. Possono esserci altri motivi, magari retroscena che tu ignori. O credi di sapere tutto di me per via di una piccola intervista (anzi, per via di due frasi)?

 

COMMENTO 5 (di Livia)

 

Dato che il dubbio l’ho sollevato io…

 

Pensavo parlassi in generale, non a titolo personale. Io comunque mi riferivo davvero agli scrittori esordienti frustrati (come quello già citato). Però ne possiamo parlare, nessun problema.

 

un autore che sia anche un editore non ha garanzia di essere davvero valido, se pubblica da sé.

 

Giusto. Ha bisogno che a dirglielo siano terze persone. Quindi se ottiene giudizi professionali (e in quanto tali, al di sopra delle parti) di segno positivo, ovviamente da persone che non siano la nonna, l’amico o l’ex compagno di banco… e se le buone impressioni di quelle persone vengono poi confermate dai lettori… allora può ben dire: ho pubblicato un libro davvero valido.

 

Andrea Malabaila, editore con Las Vegas, è autore per Azimut e Marsilio.

 

Buon per lui. Evidentemente, oltre che editore serissimo, è anche un bravo scrittore.

Io alcune grandi occasioni (moooolto grandi) me le sono lasciate sfuggire per inesperienza. Ma sono quelle grandi occasioni che mi hanno confermato quanto vale ciò che scrivo. Non ho saputo finalizzare, ma i giudizi positivi sulle mie capacità erano validi allora e sono validi oggi. I miei manoscritti erano validi allora (quando a interessarsi erano altri) e sono validi oggi (che recano il logo della mia casa editrice).

 

se io certifico la bontà delle mozzarelle e sono un produttore di mozzarelle si chiama conflitto di interessi…

 

Io produco ma non certifico. Lascio che a certificare siano altri. E quando dico “altri” intendo persone come te, Livia: sbaglio o hai speso parole d’elogio nei riguardi di “Hitler era innocente”?

Per una questione di coerenza dovresti essere la prima, oggi, ad ammettere che nutrire pregiudizi nei riguardi di un editore-scrittore è SBAGLIATO. Che le eccezioni sussistono. Che così facendo si rischia di ignorare opere meritevoli. E invece parli di “conflitto di interesse”. Bah.

In proposito mi vengono in mente i casi di Roberta Kalechofsky e Leo Longanesi, editori che hanno pubblicato attraverso le proprie case editrici (rispettivamente Longanesi Editore e la Micah Press). Nei loro confronti non leggo mai critiche aspre. Il caso della Kalechofsky è eclatante: in oltre trent’anni ha editato 51 lavori, di cui 11 suoi. E sapete cosa si dice della Kalechofsky? Questo:

Per farsi ascoltare, per raggiungere un suo pur esiguo pubblico col quale dialogare, Roberta Kalechofsky ha deciso, all’ennesimo rifiuto, di fondare una sua casa editrice (la Micah Press) e affidare la propria funzione comunicativa ai precari, sfibranti canali distributivi e di circolazione delle idee della cultura alternativa. Ha dovuto, in un certo senso, entrare nella clandestinità. Ma al di là della umana frustrazione dell’autore costretto alla emarginazione, il danno maggiore lo subisce il grande pubblico, al quale la presenza di una voce diversa, di una voce di valore che dice “No!” al sistema editoriale, braccio secolare di una cultura del consumo che si camuffa da Grande Cultura, viene nascosta, cancellata di proposito dal silenzio ufficiale. Una strisciante emarginazione della creatività letteraria quando questa non sia disposta ad allinearsi e a sottostare alle leggi del profitto” (Mario Materassi).

 

Il dubbio è questo: perché prestarsi alla critica, giusta e sacrosanta, facendo una scelta del genere?

 

Perché un bel libro è tale a prescindere da chi l’ha scritto e da chi l’ha pubblicato. Questa mia coerenza di pensiero è dimostrata anche dal “Manifesto contro il contributo editoriale”, nel quale ho affermato senza alcun problema che pure l’editoria a pagamento pubblica ottimi libri (il problema infatti non è quello, ma è inutile dilungarsi in questa sede).

A me interessava agire nell’interesse della casa editrice (e non dico di più, visto che questo non è un processo), e se in vita mia avessi ricevuto soltanto stroncature, o soltanto complimenti di amici/parenti/conoscenti, non mi sarei mai permesso di pubblicare i miei tre lavori.

 

COMMENTO 6 (di Chiaralice)

 

Posso permettermi di dare un suggerimento al signor Moscatelli? Signor Moscatelli, un po’ più di umiltà e un po’ più d’attenzione a quello che dice…

 

E perché mai? Mi piaccio così tanto! “Per Dio, dite tutti qualche malignità sul mio conto, così saprò che per voi valgo qualcosa! Non dite cose amabili altrimenti sono finito” (D.H. Lawrence).

 

La parte in cui parla degli “scrittori frustrati” è talmente oscena da offuscare tutto il resto.

 

Eh, ha offuscato un bel po’ di cose, a quanto pare.

 

E poi, il tocco di classe: Io non voglio pagare per pubblicare. Allora sai che faccio? Mi apro una casa editrice  e mi erigo a salvatore della patria…

 

È esattamente quello che ho detto nell’intervista, sì sì.

 

… non facendo pagare neanche gli altri che pubblico.

Già, questo altruismo è davvero uno schifo. Danneggia tutto e tutti. Sono ai limiti della denuncia civile e finanche penale.

Qualcuno chiami le guardie.

 

__________________________________________

 

Sento già le sirene, quindi devo chiudere in fretta.

Dovrei aggiungere molte altre cose, ma le riservo per l’articolo che terminerò in futuro.

Sappiate che su Liblog si è continuato a parlare del sottoscritto anche per altre cose, ma vi ho già rubato troppo tempo per oggi. Ne riparliamo la prossima volta.

Ciao,

Aldo Moscatelli

 

lunedì, 06 aprile 2009

NON C’È DUE SENZA TRE

Vecchio adagio, ma pur sempre efficace.

Comunque, prima di tornare a parlare del “Manifesto”, mi preme segnalarvi un’intervista che Liblog ha pubblicato qui:

 

http://liblog.blogdo.net/conversazioni/intervista-ad-aldo-moscatelli-su-hitler-era-innocente/#more-8284

 

Forse è la prima volta in cui qualcuno pone domande strettamente correlate a un mio libro (“Hitler era innocente”, per la cronaca). E devo dire che ogni tanto fa piacere sentirsi di nuovo “scrittore”.

Leggetela, l’intervista, anche perché (soprattutto la prima domanda) offre spunti di riflessione interessanti. Poi c’è qualche retroscena nella stesura del romanzo, che magari potrà incuriosire coloro che vogliono capire in che modo è possibile impiegare sei anni per partorire un romanzo d’insuccesso. Prendete nota e fate il contrario di quello che ho fatto io.

Ovviamente ringrazio di cuore Livia per l’ospitalità.

 

Tornando al titolo del post: l’avrete già capito, una terza casa editrice ha sottoscritto il “Manifesto contro il contributo editoriale”: si tratta della casa editrice INTERMEZZI, nella persona del direttore editoriale Chiara Fattori.

Anche qui poche chiacchiere e tanto pragmatismo. Mi riservo l’opportunità di approfondire (e soprattutto far approfondire a voi) la conoscenza dei ragazzi di Intermezzi attraverso le interviste monografiche che arriveranno più in là, ma nel frattempo gli interessati possono prendere appunti visitando questa pagina del mio sito:

 

http://www.casadeisognatori.com/2capitanicoraggiosi.htm

 

Lì troverete tutti i link utili (vi consiglio soprattutto il blog di Intermezzi).

E per piacere, non limitatevi a visionare la pagine del “proponi il tuo libro”.

Fate un passettino in più e ricordatevi (non mi stancherò mai di dirlo) che le case editrici non devono solamente pubblicare, ma anche vendere. Chi non vende non pubblica, e chiude i battenti: è la storia del cane che si morde la coda.

Non è soltanto la grande editoria (che fra l’altro per gli scrittori esordienti non fa pressoché nulla) a necessitare di ricavi, quanto e soprattutto – visto che noi non abbiamo nemmeno il contributo statale che si pappano alcuni di loro – la piccola editoria.

Chiaro, un libro può piacere come può non piacere. La discriminante è sempre la qualità.

Ma testiamola questa qualità, mettiamole alla prova queste giovani case editrici, o qui non cambierà mai un tubo. Faccio presente che le case editrici che hanno sottoscritto il “Manifesto” sono nate negli ultimi due anni, e non è un caso, visto che uno dei miei obiettivi è quello di fare da traino per i colleghi che si sono affacciati da poco tempo sul panorama editoriale italiano.

Nei prossimi giorni contatterò un editore che è ufficialmente nato da pochi giorni, non a caso.

Staremo a vedere.

Ciao,

Aldo Moscatelli

p.s.

supportate AD EST DELL’EQUATORE, LAS VEGAS E INTERMEZZI!

sabato, 04 aprile 2009

NUOVE ADESIONI

Considerate l’iniziativa che sto portando avanti col “Manifesto contro il contributo editoriale” una specie di treno in corsa, con fermate prestabilite ed altre improvvisate (a seconda delle necessità). Ci si ferma in stazione per chiedere a pochi viaggiatori di saltar su. La fermata è lunga, come lungo è il Manifesto. Tempo per riflettere ce n’è in abbondanza. Poi però il treno deve ripartire, e a quel punto la cosa migliore da fare è salire e proseguire la conversazione al caldo. Altrimenti pazienza, ognuno per la sua strada. Una stretta di mano e via, il viaggio ricomincia.

C’è una casa editrice alla quale non ho nemmeno potuto augurare un buon lavoro, visto che ho spedito più di una mail ma in dieci giorni nessuna risposta. Mah.

Poi c’è chi, come Andrea Malabaila, mi risponde in due ore, si dichiara concorde con gli ideali presenti nel “Manifesto” e quindi pronto a sottoscriverlo. Però il “Manifesto” è troppo lungo, dice. Può scoraggiare la lettura. Ci penso su, e da un lato mi dico che lungo deve esserlo per forza, è un manifesto, non un articolo. Per sviscerare con precisione un argomento così complesso come quello della richiesta di contributo occorre tutta una serie di riflessioni, citazioni, dati, statistiche, precisazioni, considerazioni (anche di segno contrario), e così via. Però l’idea che qualcuno abbandoni la lettura del “Manifesto” per via della sua lunghezza non mi aggrada. E allora via, facciamo anche una versione ridotta. La trovate qui:

 

http://www.casadeisognatori.com/2manifesto_in_breve.htm

 

Il “Manifesto” resta uno, però adesso ci sono due versioni: una completa e l’altra “ridotta”.

Personalmente ritengo che per poter comprendere fino in fondo la complessità del fenomeno analizzato sia necessario leggere la prima versione, ma la seconda può certamente tornare utile a chi desidera formarsi un’idea e magari approfondire più in là.

 

Credo che questo sia lo spirito giusto: riconoscersi in un documento comune, sottoscriverlo e avanzare concrete proposte d’interazione.

Bene così.

Vi presento allora la casa editrice LAS VEGAS, che ha sottoscritto il Manifesto nella persona del già citato Andrea Malabaila.

Tutte le informazioni del caso le trovate qui:

 

http://www.casadeisognatori.com/2capitanicoraggiosi.htm

 

Ma state tranquilli: coi firmatari avremo modo di conoscerci meglio più in là, attraverso interviste ad hoc.

La prossima settimana segnalerò altre due case editrici che presto entreranno a far parte dei “capitani coraggiosi”: stay tuned, si dice in gergo radiofonico.

A presto,

Aldo Moscatelli

giovedì, 02 aprile 2009

CAPITANI CORAGGIOSI

È così che ho chiamato la pagina del mio sito in cui figureranno gli editori non a pagamento che sottoscriveranno il già noto “Manifesto”.

Citazione letteraria, ma anche verità incontrovertibile: allo stato attuale un piccolo editore che rinuncia a qualcosa di estremamente consolidato e – nonostante la vuota retorica di molti blog, siti e forum – seraficamente accettato un po’ da tutti gli scrittori, o è pazzo oppure ha un bel po’ di fegato.

A me l’idea di intitolare “EDITORI SQUILIBRATI” la pagina del sito mi pareva poco professionale, e allora ecco un più sobrio e culturale “CAPITANI CORAGGIOSI”.

Andando al sodo: con estremo orgoglio vi presento il primo firmatario del “Manifesto”: si tratta della casa editrice AD EST DELL’EQUATORE, nella persona di Ciro Marino (direttore editoriale).

Maggiori informazioni in merito le trovate QUI.

Prima di salutarvi, vorrei citare la parte finale della pagina già segnalata:

 

“invitiamo tutti coloro che apprezzano la nostra iniziativa a non restare con le mani in mano, a non sommergere noi e i sottoscrittori di complimenti sterili: la piccola editoria coraggiosa apprezza gli elogi, ma non sopravvive grazie ad essi. C’è bisogno di gesti concreti. Se credete nel pluralismo, nell’integrità, nella meritocrazia, e amate davvero i libri, a prescindere (ci rivolgiamo ai lettori) da chi li ha scritti e da chi li ha pubblicati, e a prescindere (ci rivolgiamo agli scrittori) dal tornaconto che potete ottenere, fate anche voi qualcosa di concreto e acquistate i libri pubblicati da quelli che abbiamo definito “Capitani coraggiosi”. Perché rafforzare l’editoria NON a pagamento significa sostenere fattivamente chi lo merita davvero, chi investe di tasca propria, chi non lucra, chi non accampa scuse pur di speculare, chi crede davvero nel lavoro che svolge e nei libri che pubblica.

Il futuro dell’editoria indipendente passa anche attraverso il successo di questa iniziativa”.

 

Credo profondamente in quello che ho scritto, e lo so: le grandi idee e le migliori intenzioni a volte non possono nulla contro il Sistema.

Ma continuo a pensare che sia sacrosanto provarci.

Aldo Moscatelli