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mercoledì, 13 febbraio 2008

OGGI PARLIAMO DI... PROMOZIONE EDITORIALE (seconda parte)

Pubblichiamo oggi la seconda parte del “botta e risposta” tra Aldo Moscatelli e Barbara Brunelli (la prima parte potete leggerla qui), quindi apprestatevi a conoscere meglio (oltre a una bella persona che ama davvero i libri) ulteriori aspetti "oscuri" del mondo editoriale italiano.

Auguriamo a tutti voi una piacevole lettura,

I sognatori

 

 

5) Al di là della questione “vetrina” (che comunque dice già qualcosa su come funzionino le cose in ambito commerciale), alcune persone hanno contestato la volontà dei Sognatori di rinunciare alla libreria classica. Per quella che è la tua esperienza e competenza in materia… in tutta onestà: credi che la nostra scelta sia davvero da biasimare?
Non credo che la Vostra scelta sia da biasimare, assolutamente. È un impegno molto grande quello che vi siete assunti. Richiede una grande dose di pazienza e di perseveranza. Da una parte, l'impegno è grandissimo. Voi "scegliete" in un certo senso i vostri lettori, mi sembra (direi piuttosto che sono loro a scegliere noi, n.d.Aldo). Sono tutte persone che però navigano in rete. Non avere contatti con la libreria tradizionale, taglia fuori una grossissima fetta di potenziali lettori. Inoltre, mi domando: se mai i vostri libri arrivassero in una libreria e venissero posizionati bene, diciamo vicino la cassa, che tipo di riscontro potrebbero avere? Lì ci si imbatte nel pubblico di strada, non quello "selezionato" e penso che il giudizio sia molto più crudo.

 

6) Lascia perdere, I Sognatori è un’anomalia in campo editoriale. Comunque credo che il “pubblico di strada” ormai  sia ben presente in rete; un mucchio di gente, dopo aver percorso strade reali, torna a casa, accende il computer e inizia a percorrere strade virtuali: molti blogger che transitano da queste parti possono confermarlo.

A parte questo: vetrine e/o pile fronte cassa monopolizzate o quasi, librai sempre più “commessi” e sempre meno “lettori”, librerie sempre più “megastore” e sempre meno “mezzo di diffusione culturale”, addetti ai lavori sempre più “yuppies rampanti” e sempre meno “collaboratori affidabili”, logiche di mercato sempre più dalla parte del “chi offre più soldi?” piuttosto che dalla parte del “chi mi garantisce qualità maggiore?”. Di’ un po’: secondo te il libro è ormai un “prodotto” e basta (laddove un tempo si riusciva a conciliare qualità ed esigenze economiche) o un po’ di spazio per quella roba chiamata “ideali” c’è ancora?

Ah… gli ideali! Io ero una sostenitrice di tutti i miei ideali. Combattevo per gli ideali. Poi, col passar del tempo mi sono resa conto che non me lo potevo permettere. Mi sono imbattuta nelle “mafie” aziendali e mi sono dovuta in parte piegare a quella che è la realtà dei fatti. Con gli ideali non pago il mutuo! Devo però anche dire che quando ho iniziato a fare questo lavoro pensavo che i librai fossero dei pozzi di scienza. Mi sono ricreduta subito. Sono pochissimi quelli realmente competenti e non sono di certo tra quelli che si potrebbe pensare lo siano!
Le grandi catene ed i supermercati hanno preso il sopravvento, vero, ma le librerie indipendenti subiscono passivamente e sono sempre pochissimi quelli che reagiscono ed investono (devono anche averne la possibilità) di tasca loro; quelli che si inventano cose, che attivamente creano eventi e si impegnano nella diffusione della Lettura. Per quello che vedo, tutto è incentrato sul guadagno. Come del resto in Italia, per tutto è così. Non so voi, ma io negli ultimi giorni ho raggiunto il massimo livello di disgusto per tutto. Per le istituzioni, per la politica, per il popolo che siamo. Mi vergogno quasi e so che questo non è bello. Siamo il paese dei pupazzetti e soffro veramente molto per questo, oltre che covare una rabbia non indifferente. Quindi, in conclusione, gli ideali personalmente li coltivo “nell’intimo della mia cameretta”. La mia cultura, i miei interessi, le mie attività, finché posso mi ci dedico con passione, ma molto per me stessa. Condividere con gli altri è diventato difficilissimo e sono pochissime le persone con cui riesco a farlo.

È per questo che sono affascinata da una realtà come la Vostra.

 

7) Hai detto di occuparti dello scrittore che promuovi. Capita mai che un autore sia talmente pieno di sé da farti saltare i nervi? O che faccia/dica qualcosa di estremamente controproducente nei riguardi del tuo lavoro? Sarei curioso di conoscere, in linea generale, la tua opinione sugli scrittori italiani. I pezzi grossi come si comportano? E quelli sconosciuti?

Spesso sono gli autori meno importanti che fanno saltare i nervi. Può capitare che si lamentino perchè il libro non è in vetrina o magari perchè lo richiedono e la libreria dice loro che è esaurito.

Devo dire che i pezzi grossi  sono molto attenti ed esigenti,  però si autopromuovono molto e questo giova sicuramente alle vendite. Quelli meno conosciuti invece sono più assillanti. Tendono a lamentarsi di più perchè magari pensano di non vendere perchè il libro è esposto male o non è in vetrina. La mia opinione sugli scrittori italiani che conosco, varia molto da autore ad autore. C'è quello a cui sono più affezionata perchè è più alla mano, quello che è più simpatico, e quello che invece preferirei non incontrare perchè talmente superiore che non si degna neppure di salutare. Spesso, comunque, credo che gli autori non abbiano una idea precisa di quello che facciamo. Anche quando presentano i loro libri nelle riunioni di vendita, non sono convinta che sappiano bene chi siamo e perchè siamo lì.

 

8) C’è spazio per l’iniziativa personale all’interno della promozione editoriale, o un promotore deve prendere ordini e basta? Capita mai di vivere un periodo di frustrazione dovuto a questo (eventuale) ordine di cose?

Diciamo che l'iniziativa personale è molto gradita per un certo tipo di cose. È apprezzata la persona che propone, che interviene, che dice la sua (anche se poi fanno sempre come vogliono loro) insomma... le persone con spirito di iniziativa sono sempre ben viste. Purtroppo nel mio caso tutto ciò consiste anche nell'essere un po' una "rompicoglioni", ma a volte piace pure questo aspetto.
Prendere ordini e basta... capita a volte. Ci sono momenti in cui ci viene detto che la politica aziendale è quella e che bisogna rispettarla, ma onestamente essere frustrati a causa di questo... direi proprio di no. Mi capita di sentirmi frustrata quando vedo degli incapaci incompetenti occupare posti non adatti a loro, ma anche a questo poi, con il passare del tempo, ci si abitua.
A volte (e questo è capitato recentemente) passi anni a proporre determinate iniziative e poi di punto in bianco arriva un ragazzino fresco fresco, anche un po' saccente che tira fuori la stessa idea e tutti fanno ooohhhhhh... Lì sì che la rabbia sale, ma cerco di controllarmi pensando che se qualcuno copia un'idea che ho avuto io, e poi questa idea piace, vuol dire che era una buona idea! (a Roma si dice: “consolamose con l'aglietto”!)

 

9) Siamo arrivati all’ultima domanda, cara Barbara. Io vorrei concludere l’intervista in maniera ottimistica, quindi ti pongo due quesiti, non so se semplici o difficili. Il primo è: cosa vuol dire per te, nell’anno di grazia 2008, lavorare a stretto contatto coi libri? E cos’è che ti sprona ogni giorno (al di là del mutuo…) a vedere nel mondo della cultura un buon motivo per alzarsi dal letto e svolgere con professionalità il tuo lavoro?

Quest'ultima domanda è veramente ottimistica! Rispondere potrebbe essere la cosa più semplice del mondo, ma allo stesso tempo... difficilissima. Lavorare a stretto contatto con i libri per me è la cosa più bella che potesse capitarmi. E non è solo il contatto con i libri: è lo stare tutto il giorno in giro, incontrare persone, conoscerne di nuove, fermarmi e osservare e ascoltare quello che la gente fa in libreria. È una cosa che mi uccide allo stesso tempo, perchè spesso mi domando se ce la farò ancora tra dieci anni a fare questa vita, ma spero tanto di sì. Ho sempre detto che spero non accada mai di dovermi alzare dal letto la mattina e dire: "che palle devo andare al lavoro". Per ora quello che mi gratifica è l'affetto dei clienti, la stima dei colleghi, la soddisfazione di vedere una persona che prima non leggeva diventare un lettore accanito... solo perchè magari non sapeva cosa si stava perdendo... poter parlare di libri, nel bene e nel male... per me non ha prezzo... e spero che questa passione, messa a dura prova molte volte da palloni gonfiati incompetenti... beh... mi auguro che non si spenga mai, anzi, spero di trovare nel tempo buoni motivi per amare questo lavoro sempre di più.

postato da: Isognatori alle ore 11:53 | link | commenti (6)
categorie: libri, opinioni, interviste, editoria, librerie, noi e voi

Commenti
#1   13 Febbraio 2008 - 20:08
 
SI! Aldo hai ragione...Barbara Brunelli deve essere una gran bella persona, che ha e fa un bel lavoro e che ha ehm... "le palle" per andare avanti anche scendendo a qualche compromesso...solo con gli ideali il mutuo...( coi tempi che corrono).Certo che al di là dell'interesse, della simpatia e dell'affezione che dimostra nei confronti de "i Sognatori", mi pare di leggere fra le righe di questa bella conversazione, che tutti coinvolge, una preoccupazione latente: l'anomalia rappresentata e voluta in campo editoriale da "I sognatori" potrebbe alla lunga risolversi in UNA scommessa impossibile? La bilancia mi sembra comunque pendere per un percorso mirato a scegliere i lettori e allora chi sa....Complimenti a Barbara. "Il vizio di leggere" è una gran bella cosa. Franco.
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#2   14 Febbraio 2008 - 09:31
 
Avevo creato un mio profilo e un mio blog su splinder.
Poi l'ho eliminato...E' stato un decesso precoce e inaspettato,ma meglio così...Era nato agonizzante!
Sono tornata al mio vecchio,fedele blog su msn spaces,ma il nick splinder credo che non mi abbandonerà molto facilmente!
L'intervista è davvero piena di grandi verità.La questione "coltivare gli ideali nella propria stanzetta" mi ha fatto stare davvero male,ma almeno mi sono resa conto che non mi sto ammalando,e che il processo di "borghesizzazzione" è inevitabile!

P.S.:Probabilmente nessuno se lo sta chiedendo ma il nick orribile che mi ritrovo è un ironico omaggio al neonato PD!Come questa nuova figura politica,in un'immaginaria scatola di cioccolatini,io sarei quello col ripieno andato a male,con un orribile retrogusto di vane speranze.

PPS:Sono capitata qui per caso,ma ritornerò!E' uno spazio davvero molto interessante...Grazie!
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#3   14 Febbraio 2008 - 13:15
 
L'intervista l'ho letta con vivo interesse come già avevo fatto in precedenza con la prima parte, nonostante questo periodo sia per me totalmente privo di tempo libero. A parte qualche sporadico ritaglio che mi concedo per non diventare pazza sui libri! Quello che emerge dalle parole di Barbara è un po' lo specchio della realtà italiana di oggi, però secondo me una cura c'è, tutto sta a non piegarsi a certe indecenze che si vedono in ambito editoriale, ma non solo. Forse una più aperta sensibilità verso gli scrittori esordienti potrebbe venire proprio da internet e dai blog. A me la realtà dei Sognatori piace, non è facile la strada da percorrere, ma a mio parere ci sono buone basi per crescere sempre di più.
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#4   15 Febbraio 2008 - 01:06
 
L'intervista è molto interessante, soprattutto perchè mi (ci) permette di capire qualcosa di un mondo del quale non so quasi nulla (a parte l'esperienza con voi). Devo dire che la frase che dice che molti librai non sono competenti non è che mi colga di sorpresa.. E' in effetti un esempio abbastanza emblematico di come gira il mondo in tutti i suoi aspetti.. non vorrei essere banale ma è così, l'esperienza me lo insegna..
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#5   15 Febbraio 2008 - 08:13
 
Avevo perso la prima parte, ho rimediato. E' bello scoprire che dall'altra parte della barricata ci sono persone come Barbara, persone che i libri li amano sul serio e non pensano ad essi come a un mero prodotto da piazzare e spacciare in quantita'. Certo, di Barbare Brunelli ce ne sono pochine in giro, a naso.
Grazie di questo incontro, Aldo.
Laura
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#6   15 Febbraio 2008 - 13:14
 
grazie a voi tutti, non pensavo che questo argomento potesse interessare, grazie ad aldo per avermi dato la possibilità di parlarne...non mi capita spesso...e invece è una cosa che mi piace un sacco. Certo...in un'intervista la diplomazia è d'obbligo...comunque, parlarne è sempre molto bello.
Grazie a tutti...
ciao
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