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sabato, 07 novembre 2009

SCRITTORI ESORDIENTI: IL LATO SQUALLIDO

Blog, siti e forum letterari, ormai, scandagliano il mondo dell’editoria alla ricerca dell’impostore, del falso, del turpe. E fanno bene. Anzi, benissimo.

Permettetemi però una riflessione.

A parte rari casi (gente con problemi psichici, mi pare evidente), un qualsivoglia operatore del mondo editoriale si espone con nome e cognome. Tutto quel che fa, diviene o può divenire di pubblico dominio. Io ad esempio, anni fa, ho ricevuto una proposta di pubblicazione dalla casa editrice Il Filo pari a 2400 euro. Nessuno può accusarmi di mentire, visto che ho il contratto – mai firmato – a casa.

Stesso discorso per le politiche editoriali, o per gli atteggiamenti in generale. Alcuni mentono o tacciono stupefatti, come diceva un poeta. Ma grossomodo i nodi possono venire al pettine senza eccessivi problemi. Sicuramente oggi è più semplice rispetto a qualche anno fa.

Prendiamo adesso in considerazione gli scrittori esordienti.

L’errore compiuto dalla maggior parte di coloro che si scagliano contro l’editoria disonesta, è quello di identificare gli editori coi carnefici e gli scrittori con le vittime.

Beh, le cose non stanno esattamente così.

Nei forum, nei siti e nei blog giungono regolarmente testimonianze agghiaccianti circa il comportamento del tale editore. Sacrosanto, ci mancherebbe. Quel che viene sottaciuto è però il comportamento degli scrittori stessi. Che non hanno un’aureola sulla capoccia, come potrebbe sembrare. La grettezza, l’arrivismo, il pressappochismo, sono qualità che non gli mancano. Una miriade di scrittori è sullo stesso livello dei peggiori editori. Però attenzione: gli editori sono migliaia, gli aspiranti scrittori sono milioni. Rifletteteci.

Per creare qualche parallelo:

 

 

- l’editore che chiede il contributo è un farabutto perché si lascia abbagliare dai soldi che ricaverà senza investire;

- ma quanti scrittori accettano di pagare fior di soldi perché accecati dalla pura e semplice vanità, con buona pace di chi alle soglie del 2010 parla ancora di “ingenuità” e “inesperienza”?

 

- l’editore che pubblica un testo così com’è, con refusi e orrori vari, è intellettualmente disonesto, perché non si premura di fornire al lettore un libro valido;

- ma lo scrittore che nemmeno conosce le più elementari regole della grammatica e (nonostante questo) intasa le caselle di posta delle case editrici, non è a sua volta intellettualmente disonesto, dal momento che non si premura di fornire all’editore un manoscritto appena appena decente? Giusto per legittimare lo sforzo e il tempo impiegati da colui che dovrà sorbirselo in sede di valutazione?

 

- l’editore che pubblica solo robaccia di tendenza, senza tenere in minima considerazione la qualità letteraria, è un arrivista, uno squallido business man;

- ma lo scrittore che in una casa editrice ricerca soltanto gli elementi che la contraddistinguono sul piano economico (grosse vendite, best seller in catalogo, distribuzione nazionale e/o internazionale), snobbando alla grande chi non si dimostra all’altezza delle sue incredibili qualità artistiche (tutte da dimostrare)… non è altrettanto arrivista? 

 

 

Facile, ovviamente, andare sul forum Tizio e parlare male di Caio. Se non altro perché l’utente di un forum, o il commentatore di un blog, è quasi sempre un individuo senza nome e senza volto, e soprattutto senza “passato”. È possibile conoscerlo e giudicarlo per quel che scrive in un topic, non per quel che fa. Ecco allora che potete ritrovarvi a lodare il j’accuse di un anonimo scrittore, ignorando che quello stesso individuo ha pubblicato cinque volte a pagamento, o parla male di una casa editrice soltanto perché in passato non gli ha pubblicato un romanzo (e quindi per semplice frustrazione), o consiglia di supportare la piccola editoria per poi acquistare (nel privato) i libri pubblicati dai soliti noti.

A chi segue siti, blog e forum zeppi di scrittori in cerca di editore, consiglio vivamente di dubitare. Di pretendere sempre prove certe e rigettare – di più: combattere – le opinioni e le informazioni vaghe. 

Tornando ai paralleli di cui sopra, io vi garantisco che:

- ci sono scrittori che ammettono senza problemi di pubblicare a pagamento perché… perché per loro è normale pagare, e i soldi ce li hanno;

- più di uno scrittore, in questi anni, mi ha inviato un manoscritto specificando di non conoscere bene la grammatica italiana, e nonostante questo “piccolo” particolare ambiva comunque alla pubblicazione;

- fatevi un giro nella rete, e vedrete quanti scrittori recalcitrano schifati davanti all’idea di rivolgersi a un editore che non è in grado di garantire traguardi prestigiosi. Ed ecco spiegato il motivo per il quale quasi tutti gli editori a pagamento promettono mari e monti: perché sanno di sfondare porte aperte. Ma attenzione: la porta è aperta perché lo scrittore l’ha lasciata così. Lo scrittore, NON l’editore.

 

Ipocrisia e falsità: queste le caratteristiche basilari di una pletora di scrittori esordienti. Sono tantissimi, e non ho problemi a dirlo. D’altro canto non è la prima volta che ne parlo.

Ho ricevuto conferma del mio pensiero in questi giorni.

 

Tempo fa arriva un PVT da un utente: lodi sperticate di routine. Scrive per hobby. Dichiara che nei giorni successivi mi invierà il suo romanzo, e specifica anche quale opzione sceglierà. Nel frattempo – aggiunge – parlerà dei Sognatori nel suo blog, e in più mi linkerà.

Bene.

A distanza di 48/72 ore giunge un romanzo nell’opzione già indicata (qui però si firma con nome e cognome, per ovvi motivi), e quasi in contemporanea, nel blog di cui sopra, compare magicamente un post dedicato per metà ai Sognatori. Lodi a profusione, è ovvio.

Archivio il romanzo e nel frattempo do un’occhiata al blog, per conoscere meglio la persona che mi si è rivolta.

Quando leggo il romanzo mi accorgo che in definitiva rispecchia gli argomenti presenti nel blog, in tutto e per tutto: i contenuti, le influenze letterarie, i riferimenti autobiografici, lo stile… tutto.

Il romanzo però non incontra i miei favori, per una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Ma che alla persona in questione ho sciorinato fin nei minimi dettagli.

Per farla breve, non lo pubblico.

A distanza di giorni ritorno nel suo blog e cosa scopro? Che il post dedicato alla casa editrice è scomparso, e anche il link.

Ora chiedetevi come mai.

Mando a mia volta un PVT per chiedere spiegazioni e questa persona finge di essere qualcun altro.

Io mi chiamo X, non Y, dice.

Sì, certo. E io sono Topo Gigio.

Nota bene: a me non è arrivato alcun manoscritto firmato da X. Mi è arrivato invece un manoscritto firmato da Y, che pare la versione romanzata del blog di X e che (guarda un po’!) è giunto in redazione dopo che X mi aveva mandato un messaggio, con la garanzia di spedirmi prestissimo un suo lavoro. E (guarda un po’!) l’opzione corrisponde. E (guarda un po’!) nell’arco di due settimane non ho ricevuto altri lavori in quella stessa opzione. E (guarda un po’!) i contenuti e tutto il resto coincidono. E (guarda un po’!) tutte le lodi sono scomparse dopo che ho inviato il responso negativo. E (guarda un po’) sia X che Y abitano nella medesima regione.

 

Ho suggerito a questa persona di chiudere qui la farsa, anche perché non è la prima persona che si comporta così col sottoscritto, sebbene l’ipocrisia abbia raggiunto in questo caso specifico vette vergini. Poi non ho voglia di mettermi a cercare gli IP. Sono un editore, non un investigatore. E tempo da perdere non ne ho.

Ho colto l’occasione per parlarne in un contesto più ampio, perché è bene che queste cose vengano alla luce. Non mi interessa fare nomi, qui ciò che conta è l’evento in sé. Per confermare che davanti all’ipocrisia, le categorie non c’entrano nulla. Editori, scrittori, lettori… sono tutte persone, innanzitutto, e in quanto tali agiscono assecondando le proprie inclinazioni. Se sei un ipocrita, lo sei a prescindere dal ruolo che giochi nel gran baraccone dell’editoria.

A me premeva far presente che la sporcizia si annida anche fra i candidi agnellini che piangono lacrime amare nei forum, nei siti e nei blog.

E ricordate, gente: se nello spazio virtuale di una casa editrice vedete spuntare un nuovo utente che inizia a tempestare l’editore di commenti, significa che desidera inviare qualcosa o è già sotto esame.

Se lo vedete sparire, significa che non è stato pubblicato.

Stima e considerazione durano poco, nel mio campo.

Salvo preziosissime eccezioni.

Aldo Mosc

pardon…

Topo Gigio

mercoledì, 04 novembre 2009

IL MIO CAPOLAVORO

Ho ricevuto un dattiloscritto in valutazione, nelle scorse settimane.

L’oggetto della mail era: “il mio capolavoro”.

Non è di sicuro il primo scrittore esordiente a rivolgersi a me in questi toni, ma voglio ribadire il concetto: non è così che ci si presenta a una casa editrice. Quand’anche si voglia fare i simpatici, gli ironici o gli autoironici. Io sono quanto di più distante esista da un editore “medio”, e certi formalismi li detesto. Però attenzione, faccio parte di un’esigua minoranza. Provate a presentarvi così a una casa editrice “normale”, grande o piccola che sia, e l’allegato nemmeno l’apriranno. Perché una delle prime cose che un editore impara è che l’autocelebrazione quasi sempre coincide con l’assenza di talento. O con la pochezza conclamata. Oscar Wilde ha milioni di epigoni a livello caratteriale, qualcuno in meno a livello di capacità. Soprattutto, esprimere un’opinione così netta sul proprio lavoro significa svuotare di significato la lettura e la valutazione del testo. Avrebbe più senso prendere il manoscritto e pubblicarlo così com’è, ma un editore serio non passa le sue giornate a cincischiare, vorrei sottolinearlo. Né indossa una scolapasta sulla testa, urlando ai quattro venti di voler fuggire da Sant’Elena.

 

Lo scrittore che non va in cerca di conferme è uno scrittore destinato a conoscere atroci delusioni. Perché partirà sempre dal presupposto che il suo romanzo è un capolavoro, e non capirà mai che:

1) l’opinione personale non influenza in alcun modo quella di chi verrà chiamato (competente o incompetente che sia) a giudicarlo in sede di lettura, nel contesto di una possibile pubblicazione;

2) anche un buon lavoro può essere scartato, se presenta una serie di elementi che all’editore non convincono (scarsa appetibilità commerciale, ad esempio: non è il mio caso, ma chiedete un po’ in giro…);

3) nell'eventualità che lo scrittore trovi un editore disposto a pubblicargli l’opera, poi ci sarà l’incontro/scontro coi lettori. E lì sono cacchi amari, visto che in trent’anni non ho conosciuto due – dico due – lettori le cui opinioni letterarie coincidessero in tutto e per tutto.

 

Un editore serio, dicevo, non passa le sue giornate aspettando che il nuovo Oscar Wilde bussi alla sua porta. Si attende invece che uno scrittore si rimetta al suo giudizio senza patemi, e senza farne una questione esistenziale. Soprattutto, auspica che lo scrittore abbia una minima idea di chi sia l’editore al quale si è rivolto. Quali lavori pubblica, e in che modo.

Quindi, se lo scrittore che mi ha inviato il “suo capolavoro” sta leggendo queste righe, sappia che il “suo capolavoro” non è stato neanche archiviato tra le opere da valutare, perché troppo lungo rispetto agli standard richiesti dalla casa editrice.

Al massimo 350.000 caratteri spazi inclusi, per la precisione.

E nel sito, per ovvie ragioni, da un po’ di tempo è comparsa questa annotazione:

 

In seguito alla disattenzione mostrata dagli autori nei riguardi delle precise disposizioni contenute in questo sito, facciamo presente che NON verrà fornita alcuna risposta a chi invia materiale non richiesto, e NON verrà rimborsato chi acquista i nostri libri senza aver preventivamente verificato l’adeguatezza del proprio manoscritto ai canoni (genere, lunghezza, modalità d’invio…) richiesti dalla casa editrice.

 

A volte, piuttosto che incensare il proprio lavoro, sarebbe il caso di partire dalle basi. Non limitarsi a scrivere e inviare, ma anche leggere e raccogliere le dovute informazioni.

I siti esistono per questo.

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 15:54 | link | commenti (8)
categorie: editoria, scrittori, assurdità
sabato, 11 luglio 2009

CAMBIAMO ARGOMENTO? MA NO, DAI

Tre segnalazioni, quest’oggi.

Giungono con notevole ritardo, ma allo stato attuale sono impegnato su più fronti e nelle prossime settimane e nei prossimi mesi capirete da soli cos’è che mi ha trasformato in un misero latitante.

 

Segnalazione 1

 

Per la serie “è divertente soltanto quando capita agli altri”, segnalo l’ennesima disavventura di Linda Rando e Writer’s Dream:

 

http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2009/06/29/la-zisa-doris-i-troll-e-i-misteri-del-web/

 

A questo punto non si sa davvero se piangere o ridere, se indignarsi o cos’altro.

L’ho detto e lo ripeto: l’editoria a pagamento sta muovendo una controffensiva contro tutti coloro che osteggiano la richiesta di contributo, attaccando per non essere attaccata (non a caso elabora “teorie del complotto” per negare le sue stesse macchinazioni). E lo fa nel peggiore dei modi, ridicolizzandosi da sé. A mio modo di vedere siamo soltanto all’inizio, lo scontro s’inasprirà nei prossimi mesi/anni. Meglio farsi trovare preparati. Voi per il momento leggete l’articolo segnalato, rifletteteci e traete le vostre conclusioni.

 

Segnalazione 2

 

Probabilmente anche il buon Alberto Carollo verrà presto querelato per questo suo post:

 

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/158-editori-corsari-e-autori-kamikaze-terza-e-ultima-parte

 

nel quale non soltanto è presente un’attenta disamina dell’editoria a pagamento, ma addirittura un apprezzamento nei riguardi del sottoscritto e dei Capitani Coraggiosi. Roba da ergastolo.

Io ovviamente ringrazio Alberto e l’associazione Carta Canta per le belle parole spese nei riguardi miei, dei miei colleghi e dell’iniziativa inerente il “Manifesto”.

 

Segnalazione 3

 

A rischio di diffida e di qualche pena corporale pure Luca Baccari, autore (per conto del suo sito, “L’isola della poesia”) di questo video, per altro già segnalato da un commentatore:

 

http://www.youtube.com/watch?v=fO_4_OuoTRg&feature=player_embedded

 

Vengono spiegate le “ragioni dell’editoria gratuita”, e sfatati alcuni luoghi comuni circa le strade che un esordiente deve percorrere per arrivare all’agognata pubblicazione.

Un bravo a Luca e arrivederci alla prossima.

 

p.s.

per onestà intellettuale devo ammettere che alcune considerazioni di Alberto e Luca sull’editoria a pagamento non mi trovano d’accordo. Chi ha letto il “Manifesto” saprà cogliere da solo i passaggi ai quali faccio riferimento. Nel nome del civile confronto su argomenti di interesse comune, conto di tornarci quanto prima.

 

Aldo Moscatelli

giovedì, 11 giugno 2009

UNA POLEMICA? PRESENTE!

Giusto per farvi capire come funziona parte dell’editoria a pagamento: ormai messa sottotorchio dalla crescente consapevolezza (ma ce n’è di strada da fare) degli scrittori e dei lettori nei confronti del contributo editoriale, spala letame addosso all’editoria senza richiesta di contributo e su coloro che la sostengono. Da questo punto di vista, voi che visitate e apprezzate questo blog e i suoi ideali, ritenetevi chiamati indirettamente in causa.

C’è una controffensiva dell’editoria a pagamento, evidente nelle minacce di carattere legale che gente come Linda Rando continua a ricevere. Attaccano per non essere attaccati, ricorrono a illazioni per non dover render conto del proprio operato. Laddove, invece, chi critica l’editoria a pagamento si sforza di portare prove o argomenti (dialetticamente intesi) di difficile confutazione.

Ma state tranquilli: capita a volte che il tutto si risolva in una terribile e comica debacle.  

Leggete qui (trovate il mio commento a pagina 3, verso la fine):

 

http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025&postdays=0&postorder=asc&start=0

 

Colgo l’occasione per ringraziare Luca Baccari per la preziosa e doverosa segnalazione.

Ah, commentate anche di là se avete voglia (magari prima presentatevi nel forum però, non è buona cosa entrare in casa di altri in veste di sconosciuti). 

Aldo Moscatelli

venerdì, 05 giugno 2009

QUALCOSA NON QUADRA

Nove scrittori su dieci, tra quelli che si rivolgono al sottoscritto, inviano i propri dattiloscritti senza nemmeno aver letto il sito de I Sognatori. Dunque spediscono di tutto, e alla cieca.

Queste persone desiderano la professionalità comportandosi da dilettanti. Spediscono poesie a chi non pubblica poesie, poi fuggono nei forum per lamentarsi dell’editore X che neanche si è degnato di farmi sapere cosa pensa della mia silloge. E un po’ tutti gli credono, perché un po’ tutti ignorano la politica dell’editore X in materia di pubblicazioni. Sanno solamente che pubblica libri.

Qualcosa non quadra.

 

Se inviate una mail con una richiesta d’informazione ad alcune grandi case editrici, ottenete riposta dopo 40 giorni. Non parlo della valutazione di un manoscritto, ma di una banalissima domanda circa la loro politica editoriale.

Io… se una mail resta senza risposta per più di tre giorni, sto male fisicamente. Avverto un senso di colpa latente, la sensazione di mancare di rispetto ai miei interlocutori.

Ma a quanto pare non dovrei, perché di sicuro gli scrittori esordienti sono molto più gentili e pazienti con gli editori grandi e impertinenti che con quelli piccoli ma professionali.

Qualcosa non quadra.

 

In Italia alcune grandi case editrici meritano il massimo rispetto. Basta dare un’occhiata ai loro sterminati cataloghi per rendersi conto che non tutti, per fortuna, pubblicano seguendo esclusivamente le logiche di mercato. Niente divetti televisivi, lolite o tamarri assurti a portavoce della nuova generazione, ma scrittori veri. Però poi in rete leggi cose del tipo: “lasciate perdere quella casa editrice, io ci ho provato ma pubblicano soltanto roba ricercata”.   

Roba ricercata, già: ergo, letteratura vera.

Ma quando l’uva è troppo in alto, si è soliti reputarla acerba. E allora anche una casa editrice serissima, per di più storica e – giustamente – storicizzata, risulta criticabile dai soliti scribacchini che compensano la propria mancanza di talento con grandi dosi di spocchia.

Qualcosa non quadra.

 

Per quanto riguarda il “Manifesto contro il contributo editoriale”, nei giorni passati ho chiesto ad altri dieci editori di sottoscriverlo. Risposte ottenute: zero. Ho inviato una seconda mail. Risposte ottenute: 2. Uno ha detto di non essere interessato, l’altro di dover ancora leggere il Manifesto. Gli altri 8 tacciono stupefatti, come diceva il poeta.

A me viene un dubbio (diciamo così): non è che per caso ‘sta storia della contrarietà al contributo, accennata timidamente nei siti e/o nei blog degli editori, è soltanto un meraviglioso paravento? Non è che sottosotto questa gente mi ignora perché in verità ha qualcosa da nascondere? Perché nelle mail non chiedo di sottoscrivere, ma di rispondere. Di farmi sapere cosa ne pensano e specificare il loro grado di interesse nei confronti dell’iniziativa. Chiudersi in un ostinato mutismo significa assumere una posizione ambigua, oltre a manifestare una certa maleducazione.

Di sicuro, qualcosa non quadra.

 

I nove scrittori su dieci che mi inviano dattiloscritti alla cieca, vengono gentilmente indirizzati nell’appropriata pagina del sito. Lì c’è scritto che per sottoporre un’opera a I Sognatori bisogna acquistare un libro. Otto su nove non si fanno più sentire. Più in là vengo a sapere che hanno pubblicato a pagamento.

Qualcosa non quadra.

 

Capita pure che chi non fugge a gambe levate acquisti un libro de I Sognatori e poi invii una mail come questa:

volevo farti i miei più sinceri complimenti per l’Opera. Grandiosa. Davvero non ho parole. Una storia avvincente, ben costruita. Mi ha fatto commuovere ed esaltare, provare in pochi minuti sentimenti contrastanti. Non ti nascondo che, dopo averlo finito di leggere - come mia abitudine - ho subito attaccato a leggere un altro libro. Nulla. Il vuoto dentro (positivo intendo!). Volevo rileggere quel libro, sperare in pagine nuove, in un secondo volume […].
M'è capitato per pochi libri […] Ho intenzione di riacquistarlo per regalarlo ad un mio amico che ha letto i primi capitoli e per poco non me lo rubava!”

 

Il concorso “Un sogno dentro un sogno” è giunto alla sua terza e ultima edizione. Non avrà sviluppi perché – anche in questo caso – l’interesse nei riguardi del progetto e delle antologie poi pubblicate non è stato all’altezza delle aspettative. Tanto le antologie di racconti sono tutte uguali, no?

No. In due giorni ho ricevuto un paio di valutazioni entusiastiche (ché il problema alla fine è sempre quello: acquistare, leggere e valutare con cognizione di causa). Della prima antologia è stato detto che si tratta di “un’antologia pazzesca, qualità media altissima… sono davvero curioso di sapere se gli autori presenti hanno poi pubblicato qualcos’altro”. Ottimo veicolo promozionale, dunque.

Della seconda antologia è stato detto che “mi ha fatto cambiare idea sulle antologie”.

Non credo possa esserci complimento più lusinghiero, dal momento che un libro che abbatte un preconcetto è cosa rara.

Ma se i lettori snobbano e gli scrittori (che poi in Italia parlare di “lettori” e di “scrittori” ha poco senso, grossomodo ci si riferisce alle stesse persone) preferiscono pubblicare a pagamento piuttosto che ritagliarsi una chance acquistando un libro, non è colpa mia.

Come biasimarli, del resto? Nel caso di “Un sogno dentro un sogno” i primi non-acquirenti delle antologie sono stati i vincitori delle passate edizioni. Alla faccia di chi sostiene che libri come quelli vengono pubblicati solo per poter vendere qualche copia grazie agli autori premiati. Io so che tra i miei premiati ci sono scrittori che non hanno acquistato nemmeno una (dico una) copia. Hanno arraffato quella gratuita e tanti saluti. Non che avessero obblighi al riguardo, ci mancherebbe, però mi chiedo: gli scrittori esordienti ce l’hanno una vita sociale e un minimo di amor proprio?

A me sembra che qualcosa non quadri.

 

“Hitler era innocente” ha compiuto un anno ieri. Ma non avevo nulla da festeggiare. È il libro maggiormente pubblicizzato fra quelli editi da I Sognatori, e non certamente per merito mio, dal momento che sono stati i lettori a segnalarlo un po’ ovunque, booktrailer compreso.

Ma la diffidenza (sfociante a volte nell’ostracismo) nei riguardi del sottoscritto ha impedito al romanzo di raggiungere determinati traguardi. A quanto pare un medesimo libro è da supportare o da osteggiare a seconda di chi l’ha scritto e di chi l’ha pubblicato. Non viene giudicato in sé e per sé. Validissimo motivo per non perseverare in quella direzione. D’altronde l’avevo già detto ad Alberto Carollo, in un’intervista vecchia di diciotto mesi, che “Hitler era innocente” era l’ultimo libro che pubblicavo con I Sognatori.

E allora a distanza di un anno mi sto già guardando attorno, perché qualcuno mi ha fatto presente (sempre via mail) che quel romanzo “merita ben più ampi orizzonti, avendo quelle qualità che dovrebbero fare di un testo un best seller ma che, ahimè, al contrario raramente si incontrano nel ciarpame che troviamo sugli scaffali delle librerie.

È passato un anno e non ha nemmeno coperto le spese di stampa, invece.

Quindi qualcosa non quadra.

 

Tempo fa mi sono detto: reintroduciamo le schede di valutazione (il servizio era stato sospeso per qualche mese), chissà che qualcosa non cambi.

Macchè. Ormai è chiaro che non gliene frega un accidenti a nessuno. Lo scopo è pubblicare, non capire dove è possibile migliorare. E se andate in qualche forum e leggete frasi del tipo “a me importa soltanto che il mio manoscritto venga letto”, dubitate. Perché lo dicono tutti ma lo pensano seriamente in pochissimi.

Per un anno e mezzo ho inviato schede di valutazione gratuite a tutti. Per un anno l’ho inviata a chi si degnava di acquistare un misero libro (10 euro circa).

Chissà come mai inizialmente mi arrivavano più dattiloscritti…

Nel frattempo scopro che le agenzie letterarie vanno alla grande qui da noi, e che per una semplice lettura + compilazione della scheda di valutazione, cioè lo stesso e identico lavoro d’analisi che faccio io, i prezzi richiesti sono questi (giusto qualche esempio indicativo):

- 120 euro (Interrete)

- 140 euro (Murena Letteraria)

- 155 euro (Giro di Parole)

- 260 euro (Bottega Editoriale srl)

- 300 euro (Corte.edi)

- 300 euro (ARR)

 

I prezzi sono questi, anche se (esclusi i primi due) dovete aggiungere l’IVA al 20%.

Non sto qui a pontificare sull’equità dei costi, se sono esagerati oppure no. Fate vobis.

Vi chiedo invece: pensate che la gente si lamenti? Macchè! In più di un sito è possibile leggere che “ci sono agenzie che forniscono servizi a prezzi bassissimi, ma io le sconsiglio perché per pochi euro l’impegno che metteranno sarà certamente inferiore a quello di chi chiede 300  euro per valutare un’opera…”

 

Adesso comincio a capire. Qui non c’è “qualcosa che non va”. Qui è tutto alla rovescia.

 

Urgono cambiamenti immediati e radicali, allora.

Senza fare troppo rumore…

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 12:16 | link | commenti (25)
categorie: libri, lettori, scrittori, assurdità, aldo moscatelli
martedì, 07 aprile 2009

MI CONSENTA

Avevo già segnalato nell’ultimo post QUESTA intervista. Ci torno per rispondere alle osservazioni e ai consigli che mi sono stati forniti in sede di commento (fin qui ne sono arrivati 6).

Bizzarro come in un’intervista lunga su per giù un centinaio di righe, critiche e attacchi si concentrino su una decina di esse (quelle in blu, riportate più sotto). Quelle in cui, guarda caso, non si parla del libro in sé, ma di altro. Evidentemente il discorso sulla necessità di preservare la memoria degli eventi storici – lampante nella prima risposta – interessa molto meno della mia opposizione agli scrittori esordienti frustrati. Come se “Hitler era innocente” parlasse di editoria e non di temi un po’ più importanti. La cosa si commenti da sola, credo.

Comunque.

Da mesi tento di portare a termine un articolo sul doppio ruolo del sottoscritto, ma il tempo scarseggia e fin qui non ci sono riuscito. Le critiche ricevute mi sproneranno senza dubbio a completarlo, ma nell’attività di un editore ci sono delle priorità (valutare i manoscritti ad esempio), quindi… non garantisco tempi brevi.

Tuttavia, un post su quanto già detto da altri ci può stare. Giusto qualche osservazione sugli highlights dei vari commenti. Non li posto per intero ma potete leggerli in versione estesa QUI.

Faccio presente che la frase incriminata è questa:

 

In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati due o tre scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.

Quanto alle difficoltà, ne ho già incontrate troppe durante la stesura del testo per preoccuparmi di ciò che avrebbero pensato i “dubbiosi” (sono un editore e uno scrittore, non una balia). […]

Soprattutto, nei sei anni passati a scrivere “Hitler era innocente”, il mio pensiero correva alle vittime dimenticate dell’Olocausto, non certo a chi – senza nemmeno sfogliare l’opera – l’avrebbe giudicata sulla base di congetture.

 

 E adesso vado col botta e risposta:

 

 

COMMENTO 1 (di Elfo)

 

Per avere questa alta stima della tua opera devi avere avuto un forte riscontro di pubblico…

 

Domanda: da dove emerge l’alta stima nei riguardi del mio ultimo romanzo, all’interno della seconda risposta? Ho detto soltanto che chi giudica un lavoro senza averlo letto, per me non è degno di considerazione. Questo significa vantarsi puerilmente?

Tuttavia, mi chiedi se l’opera ha avuto un forte riscontro e ti rispondo: 4 delle 5 recensioni che ho ricevuto recentemente parlano di “un libro che si tiene dentro” (Glauco Silvestri), “un romanzo che è più di un romanzo” (Laura Costantini), “un libro che andrebbe insegnato nelle scuole” (Cristina Bove) e “un capolavoro indiscusso” (Roberto/Zeruhur). L’hanno detto alcuni lettori, non io. Se non concordi confrontati con loro.

Io invece nell’intervista ho scritto: “Indurre i lettori a interrogarsi sul perché delle cose, lasciando al contempo ch’essi s’affezionassero ai miei personaggi e alle loro storie, era il risultato principale che desideravo raggiungere attraverso Hitler era innocente. Spero di esserci riuscito”.

Questa frase secondo te denota auspicio o certezza?

 

leggo il blog di Neil Gaiman e lui non ha quest’aria da “perchè io sono io e gli altri nullità”. Ah ah, lo so non l’hai detto, sto esagerando…

 

Infatti. Hai detto tutto tu.

 

Da uno che pubblica il Manifesto contro l’Editoria a pagamento mi sarei aspettata un diverso atteggiamento […] A questo punto ci vorrebbe la postilla “E se proprio non trovate nessuno che vi pubblica…fate come me , apritevi una casa editrice!”

Non a pagamento? Magari! E secondo te per quale motivo non lo fanno?

In effetti, altrove e in altri contesti (appropriati), l’ho avanzata davvero questa proposta. Repliche  zero (ma si trattava di una provocazione, non attendevo sul serio le risposte), perché è chiaro che davanti al carico di impegni che la creazione di una casa editrice comporta… uno scrittore esordiente preferisce fare altro. Un “Manifesto” serio, che intenda offrire agli scrittori alternative sensate al pagamento del contributo, non può prospettare un impegno mille volte maggiore e un esborso economico più elevato di qualunque contributo editoriale. Altrimenti l’autore esordiente fugge a gambe levate e si rifugia nell’editoria a pagamento.

 

Visto che hai questo mare di cultura storica…

 

Io non mi sono espresso così, ma vedo che ti sollazzi un mondo a gonfiare le mie dichiarazioni, e non voglio rovinarti il divertimento.

 

… e che le tue possibilità erano così elevate…

 

Come sopra.

 

… posso sapere come mai non hai corso il rischio di far pubblicare “Hitler era innocente” a qualcun altro?

 

Perché agendo in quel modo portavo dei benefici alla mia casa editrice e al contempo non danneggiavo nessuno. Dopotutto I Sognatori è nata allo scopo di pubblicare anche i miei libri. È una cosa nota, lo dico persino nella home page del sito della casa editrice. Chi si rivolge a I Sognatori sa benissimo che nel catalogo ci sono pure alcuni miei lavori. “Hitler era innocente” è l’ultimo, non ce ne saranno altri. L’ho dichiarato un anno fa, lo ribadisco oggi.

 

COMMENTO 2 (di Ayame)

 

Mi sembra piuttosto una sottile accusa all’intervistatrice, che però non scrive, quindi scrittrice frustrata non può esserlo.

 

Ti sei risposta da sola.

 

COMMENTO 3 (di Noe)

 

Io penso che Moscatelli non volesse dire nessuna delle cose che voi avete letto…

Tranne quello che ho detto chiaramente. Chi lavora d’interpretazione certe cose non le coglie.

 

Il pezzo evidenziato da voi, è evidentemente (scusate il gioco di parole) uno sfogo contro qualcuno che ha criticato il suo operato, come “risposta” alla non pubblicazione.

 

Esattamente. E ti dico anche a chi mi riferivo, Noe. Mi riferivo a scrittori esordienti che, dopo aver ricevuto una scheda di lettura nella quale motivavo pienamente il rifiuto di pubblicare il loro lavoro, mi mandavano mail come questa (già pubblicata su questo blog mesi fa, ma la rispolvero perché calza a pennello):

 

Gentile redazione de "I Sognatori". Il vostro responso mi ha disilluso, inutile negarlo, ma non è che m'aspettassi una risposta granché diversa: d'altronde è quasi paradossale che dalla capitale italiana dell'editoria (l’autore della mail si riferisce a Milano, nota di Aldo) si debba riporre le speranze in un editore (di se stesso) leccese.

 

Su, dai, difendiamo anche questo imbecille razzista!

 

Non ha detto che ha scritto un’opera bellissima e incriticabile, sta dicendo semplicemente di non criticarla a priori.

 

Menomale che qualcuno se n’è accorto… grazie Noe.

 

COMMENTO 4 (di Elfo)

 

non credo sia un pregiudizio così grosso il pensare che un editore che diventa scrittore quantomeno dovrebbe provare a far leggere il suo testo a qualcun altro.

 

Chi dice che non l’abbia fatto? Se un mio libro non è stato pubblicato da altri non significa che nessuno l’abbia valutato e per giunta positivamente. In ambito professionale, è chiaro. Possono esserci altri motivi, magari retroscena che tu ignori. O credi di sapere tutto di me per via di una piccola intervista (anzi, per via di due frasi)?

 

COMMENTO 5 (di Livia)

 

Dato che il dubbio l’ho sollevato io…

 

Pensavo parlassi in generale, non a titolo personale. Io comunque mi riferivo davvero agli scrittori esordienti frustrati (come quello già citato). Però ne possiamo parlare, nessun problema.

 

un autore che sia anche un editore non ha garanzia di essere davvero valido, se pubblica da sé.

 

Giusto. Ha bisogno che a dirglielo siano terze persone. Quindi se ottiene giudizi professionali (e in quanto tali, al di sopra delle parti) di segno positivo, ovviamente da persone che non siano la nonna, l’amico o l’ex compagno di banco… e se le buone impressioni di quelle persone vengono poi confermate dai lettori… allora può ben dire: ho pubblicato un libro davvero valido.

 

Andrea Malabaila, editore con Las Vegas, è autore per Azimut e Marsilio.

 

Buon per lui. Evidentemente, oltre che editore serissimo, è anche un bravo scrittore.

Io alcune grandi occasioni (moooolto grandi) me le sono lasciate sfuggire per inesperienza. Ma sono quelle grandi occasioni che mi hanno confermato quanto vale ciò che scrivo. Non ho saputo finalizzare, ma i giudizi positivi sulle mie capacità erano validi allora e sono validi oggi. I miei manoscritti erano validi allora (quando a interessarsi erano altri) e sono validi oggi (che recano il logo della mia casa editrice).

 

se io certifico la bontà delle mozzarelle e sono un produttore di mozzarelle si chiama conflitto di interessi…

 

Io produco ma non certifico. Lascio che a certificare siano altri. E quando dico “altri” intendo persone come te, Livia: sbaglio o hai speso parole d’elogio nei riguardi di “Hitler era innocente”?

Per una questione di coerenza dovresti essere la prima, oggi, ad ammettere che nutrire pregiudizi nei riguardi di un editore-scrittore è SBAGLIATO. Che le eccezioni sussistono. Che così facendo si rischia di ignorare opere meritevoli. E invece parli di “conflitto di interesse”. Bah.

In proposito mi vengono in mente i casi di Roberta Kalechofsky e Leo Longanesi, editori che hanno pubblicato attraverso le proprie case editrici (rispettivamente Longanesi Editore e la Micah Press). Nei loro confronti non leggo mai critiche aspre. Il caso della Kalechofsky è eclatante: in oltre trent’anni ha editato 51 lavori, di cui 11 suoi. E sapete cosa si dice della Kalechofsky? Questo:

Per farsi ascoltare, per raggiungere un suo pur esiguo pubblico col quale dialogare, Roberta Kalechofsky ha deciso, all’ennesimo rifiuto, di fondare una sua casa editrice (la Micah Press) e affidare la propria funzione comunicativa ai precari, sfibranti canali distributivi e di circolazione delle idee della cultura alternativa. Ha dovuto, in un certo senso, entrare nella clandestinità. Ma al di là della umana frustrazione dell’autore costretto alla emarginazione, il danno maggiore lo subisce il grande pubblico, al quale la presenza di una voce diversa, di una voce di valore che dice “No!” al sistema editoriale, braccio secolare di una cultura del consumo che si camuffa da Grande Cultura, viene nascosta, cancellata di proposito dal silenzio ufficiale. Una strisciante emarginazione della creatività letteraria quando questa non sia disposta ad allinearsi e a sottostare alle leggi del profitto” (Mario Materassi).

 

Il dubbio è questo: perché prestarsi alla critica, giusta e sacrosanta, facendo una scelta del genere?

 

Perché un bel libro è tale a prescindere da chi l’ha scritto e da chi l’ha pubblicato. Questa mia coerenza di pensiero è dimostrata anche dal “Manifesto contro il contributo editoriale”, nel quale ho affermato senza alcun problema che pure l’editoria a pagamento pubblica ottimi libri (il problema infatti non è quello, ma è inutile dilungarsi in questa sede).

A me interessava agire nell’interesse della casa editrice (e non dico di più, visto che questo non è un processo), e se in vita mia avessi ricevuto soltanto stroncature, o soltanto complimenti di amici/parenti/conoscenti, non mi sarei mai permesso di pubblicare i miei tre lavori.

 

COMMENTO 6 (di Chiaralice)

 

Posso permettermi di dare un suggerimento al signor Moscatelli? Signor Moscatelli, un po’ più di umiltà e un po’ più d’attenzione a quello che dice…

 

E perché mai? Mi piaccio così tanto! “Per Dio, dite tutti qualche malignità sul mio conto, così saprò che per voi valgo qualcosa! Non dite cose amabili altrimenti sono finito” (D.H. Lawrence).

 

La parte in cui parla degli “scrittori frustrati” è talmente oscena da offuscare tutto il resto.

 

Eh, ha offuscato un bel po’ di cose, a quanto pare.

 

E poi, il tocco di classe: Io non voglio pagare per pubblicare. Allora sai che faccio? Mi apro una casa editrice  e mi erigo a salvatore della patria…

 

È esattamente quello che ho detto nell’intervista, sì sì.

 

… non facendo pagare neanche gli altri che pubblico.

Già, questo altruismo è davvero uno schifo. Danneggia tutto e tutti. Sono ai limiti della denuncia civile e finanche penale.

Qualcuno chiami le guardie.

 

__________________________________________

 

Sento già le sirene, quindi devo chiudere in fretta.

Dovrei aggiungere molte altre cose, ma le riservo per l’articolo che terminerò in futuro.

Sappiate che su Liblog si è continuato a parlare del sottoscritto anche per altre cose, ma vi ho già rubato troppo tempo per oggi. Ne riparliamo la prossima volta.

Ciao,

Aldo Moscatelli

 

martedì, 31 marzo 2009

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

Vi raccontavo qualche giorno fa di aver contattato quattro case editrici, negli ultimi giorni, per chiedere ai rispettivi direttori editoriali di sottoscrivere il “Manifesto contro il contributo editoriale”.

Una di queste – proprio oggi – mi ha informato di non essere interessata all’iniziativa.

Non farò nomi, no. A suo tempo lasciai nell’anonimato le associazioni che boicottarono “Hitler era innocente”, perché mi sembrava scorretto fornire pubblicità negativa a chi portava avanti un impegno sociale che apprezzavo al di là di qualsivoglia tornaconto personale.

Allo stesso modo, mi sembra scorretto fornire pubblicità negativa a chi pubblica scrittori sconosciuti senza chiedere alcun contributo editoriale.

Questione di coerenza, ancora una volta.

Tutto ciò non implica che io debba accettare a testa bassa ragionamenti contraddittori e critiche infondate. Né posso mascherare una delusione che monta col passare dei giorni.

Il rifiuto di sottoscrivere il “Manifesto” è stato argomentato così:

 

Ciao Aldo.
Salto i convenevoli e vado dritto a rispondere.
All'interno della redazione di […] le intenzioni della tua iniziativa hanno ricevuto unanime apprezzamento, e allo stesso modo c'è stato accordo sul rimarcare l'aspetto poco operativo del Manifesto da te così analiticamente composto. Sia ben chiaro, non è una critica, ma una semplice constatazione: ne capiamo bene le intenzioni e siamo lungi dal non ritenerlo utile. Tuttavia, per quanto ci muoviamo secondo i principi che tu hai evidenziato nelle antitesi, e siamo contrari a qualsiasi forma di editoria a pagamento, per una questione di principio e rigore deontologico - siamo estremamente fermi su queste cose, e se c'è qualcuno che può capire il valore di queste cose obsolete sei senz'altro tu - noi non aderiamo a iniziative che non comprendano una parte decisamente fattiva.

Questo è il motivo per il quale decliniamo il tuo cortese invito, pur sostenendone, come già detto, il pregio: non ne condividiamo il metodo. Saremo infatti disposti, qualora il Manifesto porti a qualche azione pratica o trovi (come speriamo) sviluppo operativo, a dare spazio sul blog e tra le news di […], ma in questa fase dell'iniziativa sentiamo di non portare alcun contributo particolare solo aderendo con la nostra firma, più di quanto già non facciamo rimanendo fedeli alle caratteristiche di trasparenza che portiamo avanti da sempre. Insomma: troviamo lodevole il tuo lavoro, ma non lo sentiamo parte del nostro percorso.
Ti auguriamo comunque di trovare risonanza e giusti riconoscimenti, e che il tuo impegno abbia efficacia.
A presto, e ancora grazie per aver pensato a noi.

 

La mia replica è stata questa:

 

Caro [...],

salto i convenevoli anch’io e ti dico che francamente fatico a comprendere le ragioni del diniego.

Sei il secondo a lamentare la mancanza di una parte operativa: sei il secondo al quale faccio presente che, per la prima volta nella storia dell’editoria italiana, un editore mette a disposizione dei suoi colleghi uno spazio promozionale gratuito all’interno del proprio sito, senza nulla pretendere in cambio (a parte – ovviamente – la sottoscrizione del “Manifesto”). Tutto ciò non denota un’assenza di risvolti pratici. Al contrario: rende palese la volontà di avviare un cambiamento concreto nei rapporti tra case editrici indipendenti, sfumando il concetto di “concorrenza” in vista di un fine comune.

Davvero, non capisco dove sia il problema.

Parli di carenza di aspetti operativi, affermazione che per me è inammissibile, considerando tutto il lavoro che ho svolto fin qui e la possibilità che sto offrendo (a voi e ad altri) sul piano pubblicitario. Forse intendi “mancanza di evoluzioni certe”.

Io dico che preoccuparsi di tutto questo non ha senso. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Qui si vuole correre ancor prima di aver allacciato le scarpe. Chi lamenta la carenza di evoluzioni farebbe meglio, dal mio punto di vista, a firmare il “Manifesto” (d’altronde è già lì, e a quanto pare racchiude ideali comuni), a godersi la meritata pubblicità gratuita e, se non desidera restare con le mani in mano, arrotolare le maniche della camicia come ho fatto io e muoversi nella mia stessa direzione, offrendo visibilità agli altri editori firmatari senza esigere alcunché in cambio.

La mia sensazione è che qui chi resta immobile critichi senza motivo colui che, a piccoli passi, ha già percorso un pezzetto di strada nella realizzazione di un fronte unitario. E che a perdere inutilmente tempo, a non mostrare la volontà di (co)operare… siano altri, certamente non il sottoscritto.

Preoccuparsi del futuro senza agire nel presente è una contraddizione in termini.

Io non capisco questa refrattarietà, e francamente ritengo che anche i lettori e gli scrittori esordienti, desiderosi di conoscere attraverso me ulteriori case editrici, non capiranno.

Voi vedete pochi margini d’evoluzione.

Io vedo un’opportunità che non viene colta.

Nessun problema, comunque: mi rivolgerò altrove.

Saluti, e un buon lavoro anche a voi.

Aldo Moscatelli

 

 

Credo che lo scambio di mail dica già tutto, ma permettetemi qualche considerazione:

 

1) un editore che, senza alzare un dito, si ritrova nella vantaggiosa situazione di poter sottoscrivere un “Manifesto” già bello e pronto, non risulta granché gentile nel momento in cui dichiara (per giunta al motore dell’iniziativa) che il progetto appare “statico”. Se non altro perché fin qui il lavoro “sporco” l’ho fatto io, passando mesi a elaborare un “Manifesto” (capace di andare al di là degli slogan e dell’ordinario “noi siamo contrari all’editoria iniqua”) in cui potessero riconoscersi tutti gli editori NON a pagamento, e contattando personalmente i colleghi ai quali concedere l’opportunità di ottenere uno spazio promozionale che le logiche di mercato (basate appunto sulla concorrenza, a volte spietata, fra case editrici) di norma precludono;

2) conferire maggiore importanza a quel che non c’è (i fantomatici “risvolti operativi”) piuttosto che a quello che già c’è significa sminuire la portata e i contenuti stessi del “Manifesto”. Porre in secondo piano gli ideali che racchiude e la vivacità dialettica che lo anima. Adesso che un documento comune c’è, sembra quasi che non abbia importanza. Che conti esclusivamente il “dopo”. Poco importa se il mio unico obiettivo è quello di dare una mano agli editori che reputo meritevoli d’attenzione.

Si è mai visto un naufrago che rifiuta il soccorso disinteressato di un pescatore nell’attesa che una lussuosa nave da crociera giunga a salvarlo?

3) domanda: e se l’iniziativa fosse partita da Feltrinelli, ci si sarebbe lamentati ugualmente della supposta mancanza di risvolti operativi? Credo di no. La palla sarebbe stata colta al balzo, risvolti o meno. Una partnership con un colosso editoriale fa decisamente gola, mi pare innegabile. Coi “Sognatori”, a quanto pare, un po’ meno.

Niente di nuovo sotto il sole.

 

Aldo Moscatelli

p.s.

di recente Patty mi chiedeva su questo blog se alcuni miei colleghi si vergognano di essere editori corretti ed encomiabili per la loro etica, in un paese (minuscola intenzionale) dove vincono sempre i furbi e gli approfittatori??

Risposta: boh, chiedilo a loro…

sabato, 21 marzo 2009

LA MAIL DELL’ANNO

Auguro a tutti voi un buon fine settimana, postando la mail dell’anno.

Giuro che è vera.

Ho scritto tre libri, ne ho letti a bizzeffe, ma nemmeno io sarei capace di forzare a tal punto i limiti della mia fantasia.

Ciao,

Aldo Moscatelli

 

Egregio editore,

mi piacerebbe vincere il Concorso Nazionale XXXXXX, che però prende in considerazione soltanto romanzi già EDITI.

Il mio romanzo, invece, non è mai stato pubblicato da nessuna casa editrice.

Dal momento che il Concorso scade fra breve, mi chiedevo se vi era possibile pubblicare il mio romanzo, in modo da garantirmi appositamente la partecipazione al Concorso…

postato da: Isognatori alle ore 14:25 | link | commenti (16)
categorie: editoria, assurdità
venerdì, 13 febbraio 2009

INGERENZE

So da tempo immemore che in questo nostro Paese, quando si parla di editoria, può davvero succedere di tutto.

Anche che qualche casa editrice intimi a una minorenne di tenere la bocca chiusa.

I motivi? Fondamentalmente ignoti, o quanto meno vaghi.

Ora, che siti, blog e forum siano zeppi di scrittorucoli incazzati col mondo, e quindi incapaci di operare dei distinguo fra una casa editrice e l’altra, è risaputo. Troppa gente spala letame su tutto e tutti, a volte per motivi di una banalità sconcertante. Il fatto stesso di non essere stati ritenuti idonei alla pubblicazione spinge più d’uno a bollare una casa editrice come “incompetente”. Ma in pochi ammettono le reali motivazioni dell’astio, per cui su molti forum ci si limita a generiche accuse, che ovviamente lasciano il tempo che trovano.

Cosa succede dall’altra parte della barricata? Più o meno la stessa cosa. Anche le case editrici, infatti, sono zeppe di addetti ai lavori incapaci di operare dei distinguo tra un sito letterario e l’altro. All’occasione “minacciano” un po’ tutti, quindi, eccetto quelli che – per i motivi più disparati – incensano il loro operato. Chi invece, attenendosi alle informazioni presenti sui siti delle case editrici, pone alla luce del sole determinati fattori, ad esempio quello che la casa editrice X chiede il contributo editoriale in quella o quell’altra forma, viene tacciato di ledere l’immagine della casa editrice.

La verità, ovviamente, è un’altra: a una casa editrice a pagamento non piace l’idea che la richiesta di contributo venga elevata a discriminante. E poi certe cose è meglio lasciarle in un angolino buio, alla mercè dei più accorti. Dei pignoli. Quelli, per inciso, che danno fastidio perché non si fanno gli affari loro. Gente come Linda, che ormai pare il bersaglio preferito di chi sa parlare soltanto per bocca di un rappresentante legale.

Questi signori, piuttosto che minacciare querele, farebbero bene a intavolare una discussione attorno ai temi dell’editoria. Non è necessario intervenire direttamente sui forum, operazione che porterebbe via un mucchio di tempo. Basta parlarne nelle specifiche sedi, come faccio io nel mio blog e nel mio sito. Faccio presente che parlare non significa “giustificare”: un editore impronta una politica editoriale e se non ha nulla da nascondere, può tranquillamente sciorinare i motivi delle sue scelte. Sempre che su questi argomenti si abbia qualcosa da dire. Perché la mia impressione è che molti editori corrano in lacrime dall’avvocato per una semplice ragione: totale assenza di argomentazioni. Molto meglio affidare la propria difesa a un azzeccagarbugli qualunque, che almeno riuscirà a spaventare l’impiccione di turno con termini altisonanti.

Mi chiedo dove andremo a finire. Non escludo che fra un po’ anche il lettore che si è limitato a esprimere un’opinione negativa su un dato libro si vedrà recapitare la lettera di un avvocato…

Proprio per questo, ai frequentatori di questo blog chiedo di esprimere un pizzico di solidarietà a Linda, lasciandole un commento su Writer’s Dream.

Anche per far capire a certa gente da che parte stanno i lettori.

Aldo Moscatelli

p.s.

nel forum di Writer’s Dream alcuni utenti hanno mostrato forti perplessità su certi aspetti della politica editoriale dei Sognatori. Non vedo dove sia il problema. Si parla comunque di pareri su aspetti specifici della mia casa editrice, che possono andar bene… ma anche no. Aspetti concreti, ad ogni modo, esposti minuziosamente nel sito. Non c’è diffamazione, nessuno si è permesso di dire… che so… che I Sognatori sostiene di non chiedere il contributo e poi, al momento della pubblicazione, impone all’esordiente di pagare una parcella di 1000 euro per l’editing. Hanno invece dichiarato, ad esempio, che I Sognatori non ha una distribuzione in libreria: cosa verissima.

Questo discorso è valido per me, è valido per tutti. Se la casa editrice Y chiede il contributo, e in un forum si sostiene che la casa editrice Y chiede il contributo, non c’è diffamazione. C’è verità.

E se un utente dichiara: vi sconsiglio la casa editrice Y perché chiede il contributo… non c’è diffamazione. C’è opinione motivata (e dal mio punto di vista, anche tanta saggezza).

p.p.s.

nel contesto di SOGNI CONDIVISI ho inviato a Linda un libro da valutare.

Se lo stroncherà, prometto di NON inoltrarle la lettera di un avvocato.

Anche perché l’avvocato della casa editrice è il mio gatto, ed è facilmente corruttibile mediante croccantini.

p.p.p.s

segnalo un altro articolo sul tema, quello di Elena e Giulia di Studio83, che trovate QUI.

mercoledì, 11 febbraio 2009

IGNAVIA

Qualche giorno fa ho lasciato un commento sul blog di Patty, per ringraziarla dell’inclusione del mio “Hitler era innocente” nella lista dei migliori libri letti durante il 2008.

Sono cose che fanno piacere.

La parte finale del commento, però, l’ho cancellata all’ultimo istante. Mi sono reso conto che poteva risultare antipatico inserire una specifica nel blog di un’altra persona. Blog fra l’altro che viene visitato soprattutto – che io sappia – da lettori. 

Così ci torno adesso e qui, in casa mia. Onde evitare che qualcuno si senta chiamato direttamente in causa.

La parte finale del commento tagliato riprendeva una frase di Patty:

il problema è che “Hitler era innocente” sono  in pochi a conoscerlo.

Ecco, mi permetto di dissentire e ritorno sul ragionamento che ho auto-censurato.

 

Non è vero che “Hitler era innocente”, e i libri de I Sognatori in generale, sono poco conosciuti.

Al massimo sono in pochi a voler offrire loro una chance.

Probabilmente Patty intendeva sono in pochi ad averlo letto, ma vado avanti nel mio ragionamento perché la differenza tra “conoscere” e “aver notato, acquistato e letto” mi sta a cuore.

Ad esempio ricordo benissimo che a suo tempo, in un solo forum (sottolineo: un solo forum), il post di presentazione del citato “Hitler era innocente” fu letto da 500 persone! Moltiplicate questo numero per le decine di forum, siti e blog in cui sono solito cercare un po’ di spazio promozionale. Aggiungeteci la pubblicità che mi riservano, senza che io chieda nulla, numerosi forum, siti e blog. Nonché la pubblicità costante garantita dal sito della casa editrice (adesso posso dirlo: nell’ambito della piccola editoria è fra i più visitati in assoluto) e dal blog che state leggendo.

Ogni uscita targata “I Sognatori” viene portata a conoscenza di migliaia di persone. Cifre a quattro zeri, sulla lunga distanza. Internet può questo ed altro. Per cui, paradossalmente, “Hitler era innocente” è stato richiesto dalla Lituania e dalle Seichelles, “Lapsus” dallo Yemen, e “Camp attack” è finito in Germania. “Hitler era innocente”, poi, continuano a chiedermelo le librerie, quindi il nome dei lavori pubblicati fin qui circola, c’è poco da fare. E su Anobii, a quanto pare, ci conoscono in tanti.

L’aspetto grottesco di questa faccenda sta nel fatto che le persone che – in teoria – dovrebbero manifestare il maggiore interesse nei riguardi della casa editrice, e cioè i lettori che navigano in rete alla ricerca di nuove opere da scoprire, mostrano scarsissima propensione all’esplorazione concreta di queste strade alternative. Si bloccano sull’uscio, per così dire.

Liberissimi di farlo, per carità. Non è che puoi spintonare il lettore. Però la cosa colpisce ugualmente. Soprattutto quando ti accorgi che una recensione ultrapositiva viene clamorosamente snobbata.

Ormai rido di gusto ogni volta in cui nel blog X viene postata la recensione di un mio libro. Perché cala il gelo. Blog che ricevono in media 20-30 commenti per ogni articolo, all’improvviso restano muti. Al massimo ci si limita al consueto “bella recensione!”. O si ribadisce stancamente un concetto espresso dal recensore (tipo che la piccola editoria merita appoggio, o che il Ventennio fu un periodaccio). Poi ci sono quelli che, ritenendosi particolarmente arguti, vanno alla ricerca di qualche refuso presente nella recensione. Ma in linea generale prevale il silenzio. Puoi parlare (anche malissimo) dello scrittore eschimese misconosciuto, o del poeta di nicchia austroungarico: un minimo di attenzione riesci a destarla in chi ti segue. Ma guai a parlare (anche benissimo) dello scrittore italiano esordiente: non verrai degnato.

I lettori, un pochino, li capisco. Escono troppi libri in questo Paese di poeti e navigatori (ringraziamo tutti in coro l’editoria a pagamento), e un lettore non può mica star dietro a tutte le novità. Occorre operare delle scelte (soggettive, e quindi incontestabili) e fare filtro.

Un buon filtro però (e qui ritornano i paradossi) è rappresentato dal giudizio di un lettore che ha già valutato un’opera. E del quale ci si fida, ché di commenti entusiastici ma di parte (o peggio ancora pilotati) ne è zeppa la rete. E tuttavia, il consiglio del lettore fidato viene recepito in maniera molto più sentita se l’autore proposto è straniero e/o è stato pubblicato da una casa editrice piuttosto nota. Sono nel giro da troppo tempo per non sapere che le cose vanno così.

Altrimenti non mi spiego per quale motivo un libro che costa la miseria di 10,50 euro, noto a migliaia di persone, e recentemente definito da diversi lettori piuttosto attivi nella blogosfera letteraria (cito) “un libro che si vive intensamente e si tiene dentro”, “un romanzo che è più di un romanzo” e “un capolavoro indiscusso”… non ha nemmeno coperto le spese di pubblicazione.

Ah, già: ha la copertina tutta nera…

 

I veri nemici della mia attività editoriale non sono i detrattori. Lo dico soprattutto a beneficio di chi pensa che io trascorra le giornate a rodermi il fegato per quei quattro pantofolai che mi remano contro.

I veri nemici sono altri. L’esterofilia diffusa, ad esempio (in tal senso vorrei che i lettori offrissero le medesime opportunità a tutti gli scrittori, indipendentemente dalla nazionalità). Nonché le persone che ragionano per luoghi comuni. Per cui l’antologia scaturita da un concorso non è altro che un ammasso di raccontini pubblicati senza editing e senza correzione della bozza (e io che ci perdo le settimane su questi particolari!), data alle stampe soltanto per poter spingere gli stessi scrittori pubblicati ad acquistare tot copie e coprire così le spese di stampa.

Stai fresco: se avessi dovuto coprire le spese delle prime due edizioni di “Un sogno dentro un sogno” facendo leva sull’acquisto spontaneo dei vincitori, la terza edizione non l’avrei mai indetta. Né avrei mai regalato decine di copie gratuite (in totale) ai trionfatori delle medesime edizioni.

Un sogno dentro un sogno” continua perché un buon numero di lettori ha comprato e apprezzato le antologie che ne sono scaturite.

Vi chiederete: ma se un buon numero di lettori ha acquistato quei libri, perché ti lamenti?

Non è che mi lamento. Figuriamoci. A me le cose vanno meglio rispetto ad altri editori, che dopo due anni sono costretti a chiudere i battenti. Lavoro con la consapevolezza di poter fare la stessa fine, un giorno o l’altro, ma non è che la cosa mi sconvolga. Giunto in questo luminoso punto della mia vita (per citare il Poeta), certe eventualità non mi spaventano più. Ho già dovuto rivedere la mia posizione su un mucchio di temi, sfatando certezze ingenue (chiamatele pure illusioni); per cui quando quel tipografo mi disse che in Italia era già difficilissimo piazzare tra perfetti sconosciuti  50 copie di un libro ignoto, nonché pubblicato da un editore ignoto, reagii sorridendo. Adesso so che c’è ben poco da ridere, perché la realtà è esattamente quella. E in quanto tale, da temere non c’è nulla. All’invisibilità sono abituato da sempre, ma sono anche abituato a interrogarmi sul perché degli eventi. Io pubblico finché mi viene data questa opportunità, al massimo il problema è di chi si lascia sfuggire l’occasione di leggere un bel libro. Non mi pongo nemmeno il problema di apparire spocchioso, perchè ormai questo è il motivo principale per il quale lavoro: concedere un’opportunità alle opere che mi convincono e – al contempo – concedere un’opportunità ai pochi lettori che cercano un’alternativa alle proposte editoriali delle case editrici note e meno note.

Il punto è che rimango regolarmente sorpreso dalla forte sproporzione tra consensi e interesse di massa o micromassa (leggi: i frequentatori di un blog, di un sito o di un forum). È la curiosità del lettore medio, la sua volontà di aprirsi a scenari letterari nuovi, a fungere da ago della bilancia. Ed è lo stesso motivo per il quale negli USA il solo mercato underground consente a una casa editrice come la Micah Press, dedita alla pubblicazione di testi strettamente anti-commerciali (vegetarianesimo, lotte animaliste e altro) di sopravvivere tra alti e bassi da oltre trent’anni.

Perché qui si tratta semplicemente di osare. Di leggere una recensione positiva, appuntare il titolo del libro in una lista reale (e non immaginaria, visto che un po’ tutti i commentatori dei blog, quando non sanno che dire di un libro, dichiarano puntualmente: sembra interessante, lo metto nella lista), e poi fare quel passettino in più che consiste nel contattare la casa editrice per farsi spedire l’opera.

Chi frequenta regolarmente questo blog, di coraggio ne ha da vendere. So bene che da queste parti la piccola editoria di qualità non viene appoggiata soltanto con le belle parole. Molti di voi sono curiosi, onnivori, spaziano da una casa editrice all’altra senza precludersi alcunché. Nella lista mi ci metto anch’io, se non altro perché a casa ho una decina di libri ancora da leggere, pubblicati da editori di nicchia. E se vi confidassi che cosa sto leggendo da più di una settimana vi mettereste a ridere…

Siamo comunque in pochi. Troppo pochi.

Tornando al discorso iniziale: ho letto recensioni quasi commoventi dei primi due volumi di “Un sogno dentro un sogno”, ma ho rilevato scarsissimo interesse da parte degli astanti. Di “Altrove da me” si è detto tutto il bene possibile. “Lapsus”… è “Lapsus”, la sua comprovata unicità dovrebbe spingere chiunque all’acquisto.

E tutto questo non lo dico io: lo dicono quei lettori che hanno osato, fregandosene di dover comperare il libro dello scrittore sconosciuto pubblicato dalla casa editrice sconosciuta.

Osare, sì, perché in un Paese dominato da holding editoriali e recensioni sui giornali acquistate a suon di quattrini,  la differenza possono farla esclusivamente i lettori.

Siamo messi male, dunque.

Perché io noto una pigrizia e una mancanza di curiosità decisamente preoccupanti. Ed è per questo motivo che continuo a professarmi più che pessimista nei riguardi del futuro della piccola editoria.

La maggior parte dei lettori italiani (quelli veri, che acquistano almeno 4 o 5 libri al mese) s’affaccia sul panorama editoriale italiano, osserva da lontano qualcosa che attira la sua attenzione ma poi desiste, dirottando la propria preferenza altrove. Non osa. Si lascia impressionare – piuttosto – dalle tre righe entusiastiche del giornalista prezzolato, o dalle classifiche di vendita, o dalle polemiche costruite ad hoc per attirare l’attenzione su un libro in particolare (ne sanno qualcosa gli amici di Biblios, nella persona di Zeruhur).

Ribadisco, ognuno agisce nel modo in cui desidera. Un editore non può fare i conti in tasca al lettore, o scongiurarlo di acquistare un libro piuttosto che un altro. Sarebbe patetico, quanto meno. Deve essere il lettore a diversificare le proprie scelte, a creare un equilibrio che allo stato attuale non c’è.  Di questo passo le voci nuove e differenti si spegneranno una alla volta.

Se poi la cosa ha davvero importanza, lo lascio stabilire a voi.

Parlando da lettore, vi dico che per me ce l’ha. Parlando da editore, vi dico che m’importa poco o nulla: sia fatta la volontà della maggioranza. Amen.

 

In linea generale: se non c'è qualcuno che sfida il percorso letterario e culturale più accettato, allora dov'è la possibilità per le nuove leve di emergere?

 

 

Ho evitato di postare queste riflessioni nel blog di Patty perché non volevo dare l’impressione di fare esclusivo riferimento ai suoi frequentatori, occasionali e non.

Il mio è un discorso generale (magari fosse particolare!) che analizza un aspetto dell’universo editoriale col quale – mio malgrado – sono costretto a fare i conti giornalmente.

E come me, altri editori onesti e appassionati. Almeno su questo fronte, quel che scrivo non ha mai finalità individualistiche.

Sulla barca siamo in parecchi, e ogni tanto ci guardiamo fra noi e ci chiediamo chi sarà il prossimo a finire in mare…

 

Aldo Moscatelli