Qualcuno di voi, probabilmente, ricorderà QUESTO post, nel quale ironizzavo su un dato ahimé ben poco divertente: nel 2008, nella classifica che ogni anno stabilisce in quali regioni si legge di più e in quali di meno,
Quel dato mi deprimeva non poco e così ho deciso di indagare per conto mio. Desideravo stabilire se almeno nella mia città (Lecce) e in una fascia di età circoscritta (19-30 anni), fosse possibile cogliere segnali incoraggianti.
Nel mese di settembre, camuffato da comune sondaggista (o uomo-cartellina, com’era solita definirmi Francesca), mi sono recato nelle Università leccesi per fare qualche domanda agli studenti (l’anonimato ha i suoi vantaggi da questo punto di vista) e trovare risposta principalmente ai seguenti quesiti:
1) quanti libri leggono mediamente gli studenti universitari leccesi in un anno?
2) quali sono gli autori preferiti degli studenti universitari leccesi?
3) quali generi letterari prediligono gli studenti universitari leccesi?
4) gli studenti universitari leccesi scrivono?
5) gli studenti universitari leccesi conoscono le piccole case editrici?
Il quadro generale, posso anticiparvelo, non è dei più rosei, e grossomodo conferma i dati sconfortanti forniti dall’Associazione Italiana Editori.
Ma non aggiungo altro: ne saprete di più mercoledì (sempre che io vi abbia incuriosito a dovere).
Sicuramente c’è molto da fare per cercare di risollevare le sorti della Puglia. Se vi state chiedendo cos’ho fatto di concreto per fornire il mio sostegno, la risposta è semplice: ho regalato la bellezza di 158 libri editi da I Sognatori (in base alle risposte che mi venivano fornite e alla disponibilità sul momento e in loco dei vari libri). Incentivare la lettura significa anche andare incontro alla refrattarietà del lettore medio, comprenderla e poi scardinarla.
Nel mio piccolo sento di aver fatto qualcosa, insomma.
A mercoledì,
Aldo MoscatelliI dati sono chiari: la Puglia, nel 2008, è risultata la regione nella quale le persone leggono di meno.
Per me che ci vivo, capirete, non è un dato confortante.
Giuseppe Laterza s’è incazzato e ha detto che non è vero. Convinto lui.
Ad ogni modo, la cosa più interessante è il sondaggio che è partito subito dopo.
È stato chiesto ad alcuni pugliesi qual è il loro rapporto coi libri. Ecco le testimonianze più significative.
EUSTACHIO, 48 ANNI
“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende professionali e familiari. Io ho un lavoro, una moglie e due figli, e conciliare i vari impegni non è semplice. A fine giornata arrivo distrutto, per rilassarmi guardo la tivù. Ho letto tanto negli anni Settanta, quand’ero ragazzo, ma i tempi sono cambiati.
Oggigiorno per i libri non c’è mai tempo”.
MARIA, 42 ANNI, SPOSATA CON EUSTACHIO
“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende professionali, familiari ed extra-familiari. Io ho un lavoro, un marito, due figli e un amante, e conciliare i vari impegni non è semplice. Poi c’è la crisi. Eh, la crisi: di questi tempi non ci si può permettere spese ingiustificate. Anche se, a pensarci bene, è dall’83 che non compro un libro…
A fine giornata arrivo distrutta, per rilassarmi guardo la tivù oppure mi reco nel centro città e mi rifaccio il guardaroba.
Per i libri non c’è mai tempo, né soldi a sufficienza”.
DEBORAH, 16 ANNI, FIGLIA DI MARIA E (FORSE) EUSTACHIO
“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo nelle faccende scolastiche, familiari ed extra-familiari. Io vado al Liceo, ho un fidanzato e tanti amici (su FaceBook, nella vita reale non mi caga nessuno).
Nel primo pomeriggio guardo le trasmissioni in cui c’è gente che balla. Il tardo pomeriggio è tutto per i telefilm che hanno a che fare con musical e scuole di danza. La sera esco e vado a ballare col mio boy.
Comunque credo molto nel valore della cultura, infatti una volta all’anno faccio qualcosa di concreto e mi reco a Melpignano per guardare La notte della Taranta. Tanto l’ingresso è gratuito.
A fine giornata arrivo distrutta, per rilassarmi dormo o faccio una lista dei passi di danza che dovrei perfezionare e mi esercito mentalmente. La mattina mi sveglio distrutta lo stesso, com’è ‘sta cosa?
Di libri ne ho già troppi per via della scuola, ma qualche volta uso i vecchi testi di papà: li metto sulla testa e imparo a sfilare, perché nella vita non si sa mai e se fallisco come ballerina voglio tentare la carta dell’alta moda. Purtroppo ho problemi di forfora e i tomi restano in bilico sulla nuca per pochi secondi, poi slittano. Quindi nel mio caso servono davvero a poco.
Forse dovrei cercare un utilizzo alternativo dei libri, ma non mi viene in mente nulla…”.
UGO, 25 ANNI, FIGLIO DI MARIA E (FORSE) EUSTACHIO, FRATELLO DI DEBORAH
“Nella vita di tutti i giorni occorre impiegare gran parte del proprio tempo.
Io ho un lavoro di spicco in una multinazionale, ma soprattutto il Mercedes, un Rolex d’oro e un cellulare della madonna. Leggere non ti rende famoso, non gonfia i muscoli ed è economicamente insignificante. Non incrementa il vantaggio competitivo, è un gesto vecchio che farebbe rabbrividire qualunque cool hunter con un po’ di cervello. I lettori puzzano di naftalina, e se devo dirla tutta sono pure omosessuali e probabilmente comunisti.
Mi consenta una metafora spiritosa: per me i libri sono una specie di opt-out.
Ho fatto un tentativo con quella fesseria di Tre metri sopra il cielo, ma l’ho mollato dopo venti pagine. Troppo complicato, non c’ho capito niente”.
FAUSTO, AMANTE DI MARIA E (SI VOCIFERA) PADRE DI EUSTACHIO E DEBORAH
“Io non ho un lavoro.
Faccio una vita da mantenuto.
La tivù m’interessa poco e niente.
Sport non ne pratico.
Ho un mucchio di tempo libero.
Spesso mi annoio.
Ma non leggo lo stesso”.
Ho notato in tivù la pubblicità di un’iniziativa editoriale che coinvolge le edicole.
Si tratta di classici della letteratura, forse qualcuno di voi l’ha già adocchiata e ha pure acquistato la prima uscita, nella quale trovate assieme “I promessi sposi” e “Il kamasutra”…
Già.
No, niente, immaginavo la faccia di un puritano come il Manzoni…
La prossima uscita dovrebbe riguardare questo libro e quest’altro.
Ho visto sul numero 3986 de la Settimana Enigmistica, a pag. 13, questa definizione per un cruciverba a schema libero:
“A volte esce con un plop!”
Cinque lettere.
Nel numero successivo c’era quest’altra definizione:
“Le ha quadrate l’atleta”.
Mi sa che la Settimana Enigmistica sta perdendo colpi…
Ho sentito in giro (voci di corridoio tra addetti ai lavori) che la grande editoria sta parzialmente abbandonando la politica dell’import in favore dell’export. Tradotto in parole semplici: maggiore attenzione nei riguardi degli scrittori emergenti italiani. Sarà vero?
Certo sarebbe una gran cosa se anche i capoccioni, lì al vertice, iniziassero finalmente a mediare interesse economico e qualità, cercando perlomeno un minimo equilibrio.
Che dite, ci facciamo un pensierino? Non fate quelle facce, in fin dei conti immagino che un po’ tutti abbiate in casa qualche testo della Feltrinelli, della Mondadori o della Fanucci, no? Quindi perché non aggiungere alla lista un libro con inciso il vostro nome? In libreria io mi ritroverei Musil sulla destra e… va beh, Moccia sulla sinistra, ma vuoi mettere la soddisfazione?
Considerando che la piccola editoria senza richiesta di contributo di questo passo non durerà a lungo, tra non molto l’unico modo per pubblicare senza dover accendere un mutuo sarà quello di rivolgersi all’editoria su grande scala. Forse si tratta di scegliere il male minore, non so.
Va beh, per chi si accontenta c’è sempre I Sognatori. Per il momento…
Giorni addietro il buon Matteo segnalava l’uscita del romanzo di Max Pezzali, intitolato “Per prendersi una vita” (Baldini&Castoldi). Segnalazione che mi ha riportato alla mente il mitico “Polenta di castagne” (Mondadori), romanzo della Zanicchi che nel mio cuore ha un posto particolare per via di ricordi legati al periodo universitario. Sappiamo tutti che neanche troppo tempo fa è stato dato alle stampe il romanzo di Silvio Muccino, intitolato “Parlami d’amore” (Rizzoli). Un paio di estati fa, invece, ricordo di aver visto Veltroni che assieme a Fabio Fazio disquisiva di letteratura in occasione dell’uscita del suo romanzo, “La scoperta dell’alba” (RCS), positivamente recensito – se ben ricordo, la mia memoria di recente non offre molte garanzie, come ben sa Digitpurpurea – da Kinsy. Piuttosto noti i lavori di Luciana Littizzetto (che personalmente adoro: lei, non i suoi libri) e Ligabue (che mi sta simpatico, anche se suona la stessa canzone da quindici anni), famosissimi quelli di Fabio Volo.
Impressionante la lista dei libri, scritti da volti noti della tv, della musica, della politica, del cinema e così via, inerenti però l’ambito saggistico. Si va dalle autobiografie di Simona Ventura (“Crederci sempre, arrendersi mai”, pubblicato da Mondadori), Platinette (titolo programmatico: “Finocchie”, anche questo edito da Mondadori), Costantino… non ricordo il cognome (“Dedicato a voi”, chissà perché pubblicato pure questo da Mondadori), al libro di Amici (“A un passo dal sogno”, Mondadori: e chi sennò?), al libro sull’alimentazione di Marco Columbro (“Mangiamoci su”, edizioni Amrita) fino alle raccolte di sketch dei comici di Zelig (un po’ tutte pubblicate da Kowalski). Ho visto anche che a giorni esce l’autobiografia di Irene Grandi (indovinate un po’ chi la pubblica?).
Insomma, basta cercare con Google e vi ritroverete al cospetto di centinaia di libri scritti (così dicono) da persone che provengono da lidi lontani, a volte lontanissimi, rispetto a quello letterario.
Ora… chiaramente non mi è possibile – né mi interessa – fornire un giudizio sui libri elencati, che magari saranno bellissimi. So già che verrò accusato di snobismo (è come con la tv: nel momento in cui dichiari di non guardarla, vieni etichettato automaticamente come “snob”), accusa che fra l’altro non mi offende; d’altronde mi hanno spiegato che certi libri sono utili perché spingono i ragazzi a frequentare le librerie (così come un pacchetto di sigarette avvicina alla filatelia), e davanti all’utilità sociale dell’autobiografia di Simona Ventura io alzo le mani.
Più che altro mi chiedevo: ma secondo voi… a Walter Veltroni hanno chiesto il contributo editoriale? E in quanto tempo avranno valutato il libro di Platinette, sei mesi o qualcosina in meno? Avranno inviato una scheda di valutazione alla Zanicchi?
Nell’incapacità di fornire risposte certe, resto in trepidante attesa dell’autobiografia di Topo Gigio (i retroscena del suo litigio con Uan e la fuga improvvisa di quest’ultimo saranno argomento di dibattito nel presente blog).
Aldo
IPSE DIXIT
Meraviglioso il commento di una ragazza riguardante uno dei libri sopraelencati:
“io nn leggo mai perchè odio sprecare tempo nella lettura però questo lo letto in meno di 4 giorni”.
È proprio vero, certi libri avvicinano i giovani alla cultura.
Chissà se poi ci è tornata, in libreria. E per comprare cosa.
- Signore, non entri in quella Fiera! Ci sono gli israeliani!
- Ma io veramente…
- Noi protestiamo per i festeggiamenti che riguardano la nascita dello stato d’Israele.
- E lo fate qui?
- Naturalmente.
- Perché non protestate davanti all’ambasciata israeliana? O magari a Gerusalemme?
- Ma è qui a Torino, durante la Fiera del Libro, che l’evento viene celebrato.
- Non le sorge il dubbio che la nascita d’Israele si festeggi soprattutto nello stato d’Israele?
- Vabbè, io vivo in Italia. Comunque poche storie: se lei entra nella Fiera appoggia il governo di Olmert, con le sue prevaricazioni, i suoi omicidi, le torture, le eliminazioni mirate e tutto il resto.
- Guardi, io volevo soltanto dare un’occhiata in giro, e sfogliare qualche libro...
- Ma così appoggia Israele.
- E se entro in un bagno turco appoggio il governo di Ankara?
- Lei fa del sarcasmo su una questione serissima. Vuole dare manforte a uno stato belligerante? Li hanno invitati qui come se nulla fosse. Avanti allora, faccia pure comunella con quelli…
- Ma che “manforte”, non voglio mica comprare un tank! Poi che c’entra, lì dentro ci sono pure Bondi e Schifani, non per questo mi precludo la possibilità di dare un’occhiata in giro.
- Senta… non è che lei è pro Israele?
- Eh?
- Allora è contro?
- Pro… contro… lei conosce soltanto questi due vocaboli?
- Allora è pro Palestina?
- Sono un lettore, e un vero lettore è pro tutto. Legge Stirner e Sant’Agostino, Brecht e D’Annunzio. Non si lascia inquadrare, è un cane sciolto.
- Guardi che alcuni scrittori israeliani si sono uniti a noi, altri si sono rifiutati di partecipare alla Fiera perché considerano Israele un’entità politica razzista.
- Hanno perso una buona occasione per esprimere un’opinione, per parlare alla gente, sensibilizzarla. Credo che il compito di uno scrittore sia anche questo. Io li avrei ascoltati con piacere. Fatti loro, comunque. Se li avessero trascinati qui con la forza, quello sì che sarebbe stato un problema. Personalmente, se qualcuno boicottasse un mio libro soltanto perché sulla carta d’identità c’è scritto che sono nato in Italia… mi girerebbero vorticosamente le balle.
- Ho capito, preferisce prestare orecchio ai fiancheggiatori di un governo assassino!
- Senta, lei ha il cervello intasato da slogan di facile presa. Se vogliamo farne un discorso politico, e vogliamo farlo in maniera seria, allora dobbiamo allontanarci dal contesto in cui ci troviamo. Questa è una fiera del libro, non la stanza dei bottoni.
- Però ci sono delle autorità politiche, lì dentro.
- E chi se ne frega. Ho le mie idee, non è che se un ministro della repubblica italiana spara una stronzata delle sue io cambio opinione. Lei, e quelli come lei, da una parte e dall’altra, non fate che infilare la politica ovunque. Ignorate il fatto che a volte la gente desidera soltanto ritagliarsi uno spazio, immergersi nella lettura ed evadere un po’. E magari riflettere: ma di sua iniziativa, non per imposizione.
- Ma guardi che noi mica ce l’abbiamo con la cultura.
- Lo so. È la cultura che ce l’ha con voi.
- Non vogliamo boicottare tutti gli scrittori israeliani, soltanto quelli sionisti.
- Cioè quelli che hanno scritto i protocolli dei savi di Sion?
- Cosa?
- Lasci perdere, non è roba per lei.
- Insomma, vuole spiegarmi da che parte sta?
- Dalla parte dei libri, mi sembra evidente.
- Di tutti i libri? Di tutti gli scrittori?
- Sì, anche se quando sento parlare di Moccia la mia fede vacilla. Comunque già negli anni ’30 c’era gente che distingueva tra libri “pro” (che ingiungevano con le armi) e libri “contro” (che bruciavano in piazza).
- Come si permette? Non sono mica un nazista!
- Però alcuni di voi se la cavano niente male, con benzina e fiammiferi…
- Bruciare una bandiera è un atto dimostrativo.
- Bene, posso bruciare il poster di Che Guevara che sicuramente lei ha in camera?
- Ho capito, lei si getta un po’ di qua e un po’ di là per non prendere posizione.
- Può darsi. Le faccio un regalo: la lascio nel dubbio. E adesso mi scusi, ma i libri mi attendono. Sa, Hugo diceva che si può resistere all’invasione degli eserciti, ma non all’invasione delle idee.
È partito il toto-ministri.
Noi, per non saper né leggere né scrivere, consigliamo a Silvio questi nomi:
MINISTRI CON PORTAFOGLIO:
Affari Esteri: Mynona e Larry Lisca (sempre pronti a partire coi loro camper)
Beni Culturali: Pattybruce e Sonnenbarke (chi meglio di loro?)
Interno: Tarlo (il nickname spiega perché)
Giustizia: Beppe Iannozzi (serve qualcuno poco incline alle polemiche)
Difesa: Duegì e Citoplasma (ci difenderebbero nel migliore dei modi: a suon di battute)
Economia e Finanze: Barbara Brunelli (così aumenta lo stipendio a chi le pare)
Sviluppo Economico: Wick (è la volta buona che qualcuno pensa davvero al Sud)
Politiche Agricole e Forestali: Giarre (perché notoriamente ha il pollice verde)
Istruzione: Ordaragia (chissà che finalmente non cambi qualcosa)
Salute: Renzo Montagnoli (perché fornisce preziosissime informazioni sul clima e si preoccupa della nostra salute)
Comunicazioni: Cigale (ottimo comunicatore, a detta di tutti)
Università e Ricerca: Zeruhur, Zorrokamikaze, Digitpurpurea (pensateci voi, ragazzi)
Solidarietà Sociale: Cassiel e Milvia (le persone più adatte, senza dubbio)
Ambiente e Tutela del Territorio: Harion (per la sua nota passione nei riguardi delle centrali nucleari)
Trasporti: Matteo Scandolin (sta traslocando da vent’anni)
Pari opportunità: Laura e Lory, le Gonze, Elys (altro che “sesso debole”)
Per l’occasione vorremmo istituire anche qualche NUOVO MINISTERO:
MINISTERO DEL ROCK’N’ROLL: Jon Vendetta (non servono spiegazioni)
MINISTERO PER IL CONTROLLO SUGLI ALCOLICI: Jomps (leggete il suo ultimo post)
MINISTERO CULINARIO: Aquila non vedente (chi ha letto “La signora”, presente nella nostra antologia, sa il perché)
MINISTERO PER LA DIFESA DEL SARCASMO: Pungola (anche in questo caso, il blog parla da sé)
MINISTERO DELL’ATELIER CULTURALE: Kinsy e Isabelle Tostin (note appassionate di libri, ricamo e cucito)
MINISTERO VIRTUALE: Morellina (non si contano più le sperimentazioni grafiche sul suo blog!)
MINISTERO PER LA DIFESA DEGLI EDITORI SCONOSCIUTI E PER L’ABBATTIMENTO DELLE BLOGSTAR STARNAZZANTI: Uskaralis (per fortuna c’è qualcuno che ci difende!)
MINISTERO DELLE FRIDE IMPAZZITE E DELLE VENE DA COMPAGNIA: Lucilla Galanti (leggete “Altrove da me”- messaggio subliminale per indurvi a comprare il libro - e capirete perché)
MINISTERO PER LA TUTELA DELLA FANTASIA SENZA CONFINI: Flavio Pagani (come sopra… solo che in questo caso il libro da leggere è “Lapsus”)
Chi, fra voi, accetterà l’incarico, avrà l’onore di comparire nella nuova versione di questa vecchia canzone:
NEWS
1) Ebbene sì, anche noi siamo stati “danneggiati” dallo sciopero dei TIR: la pubblicazione del nostro nuovo libro (quello di Flavio Pagani, per intenderci) slitterà di qualche giorno, ma contiamo di presentarlo e lanciarlo sul mercato prima di Natale.
2) Domenica, alle 18.00 su RAI3, nella trasmissione “Per un pugno di libri” si parlerà del romanzo “La scomparsa di Majorana”, di Leonardo Sciascia. Chi, fra voi, ha avuto modo di leggere ed apprezzare “L’uomo cane” (incentrato proprio sulla figura del noto fisico italiano, e a lui dedicato), il racconto scritto da Fabio Giallombardo inserito nell’antologia “Un sogno dentro un sogno”, non si lasci sfuggire l’occasione di approfondire il discorso su Ettore Majorana, e la sua misteriosa scomparsa.
3) Si vocifera che a breve verrà realizzato un film sulla vita e le opere di Edgar Allan Poe. Il ruolo dovrebbe essere affidato a Viggo Mortensen (già ne “Il signore degli anelli”), anche se si vocifera che in un primo momento la parte fosse stata affidata a Robert Downey Jr.
Il regista? Tenetevi forte: sarà Sylvester Stallone, autore anche della sceneggiatura e promotore del progetto.
Non amiamo particolarmente le biografie cinematografiche, e certamente Stallone non è fra i nostri registi (!) preferiti, quindi per il momento preferiamo ricordare l’unica, vera, magistrale interpretazione dello scrittore di Boston mai apparsa sul grande (e piccolo) schermo: quella del bravissimo Klaus Kinsky ne “La stretta morsa del ragno”, film di Antonio Margheriti del 1971.
I primi dieci minuti della pellicola, con Kinski impegnato a recitare il finale di Berenice (se non andiamo errati), vale da solo l’intero film.
Comunichiamo innanzitutto la recensione dell’antologia “Un sogno dentro un sogno” stilata da Alessandra Lauro (alias Esteliel, alla quale ovviamente rivolgiamo i nostri ringraziamenti più sinceri) sul suo blog. Il link è questo:
http://esteliel.splinder.com/post/14476282
In seconda battuta, segnaliamo con estremo piacere una nuova intervista ad Aldo Moscatelli, realizzata questa volta dalle ragazze di STUDIO83.
Come già rilevato in occasione dell’intervista pubblicata sul sito INUTILE ONLINE, la cosa positiva di queste chiacchierate è la profonda diversità d’approccio, per cui le domande non risultano mai uguali a quelle già poste da altri. Sempre che dall’altra parte vi sia qualcuno in grado di andare al di là dei soliti quesiti. Capacità che alle ragazze di Studio83 non manca affatto, quindi consigliamo a tutti di leggere con attenzione domande e risposte presenti a questo link:
http://www.studio83.info/interviste-moscatelli.html
Infine, nell’interesse generale, torniamo su un problema che (dopo aver scatenato mille polemiche) sembra già essere stato dimenticato: il DDL LEVI-PRODI, di cui avevamo avuto modo di parlare qui.
Al riguardo, ci eravamo congedati promettendo a tutti di consultare qualche esperto del settore, in modo da gettare un po’ di luce sulla vicenda. Abbiamo quindi contattato Guido Marcelli (autore che figura nell’antologia “Un sogno dentro un sogno” col racconto “L’altro volto della luna”), che quando non è impegnato a scrivere ottimi racconti, si diletta con… la magistratura.
Scherzi a parte, Guido è stato così gentile da fornirci, in qualità di magistrato, un suo parere sul disegno di legge sunnominato, sebbene abbia voluto mettere in chiaro che, citando testualmente la sua postilla:
“ho cercato di riassumere la questione allo stato degli atti. Ovviamente non è vangelo, si tratta - come specificato - di mie valutazioni. Occorre anche considerare che il progetto di legge potrà subire delle modifiche in sede di discussione e approvazione […] quella che esprimo è solo una valutazione a caldo e a titolo strettamente personale, peraltro senza alcuna pretesa di completezza”.
Precisazione doverosa, alla quale fa seguito ora la sua interpretazione del ddl Levi-Prodi:
“Il disegno di legge 3 agosto 2007 delinea una nuova disciplina del settore dell’editoria.
Il timore espresso da molti è che i blogger, in base alla emananda normativa, dovranno iscriversi al ROC (registro degli operatori della comunicazione, curato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e pagare una tassa.
Ebbene, al riguardo occorre sottolineare che in precedenza chi gestiva un blog in rete non era certamente tenuto a tale iscrizione (lo erano, in questo campo, solo “i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale”, ovvero coloro che pubblicano con regolare periodicità una o più testate giornalistiche in formato elettronico o digitale).
Ora invece, almeno stando al tenore letterale del progetto di legge, sembrerebbe che l’obbligo di iscrizione si estenda anche ai blogger.
Infatti, ai sensi dell’art. 6 del DDL, “tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione”. Per soggetti che esercitano attività editoriale la normativa intende coloro che svolgono “ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali”, anche per finalità non lucrative. Infine, il prodotto editoriale viene definito dall’art. 2 del DDL come “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, “quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”.
Ne consegue che, considerata l’accezione estremamente ampia della nozione di “soggetti che esercitano attività editoriale”, in essa dovrebbe rientrare anche chi gestisce il blog in rete.
Ad ogni modo il DDL precisa che L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dovrà adottare un regolamento per l'organizzazione e la tenuta del ROC e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all'iscrizione (art. 6). In altri termini, sarà l’Autorità predetta, con un suo regolamento, ad individuare nel dettaglio se anche i blogger possano considerarsi tenuti all’iscrizione.
Non ho invece rinvenuto nel DDL alcun cenno all’applicazione di eventuali tasse, bolli e via discorrendo.
Al momento attuale, a quanto mi risulta, l’iscrizione al ROC non comporta il pagamento di tasse ma solo l’invio all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di una modulistica che varia a seconda della tipologia di soggetto tenuto all’iscrizione.
Questo è quanto.
Un saluto affettuoso.
Guido Marcelli”.
Nella speranza di aver fatto qualcosa di utile per la blogosfera, ringraziamo sentitamente Guido e (per i motivi già segnalati) Esteliel e le ragazze di Studio83.
Attendiamo commenti un po’ su tutto.
A presto,
I sognatori
È di ieri questa notizia: Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha elaborato un disegno di legge (approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 ottobre, nel plauso generale) che prevede questo: tutti coloro che gestiscono un blog o un sito dovranno registrarlo obbligatoriamente al ROC (Registro Operatori Comunicazione), pagando ovviamente il bollo e fornendosi della necessaria documentazione. E, in base alle informazioni fornite dal blog di Beppe Grillo, “dotarsi di una società editrice e avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile”.
Ora il disegno di legge attende di giungere in Parlamento: in caso di approvazione non si parlerebbe più di “disegno di legge” ma di “legge” e basta.
Si tratta con ogni probabilità della prima, grande offensiva “anti-rete” (e di tutto ciò che questa rappresenta) mai avanzata in Italia. È noto che in altri paesi il controllo sul mondo internettiano è già una tristissima realtà, e in tal senso pare davvero (lo diciamo con ironia, ma tra un po’ forse ci toglieranno anche il diritto di scherzare) che i frequenti contatti – a livello economico – tra Italia e governi dittatoriali abbiano offerto anche al nostro, di governo, svariate, brillantissime idee.
Resta da capire se l’obiettivo di chi ci controlla sia quello di zittire le voci della rete, oppure burocratizzarle per ricavarci un introito, o ambo le cose.
Da parte nostra, cercheremo di ottenere maggiori informazioni (per questioni professionali abbiamo a che fare con esperti del settore), in modo da capire quali sono i reali pericoli che corre la blogosfera, sul piano civile, penale, economico e (soprattutto) sul piano della libertà di parola e di opinione.