Giusto per farvi capire come funziona parte dell’editoria a pagamento: ormai messa sottotorchio dalla crescente consapevolezza (ma ce n’è di strada da fare) degli scrittori e dei lettori nei confronti del contributo editoriale, spala letame addosso all’editoria senza richiesta di contributo e su coloro che la sostengono. Da questo punto di vista, voi che visitate e apprezzate questo blog e i suoi ideali, ritenetevi chiamati indirettamente in causa.
C’è una controffensiva dell’editoria a pagamento, evidente nelle minacce di carattere legale che gente come Linda Rando continua a ricevere. Attaccano per non essere attaccati, ricorrono a illazioni per non dover render conto del proprio operato. Laddove, invece, chi critica l’editoria a pagamento si sforza di portare prove o argomenti (dialetticamente intesi) di difficile confutazione.
Ma state tranquilli: capita a volte che il tutto si risolva in una terribile e comica debacle.
Leggete qui (trovate il mio commento a pagina 3, verso la fine):
http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025&postdays=0&postorder=asc&start=0
Colgo l’occasione per ringraziare Luca Baccari per la preziosa e doverosa segnalazione.
Ah, commentate anche di là se avete voglia (magari prima presentatevi nel forum però, non è buona cosa entrare in casa di altri in veste di sconosciuti).
Aldo Moscatelli
Per la serie "nessuno è al riparo", consiglio di dare un'occhiata alla seconda parte dell'articolo sulle cosiddette "pubblicazioni a pagamento", a cura di Alberto Carollo:
Vien fuori un bel quadretto, senza dubbio.
Ero lì lì per citare un post dell'amico Alberto Carollo (sul rapporto tra critica letteraria e lettori comuni), dunque in procinto di ammorbarvi col solito post-fiume, ed ecco che lui mi batte sul tempo e mi segnala qualcos'altro. Questo:
http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/154-editori-corsari-e-autori-kamikaze-prima-parte
Trattasi di una "prima parte", quindi i commenti andrebbero elaborati a cose fatte.
Io attendo con ansia di vedere (leggere) come si conclude il tutto, se non altro perchè su quell'argomento lì mi sto giocando la carriera.
Voi però iniziate a darci un'occhiata.
Ciao,
Aldo M.
Capita sempre più spesso che qualcuno mi chieda: “puoi consigliarmi qualche piccola casa editrice che pubblica poesie?” (o favole, o saggi, o altro materiale non in linea con quanto richiesto da I Sognatori).
Non capita mai, però, che qualcuno mi domandi:
“puoi consigliarmi il libro di qualche piccola casa editrice?”.
Mai, in quaranta mesi di attività. Il che la dice lunga sulla percezione che in Italia abbiamo delle case editrici, specie di quelle indipendenti.
Non ci sono stime precise nei riguardi di certi fenomeni, ma leggevo da qualche parte che nel nostro paese i lettori cosiddetti “forti” – quelli che acquistano un paio di libri al mese – sono all’incirca due milioni, gli scrittori esordienti invece quattro milioni. Il doppio insomma.
Se già una percentuale assai minoritaria di lettori “forti”, alla fin della fiera, acquista libri della piccola editoria, figuriamoci quale supporto possono fornire quei due milioni di scrittori/non lettori il cui unico scopo è saturare le caselle di posta delle case editrici.
Meno di zero, chiaro.
Nella pagina MANOSCRITTI di questo sito, il mio collega Çlirim Muça (che spero di poter inserire presto nella pagina dei “Capitani Coraggiosi”) scrive:
Gentile signora, gentile signore,
viste le gravi crisi in cui viviamo, crisi economica e cronica crisi della lettura, che in Italia dura da molti decenni, abbiamo deciso di prenderci un momento di pausa.
Una casa editrice come la nostra, che non fa pagare gli autori per pubblicare i loro lavori e riceve tante proposte di pubblicazione, ma pochissime richieste di libri da leggere, per quanto di qualità e interesse i titoli in catalogo, non può continuare ad esistere. Ecco perché ci prendiamo una pausa di riflessione.
Forse ci butteremo a capofitto nella vendita di tappeti, che possono andare molto meglio in una stagione di solitudine come questa.
O forse ci sposteremo verso altre lingue e paesi, dove non necessariamente tutti sono poeti.
Probabilmente sbaglio a scrivere in questo modo a qualcuno che solo chiede di pubblicare il suo libro... La mia disperazione non è certo per un mancato guadagno, ma per la totale mancanza d'interesse del pubblico italiano verso la cultura e la poesia in particolare […]
Io vado oltre.
Se vi fosse soltanto disinteresse nei confronti dei libri, a me potrebbe anche andar bene. Non è che puoi obbligare gli italiani a spegnere per qualche ora la tivù e aprire un libro. Qui entrano in ballo problematiche socio-culturali che rischiano di portare questo post in lidi lontani, quindi evito.
Dico soltanto che a parer mio stiamo insegnando a un’intera generazione che per riuscire nella vita è meglio scavicchiare dei pacchi piuttosto che rimboccarsi le maniche. Che l’unico “sudore” legittimo è quello di chi canta e balla e piange istericamente (se possibile in contemporanea). E che l’isolamento proprio del lettore è fondamentalmente inutile, perché se bisogna isolarsi allora è meglio farlo con una telecamera puntata in faccia.
A parte questo, quel che mi fa letteralmente incazzare è il proverbiale “due pesi due misure” che regola l’interesse nei riguardi di una piccola casa editrice. Interesse che è altissimo fin quando l’editore X può pubblicare il TUO libro, ridotto ai minimi termini nel momento in cui invece ti propone – direttamente o indirettamente, il risultato non cambia – l’acquisto di un libro già pubblicato. Perché alla fine (torno al discorso sulla “percezione”) nella logica della stragrande maggioranza degli scrittori esordienti una casa editrice deve pubblicare, mica vendere. No?
A meno che un loro libro – appunto – non finisca in catalogo. Poi sì che l’editore deve darsi da fare: adesso ha un motivo concreto, tutto quello che ha pubblicato in precedenza – evidentemente – non valeva un tubo.
Questo discorso vale soprattutto per i “pesci piccoli”, è chiaro che Mondadori, Feltrinelli, Fanucci o Adelphi vengono viste soprattutto come marchi impressi su libri da acquistare, sarà anche per un legittimo timore reverenziale. Noi editori indipendenti invece veniamo visti come robot che devono leggere e pubblicare a tutto spiano, al di là di un bilancio costantemente in rosso e del disinteresse che un po’ tutti dispensano a piene mani.
Ricevo palate di manoscritti alla settimana, e come me Çlirim e molti altri colleghi. Credete che vi sia un minimo equilibrio tra domanda e offerta? Macché! Se riesci a piazzare un libro ogni quaranta, cinquanta scrittori, sei già fortunato.
Ho pubblicato la lista dei “Capitani coraggiosi” (lasciate che la Fiera di Torino abbia termine e appena possibile aggiungerò altri nomi) per dare spazio e visibilità ad alcuni colleghi. E lo so che quella pagina viene visitata, adesso c’ho Woopra e posso monitorare tutto. Mi domando quanta gente, passando dal mio sito, ha poi acquistato i loro libri. Mi chiedo se la gente capirà mai che certe realtà vanno sostenute in concreto. Se c’è un ideale comune, è ovvio. A me Peacereporter, Emergency o la LAV non hanno mai regalato un accidenti, eppure nel mio piccolo le ho sempre supportate.
Continuano ad arrivarmi mail di scrittori che (senza nemmeno aver visitato il mio sito che – posso dirlo – è fra i più completi in circolazione) dicono sempre le stesse cose:
Le invio il mio manoscritto. Per evitare spiacevoli incomprensioni le anticipo che non sono disposto ad accettare proposte di pubblicazione che prevedano il versamento di un contributo, ma fin da ora mi rendo disponibile a promuovere e diffondere nel migliore dei modi il mio lavoro ecc.
Non si può, davvero non si può pretendere la pubblicazione a costo zero da tutti noi e recalcitrare schifati davanti al sostegno concreto, che in ambito editoriale si traduce nell’acquisto di uno o più libri. Quel “mi rendo disponibile a promuovere e diffondere nel migliore dei modi il mio lavoro” va quindi parafrasato così: “vi sosterrò soltanto nel momento in cui pubblicherete il mio manoscritto, perché così facendo avrò qualcosa da guadagnarci”.
Io so che la mia professione è foriera di contraddizioni, forse come nessun’altra. Tutti lì a fare i radical chic di terz’ordine, gli snobbetti da salotto, quello buono. Il sistema editoriale italiano è marcio nelle sue fondamenta, alla base ci sono una gelosia e un’invidia impressionanti. Ci si dà contro l’un l’altro, o al massimo si creano piccole alleanze per alimentare piccoli circuiti onanistici, nei quali l’amico dell’amico dell’amico parla bene del romanzo di Tizio così poi Caio, che ha quel blog/sito/forum mediamente conosciuto, potrà confermare la bontà di un libro che un lettore al di sopra delle parti definirà inevitabilmente un’immane cagata.
Nella piccola editoria è quasi impossibile emergere perché tutti sono amici o nemici di. E dal momento che i ruoli di scrittore e lettore qui da noi coincidono, difficilmente qualcuno – anche se bravissimo – potrà riscuotere il meritato successo.
Nel frattempo la grande editoria nemmeno l’abbassa, lo sguardo: non ha nulla da temere. E l’editoria a pagamento gongola, perché alla fine sa di avere ragione lei: se vuoi sopravvivere in Italia devi chiedere il contributo editoriale e auspicabilmente prendere per il culo gli scrittori. Se ci riesci vai avanti, altrimenti niente. Sei un povero imbecille che non ha saputo barattare, scendere a compromessi. Un fallito, a distanza di tempo.
Gli onesti verranno sempre considerati “onesti ma”, i coraggiosi verranno sempre considerati “coraggiosi ma”, e quel che è peggio… i libri davvero belli resteranno a marcire nel mucchio, osteggiati da chi ha interesse a osteggiare o ignorati da chi si lamenta di non averli letti gratuitamente. Tempo fa una cara persona mi ha rivelato che un’eminente psicologa desiderava leggere e recensire “Hitler era innocente” nel suo sito, peraltro molto visitato. Ho chiesto per quale motivo, se davvero sussisteva questo interesse, la signora in questione non muoveva le chiappe e avanzava una richiesta d’acquisto. Ho capito da me che senza l’invio a mie spese di una copia gratuita, la recensione non sarebbe mai arrivata. Perché qui siamo tutti intenditori, coltissimi, intelligentissimi e con le braccine corte.
Ragion per cui uno vale l’altro, tutti meritano le briciole che cadono dall’alto, l’importante è saper sgomitare, saper giocare sporco, saper mentire per compiacere questo e quello.
Ma che parlo a fare…
Stupido io, che dopo tre anni continuo a ripetere le stesse cose.
Çlirim chiude così il suo intervento:
Scusate se ho deluso le vostre attese.
Quanta amarezza in quelle parole…
Non provate nemmeno a lavorare d’empatia, tanto non la capirete mai.
Voi vedete un libro e pensate: “è un libro!”.
Non avete idea della passione, dell’amore viscerale, della fatica che ci vuole per consentire a tutti voi di esclamare “è un libro!”.
E non sempre è soltanto libro: a volte (poche volte) è anche anima.
Di chi scrive e di chi pubblica.
Ma che importanza ha? Su, dai, barattiamola quest’anima, anche solo per un’ora o due, e forse andrà via un po’ d’amaro.
Canzone del giorno: questa.
Vecchio adagio, ma pur sempre efficace.
Comunque, prima di tornare a parlare del “Manifesto”, mi preme segnalarvi un’intervista che Liblog ha pubblicato qui:
Forse è la prima volta in cui qualcuno pone domande strettamente correlate a un mio libro (“Hitler era innocente”, per la cronaca). E devo dire che ogni tanto fa piacere sentirsi di nuovo “scrittore”.
Leggetela, l’intervista, anche perché (soprattutto la prima domanda) offre spunti di riflessione interessanti. Poi c’è qualche retroscena nella stesura del romanzo, che magari potrà incuriosire coloro che vogliono capire in che modo è possibile impiegare sei anni per partorire un romanzo d’insuccesso. Prendete nota e fate il contrario di quello che ho fatto io.
Ovviamente ringrazio di cuore Livia per l’ospitalità.
Tornando al titolo del post: l’avrete già capito, una terza casa editrice ha sottoscritto il “Manifesto contro il contributo editoriale”: si tratta della casa editrice INTERMEZZI, nella persona del direttore editoriale Chiara Fattori.
Anche qui poche chiacchiere e tanto pragmatismo. Mi riservo l’opportunità di approfondire (e soprattutto far approfondire a voi) la conoscenza dei ragazzi di Intermezzi attraverso le interviste monografiche che arriveranno più in là, ma nel frattempo gli interessati possono prendere appunti visitando questa pagina del mio sito:
http://www.casadeisognatori.com/2capitanicoraggiosi.htm
Lì troverete tutti i link utili (vi consiglio soprattutto il blog di Intermezzi).
E per piacere, non limitatevi a visionare la pagine del “proponi il tuo libro”.
Fate un passettino in più e ricordatevi (non mi stancherò mai di dirlo) che le case editrici non devono solamente pubblicare, ma anche vendere. Chi non vende non pubblica, e chiude i battenti: è la storia del cane che si morde la coda.
Non è soltanto la grande editoria (che fra l’altro per gli scrittori esordienti non fa pressoché nulla) a necessitare di ricavi, quanto e soprattutto – visto che noi non abbiamo nemmeno il contributo statale che si pappano alcuni di loro – la piccola editoria.
Chiaro, un libro può piacere come può non piacere. La discriminante è sempre la qualità.
Ma testiamola questa qualità, mettiamole alla prova queste giovani case editrici, o qui non cambierà mai un tubo. Faccio presente che le case editrici che hanno sottoscritto il “Manifesto” sono nate negli ultimi due anni, e non è un caso, visto che uno dei miei obiettivi è quello di fare da traino per i colleghi che si sono affacciati da poco tempo sul panorama editoriale italiano.
Nei prossimi giorni contatterò un editore che è ufficialmente nato da pochi giorni, non a caso.
Staremo a vedere.
Ciao,
Aldo Moscatelli
p.s.
supportate AD EST DELL’EQUATORE, LAS VEGAS E INTERMEZZI!
Considerate l’iniziativa che sto portando avanti col “Manifesto contro il contributo editoriale” una specie di treno in corsa, con fermate prestabilite ed altre improvvisate (a seconda delle necessità). Ci si ferma in stazione per chiedere a pochi viaggiatori di saltar su. La fermata è lunga, come lungo è il Manifesto. Tempo per riflettere ce n’è in abbondanza. Poi però il treno deve ripartire, e a quel punto la cosa migliore da fare è salire e proseguire la conversazione al caldo. Altrimenti pazienza, ognuno per la sua strada. Una stretta di mano e via, il viaggio ricomincia.
C’è una casa editrice alla quale non ho nemmeno potuto augurare un buon lavoro, visto che ho spedito più di una mail ma in dieci giorni nessuna risposta. Mah.
Poi c’è chi, come Andrea Malabaila, mi risponde in due ore, si dichiara concorde con gli ideali presenti nel “Manifesto” e quindi pronto a sottoscriverlo. Però il “Manifesto” è troppo lungo, dice. Può scoraggiare la lettura. Ci penso su, e da un lato mi dico che lungo deve esserlo per forza, è un manifesto, non un articolo. Per sviscerare con precisione un argomento così complesso come quello della richiesta di contributo occorre tutta una serie di riflessioni, citazioni, dati, statistiche, precisazioni, considerazioni (anche di segno contrario), e così via. Però l’idea che qualcuno abbandoni la lettura del “Manifesto” per via della sua lunghezza non mi aggrada. E allora via, facciamo anche una versione ridotta. La trovate qui:
http://www.casadeisognatori.com/2manifesto_in_breve.htm
Il “Manifesto” resta uno, però adesso ci sono due versioni: una completa e l’altra “ridotta”.
Personalmente ritengo che per poter comprendere fino in fondo la complessità del fenomeno analizzato sia necessario leggere la prima versione, ma la seconda può certamente tornare utile a chi desidera formarsi un’idea e magari approfondire più in là.
Credo che questo sia lo spirito giusto: riconoscersi in un documento comune, sottoscriverlo e avanzare concrete proposte d’interazione.
Bene così.
Vi presento allora la casa editrice LAS VEGAS, che ha sottoscritto il Manifesto nella persona del già citato Andrea Malabaila.
Tutte le informazioni del caso le trovate qui:
http://www.casadeisognatori.com/2capitanicoraggiosi.htm
Ma state tranquilli: coi firmatari avremo modo di conoscerci meglio più in là, attraverso interviste ad hoc.
La prossima settimana segnalerò altre due case editrici che presto entreranno a far parte dei “capitani coraggiosi”: stay tuned, si dice in gergo radiofonico.
A presto,
Aldo Moscatelli
È così che ho chiamato la pagina del mio sito in cui figureranno gli editori non a pagamento che sottoscriveranno il già noto “Manifesto”.
Citazione letteraria, ma anche verità incontrovertibile: allo stato attuale un piccolo editore che rinuncia a qualcosa di estremamente consolidato e – nonostante la vuota retorica di molti blog, siti e forum – seraficamente accettato un po’ da tutti gli scrittori, o è pazzo oppure ha un bel po’ di fegato.
A me l’idea di intitolare “EDITORI SQUILIBRATI” la pagina del sito mi pareva poco professionale, e allora ecco un più sobrio e culturale “CAPITANI CORAGGIOSI”.
Andando al sodo: con estremo orgoglio vi presento il primo firmatario del “Manifesto”: si tratta della casa editrice AD EST DELL’EQUATORE, nella persona di Ciro Marino (direttore editoriale).
Maggiori informazioni in merito le trovate QUI.
Prima di salutarvi, vorrei citare la parte finale della pagina già segnalata:
“invitiamo tutti coloro che apprezzano la nostra iniziativa a non restare con le mani in mano, a non sommergere noi e i sottoscrittori di complimenti sterili: la piccola editoria coraggiosa apprezza gli elogi, ma non sopravvive grazie ad essi. C’è bisogno di gesti concreti. Se credete nel pluralismo, nell’integrità, nella meritocrazia, e amate davvero i libri, a prescindere (ci rivolgiamo ai lettori) da chi li ha scritti e da chi li ha pubblicati, e a prescindere (ci rivolgiamo agli scrittori) dal tornaconto che potete ottenere, fate anche voi qualcosa di concreto e acquistate i libri pubblicati da quelli che abbiamo definito “Capitani coraggiosi”. Perché rafforzare l’editoria NON a pagamento significa sostenere fattivamente chi lo merita davvero, chi investe di tasca propria, chi non lucra, chi non accampa scuse pur di speculare, chi crede davvero nel lavoro che svolge e nei libri che pubblica.
Il futuro dell’editoria indipendente passa anche attraverso il successo di questa iniziativa”.
Credo profondamente in quello che ho scritto, e lo so: le grandi idee e le migliori intenzioni a volte non possono nulla contro il Sistema.
Ma continuo a pensare che sia sacrosanto provarci.
Aldo Moscatelli
Innanzitutto un paio di segnalazioni.
La prima riguarda una recensione di “Hitler era innocente” che trovate qui:
http://liblog.blogdo.net/narrativa/hitler-era-innocente-moscatelli/
La seconda riguarda invece “Altrove da me”, recensito da Zorrokamikaze nel suo blog:
http://www.tracheaa.splinder.com/post/20175856/Altrove+da+me+-+Lucilla+Galant
Ovviamente ringrazio di cuore Livia e Zorrokamikaze per lo spazio offerto ai libri citati, che – quantitativamente e qualitativamente – ormai possono contare su un gran numero di riscontri.
Bene così.
Passando oltre: avrete notato che in questo periodo la casa editrice è particolarmente attiva, ed ha intrapreso una serie di iniziative molto ravvicinate, tese a migliorarne l’assetto sul piano pubblicitario e promozionale, nonché a velocizzare certe dinamiche e a instaurare un dialogo diretto con lettori e scrittori. Si va da SOGNI CONDIVISI all’iscrizione a Facebook, dal booktrailer di “Hitler era innocente” al “Manifesto contro il contributo editoriale”.
Da qualche giorno si è aggiunto un ulteriore elemento di distinzione: una pagina del sito interamente dedicata ai files scaricabili (in formato PDF) dei nostri libri.
Chi lo desidera, quindi, può recarsi qui:
http://www.casadeisognatori.com/2pdf.htm
e scaricare grossomodo metà dell’opera selezionata. Ovviamente a costo zero. Per ogni libro è indicato esattamente il numero di pagine scaricabili in proporzione al totale.
Solitamente le case editrici (e anche I Sognatori fino a qualche settimana fa) lasciano che i possibili acquirenti scarichino uno o due capitoli. Per scaricare totalmente un’opera di norma occorre pagare una piccola cifra. Per tagliare la testa al toro, da queste parti si è presa la decisione di fornire in visione gratuita metà libro (il logo recita infatti: “libri a metà”), in modo da permettere agli interessati di formarsi un’idea ben precisa circa la trama, lo stile, i contenuti e gli ulteriori elementi che concorrono a plasmare un’opera letteraria.
Mi pare un’iniziativa meritevole, nel suo piccolo.
Infine, il già citato “Manifesto”: fin qui ho chiesto a 4 editori di sottoscriverlo. Due mi hanno risposto, ma a quanto pare hanno bisogno di rifletterci. Gli altri due non mi hanno ancora risposto.
Tutto questo fa molto “scrittore esordiente alle prime armi”. Sapeste quanti ricordi, all’improvviso!
Spero soltanto che la storia non si ripeta (alla faccia di Vico) e che in qualità di editore le mie lotte possano ottenere riscontri maggiormente positivi.
Vi terrò informati.
Aldo Moscatelli
Come promesso, pubblico oggi il “Manifesto contro il contributo editoriale”.
Il Manifesto si compone di 10 punti nodali, con TESI, ANTITESI e SINTESI. Il movimento triadico non corrisponde però al modello hegeliano (ciao Friedrich).
L’ANTITESI negherà le ragioni dell’editoria a pagamento e di chi l’appoggia/giustifica.
Detta così sembra tutto piuttosto complicato, ma vi assicuro che la lettura del Manifesto risulterà più che scorrevole.
Veniamo ora alle conseguenze sul piano concreto.
Come già detto, chiederò ad alcuni editori di sottoscrivere in toto il Manifesto. Chi si assumerà tale responsabilità otterrà uno spazio promozionale gratuito sul sito della mia casa editrice e ovviamente qui sul blog. Con relativa intervista a cura dei lettori.
Sceglierò personalmente i vari colleghi da sostenere, dopo attento studio. Darò spazio a case editrici nuove e – com’è ovvio – già configurate come case editrici contrarie alla richiesta di contributo. L’idea è quella di creare un fronte comune nei riguardi dell’editoria a pagamento, tentativo che fin qui – almeno da quel che mi risulta – non è mai stato avanzato da alcun editore.
Una vera e propria controffensiva, insomma, che sappia annullare la concorrenza tra gli editori coraggiosi e incentivare una forma di mutuo soccorso tra persone animate dai medesimi ideali.
E adesso un paio di specifiche.
La prima: non darò mai spazio a editori che hanno finto in passato, e/o fingono ancora oggi, una fasulla contrarietà al contributo. Sono nel giro da quindici anni, e ho vividi ricordi delle ingiustizie subite in qualità di scrittore esordiente. Con me gli slogan non attaccano, e nemmeno le garanzie di facciata che si trovano in determinati siti. Appartengo alla generazione che ha visto l’ascesa e il consolidarsi delle case editrici a pagamento: spero di evitare ad altri di vederne anche la vittoria definitiva (se non altro perché la loro vittoria coinciderebbe con la sconfitta della mia casa editrice, e di quelle che intendo sostenere). Non darò mai spazio, inoltre, a editori collegati in maniera inoppugnabile a uno o più editori a pagamento. Ma in generale, proprio perché iniziativa libera e svincolata da interessi, non mi sentirò in dovere di fornire giustificazioni a chicchessia.
La seconda specifica: una pagina del mio sito segnalerà gli editori che sottoscriveranno il Manifesto. Tuttavia, voglio mettere in chiaro una cosa: la loro presenza non implicherà in alcun modo una collaborazione di altro tipo, con fini reconditi (magari economici) o roba del genere.
Ogni casa editrice resterà totalmente indipendente dall’altra, dal momento che nella prassi lo scopo di questa iniziativa è offrire una visione d’insieme delle nuove case editrici gratuite che ci sono in Italia (ognuna con le sue peculiarità e le sue caratteristiche), e non annullare le sane differenze che ci distinguono. Anche perché io sarei il primo a oppormi a una mera operazione di centrifuga.
Per ora è tutto.
La teoria è nel Manifesto, la prassi si manifesterà a breve.
Il Manifesto lo trovate qui:
Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che offriranno spazio al Manifesto e all’iniziativa in generale. Mi concedo la libertà di non chiedere nulla a nessuno: agisca soltanto chi ritiene che nei 10 punti del Manifesto vi sia qualcosa degno di essere conosciuto da altri individui.
E così come io non chiedo nulla, nessuno chieda nulla a me.
È infatti l’azione di principio a dover fungere da base in questa lotta comune. Guai a inquinarla coi quid pro quo.
Un caro saluto a tutti,
Aldo Moscatelli
p.s.
Qui il codice per il banner del manifesto:
<a href="http://www.casadeisognatori.com/2manifesto.htm" target="_blank">
<img src="http://i94.photobucket.com/albums/l103/Isognatori/manifesto3.jpg" border="0" alt="manifesto contro il contributo editoriale" width="182" height="188"></a>
Quando si parla di contributo editoriale, c’è chi blatera e chi tenta di fare qualcosa.
Il sottoscritto ha già fatto la sua parte, come scrittore esordiente (rifiutando tutte le proposte di pubblicazione a pagamento ricevute, anche quelle meno onerose) e come editore (fondando una casa editrice senza richiesta di contributo).
Ma non basta.
In passato ho preso un po’ in giro chi proponeva di organizzare una raccolta-firme (dalle finalità mai chiarite) contro il dilagare dell’editoria a pagamento, sottolineando che il fenomeno è ormai troppo vasto, perfettamente legale nonché storicizzato, per sperare anche soltanto di scalfirlo con un gesto simbolico.
Serve altro.
Io da anni urlo ai quattro venti determinati concetti, con risultati scoraggianti. Mi sono reso conto che paradossalmente la questione sta molto più a cuore a me, che in qualche modo sono passato dall’altra “parte”, che agli scrittori esordienti tout court.
Chi, dimostrando di non aver capito nulla dello scrivente, ha sostenuto che certe mie esternazioni sono frutto di una logica di parte (sei un editore gratuito quindi è normale che ti scagli contro l’editoria a pagamento), non considera che certi discorsi li porto avanti da oltre dieci anni. E dieci anni fa ero un normalissimo universitario con l’hobby della scrittura, non un editore. Soprattutto, sono sempre stato contrario al contributo editoriale per principio, rifiutando fermamente pure le richieste che sul piano economico potevo tranquillamente permettermi.
Ho già spiegato che non ci sono medaglie da assegnare, trattandosi di un gesto che reputo io stesso normalissimo.
In qualità di editore, allo stesso tempo, farei meglio a tenere la bocca chiusa. Altro che logica di parte. Ché
Ho le mani legate, insomma, e in tutta onestà ne sono lieto. Preferisco sentirmi così, con le mani legate, piuttosto che cadere in atroci contraddizioni come certi miei colleghi.
E adesso bisogna andare oltre. Nella teoria e nella prassi.
La teoria
Ho scritto una cosetta, che ho intitolato con scarsa fantasia “Manifesto contro il contributo editoriale”. Giusto per stringere un po’ di più i legacci attorno ai miei polsi.
Ho impiegato mesi, ma alla fine l’ho completato. Per poterlo redigere ho letto tutto quel che era possibile leggere sull’argomento: interviste a editori, a librai e a scrittori, ricerche demoscopiche, tesi di laurea, siti, blog, forum e quant’altro. Poi ho rammentato quelle tre cose che so di dialettica, e mi sono dato da fare. Sforzo titanico. Il risultato mi pare apprezzabile.
È il primo Manifesto nel suo genere? No, però è il primo – che io sappia – ad essere stato scritto da un Editore. Qualcosa del genere era già stata tentata, ma da scrittori esordienti. Inoltre di libri che grossomodo trattano l’argomento ce ne sono parecchi, scritti persino da editori a pagamento (anche se fingono di non esserlo…). Ma si tratta di libri et similia, appunto. In effetti avrei potuto ricavarci anch’io un opuscolo, come lunghezza siamo sulle trenta/trentacinque pagine di un tascabile. Ma ho optato per un Manifesto consultabile gratuitamente e di facile lettura.
In tal senso, si tratta di una novità assoluta.
Lo pubblicherò sul sito della casa editrice lunedì 16 marzo.
La prassi
A chi si rivolgerà questo Manifesto?
Agli scrittori esordienti, è chiaro, ma non solo.
Agli scrittori potrà senza dubbio tornare utile, e io mi auguro davvero che almeno uno di essi un giorno, davanti a una richiesta di contributo, possa citare uno dei 10 articoli presenti nel Manifesto e mettere in difficoltà il suo interlocutore. Sicuramente spero di favorire una profonda riflessione, e magari far cambiare idea a qualche scrittore esordiente tentato dal contributo editoriale. Da questo punto di vista un aiuto promozionale sarà graditissimo, io stesso mi mobiliterò in quella direzione, chiedendo che il Manifesto venga segnalato un po’ ovunque.
Tuttavia, questo mio lavoro nella prassi si rivolgerà soprattutto agli Editori non a pagamento.
Proprio così.
Sarà a un gruppo di case editrici gratuite che chiederò di sottoscrivere i contenuti del Manifesto.
Perché una raccolta-firme destinata agli scrittori rischia seriamente di lasciare tutto com’è. Da questo punto di vista gli scrittori sono inaffidabili, quel che dicono oggi possono negarlo domani. Senza conseguenze. Rivolgendomi ad altri editori, invece, c’è la possibilità di creare un fronte unitario.
Vi spiego come.
A chi – sottoscrivendo il Manifesto – dichiarerà di sposare in toto la causa della lotta al contributo editoriale, riserverò sul sito dei Sognatori uno spazio pubblicitario, attraverso un insieme di banner collocati in una apposita pagina, segnalata però in tutte le altre, homepage compresa. Anche su questo blog la dovuta visibilità non verrà negata. Lo scopo è quello di dare voce a chi ha davvero qualcosa di nuovo da dire (e proporre) in ambito editoriale, mettendo da parte il concetto di “concorrenza” per lasciare spazio a un fine comune, che è esattamente la lotta alla richiesta di contributo.
Naturalmente un editore che sottoscrive un Manifesto di questo genere si fa carico di impegni ben precisi, e davanti a un successivo comportamento di tipo ambiguo o apertamente contraddittorio, il rischio di perdere pubblicamente gran parte della propria credibilità sarà maggiore.
Se uno scrittore può rinnegare oggi il contributo per trovarlo utile e corretto domani, senza per questo correre alcun rischio, per un editore la questione è più complessa. E delicata.
Sottoscriverà soltanto chi è pronto a correre un rischio, insomma.
La novità
Ci sono già editori che inseriscono nei propri siti link promozionali di vario genere. Ma quando lo fanno hanno qualcosa da guadagnarci almeno in termini di visibilità. Io no. Non chiederò nemmeno uno scambio banner (se poi un collega lo propone di sua iniziativa l’accetterò, ma nessuno avrà obblighi in proposito).
Contatterò personalmente i vari editori, o i loro portavoce, con una particolare attenzione nei riguardi di quelle case editrici sorte da poco e animate da sincera passione e ideali comuni. In quest’ottica non contatterò le case editrici che in passato hanno dimostrato al sottoscritto di essere (per citare un film) soltanto chiacchiere e contributo. Né quelle ad esse collegate.
È la mia personale rivincita nei loro confronti.
Ho già pronta una piccola lista, presto inizierò a spedire mails.
Non solo: darò la possibilità, ai firmatari del Manifesto, di essere intervistati su questo blog per presentarsi ai lettori assidui della Casa dei Sognatori (e siete in tanti) e dire la loro su un mucchio di temi. La cosa interessante è che le domande non le farò io, ma voi: dialogo diretto fra editori e scrittori esordienti/lettori, com’è giusto che sia.
Il senso di tutto questo
È semplice: non so cosa mi riserverà il futuro. Le cose potrebbero mettersi male un giorno, non ho la sfera di cristallo. E allora chissà…
Ma se le cose andranno male al sottoscritto, qualcuno disposto a portare avanti un certo tipo di lotta dovrà pur restare. Così è meglio fare qualcosa adesso e qui. Fornire un sostegno, per quanto piccolo possa essere.
Altro che logica di parte.
Ma come dicevo in apertura di post, quando si parla di contributo editoriale c’è chi blatera e chi tenta di fare qualcosa
Io ho scelto da tempo la seconda strada.
Aldo Moscatelli