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lunedì, 07 dicembre 2009

GOOD TIMES, BAD TIMES

Le buone notizie (sennò poi m’accusano di lamentarmi e basta):

 

- rinnovato il contratto con Flavio Pagani: “Lapsus” resta in mano a I Sognatori. Trattandosi di un romanzo pressoché unico, direi che questa è la migliore notizia dell’anno;

- ci sono biblioteche che acquistano libri della piccola editoria senza perdersi in chiacchiere. Ebbene sì. Menzione d’onore per la Biblioteca di Casnigo (provincia di Bergamo). E ci sono librerie che un minimo di considerazione te la garantiscono, anche soltanto per aver sentito parlare bene di te. Menzione d’onore per la libreria “Del mondo offeso” (con sede a Milano): prima o poi ci farò una capatina, mi auguro per la presentazione di un libro;

- ho notato che dell’antologia “Un sogno dentro un sogno – vol. 2” sono rimaste meno di 50 copie. Gli eventuali interessati s’affrettassero, non credo che la ristamperò;

- nei mesi scorsi, ovviamente nei ritagli, ho buttato giù sei storie e le ho raccolte in un manoscritto, poi inviato a sei case editrici. Ci riprovo a distanza di circa dieci anni, visto che queste case editrici all’epoca nemmeno esistevano. Non si sa mai, ecco. Ora: nel momento in cui uno scrittore segue alla lettera le indicazioni dei siti, premurandosi di leggere con estrema attenzione tutto quel che la casa editrice di turno richiede, mi pare doveroso che la casa editrice contattata confermi a sua volta, su richiesta dello scrittore, di aver archiviato l’opera. Letterina prestampata? Che importa, basta tranquillizzare lo scrittore in merito al destino del manoscritto. Se non altro perché è raro che un autore manifesti quella professionalità che poi avrà modo di attendersi dall’editore. Sapete già che parlo per esperienza, ricevo non so quanti lavori assolutamente avulsi dal materiale richiesto da I Sognatori, e nonostante questo ogni benedetta mail termina con questa preghiera: “gradirei ricevere conferma circa il regolare inoltro della mia opera”. Io invece gradirei che il mio sito venisse letto con gli occhi, non con altre parti anatomiche. Tornando a noi: ho passato tre ore su quei siti, ragion per cui ho lecitamente avanzato questa richiesta. Tuttavia, mi hanno risposto unicamente in due, ovvero INTERMEZZI e LIVELLO 4. Menzione d’onore per INTERMEZZI, che mi ha fornito conferma in sole ventiquattro ore. Anche questa è professionalità, e va sottolineata;

- gli ultimi due scrittori ai quali ho inviato un responso negativo mi hanno ringraziato per la cura certosina con la quale è stato valutato il loro romanzo. Capita di rado, ma capita.

 

Le brutte notizie (sennò poi m’accusano di essermi rammollito):

 

- da mesi provo a organizzare una presentazione del tipo “libro/casa editrice” a Roma, in virtù dell’entusiasmo col quale mi erano state descritte un paio di librerie. Ho preso contatti (meglio: ho tentato di prendere contatti) via mail, ma senza esiti. Quindi ho sollecitato una risposta attraverso un paio di vecchie conoscenze, naturalmente in loco. Ché se non posso arrivarci io, fisicamente, almeno può arrivarci un delegato. Macché, non è servito a niente. Le librerie RINASCITA e LIBERMENTE hanno ignorato alla grande la mia richiesta, lasciandomi senza uno straccio di risposta. Giudicate voi, che io ho già giudicato;

- il database della casa editrice conta centinaia di contatti, perlopiù scrittori che si sono rivolti al sottoscritto per tentare di pubblicare qualcosa. Lo utilizzo di rado, poche volte l’anno per intenderci, in coincidenza con l’uscita di un libro o un qualche evento correlato. Offro a tutti la possibilità di chiedere la cancellazione dell’indirizzo mail dal database, com’è ovvio. Detesto lo spam, interpello unicamente persone che in un modo o nell’altro si sono dimostrate interessate alla “vita” della casa editrice. Interesse che, come già dimostrato in uno storico post, per molti scrittori ha termine nel momento in cui il manoscritto non risulta meritevole ai fini della pubblicazione. Ecco allora che piovono le richieste di cancellazione. Liberissimi di farlo, intendiamoci, ma sarebbero quantomeno da evitare cadute di stile tipo “CACAncellami” o i vari “Cancellamiiiiii” e “Cancellami!!!!!!!!”. Ne ricevo decine, posso assicurarvelo. A me non importa una fava, figuriamoci, era giusto per confermare l’assoluta idiozia di certi fenomeni da baraccone, quelli che a suo tempo ho definito Mercenari Esordienti. E che sono molto più numerosi di quel che pensate. D’altronde questa gente rivela il suo vero volto nei rapporti con gli editori, di certo non nei blog, nei siti o nei forum. Lì si mostrano piccoli e indifesi, poverini. Ecco perché la gente poi rimane di stucco quando legge certe mie esternazioni;

- indifferenza e scetticismo sta raccogliendo, presso i blog, l’iniziativa “Il privilegio del sognatore”. Mi sa che passo direttamente ai siti, alle riviste e così via. Affidarsi ai soliti 3-4 blogger di fiducia non avrebbe senso;

- si avvicina il Natale.

 

Aldo Moscatelli

p.s.

il titolo del post fa riferimento a QUESTA canzone.

venerdì, 27 novembre 2009

UN’AMBIZIOSA PROPOSTA (Parte prima)

Le librerie continuano a chiedermi libri.

Bene, penserete.

Invece no. Perché ogni santa volta il libraio, dopo aver finto interesse nei riguardi di un possibile dialogo, quindi di un sano confronto, sparisce improvvisamente.

La pazienza del libraio medio, sappiatelo, è limitatissima. E così la sua educazione.

Sebbene il rapporto tra librerie e case editrici sia con ogni evidenza viziato da tutta una serie di sperequazioni, la sana e sacrosanta messa in  discussione di tale rapporto viene regolarmente negata. O almeno questo è ciò che capita a me.

Ordinano uno o più titoli, chiedono il modo attraverso il quale è possibile entrarne in possesso e alle prime avvisaglie di una possibile negazione dei loro antichi privilegi, tac: fuggono a gambe levate.

Puntualmente arriva qualcuno a dirmi: conosco una libreria gestita da una bravissima persona…

Io vi ricordo che il rapporto “libraio-lettore” è diverso da quello “libraio-editore”, e che con le eccezioni non si mangia. Fatevene una ragione.

 

Fino a qualche anno fa il libraio richiedeva il tal libro, lo pagava in anticipo con (in media) il 30% di sconto, lo teneva in libreria per un certo periodo di tempo (minimo 6 mesi) e poi, se non riusciva a venderlo, rispediva al mittente il libro invenduto (si avvaleva insomma della cosiddetta “opzione dei resi”) e chiedeva alla casa editrice di sostituirlo con un titolo più recente.

Già questa situazione era fonte di svantaggio per l’editore, dal momento che quello dei libri e dei giornali è l’unico campo commerciale in cui il responsabile dell’attività può restituire la merce invenduta. Difatti, se un negoziante di musica non riesce a piazzare il tal CD, non può pretendere di restituire l’invenduto alla casa discografica. I librai e i giornalai invece possono rifarsi sull’editore.

Ma andiamo oltre, perché la situazione peggiora di anno in anno.

Oggi le librerie nemmeno li acquistano, i libri: li prendono in prestito (è il cosiddetto “conto deposito”), salvo eccezioni li tengono a marcire da qualche parte, e dopo tre o quattro mesi – mediamente – rispediscono tutto al mittente. Amen. Se riescono a vendere qualche copia, pretendono uno sconto che si aggira sul 40-45%.

Ovviamente l’editore deve anche pagare il tipografo, il distributore, il venditore, l’IVA e l’autore, ragion per cui – a conti fatti – all’editore rimangono le briciole. Volete sapere a quanto ammontano queste briciole? Ve lo dico: grossomodo il 30% del prezzo di copertina. Se vendessi “Altrove da me” in libreria ci guadagnerei tre euro a copia. Piccolo, ulteriore problema: quei tre euro non corrisponderebbero a un “guadagno”, perché dovrei utilizzarli per pagare affitti, bollette e commercialisti, che sono spese fisse di ogni attività commerciale.

Tolte queste voci di spesa, rimarrebbero frazioni di briciole o più probabilmente il nulla.

Personalmente me ne sbatto se i librai devono giostrare migliaia di titoli l’anno: cominciassero a fare filtro e a tentare di capire chi va supportato e chi no. Si lamentano che in Italia non legge nessuno e loro cosa fanno? Persistono a inzeppare gli scaffali, il che dimostra una volta di più che qui da noi i librai non hanno capito un tubo del destino cui stanno andando incontro.

Ben venga la loro estinzione, se dettata da una conclamata ottusità.

 

Fosse per me, organizzerei una serrata dell’intera editoria. A prendervi parte dovrebbero essere in primis i piccoli editori, i più danneggiati dallo status quo. Chiaro che a un editore a pagamento le cose stanno bene così, tanto i dindini entrano ugualmente in tasca. Stesso discorso per chi, allo stato attuale, può contare su grandi spazi pubblicitari e grandi investimenti. Ma gli altri?

Questo sistema è assurdo e insostenibile, mi chiedo come fanno i miei colleghi (quelli onesti) ad accettarlo e a genuflettersi. A me un dubbio viene: la comune e insana tendenza a considerare “vera casa editrice” quella distribuita in libreria, “romantico carrozzone” (per usare l’espressione di un inutile idiota) quella senza distribuzione. Questa tendenza è evidente nei lettori ma anche negli editori, che senza supporto delle librerie iniziano ad accusare complessi di inferiorità. Stesso discorso – amplificato – per gli scrittori: il loro romanzo deve finire in libreria, altrimenti non è un libro. Ragionamento di rara banalità, considerando che il libraio è solo un tramite, l’importante è che il libro termini fra le mani del lettore. Chi ritiene che attraverso le librerie vi sia appunto la possibilità di raggiungere più lettori, ignora con ogni evidenza la scarsissima visibilità offerta dai librai ai titoli della piccola editoria, l’impossibilità di una distribuzione capillare (ché una decina di librerie può trovarle qualsiasi editore) e finanche i dati statistici (il 50% dei libri che oggi vedete in libreria, fra tre o quattro mesi spariranno: non in quanto venduti, ma in quanto resi al mittente).

È questo modo di ragionare che oggi va combattuto. Occorre affrancarsi dal presunto prestigio della distribuzione libraria e rendersi conto che qui ciò che conta davvero è arrivare al lettore: il modo in cui una casa editrice ci riesce, prescinde da etichette e titoli.

Prendiamo le antologie dei concorsi: a parte gli autori premiati, quanta altra gente è oggi interessata a libri del genere? Quante copie si riuscirebbero a vendere in una libreria comune, con la commessa che a malapena conosce Moravia, figuriamoci (nel caso de I Sognatori) Guido Marcelli, Francesca Tibo o Federica Maccioni? Siamo realisti, dai! Nessuna, forse nessuna al quadrato.

Però il primo volume di “Un sogno dentro un sogno”, al di là delle copie acquistate dagli autori (peraltro pochissime, ma non avevano obblighi), è riuscita a superare le 200 copie vendute. Se credete che sia facile convincere 200 sconosciuti a comperare l’antologia di 10 Signor Nessuno, vi sbagliate di grosso.

 

Forse che non esista alcuna alternativa? Sì che esiste, siamo alle soglie del 2010 e in tanti ormai cercano strade differenti. Io ci ho provato a interagire coi librai, ma quelli che ho conosciuto si sono rivelati francamente insopportabili: non rispondono alle mail, troncano le discussioni, pretendono la luna.

E allora voglio riflettere sulle differenze tra librai e lettori. Vi prego di seguire il mio discorso, premettendo che parlo in linea generale (non obbligatemi a specificare ogni volta che esistono le eccezioni, su!).

 

Cosa fa un libraio oggigiorno? Ordina il libro, non lo acquista. Lo promuove seriamente? No, tale privilegio (vetrine e pile fronte cassa) è riservato alla Nobiltà dell’editoria, cioè al 5% delle case editrici, forse meno.

Cosa fa un sito o un blog dedicato al mondo dei libri, oggigiorno? Acquista o si fa spedire un libro per recensirlo, quindi la possibilità d’acquisto c’è. Lo promuove? Certamente, quand’anche lo stronchi. Opera differenze tra piccola e grande editoria? A volte, ma è chiaro che un editore intelligente cercherà il suo target. Pure in questo caso si registra un vantaggio potenziale.

 

Cosa fa il lettore che entra in libreria? Acquista il libro a prezzo pieno. Lo sconto operato dalla casa editrice “se lo pappa” il libraio, lui deve accontentarsi delle promozioni.

Cosa fa il lettore di un sito o di un blog? Legge la solita recensione e qualche volta si sente spinto a segnarsi un titolo che promette bene, ma quasi mai fa un passo in più. Mi chiedo: e se venisse incoraggiato ulteriormente?

 

Eccoci allora giunti al nocciolo della questione: io propongo una piccola rivoluzione nel rapporto tra casa editrice e lettori. Un rapporto ancor più diretto, in grado di tagliare fuori librai e canali di distribuzione. Chissà che a qualcuno non venga in mente di accodarsi.

Il progetto è ambizioso, ma per questioni di spazio preferisco parlarvene lunedì.

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 12:37 | link | commenti (5)
categorie: editoria, iniziative, librerie, prossimamente, noi e voi
lunedì, 09 novembre 2009

A.M. IN THE SKY WITH DIAMONDS

“Nel mondo dell’editoria, tutto procede per il verso giusto.

Sentite questo soffio incessante e maestoso? È la gonfia vela dell’editoria italiana.

Va tutto bene.

 

Gli scrittori studiano con attenzione i cataloghi editoriali. Non spediscono poesie a chi non valuta poesie, o tomi enciclopedici a chi pubblica esclusivamente romanzi brevi. Inviano i loro lavori con estrema accortezza, e solo dopo aver perfezionato le conoscenze in materia letteraria. Comprendono da sé che un testo di 200 cartelle con 40 errori di grammatica per pagina può rendere un filino farraginosa la lettura del manoscritto. Dagli editori attendono tranquillamente un qualsivoglia responso, senza afflizioni. Una volta giunto, ringraziano per l’attenzione mostrata nei loro riguardi e (nel caso) tornano umilmente sul testo, per migliorarlo. Non c’è acrimonia in chiusura di rapporto, ma un “arrivederci” sincero.

Se vedono un editore anziano che sta per attraversare la strada, porgono il braccio e valicano il marciapiede insieme.

Gli usignoli cinguettano al loro passaggio.

 

Gli editori tengono fede alle promesse, non gettano fumo negli occhi degli scrittori, investono di tasca propria e non fuggono a gambe levate una volta ottenuta la firma sul contratto. Mostrano un atteggiamento franco e aperto nei riguardi degli scrittori, se qualcuno tenta di parlare direttamente con loro sono quasi sempre disponibili. Le loro segretarie sono ugualmente gentili, il personale conosce a menadito la storia della letteratura e curano con diligenza ogni nuova edizione. I manoscritti vengono letti dalla prima all’ultima riga, non ci si affida a sterili sinossi. Vengono pubblicati pochi titoli per non intasare il mercato, ma in compenso si punta sulla qualità. Regna l’armonia, ogni giorno è un nuovo giorno, salutato dall’arcobaleno che si staglia nel cielo. La pioggia è un lontano ricordo, l’ottimismo regna incontrastato.

 

I librai offrono le medesime opportunità a tutti gli scrittori, a tutti gli editori. Le vetrine racchiudono come scrigni libri noti e meno noti. Le pile fronte cassa svelano tesori passati inosservati. Le commesse non conoscono esclusivamente l’ubicazione dei libri, ma anche i loro autori e i loro contenuti. Sono tutte laureate ad Harvard. I lavori delle case editrici più piccole non campeggiano in ghetti parcheggiati accanto ai cessi, ma fanno bella mostra di sé di fianco ai best seller. Ai lettori vengono consigliati gli uni e gli altri. I lettori escono felici dalla libreria, petali di rosa piovono dal cielo in questa perenne primavera dell’editoria italiana.

 

I giornalisti stilano recensioni dopo aver letto sul serio qualsivoglia libro. Lo fanno con attenzione e cognizione di causa, e soprattutto rispetto. Non incensano i soliti noti, non si limitano a pubblicare la lettera d’accompagnamento redatta dall’editore. Rabbrividiscono al solo pensiero. Non prendono accordi sottobanco, ma vengono guidati – nei loro giudizi – dalla pura e semplice passione nei confronti dei libri. C’è odore di etica e pino silvestre nelle redazioni, si fa colazione tutti assieme e il gran capo condivide il suo tozzo di pane raffermo coi sottoposti, durante il pranzo.

 

I premi letterari, specie i più prestigiosi, vengono portati avanti alla luce del sole. È passato il tempo della lotta fratricida tra colossi editoriali, condotta a suon di articoli giornalistici velenosi, di spintarelle e giurie accomodate. Adesso chiunque può vincere il Premio Bancarella. Anche lui. I criteri di scelta dei giurati si basano sulla cultura, sulla conoscenza. Si vocifera che l’anno prossimo il presidente di giuria del Premio Strega sarà un certo Joshua Ben Joseph. Questo atteggiamento paritario è indice di un nuovo clima, e infatti – se tendete l’orecchio – senza problemi riuscirete a cogliere il barrito di un Mammut. Perché sulla scia dell’ottimismo, i Mammut hanno deciso di tornare a camminare fra noi. Sono felici. Siamo tutti felici.

 

Tutti i lettori leggono un libro alla settimana e supportano la grande, la media e la piccola editoria, consci che un ecosistema non può prescindere dagli alberi d’alto fusto, ma che prima di divenire un fusto ogni tronco è soltanto una pianta, e ancor prima un seme. Leggono di tutto, anche gli scontrini fiscali. Nei blog, nei siti, nei forum… ovunque viene concesso spazio e visibilità. Non c’è invidia né gelosia, le recensioni vengono buttate giù sulla scorta del sano equilibrio tra oggettività e soggettività. Non si parla mai a sproposito di un libro, mai una parola fuori posto. Le analisi dei lavori meno celebrati ricevono dozzine di commenti, chi dichiara “mi segno il titolo” poi acquista il libro e lo commenta a sua volta. Pullulano i mecenati, gli emuli di Cosimo e Lorenzo non si contano più. La Filosofia è rinata, Alda Merini sorride da chissà dove e nelle camerette degli adolescenti vengono appesi i poster col faccione di Umberto Eco.

 

È stato bandito l’atteggiamento critico perché poco costruttivo. In fondo non c’è nulla di biasimevole in questo sistema perfetto, i disfattisti è bene che vengano isolati.

Il sistema funziona. Tutto funziona perfettamente.

I monti sorridono.

Le caprette fanno ciao.

Questo è un mondo fantastico!”

 

Aldo Moscatelli

p.s.

così va meglio, no?

Ah: ciao Antonio, e grazie per l’ispirazione.

postato da: Isognatori alle ore 10:32 | link | commenti (24)
categorie: editoria, tutto bene
sabato, 07 novembre 2009

SCRITTORI ESORDIENTI: IL LATO SQUALLIDO

Blog, siti e forum letterari, ormai, scandagliano il mondo dell’editoria alla ricerca dell’impostore, del falso, del turpe. E fanno bene. Anzi, benissimo.

Permettetemi però una riflessione.

A parte rari casi (gente con problemi psichici, mi pare evidente), un qualsivoglia operatore del mondo editoriale si espone con nome e cognome. Tutto quel che fa, diviene o può divenire di pubblico dominio. Io ad esempio, anni fa, ho ricevuto una proposta di pubblicazione dalla casa editrice Il Filo pari a 2400 euro. Nessuno può accusarmi di mentire, visto che ho il contratto – mai firmato – a casa.

Stesso discorso per le politiche editoriali, o per gli atteggiamenti in generale. Alcuni mentono o tacciono stupefatti, come diceva un poeta. Ma grossomodo i nodi possono venire al pettine senza eccessivi problemi. Sicuramente oggi è più semplice rispetto a qualche anno fa.

Prendiamo adesso in considerazione gli scrittori esordienti.

L’errore compiuto dalla maggior parte di coloro che si scagliano contro l’editoria disonesta, è quello di identificare gli editori coi carnefici e gli scrittori con le vittime.

Beh, le cose non stanno esattamente così.

Nei forum, nei siti e nei blog giungono regolarmente testimonianze agghiaccianti circa il comportamento del tale editore. Sacrosanto, ci mancherebbe. Quel che viene sottaciuto è però il comportamento degli scrittori stessi. Che non hanno un’aureola sulla capoccia, come potrebbe sembrare. La grettezza, l’arrivismo, il pressappochismo, sono qualità che non gli mancano. Una miriade di scrittori è sullo stesso livello dei peggiori editori. Però attenzione: gli editori sono migliaia, gli aspiranti scrittori sono milioni. Rifletteteci.

Per creare qualche parallelo:

 

 

- l’editore che chiede il contributo è un farabutto perché si lascia abbagliare dai soldi che ricaverà senza investire;

- ma quanti scrittori accettano di pagare fior di soldi perché accecati dalla pura e semplice vanità, con buona pace di chi alle soglie del 2010 parla ancora di “ingenuità” e “inesperienza”?

 

- l’editore che pubblica un testo così com’è, con refusi e orrori vari, è intellettualmente disonesto, perché non si premura di fornire al lettore un libro valido;

- ma lo scrittore che nemmeno conosce le più elementari regole della grammatica e (nonostante questo) intasa le caselle di posta delle case editrici, non è a sua volta intellettualmente disonesto, dal momento che non si premura di fornire all’editore un manoscritto appena appena decente? Giusto per legittimare lo sforzo e il tempo impiegati da colui che dovrà sorbirselo in sede di valutazione?

 

- l’editore che pubblica solo robaccia di tendenza, senza tenere in minima considerazione la qualità letteraria, è un arrivista, uno squallido business man;

- ma lo scrittore che in una casa editrice ricerca soltanto gli elementi che la contraddistinguono sul piano economico (grosse vendite, best seller in catalogo, distribuzione nazionale e/o internazionale), snobbando alla grande chi non si dimostra all’altezza delle sue incredibili qualità artistiche (tutte da dimostrare)… non è altrettanto arrivista? 

 

 

Facile, ovviamente, andare sul forum Tizio e parlare male di Caio. Se non altro perché l’utente di un forum, o il commentatore di un blog, è quasi sempre un individuo senza nome e senza volto, e soprattutto senza “passato”. È possibile conoscerlo e giudicarlo per quel che scrive in un topic, non per quel che fa. Ecco allora che potete ritrovarvi a lodare il j’accuse di un anonimo scrittore, ignorando che quello stesso individuo ha pubblicato cinque volte a pagamento, o parla male di una casa editrice soltanto perché in passato non gli ha pubblicato un romanzo (e quindi per semplice frustrazione), o consiglia di supportare la piccola editoria per poi acquistare (nel privato) i libri pubblicati dai soliti noti.

A chi segue siti, blog e forum zeppi di scrittori in cerca di editore, consiglio vivamente di dubitare. Di pretendere sempre prove certe e rigettare – di più: combattere – le opinioni e le informazioni vaghe. 

Tornando ai paralleli di cui sopra, io vi garantisco che:

- ci sono scrittori che ammettono senza problemi di pubblicare a pagamento perché… perché per loro è normale pagare, e i soldi ce li hanno;

- più di uno scrittore, in questi anni, mi ha inviato un manoscritto specificando di non conoscere bene la grammatica italiana, e nonostante questo “piccolo” particolare ambiva comunque alla pubblicazione;

- fatevi un giro nella rete, e vedrete quanti scrittori recalcitrano schifati davanti all’idea di rivolgersi a un editore che non è in grado di garantire traguardi prestigiosi. Ed ecco spiegato il motivo per il quale quasi tutti gli editori a pagamento promettono mari e monti: perché sanno di sfondare porte aperte. Ma attenzione: la porta è aperta perché lo scrittore l’ha lasciata così. Lo scrittore, NON l’editore.

 

Ipocrisia e falsità: queste le caratteristiche basilari di una pletora di scrittori esordienti. Sono tantissimi, e non ho problemi a dirlo. D’altro canto non è la prima volta che ne parlo.

Ho ricevuto conferma del mio pensiero in questi giorni.

 

Tempo fa arriva un PVT da un utente: lodi sperticate di routine. Scrive per hobby. Dichiara che nei giorni successivi mi invierà il suo romanzo, e specifica anche quale opzione sceglierà. Nel frattempo – aggiunge – parlerà dei Sognatori nel suo blog, e in più mi linkerà.

Bene.

A distanza di 48/72 ore giunge un romanzo nell’opzione già indicata (qui però si firma con nome e cognome, per ovvi motivi), e quasi in contemporanea, nel blog di cui sopra, compare magicamente un post dedicato per metà ai Sognatori. Lodi a profusione, è ovvio.

Archivio il romanzo e nel frattempo do un’occhiata al blog, per conoscere meglio la persona che mi si è rivolta.

Quando leggo il romanzo mi accorgo che in definitiva rispecchia gli argomenti presenti nel blog, in tutto e per tutto: i contenuti, le influenze letterarie, i riferimenti autobiografici, lo stile… tutto.

Il romanzo però non incontra i miei favori, per una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Ma che alla persona in questione ho sciorinato fin nei minimi dettagli.

Per farla breve, non lo pubblico.

A distanza di giorni ritorno nel suo blog e cosa scopro? Che il post dedicato alla casa editrice è scomparso, e anche il link.

Ora chiedetevi come mai.

Mando a mia volta un PVT per chiedere spiegazioni e questa persona finge di essere qualcun altro.

Io mi chiamo X, non Y, dice.

Sì, certo. E io sono Topo Gigio.

Nota bene: a me non è arrivato alcun manoscritto firmato da X. Mi è arrivato invece un manoscritto firmato da Y, che pare la versione romanzata del blog di X e che (guarda un po’!) è giunto in redazione dopo che X mi aveva mandato un messaggio, con la garanzia di spedirmi prestissimo un suo lavoro. E (guarda un po’!) l’opzione corrisponde. E (guarda un po’!) nell’arco di due settimane non ho ricevuto altri lavori in quella stessa opzione. E (guarda un po’!) i contenuti e tutto il resto coincidono. E (guarda un po’!) tutte le lodi sono scomparse dopo che ho inviato il responso negativo. E (guarda un po’) sia X che Y abitano nella medesima regione.

 

Ho suggerito a questa persona di chiudere qui la farsa, anche perché non è la prima persona che si comporta così col sottoscritto, sebbene l’ipocrisia abbia raggiunto in questo caso specifico vette vergini. Poi non ho voglia di mettermi a cercare gli IP. Sono un editore, non un investigatore. E tempo da perdere non ne ho.

Ho colto l’occasione per parlarne in un contesto più ampio, perché è bene che queste cose vengano alla luce. Non mi interessa fare nomi, qui ciò che conta è l’evento in sé. Per confermare che davanti all’ipocrisia, le categorie non c’entrano nulla. Editori, scrittori, lettori… sono tutte persone, innanzitutto, e in quanto tali agiscono assecondando le proprie inclinazioni. Se sei un ipocrita, lo sei a prescindere dal ruolo che giochi nel gran baraccone dell’editoria.

A me premeva far presente che la sporcizia si annida anche fra i candidi agnellini che piangono lacrime amare nei forum, nei siti e nei blog.

E ricordate, gente: se nello spazio virtuale di una casa editrice vedete spuntare un nuovo utente che inizia a tempestare l’editore di commenti, significa che desidera inviare qualcosa o è già sotto esame.

Se lo vedete sparire, significa che non è stato pubblicato.

Stima e considerazione durano poco, nel mio campo.

Salvo preziosissime eccezioni.

Aldo Mosc

pardon…

Topo Gigio

mercoledì, 04 novembre 2009

IL MIO CAPOLAVORO

Ho ricevuto un dattiloscritto in valutazione, nelle scorse settimane.

L’oggetto della mail era: “il mio capolavoro”.

Non è di sicuro il primo scrittore esordiente a rivolgersi a me in questi toni, ma voglio ribadire il concetto: non è così che ci si presenta a una casa editrice. Quand’anche si voglia fare i simpatici, gli ironici o gli autoironici. Io sono quanto di più distante esista da un editore “medio”, e certi formalismi li detesto. Però attenzione, faccio parte di un’esigua minoranza. Provate a presentarvi così a una casa editrice “normale”, grande o piccola che sia, e l’allegato nemmeno l’apriranno. Perché una delle prime cose che un editore impara è che l’autocelebrazione quasi sempre coincide con l’assenza di talento. O con la pochezza conclamata. Oscar Wilde ha milioni di epigoni a livello caratteriale, qualcuno in meno a livello di capacità. Soprattutto, esprimere un’opinione così netta sul proprio lavoro significa svuotare di significato la lettura e la valutazione del testo. Avrebbe più senso prendere il manoscritto e pubblicarlo così com’è, ma un editore serio non passa le sue giornate a cincischiare, vorrei sottolinearlo. Né indossa una scolapasta sulla testa, urlando ai quattro venti di voler fuggire da Sant’Elena.

 

Lo scrittore che non va in cerca di conferme è uno scrittore destinato a conoscere atroci delusioni. Perché partirà sempre dal presupposto che il suo romanzo è un capolavoro, e non capirà mai che:

1) l’opinione personale non influenza in alcun modo quella di chi verrà chiamato (competente o incompetente che sia) a giudicarlo in sede di lettura, nel contesto di una possibile pubblicazione;

2) anche un buon lavoro può essere scartato, se presenta una serie di elementi che all’editore non convincono (scarsa appetibilità commerciale, ad esempio: non è il mio caso, ma chiedete un po’ in giro…);

3) nell'eventualità che lo scrittore trovi un editore disposto a pubblicargli l’opera, poi ci sarà l’incontro/scontro coi lettori. E lì sono cacchi amari, visto che in trent’anni non ho conosciuto due – dico due – lettori le cui opinioni letterarie coincidessero in tutto e per tutto.

 

Un editore serio, dicevo, non passa le sue giornate aspettando che il nuovo Oscar Wilde bussi alla sua porta. Si attende invece che uno scrittore si rimetta al suo giudizio senza patemi, e senza farne una questione esistenziale. Soprattutto, auspica che lo scrittore abbia una minima idea di chi sia l’editore al quale si è rivolto. Quali lavori pubblica, e in che modo.

Quindi, se lo scrittore che mi ha inviato il “suo capolavoro” sta leggendo queste righe, sappia che il “suo capolavoro” non è stato neanche archiviato tra le opere da valutare, perché troppo lungo rispetto agli standard richiesti dalla casa editrice.

Al massimo 350.000 caratteri spazi inclusi, per la precisione.

E nel sito, per ovvie ragioni, da un po’ di tempo è comparsa questa annotazione:

 

In seguito alla disattenzione mostrata dagli autori nei riguardi delle precise disposizioni contenute in questo sito, facciamo presente che NON verrà fornita alcuna risposta a chi invia materiale non richiesto, e NON verrà rimborsato chi acquista i nostri libri senza aver preventivamente verificato l’adeguatezza del proprio manoscritto ai canoni (genere, lunghezza, modalità d’invio…) richiesti dalla casa editrice.

 

A volte, piuttosto che incensare il proprio lavoro, sarebbe il caso di partire dalle basi. Non limitarsi a scrivere e inviare, ma anche leggere e raccogliere le dovute informazioni.

I siti esistono per questo.

Aldo Moscatelli

postato da: Isognatori alle ore 15:54 | link | commenti (9)
categorie: editoria, scrittori, assurdità
lunedì, 28 settembre 2009

Il gentilissimo Frank Spada mi ha segnalato nei giorni scorsi questo articolo apparso su Nazione Indiana:
 
 
L’ho letto con grande interesse, ovviamente. D’altronde un articolo (firmato da Franz Haas, e ormai datato) che comincia con queste parole:
 
Non passa settimana che il più importante quotidiano italiano non proclami l’uscita di un nuovo capolavoro letterario. L’ultimo caso è il magro romanzo di un autore anonimo che vorrebbe emulare in modo penetrante Lolita. E altrettanto imbarazzante è l’ approvazione entusiastica che il libro ha riscosso, ovverosia l’assenza della critica letteraria.
 
… non può – dicevo – che lasciarsi leggere con attenzione.
A Frank ho lasciato le mie umili impressioni, che adesso riporto in questo blog.
 
L'articolo è assai interessante sebbene - sul piano personale - mi risulti difficile addossare tutte le colpe alla critica letteraria. O meglio, all'assenza di una critica letteraria. Certa gente scala le classifiche in virtù di un insieme di fattori. In Italia quello della critica è un anello fondamentalmente debole: Moccia non ha venduto quel che ha venduto per le recensioni entusiastiche di D’Orrico. Di per sè i quotidiani sopravvivono coi contributi statali, visto che in pochi se li filano (Il Riformista vende appena 3000 copie al giorno ma riceve un contributo statale pari a 3,5 milioni di euro)... figuriamoci quanta gente è davvero interessata alla pagina culturale del Corriere, per di più alle recensioni dei libri e nello specifico alle impressioni di un D’Orrico qualsiasi. Moccia ha avuto successo quasi esclusivamente fra i giovani e i giovanissimi, non è un mistero. Superati i trent'anni... difficilmente qualcuno si avvicina a quella roba. Ora chiedo: quanti di quei giovani e giovanissimi hanno acquistato il libro dopo aver letto non dico la recensione di D’Orrico, ma una qualsivoglia recensione di un qualsivoglia critico?
A parer mio una percentuale piuttosto bassa.
Sono altri gli anelli "forti": il battage promozionale operato dalla Feltrinelli, le riduzioni cinematografiche, il passaparola in rete. Soprattutto, la propensione ad acquistare/regalare senza alcuno spirito critico i libri sulla bocca di tutti.
Ecco… l'unica "critica" della quale - personalmente - avverto l'assenza nel nostro Paese, è quella che nasce e si sviluppa "privatamente", per così dire. In Italia non deve aumentare il numero dei critici (nota a margine: ce ne sono anche troppi, specie rabberciati), ma quello dei lettori in grado di porsi in maniera "critica" nei riguardi di certi fenomeni.  
Se in Germania non riusciamo a spacciare per alta letteratura Moccia o Melissa P., la cosa non dipende dalla vigente critica letteraria tedesca, ma dal fatto che leggono assai più di noi (lettori forti tedeschi 22% della popolazione, lettori forti italiani 5% della popolazione). E forse anche meglio di noi. I loro metri di giudizio sono differenti, su questo non ci piove, dal momento che chi ha letto Nabokov o la Nin non si lascia incantare da una minorenne ninfomane. Proprio perché conosce “Lolita” o “Il delta di Venere”.
Altra domanda: se molti critici italiani avessero parlato male di “Tre metri sopra il cielo”, a suo tempo, quale incidenza avrebbe avuto tale fattore sui dati di vendita? Minima, giacchè a mezzo milione di quattordicenni italiani le invettive di un critico prezzolato interessano poco o nulla. Hai voglia a sgolarsi. Poi per libri del genere la pubblicità negativa è manna dal cielo, si rischia di ottenere l’effetto contrario.
Essere selettivi e non lasciarsi abbindolare: queste le propensioni che ci mancano. Oltre – ovviamente – a un’autentica cultura del libro e (forse) alla passione per la cultura in senso lato.
Aldo Moscatelli
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categorie: libri, opinioni, editoria, lettori, scrittori
sabato, 11 luglio 2009

CAMBIAMO ARGOMENTO? MA NO, DAI

Tre segnalazioni, quest’oggi.

Giungono con notevole ritardo, ma allo stato attuale sono impegnato su più fronti e nelle prossime settimane e nei prossimi mesi capirete da soli cos’è che mi ha trasformato in un misero latitante.

 

Segnalazione 1

 

Per la serie “è divertente soltanto quando capita agli altri”, segnalo l’ennesima disavventura di Linda Rando e Writer’s Dream:

 

http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2009/06/29/la-zisa-doris-i-troll-e-i-misteri-del-web/

 

A questo punto non si sa davvero se piangere o ridere, se indignarsi o cos’altro.

L’ho detto e lo ripeto: l’editoria a pagamento sta muovendo una controffensiva contro tutti coloro che osteggiano la richiesta di contributo, attaccando per non essere attaccata (non a caso elabora “teorie del complotto” per negare le sue stesse macchinazioni). E lo fa nel peggiore dei modi, ridicolizzandosi da sé. A mio modo di vedere siamo soltanto all’inizio, lo scontro s’inasprirà nei prossimi mesi/anni. Meglio farsi trovare preparati. Voi per il momento leggete l’articolo segnalato, rifletteteci e traete le vostre conclusioni.

 

Segnalazione 2

 

Probabilmente anche il buon Alberto Carollo verrà presto querelato per questo suo post:

 

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/158-editori-corsari-e-autori-kamikaze-terza-e-ultima-parte

 

nel quale non soltanto è presente un’attenta disamina dell’editoria a pagamento, ma addirittura un apprezzamento nei riguardi del sottoscritto e dei Capitani Coraggiosi. Roba da ergastolo.

Io ovviamente ringrazio Alberto e l’associazione Carta Canta per le belle parole spese nei riguardi miei, dei miei colleghi e dell’iniziativa inerente il “Manifesto”.

 

Segnalazione 3

 

A rischio di diffida e di qualche pena corporale pure Luca Baccari, autore (per conto del suo sito, “L’isola della poesia”) di questo video, per altro già segnalato da un commentatore:

 

http://www.youtube.com/watch?v=fO_4_OuoTRg&feature=player_embedded

 

Vengono spiegate le “ragioni dell’editoria gratuita”, e sfatati alcuni luoghi comuni circa le strade che un esordiente deve percorrere per arrivare all’agognata pubblicazione.

Un bravo a Luca e arrivederci alla prossima.

 

p.s.

per onestà intellettuale devo ammettere che alcune considerazioni di Alberto e Luca sull’editoria a pagamento non mi trovano d’accordo. Chi ha letto il “Manifesto” saprà cogliere da solo i passaggi ai quali faccio riferimento. Nel nome del civile confronto su argomenti di interesse comune, conto di tornarci quanto prima.

 

Aldo Moscatelli

giovedì, 11 giugno 2009

UNA POLEMICA? PRESENTE!

Giusto per farvi capire come funziona parte dell’editoria a pagamento: ormai messa sottotorchio dalla crescente consapevolezza (ma ce n’è di strada da fare) degli scrittori e dei lettori nei confronti del contributo editoriale, spala letame addosso all’editoria senza richiesta di contributo e su coloro che la sostengono. Da questo punto di vista, voi che visitate e apprezzate questo blog e i suoi ideali, ritenetevi chiamati indirettamente in causa.

C’è una controffensiva dell’editoria a pagamento, evidente nelle minacce di carattere legale che gente come Linda Rando continua a ricevere. Attaccano per non essere attaccati, ricorrono a illazioni per non dover render conto del proprio operato. Laddove, invece, chi critica l’editoria a pagamento si sforza di portare prove o argomenti (dialetticamente intesi) di difficile confutazione.

Ma state tranquilli: capita a volte che il tutto si risolva in una terribile e comica debacle.  

Leggete qui (trovate il mio commento a pagina 3, verso la fine):

 

http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.php?t=6025&postdays=0&postorder=asc&start=0

 

Colgo l’occasione per ringraziare Luca Baccari per la preziosa e doverosa segnalazione.

Ah, commentate anche di là se avete voglia (magari prima presentatevi nel forum però, non è buona cosa entrare in casa di altri in veste di sconosciuti). 

Aldo Moscatelli

martedì, 09 giugno 2009

SEGNALAZIONE 2

Per la serie "nessuno è al riparo", consiglio di dare un'occhiata alla seconda parte dell'articolo sulle cosiddette "pubblicazioni a pagamento", a cura di Alberto Carollo:

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/156-editori-corsari-e-autori-kamikaze-seconda-parte

Vien fuori un bel quadretto, senza dubbio.

 

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categorie: segnalazioni, editoria, contributo editoriale
mercoledì, 27 maggio 2009

SEGNALAZIONE

Ero lì lì per citare un post dell'amico Alberto Carollo (sul rapporto tra critica letteraria e lettori comuni), dunque in procinto di ammorbarvi col solito post-fiume, ed ecco che lui mi batte sul tempo e mi segnala qualcos'altro. Questo:

http://www.cartacantalab.com/focus-on/19-focus-on/154-editori-corsari-e-autori-kamikaze-prima-parte

Trattasi di una "prima parte", quindi i commenti andrebbero elaborati a cose fatte.
Io attendo con ansia di vedere (leggere) come si conclude il tutto, se non altro perchè su quell'argomento lì mi sto giocando la carriera.
Voi però iniziate a darci un'occhiata.

Ciao,
Aldo M.

 

 

 

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categorie: segnalazioni, editoria, contributo editoriale